Le Guardie Padane e la banda armata

Se non fosse stato per un solerte avvocato non ci saremo accorti che le Camice Verdi della Guardia Padana l’hanno probabilmente fatta franca nel silenzio di tutti, ma andiamo con ordine: il 12 marzo scorso il governo aveva approvato il nuovo Codice dell’ordinamento Militare del Ministro La Russa ed il Presidente della Repubblica lo aveva promulgato tre giorni dopo. Nel testo, che è andato in vigore l’8 ottobre scorso, l’articolo 2268 abroga 1.085 norme, tra le quali il decreto legislativo 43/48, che recita: “Chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici, è punito con la reclusione da uno a dieci anni. Chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a diciotto mesi”.

Nascosta tra le norme abrogate c’è quindi il divieto di costituzione di associazioni di carattere militare, che mette in forse il processo in corso da 14 anni a Verona a carico di 36 politici e attivisti della Lega Nord sparsi fra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e il Veneto, accusati di aver organizzato nel 1996 una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, i guardiani della secessione. Processo che fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni e altri cinque alti dirigenti che erano parlamentari all’epoca dei fatti, fra i quali naturalmente Calderoli ed il sindaco di Treviso, Gobbo. In origine, i capi di imputazione formulati dal procuratore Guido Papalia sulla scorta di indagini della Digos e di copiose intercettazioni telefoniche, in cui molti protagonisti parlavano di fucili e armi varie, erano tre: attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due, con un’altra legge, furono di fatto depenalizzati (restano soltanto in caso di effettivo uso della violenza) nel 2005 dal centrodestra ai tempi del secondo governo Berlusconi. Restava in piedi il terzo, quello cancellato dal decreto di La Russa. Da notare è ce oggi la Guardia Nazionale Padana si è trasformata da corpo paramilitare in onlus che fa parte… della Protezione Civile (come si adeguano ai tempi….)

“La decisione finale deve ancora essere assunta, ma stiamo seriamente valutando di rivolgerci ai giudici della Consulta”, annuncia il procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia. “E’ l’unico strumento a nostra disposizione, stiamo studiando con attenzione se ne sussistano gli estremi”. Ma è mai possibile che in 5 mesi nessun esponente del centro-sinistra si sia preso la briga di leggere la legge e denunciare questo abuso?

Intanto il 7 ottobre, nella prima udienza del processo al Tribunale di Verona, si è alzata l’avvocatessa Patrizia Esposito segnalando ai giudici che anche il reato superstite stava per evaporare: bastava aspettare il 9 ottobre e tutti gli imputati sarebbero stati assolti per legge.

Oltre ai leghisti, ringraziano il Ministro la Russa le Brigate Rosse e tutte le bande armate che potranno formarsi senza timore di infrangere la legge.

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  1. #1 di pasquinando il ottobre 14, 2010 - 4:45 am

    Ti ringrazio per aver parlato di questo argomento così importante e preoccupante in modo chiaro ed impeccabile. Ho dedicato anch’io un post a questo tema, vorrei segnalarlo:
    http://pasquinando.wordpress.com/2010/10/05/scene-da-una-democrazia-che-muore/

    Lorenzo.

    • #2 di marcofer7 il ottobre 14, 2010 - 5:03 pm

      Grazie Lorenzo. Ho letto il tuo articolo e vista la concordanza di visione, ho aggiunto Pasquinando nel blogroll.
      Ciao

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