Indegni candidati

Quando Beppe Pisanu, ex Ministro dell’Interno ed oggi Presidente della Commissione Antimafia, ha dichiarato che le liste elettorali amministrative sono “gremite di persone che non sono certo degne di rappresentare nessuno”, molti non si sono affatto stupiti, visto che anche nel Parlamento nazionale abbiamo una bella rappresentanza di condannati oltre che di indagati: i reati accertati o ipotizzati variano dalla frode fiscale, al peculato, alla corruzione, al concorso interno o esterno ad associazioni mafiose o camorristiche. Altri si sono invece ingegnati per scoprire i nomi ed ecco che oggi i giornali hanno cominciato a pubblicarne alcuni: eccone un primo elenco:

Pietro Diodato – Il consigliere regionale del Pdl, rieletto in Campania nel 2010 dopo essere stato il “recordman” di preferenze nella precendete tornata elettorale, può “vantare” un precedente: una condanna definitiva (con la condizionale) a un anno e mezzo per i disordini del 2001 nei seggi elettorali. Nei suoi confronti fu anche emessa un’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. In virtù di questo “curriculum”, è stato “premiato” con la presidenza della Commissione Attività Produttive. In campagna elettorale ha fatto “ticket” con il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.

Roberto Conte – Anche lui esponente del centrodestra campano, è stato eletto in Consiglio regionale tra le liste di Alleanza di Popolo. Nel suo “carniere” c’è una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica. Per questo il neogovernatore Stefano Caldoro lo ha pubblicamente “scaricato”: “Non voglio i suoi voti, e se risulteranno determinanti mi dimetterò”.

Alberico Gambino – Anche lui consigliere campano del Pdl. Sulle sue spalle grava una condanna in appello con l’accusa di peculato. Nonostante sia stato sospeso dell’incarico, potrà “godersi” il 50% dell’indennità di consigliere, così come previsto dalla legge: si tratta di circa 2.250 euro netti al mese.

Tommaso Signorelli – Si è presentato nelle liste dei Socialisti Uniti, a sostegno del candidato presidente di centrodestra (poi eletto) Giuseppe Scopelliti. Nel 2008, mentre era consigliere comunale ad Amantea, fu arrestato: il Comune fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Lo stesso Scopelliti lo ha “sconfessato”, dicendo che sarebbe andato ad Amantea per dire agli elettori “di non votarlo”.

Antonio La Rupa – Inizialmente candidato in Calabria per Noi Sud, si è ritirato dopo l’uscita di Scopelliti. La Rupa, anche lui di Amantea, è considerato molto “vicino” a Signorelli. Suo padre, Franco La Rupa, oltre a essere consigliere regionale uscente, è anche ex sindaco del paese calabrese: anche La Rupa senior è indagato nella stessa inchiesta che ha portato all’arresto di Signorelli.

Renzo Masoero – Presidente della Provincia di Vercelli, candidato con il Pd per le regionali in Piemonte. Durante la campagna elettorale l’hanno arrestato per concussione (ha poi patteggiato una condanna a due anni). Nemmeno questo è bastato a fermarlo, e si è presentato lo stesso al voto.

Cosimo Mele – Candidato in Puglia per “Io Sud” della Poli Bortone. Se n’è “infischiato” di una ipotetica “questione etica”: nel 2007 fu travolto dallo scandalo dei festini a luci rosse con annessa cocaina svoltisi in un albergo romano. Un eccesso di vizi che portò al malore della escort che era con lui, Francesca Zenobi.

Insomma: che ne direste del Raddoppio della pena accertata ed esclusione dai pubblici uffici per chi esercita una funzione pubblica, perchè questo aggrava il contesto in cui è stato commesso il reato? Come da tempo abbiamo nelle Proposte Politiche che elenchiamo qui su Nuda Verità…

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