EPPURE SOFFIA IL VENTO GELIDO DELLA CRISI

Eppure avevano annunciato che era finita… Tutti: anche lo stesso Obama aveva detto pubblicamente che gli Stati Uniti erano fuori dal tunnel, gli indicatori della finanza internazionale avevano ripreso a salire, confermando che la drammatica crisi mondiale era oramai storia. “La ripresa sarà lenta”, “L’Italia ha retto meglio degli altri”, chi non ricorda i commenti degli esperti che già guardavano alla ripresa interpretando i dati, le vanagloriose esternazioni dei politici che si fregiavano di meriti mai acquisiti, probabilmente loro stessi increduli, visto che nulla  è stato fatto in Italia (a parte l’estensione della Cassa Integrazione Guadagni) e ben poco all’estero.

Poi sono arrivate le imprese, che continuavano a licenziare, a delocalizzare all’estero, a rivedere i patti con il mondo del lavoro, e qualcuno ha cominciato a chiedersi come questo fosse possibile in vista di una ripresa, lenta ma oramai sancita e celebrata. Alla fine Obama ha “svelato” di non avere la bacchetta magica, che la disoccupazione negli USA è a livelli poco sopportabili (ha addirittura promesso sgravi fiscali per chi… assume, cosa che sembrerebbe paradossale se non fosse drammatica) ed i mercati hanno quindi ripreso a temere: chi la “deflazione”, chi una seconda ondata (o meglio dicasi “ripresa”) della crisi…

So di aver generalizzato in maniera quasi insopportabile, cercando una sintesi per fare il punto su cui agganciare le mie considerazioni e quindi mi scuso con i puristi, ma credo che:

  1. sarebbe ora di far capire molto onestamente alla gente che la crisi è strutturale e non passeggera. Questo è un dovere da parte di chi ci amministra, nonostante il timore che questo porti al panico sui mercati. E’ proprio a causa dello scollamento tra mondo della finanza e mondo economico (quello reale, quello delle imprese) che è nata la tragica situazione che stiamo vivendo ed proprio questo il nodo che bisogna affrontare: stringere le distanze fino a riportare la finanza ad uno stretto, inscindibile legame con la produzione reale, perchè solo questa porta occupazione e benessere, non le speculazioni “sulla carta”.
  2. bisognerà affrontare la crisi sociale che deriva da tutto questo. Senza lavoro e guadagni la gente (almeno quella onesta) non consuma, minando alle fondamenta il nostro sistema, basato proprio sul consumo. Le aziende lo hanno capito sulla loro pelle, abbassando i prezzi e… tagliando fino all’essenziale perchè non hanno le risorse professionali per individuare le caratteristiche del “nuovo” mercato ed adattarsi (magari riducendo i profitti): da qui la proposta di Obama di incentivi a chi assume… Lo hanno capito anche le persone (ovviamente), ma i nostri amministratori ancora sguazzano nelle loro beghe personali.
  3. bisogna prepararsi al lungo periodo. Il mercato è semplicemente cambiato e non sarà mai più come era prima: i primi che capiranno il cambiamento, che sapranno adattarsi, saranno i vincitori, mentre gli altri finiranno per soccombere. Ecco la mia preoccupazione più grande, perchè qui in Italia ho paura che non ci sia la preparazione professionale, sia a livello privato che pubblico per affrontare il nuovo, presi come siamo nel litigare su come non fare affondare l’esistente. La gente è l’unica risorsa: tutti noi ci accorgiamo che la barca sta affondando, ma non abbiamo una coscienza comune che ci consenta di far fronte, di imporre ai nostri amminstratori un’attenzione ai veri problemi del Paese.
Annunci

, , ,

  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: