Archivio per settembre 2010

La falsa notizia

letto su La Repubblica a firma di Michele Serra. Meditate gente, meditate…

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Le “battute” di Bossi – 2

dal blog di Mauro Biani

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Le “battute” di Bossi

C’era da aspettarselo: quando tira aria di elezioni Bossi soffia sul fuoco. La sua “battuta” sul significato dell’acronimo SPQR (“per me vuol dire: Sono Porci Questi Romani” ha dichiarato oggi il Ministro Bossi intervenendo alla festa di Miss Padania!) non è solo una volgare bassezza che trasuda razzismo come tante altre ne passato, ma ha un significato politico visto che nel popolo immaginario della Padania offendere Roma tira, li fa sentire forti come l’Obelix dei comics, li unisce nella rivendicazione di una secessione da sempre dichiarata, fintamente smentita e poi nuovamente minacciata, come se la Lega avesse davvero il potere di scelta.

“Era una battuta” ha dichiarato Bossi “ma viste le reazioni vuol dire che si sentono in colpa”. Ma di cosa non lo spiega e allora glielo dico io perchè le reazioni: siamo tutti arci-stufi di ricevere offese da chi delle porcate ha fatto il suo ignobile mestiere, siamo stufi di aver un Ministro della Repubblica che non rappresenta l’Italia e la offende, siamo stufi di non vedere provvedimenti seri nei confronti di un razzista che aizza la gente.

Glielo spiego io il significato di SPQR (e NON è una battuta): Sono Pietosi Questi Razzisti (ed al “Pietosi” può alternare, “Patetici” ed ogni altro insulto che le viene in mente che inizia con la P, tanto immagino che questi giochi infantili siano per voi il pane quotidiano)

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Il passatempo

da Boscartoon

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La pazienza di Luca di Montezemolo

Guarda, guarda: Italia Futura, la fondazione vicina a Luca Cordero di Montezemolo attacca violentemente Umberto Bossi e la Lega entrando a gamba tesa nel diabttito politico già rovente di questi giorni.

“Ha ragione Bossi a dire che è più facile parlare che fare” dice l’articolo, “ma negli ultimi sedici anni di fatti invece se ne sono visti ben pochi. Se non la corresponsabilità della Lega in questi sedici anni di non scelte che hanno portato il paese ad impoverirsi materialmente e civilmente. Anche sul fronte delle rivendicazioni specifiche del suo elettorato Bossi ha combinato ben poco (guardare alle promesse sul federalismo per credere). Dubitiamo infatti che i suoi elettori l’abbiano mandato in Parlamento per difendere Cosentino o Brancher”.

Insomma: dopo la pazienza della Marcegaglia (vedi articolo precedente) sembra proprio che sia finita anche la pazienza di Montezemolo.

Ovviamente stizzite le repliche della Lega in uno scrosciare di applausi da tutti gli altri. Osvaldo Napoli del PDL spiega che: “gli attacchi di Italiafutura alla Lega Nord ma estesi a tutto il ceto politico fanno sorridere (…) per un rifiuto aprioristico della realta’ italiana. Mai una volta che questi signori con l’indice perennemente alzato abbiano scelto di “sporcarsi” le mani confrontandosi con gli elettori. Sfido Montezemolo a raccogliere la meta’ dei consensi della Lega”. Personalmente credo che non ci sia bisogno di sfide e che il gesto di Montezemolo, dopo quello della Marcegaglia, sia proprio da leggere in quest’ottica, con il supporto interno di Fini e Casini e quello esterno di altri rappresentanti della destra storica italiana che mal digeriscono di essere rappresentati dalla banda di affaristi che è al governo da troppo tempo.

All’erta Bersani: mentre nel PD si continua a spaccare in quattro il capello (discutendo per carità, senza espulsioni, per non confondersi con il PDL), c’è chi sta preparando la successione a Berlusconi.

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Balla con Grillo

“Ma che stiamo facendo?” ha detto Beppe Grillo dal palco della sua Woodstock di fronte a decine di migliaia di persone. Immagino che il tono fosse retorico, compiaciuto per il successo popolare della manifestazione e del movimento che ha creato, ma mi piacerebbe andare in profondità su quella domanda pleonastica.

