Balla con Grillo

“Ma che stiamo facendo?” ha detto Beppe Grillo dal palco della sua Woodstock di fronte a decine di migliaia di persone. Immagino che il tono fosse retorico, compiaciuto per il successo popolare della manifestazione e del movimento che ha creato, ma mi piacerebbe andare in profondità su quella domanda pleonastica.

Personalmente sono in quasi totale accordo sui contenuti del movimento Cinque Stelle. La necessità di organizzare quella maggioranza dell’Italia che non vota, che non si riconosce più nella capacità innovatrice o semplicemente di gestione della cosa pubblica da parte dei partiti tradizionali (che cambino o no veste non conta…) è essenziale per cercare di dare una svolta al nostro Paese. Le riforme che sono elencate nel programma (visibile a tutti nel sito di Grillo) sono nella stragrande maggioranza ovvie, giuste ed auspicabili ed anche la decisione di non schierarsi a destra o a sinistra (nonostante il tentativo di Grillo di iscriversi al PD e concorrere alle primarie) è condivisibile stando alle premesse “super partes” di cercare di riportare l’Italia sulla via di uno sviluppo equo, sostenibile per tutti.

Non sono tuttavia affatto in accordo sui metodi che Grillo usa. La sua immagine di comico (anzi direi di giullare di corte, inteso nella versione nobile che Dario Fo ha dato alla parola) deve essere offuscata se vuole raggiungere la gente in numeri necessari per poter effettivamente cambiare le cose. Chi non arriva alla fine del mese ha bisogno di fidarsi nella leadership di un movimento che vuole cambiare le cose, per non affidarsi ancora una volta a che usa le parole per affabulare il prossimo. La kermesse che ha organizzato, tra canti, balli ed estemporaneità attrae inevitabilmente i ragazzi e parte di quelli che hanno vissuto il sogno di cambiare il mondo negli anni ’60-’70, ma non credo riesca a toccare chi vive la violenza di questa “fine-crisi”, quelli che hanno perso il lavoro, quelli che sopravvivono a stento ogni mese e tanto meno gli imprenditori che lottano per non chiudere l’impresa, gli anziani e tutta quella classe media che ha votato Berlusconi perchè potesse cambiare l’Italia e oggi si trova sgomenta ad assistere alla caduta del Re Sole. E’ proprio questa la posta che Grillo deve considerare.

“Non siamo più il popolo del Vaffa Day” ha detto dal palco “Adesso esistiamo davvero”; e allora mi auguro che cominci a pensare in termini strategici per cambiare davvero le cose senza scadere nel bieco populismo (di cui io francamente non mi fido affatto) peronista. Come quando inneggia alla distruzione di tutti i partiti: cosa propone come alternativa? Chi può credere nello smantellamento di un sistema senza la proposizione di alternative solide e condivise dalla maggioranza del Paese? Non è questo il cardine di una la democrazia di cui si dice innamorato? “Non la penso come te, ma lotterò fino alla morte perchè tu abbia il diritto di dire quello che pensi” dissero i padri del sistema democratico e personalmente credo che questa sia la strada maestra su cui muoversi ancora oggi, sfidando, smascherando, umiliando il potere attuale con la forza delle idee e dei fatti e non impedendogli di parlare, come hanno fatto i suoi con Schifani qualche giorno fa.

I partiti non vanno distrutti, vanno sfidati dall’interno, seguendoli nella stessa radice della loro natura: la gente. Questo Grillo lo può fare, visto il seguito che ha e quello che potenzialmente può ancora raccogliere in questa melma che avvolge la Seconda Repubblica, ma deve accettare di giocare la stessa partita, senza cadere nella tentazione di sbeffeggiare tipica del giullare di corte o insultare gli avversari come fanno i populisti alla Bossi.

Un’ultima considerazione: è vero che in Italia sembra che piaccia la persona forte e che la politica ricalchi la società in cui opera. Ne abbiamo esempi storici come il Partito Fascista di Mussolini, il PSI di Craxi ed oggi Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, Di Pietro che creano movimenti a loro immagine e somiglianza, che non prendono linfa ed esistono solo perchè esiste il loro leader, a prescindere da ideologie (che forse non esistono più) o da obiettivi che trascendono la personalità che li guida al momento. Si può pensare ad un PDL senza Berlusconi, o una Lega senza Bossi? Forse, ma molto probabilmente no. Secondo me, Grillo farebbe molto bene ad evitare di fare altrettanto e dare al movimento un’identità duratura che non sia centrata sulla sua personalità e sulle sue geniali intuizioni.

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  1. #1 di Antonio il settembre 27, 2010 - 7:06 am

    Non la penso come te, ma lotterò fino alla morte… Voltaire.

  2. #3 di Pol il settembre 30, 2010 - 7:43 am

    il principio ‘Non la penso come te, ma lotterò fino alla morte perchè tu abbia il diritto di dire quello che pensi’ di Voltaire si riferisce al rispetto delle idee altrui.
    Non vale nel caso degli insulti ad uno ritenuto disonesto.

    E’ una forzatura quella che alcuni ‘intellettuali’ hanno voluto far vedere, per criticare il fatto di qualche giorno fa. Non so con quanta ingenuità (perchè condizionati da un clima informativo distorto) e con quanta intenzionalità lo abbiano fatto, ma hanno strumentalizzato il principio della democrazia, per impedire alla gente, ai lettori, agli ascoltatori, di vedere che la violenza simbolica era verso i delinquenti che pretendono di essere dei santi. Verso la arroganza di imbroglioni che pretendono di rappresentare gli onesti.
    Volataire avrebbe sputato in faccia a tale gentagli.
    I cittadini che hanno subito tale sopruso si sono limitati all’insulto. Un amirevole, esemplare contegno.

    • #4 di marcofer7 il settembre 30, 2010 - 9:32 am

      Capisco il tuo punto di vista. Ho vissuto in pieno gli anni ’70 e so cosa vuol dire contrapposizione e lotta e ti assicuro la mia attenzione interessata a tutto quello che il movimento di Grillo sta facendo, ma credo che i termini della comunicazione (fermi restando i contenuti) debbano per forza di cose evitare la violenza (anche quella verbale) fino a quando è possibile. Sono il primo ad invocare un “tintinnio di forconi” in piazza, perchè credo che possa dare una sveglia ai manichei che occupano il palazzo e basta che leggi qualche articolo di Nuda Verità per capire come la penso. Invoco però il diritto di critica perchè credo che il messaggio che il movimento Cinque Stelle sta lanciando si presti a strumentalizzazioni così come viene lanciato adesso e credimi che la mia generazione di strumentalizzazioni ne ha subìte…

      • #5 di Pol il settembre 30, 2010 - 3:39 pm

        Si, sono d’accordo, in generale.
        La situazione attuale è esasperata perchè la gente, quella informata almeno, non vede tra i suoi riferimenti politici alcuna indignazione sul piano etico. C’è addirittura il forte sospetto che una parte di chi ha il poter nel pd sia colluso fin dall’inizio, 1994, con la occupazione del potere con menzogne e imbrogli.
        Manca una rappresentanza adeguata. La gente sente il dovere civico di parlare, per svegliare i concittadini, ma non sa come fare.

        —p

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