Personalmente sono in quasi totale accordo sui contenuti del movimento Cinque Stelle. La necessità di organizzare quella maggioranza dell’Italia che non vota, che non si riconosce più nella capacità innovatrice o semplicemente di gestione della cosa pubblica da parte dei partiti tradizionali (che cambino o no veste non conta…) è essenziale per cercare di dare una svolta al nostro Paese. Le riforme che sono elencate nel programma (visibile a tutti nel sito di Grillo) sono nella stragrande maggioranza ovvie, giuste ed auspicabili ed anche la decisione di non schierarsi a destra o a sinistra (nonostante il tentativo di Grillo di iscriversi al PD e concorrere alle primarie) è condivisibile stando alle premesse “super partes” di cercare di riportare l’Italia sulla via di uno sviluppo equo, sostenibile per tutti.

Non sono tuttavia affatto in accordo sui metodi che Grillo usa. La sua immagine di comico (anzi direi di giullare di corte, inteso nella versione nobile che Dario Fo ha dato alla parola) deve essere offuscata se vuole raggiungere la gente in numeri necessari per poter effettivamente cambiare le cose. Chi non arriva alla fine del mese ha bisogno di fidarsi nella leadership di un movimento che vuole cambiare le cose, per non affidarsi ancora una volta a che usa le parole per affabulare il prossimo. La kermesse che ha organizzato, tra canti, balli ed estemporaneità attrae inevitabilmente i ragazzi e parte di quelli che hanno vissuto il sogno di cambiare il mondo negli anni ’60-’70, ma non credo riesca a toccare chi vive la violenza di questa “fine-crisi”, quelli che hanno perso il lavoro, quelli che sopravvivono a stento ogni mese e tanto meno gli imprenditori che lottano per non chiudere l’impresa, gli anziani e tutta quella classe media che ha votato Berlusconi perchè potesse cambiare l’Italia e oggi si trova sgomenta ad assistere alla caduta del Re Sole. E’ proprio questa la posta che Grillo deve considerare.

“Non siamo più il popolo del Vaffa Day” ha detto dal palco “Adesso esistiamo davvero”; e allora mi auguro che cominci a pensare in termini strategici per cambiare davvero le cose senza scadere nel bieco populismo (di cui io francamente non mi fido affatto) peronista. Come quando inneggia alla distruzione di tutti i partiti: cosa propone come alternativa? Chi può credere nello smantellamento di un sistema senza la proposizione di alternative solide e condivise dalla maggioranza del Paese? Non è questo il cardine di una la democrazia di cui si dice innamorato? “Non la penso come te, ma lotterò fino alla morte perchè tu abbia il diritto di dire quello che pensi” dissero i padri del sistema democratico e personalmente credo che questa sia la strada maestra su cui muoversi ancora oggi, sfidando, smascherando, umiliando il potere attuale con la forza delle idee e dei fatti e non impedendogli di parlare, come hanno fatto i suoi con Schifani qualche giorno fa.

I partiti non vanno distrutti, vanno sfidati dall’interno, seguendoli nella stessa radice della loro natura: la gente. Questo Grillo lo può fare, visto il seguito che ha e quello che potenzialmente può ancora raccogliere in questa melma che avvolge la Seconda Repubblica, ma deve accettare di giocare la stessa partita, senza cadere nella tentazione di sbeffeggiare tipica del giullare di corte o insultare gli avversari come fanno i populisti alla Bossi.

Un’ultima considerazione: è vero che in Italia sembra che piaccia la persona forte e che la politica ricalchi la società in cui opera. Ne abbiamo esempi storici come il Partito Fascista di Mussolini, il PSI di Craxi ed oggi Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, Di Pietro che creano movimenti a loro immagine e somiglianza, che non prendono linfa ed esistono solo perchè esiste il loro leader, a prescindere da ideologie (che forse non esistono più) o da obiettivi che trascendono la personalità che li guida al momento. Si può pensare ad un PDL senza Berlusconi, o una Lega senza Bossi? Forse, ma molto probabilmente no. Secondo me, Grillo farebbe molto bene ad evitare di fare altrettanto e dare al movimento un’identità duratura che non sia centrata sulla sua personalità e sulle sue geniali intuizioni.

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Fini e la casetta a Montecarlo

Questo è il video di risposta di Fini agli italiani in risposta alle “rivelazioni” de Il Giornale. Lo pubblico anche se francamente non sono affatto interessato alla vicenda perchè mi urge una domanda: Fini non conosceva Berlusconi prima di questa vicenda?

Di fatto la frattura nel partito di Berlusconi (chiamarlo centro-destra mi sembra francamente dargli un importanza che non ha) è oramai insanabile e raggiunge toni assurdi degni di una  fiction sulla mafia, tra ricatti, imbrogli e vessazioni che neanche nella famigerata Prima Repubblica si erano mai visti.

La pazienza di tutti gli italiani è finita! E’ ora di mandare a casa (non quella di Montecarlo e forse qualcuno non a casa, ma a San Vittore) questa Banda che ci governa.

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Le palle di Fini

Il Giornale, il quotidiano monotematico di Berlusconi, continua imperterrito nella sua campagna di delegittimazione di Fini pubblicando una foto del Presidente della Camera nudo, come se questo potesse turbare gli animi degli italiani… Splendidi i commenti di Spinoza: “Belpietro copre le vergogne di Fini con una foglia di fico. Per coprire quelle di Berlusconi, sono anni che usa l’intero giornale“. Tutta via per una volta nella vita ho apprezzato la linea editoriale: sono infatti anni che pubblica palle.

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La pazienza di Emma

“La pazienza sta finendo”, dichiara la Marcegaglia accorgendosi improvvisamente (meglio tardi che mai) delle difficoltà in cui versano le imprese. “La pazienza è finità” scrive Bersani sui manifesti accorgendosi (meglio tardi che mai) che la disoccupazione è aumentata.

Nel frattempo i giornali continuano a dare ampio risalto alle vicende dell’appartamento di Fini a Montecarlo in attesa delle rivelazioni promesse oggi pomeriggio, la camorra in Campania sottolinea che il “miracolo della monnezza”di Berlusconi e Bertolaso era in realtà una “monnezza di miracolo”, la Lega continua a tappezzare quelli che considera i suoi possedimenti nel Nord Italia di simboli nazi-padani (… anche in Jugoslavia iniziò tutto così e nessuno ci credeva che potesse finire come a Sarajevo… attenti…) e si adopera per far sloggiare chi aveva fatto della Unicredit la prima banca italiana perchè tenta (con successo) di competere sui mercati mondiali invece di investire nelle regioni del Nord (dimenticandosi, anzi fregandosene del fatto che i correntisti della banca sono anche del Sud…) e Beppe Grillo organizza la sua Woodstock, mandando a fare in culo tutto e tutti tra canti e balli.

La pazienza, Signora Marcegaglia è finita da un pezzo e credo di interpretare il sentimento di tanti nel darle pienamente ragione quando afferma “(…) che il governo ascolti l’Italia fatta di tanta gente che con grande senso di responsabilità fra mille problemi continua a fare il proprio mestiere con determinazione“, anche se le confesso che le sue parole suonano tardive e, come spesso capita a Confindustria, mirate solo agli interessi della categoria che rappresenta. E’ infatti urgente e necessario che si ascolti anche chi il proprio mestiere non può più farlo perché licenziato proprio dal sistema che lei rappresenta, e quei giovani che non riescono a trovare lavoro anche per l’inutile avarizia di un sistema industriale bloccato ed arrugginito.

Guardi: non le dico neanche niente sulla FIAT, perchè la politica di Marchionne oramai va letta in chiave di competizione globale, ma vedo con piacere il suo gesto di apertura alla CGIL, l’unico solo sindacato oramai rimasto in Italia a tentare di essere un contraltare degli interessi industriali, piuttosto le chiederei una posizione netta sulla situazione del nostro sistema finanziario che non solo strozza i suoi industriali ma nega l’accesso al credito a tutta quella gente che è costretta a sopravvivere, rivolgendosi allo “strozzo” per poter tirare avanti.

Bravo Bersani: da quello che leggo sui manifesti, tu la pazienza l’hai persa, come tutti noi. E adesso? Qual’è la linea per combattere la disoccupazione? Ci farai sapere, immagino…

Sappiate entrambi che la gente (tutta) è stufa di continuare a pagare le colpe di una classe politica inetta, ingorda ed inefficiente, che la crisi non è affatto finita (basta guardare fuori dal Palazzo, perchè delle crisi all’interno non siamo affatto interessati) e che non credo manchi molto prima di cominciare a sentire il tintinnìo dei forconi in piazza… ricordate cosa successe a Maria Antonietta ed alle sue brioches?

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Professione Escort

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Vendola for President

Guardate l’intervista di Nichi Vendola ieri sera a Le Iene….

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Veltroni

dal blog di Mauro Biani

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Povera Italia

dalla pagina di marco scalia

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La nuova scuola

dal blog di Tonus

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Lega lADROna

Miracolo a Roma. Il ministro Gelmini ha chiesto alla direzione scolastica di Adro di far rimuovere i simboli “padani” dalla locale scuola pubblica (ci vorrà tempo, perché ci vorranno gli scalpelli…). Meglio tardi che mai: ci sono voluti dieci giorni perché una lesione così smaccata della convivenza repubblicana ricevesse un “alt” doveroso, ma non scontato in questo clima politico e con questo assetto di potere.

Fini chiede che il Sindaco paghi i danni procurati (e sarebbe il minimo), Bersani dice che ogni tre giorni militanti del PD andranno a vigilare davanti alla scuola (bene…), ma ai bambini che frequentano quell’istituto e che sono al centro di questa schifezza non ci pensa nessuno?

Bossi invece dichiara che il problema è stato che ce ne erano troppi di simboli (come se anche uno solo non fosse stato un oltraggio!), con una faccia tosta che meriterebbe risposte che mai gli arrivano. Come in occasione de (limitandomi solo alle ultimissime notizie, chè altrimenti ci vorrebbe un libro per elencare le “uscite” di questa gente…):

  • lla rivendicazione di Bossi per una capitale del nord dopo il decreto su Roma capitale,
  • le dichiarazioni di Maroni sul mitragliamento del peschereccio siciliano da parte dei libici hanno sparato sul peschereccio (“forse credevano trasportasse clandestini” come se fosse lecito sparare sui clandestini),
  • la decisione diZaia di rimuovere il tricolore dal simbolo della Protezione civile nella sua regione per sostituirlo con il leone di Venezia.
  • le intemperanze contro chi fa esibisce il tricolore in territori governati dalla Lega
  • la raccolta di firme ad Udine per impedire al costruzione di un cimitero islamico (“non lasciamo che riposino accanto ai nostri”!!) o l’odiosa interpellanza del deputato leghista emiliano che voleva impedire ad una coppia mussulmana di chiamare il proprio figlio Jihad (in arabo vuol dire Leone…)
  • per non parlare dello scandalo della protezione estesa agli evasori padani delle multe sule quote latte a scapito della stragrande maggioranza degli allevatori che hanno pagato regolarmente come prevede la legge comunitaria (adesso quelle multe saranno pagate dal governo, con i soldi di tutti gli italiani, compresi quelli che hanno già pagato!)

Insomma: basta! Non credo più neanche che sia il profumo di elezioni a scatenarli, ma il razzismo odioso che è insito in ogni loro atto, politico e di governo. Questi signori della Lega devono stare attenti: Lega Ladrona, l’Italia non perdona.

P.S. – aggiungo una nota, sulla cresta dell’ultimo sviluppo, come riporta il Corriere della Sera: Adro, il sindaco: “Rimuovo i simboli solo se me lo chiede Bossi”. Adesso mi aspetto un intervento delle forze dell’ordine per ricordare a questo “signore” che la secessione non è avvenuta e che, come sindaco e come cittadino, è tenuto al rispetto delle autorità statali. Bossi o non Bossi.

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Concorrenza

Dal blog di Vukic

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Razzismi – La pura scuola padana

E’ notizia della scorsa settimana l’apertura della nuovo scuola di Agro (BS) che ospita i bambini che frequentano la materna, elementare e media del paesino già famoso per l’iniziativa di non dar da mangiare ai bambini le cui famiglie non erano in regola con il pagamento della retta. Dipinta di verde “padano” la scuola intitolata a Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega, una figura a cui il Paese deve davvero tanto, ha fatto notizia perchè tappezzata del logo della Lega: ingresso, facciata, portacenere, banchi, vetrate riportano il simbolo del Sole delle Alpi, dal 1999 brevettato come logo della Lega.

Chi ha un minimo di buon senso inorridisce a pensare che si faccia propaganda politica in una scuola e per di più nello stile vigliacco della subliminalità, esponendo quotidianamente dei bambini al logo di un partito politico. Vengono i mente i sistemi delle dittature, da Stalin al nostrano Mussolini con il suo Minculpop e viene la curiosità di saperne di più, per capire se anche il programma sia stato modificato per ospitare la storia della Padania, magari a scapito di quella di Roma, se i bambini extra-comunitari sono ammessi o possono mangiare con i compagni di banco, bianchi, puri e padani.

Certo è che il senso di schifo finisce per prevalere, non solo per il palese razzismo e la becera visione della vita che pervade ogni atto di questa compagine, ma soprattutto per la connivenza che può godere nel mettere in atto i suoi propositi. Come si fa a spiegare alla madre che ha ritirato le figlie da quella scuola statale (!) perchè non vuole che due bambine (una della materna ed una della media) siano educate all’ombra del Sole della Padania, come mai la Ministro Gelmini si sia complimentata per l’iniziativa, immediatamente convinta dal sindaco che il simbolo non rappresenta la Lega, ma un tratto grafico tipico della tradizione locale (mentre è un marchio registrato all’Ufficio Brevetti sin dagli albori della Lega) e totalmente incurante sull’effetto che può avere sugli scolari crescere sotto il simbolo di un partito.

Fini ha (giustamente) chiesto un tricolore in ogni classe, ma lo ha fatto per provocare visto che nessuno gli darà seguito; qualcuno ha per caso chiesto la testa del sindaco? Anche se fosse una scuola privata sarebbe uno scandalo inaccettabile, ma si tratta di un’istituzione statale e riterrei un obbligo da parte non solo del Ministero dell’Istruzione chiedere l’immediato adeguamento della scuola alle linee guida nazionali, che nascono dal diritto all’istruzione, dalle pari opportunità per tutti, a prescindere dalle convinzioni politiche e religiose, ma anche del Ministero dell’Interno (tuttavia retto da un altro leghista) o della magistratura per aprire un’inchiesta sulle palesi violazioni alla nostra legge ed alla pacifica convivenza che anche questa iniziativa di Adro comporta. Invece… niente.

E’ proprio vero: la Padania non esiste, ma proprio come con la mafia, collaborare è possibile.

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Il regalo di Gasparri

Leggo su Non Leggerlo (scusate il gioco di parole…) e riporto un estratto dell’articolo.

“Non so se lo sapete già, ma per qualcuno quello di quest’anno sarà un bellissimo Natale. Il 31 dicembre 2010 la legge Gasparri spazzerà via le restrizioni della vecchia Mammì – già particolarmente generosa – e anche per i possessori di più canali televisivi (indovinate di chi stiamo parlando) si aprirà la possibilità di invadere ciò che fin’ora gli era stato vietato: il mercato editoriale (…). Alla Camera giace dimenticata una proposta di legge di un solo, semplice articolo, i cui primi firmatari furono Gentiloni (Pd), Giulietti (Misto) e Rao (Udc): rimandare al 2015 tale funesta eventualità. Ma ho come l’impressione che i nostri Onorevoli non si danneranno l’anima, per approvarla.”

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Razzismi

Grazie a Dio è il 12 settembre e il mondo è ancora una volta sano e salvo. A niente sono valsi i proclami del predicatore pazzo della Florida che voleva bruciare in piazza il Corano o il comico tentativo in Danimarca di un patetico kamikaze amatoriale che si è ferito nel tentativo di farsi esplodere. L’unica considerazione da fare è scontata: il mondo è pieno di pazzi.

Piuttosto un paio di domande: ma perchè gli americani si fanno abbindolare da questi falsi profeti, telepredicatori da strapazzo che sobillano gli animi, strappano fortune ai creduloni in nome di un Dio tutto loro? Sarà il retaggio che si portano dietro dai tempi della prima fuga dall’Europa per le persecuzioni religiose? In ogni caso interpretare quanto è successo l’11 settembre 2001 in ottica religiosa è già di una miopia talmente clamorosa che la risonanza data al predicatore pazzo da parte di media di tutto il mondo suona quasi come un’ulteriore provocazione nei confronti dell’Islam, degna del peggior George Bush Jr.

Chi non vuol capire, continuerà a fare il sordo, chiudendo gli occhi di fronte al nuovo mondo che viviamo e che vivremo, fatto di integrazione tra culture, razze, religioni, ognuno con la propria maniera di vivere la realtà quotidiana e di pregare il proprio Dio.

A proposito, qui da noi, nella nostra piccola e sempre più provinciale Repubblica, i nostri predicatori pazzi sono i leghisti (chi non ricorda Calderoli, le sue graziose t-shirt o l’iniziativa di portare maiali davanti alle moschee…), che negano il diritto al culto ai musulmani di Milano, costretti a pregare in strada a Via Jenner o vietano la costruzione di moschee adducendo ridicoli princìpi di incompatibilità urbanistica perchè ben sanno che l’articolo 8 della Costituzione italiana recita: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” garantendo a tutti i credenti la libertà di culto.

I razzisti sono uguali in tutto il mondo e dovrebbero essere quantomeno spernacchiati (personalmente sarei favorevole ad un articolo del codice penale che prevede il reato di razzismo, commisurando pene molto severe a chi vi incorre, vista l’odiosità del crimine – vedi Proposte Politiche).

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TG1

dal blog di: Umberto Romaniello

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