Archivio per 7 novembre 2010

Non ci sono soldi?

Makkox

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Il bluff di Fini

Fini strappa con il governo quando chiede un Berlusconi-bis: questa è la lettura che molti danno delle parole del leader di FLI. Ma ci crede davvero quando esce allo scoperto, attacca Berlusconi e chiede che il premier salga al Colle aprire la crisi, condizione perché Fli dica “sì” a un nuovo patto di legislatura con una nuova agenda, aprendo all’Udc e cambiando la legge elettorale? Ovviamente la risposta di Berlusconi è un “no” a tutto tondo: sia lui a votarmi contro sfiduciando il governo. Perchè mai infatti dovrebbe rinnegare l’unico alleato fedele, la Lega, per apparentarsi con i due che lo hanno lasciato in mezzo ad una strada: Fini e Casini? Farlo per il bene del Paese come chiede Fini, sarebbe ammettere il fallimento di un governo che era partito con una maggioranza bulgara e quindi ridimensionare anche il ruolo del Premier stesso nell’eventuale Berlusconi-bis.

Forse Fini voleva fare appello all’istinto di sopravvivenza del Premier, visto che un nuove esecutivo che finisse la legislatura con Berlusconi a capo, salverebbe il Cavaliere dai processi che si stanno per celebrare grazie al legittimo impedimento, ma la risposta negativa che ha ricevuto è sicuramente anche figlia dell’orgoglio ferito di un uomo che si sente ancora il più potente in Italia. Anche in questa lettura il risultato era ampiamente prevedibile.

Non ci resta che pensare al bluff, per dare un’ennesima spallata e continuare a far rosolare a fuoco lento la situazione fino alla prossima occasione politicamente rilevante (vedi il voto sulla riforma della Giustizia) sulla quale far valere i principi morali tanto pre-annunciati. Di fatto seguendo questa strada, Fini non si aspettava affatto che Berlusconi abboccasse, ma le sue dichiarazioni di oggi sono da vedere come una rassicurazione ai possibili futuri alleati del programma prossimo venturo.

Provi adesso il PD chiamare il bluff, muovendo una mozione di sfiducia al Premier in Parlamento, per scoprire le carte di tutti quanti: nel bene e nell’interesse del Paese.

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Un’idea

Alla Conferenza sulla Famiglia potrebbe partecipare Bondi: è l’unico che vive ancora con la mamma…

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Chi tocca Putin muore

Si profila un’inquietante traccia di omicidi in Russia: le vittime sono tutti giornalisti che in qualche maniera si erano opposti o quantomeno messi di traverso al potere di Putin.

E’ notizia di oggi il pestaggio che ha mandato in coma Oleg Kashinin il giornalista russo che aveva pubblicato varie inchieste anti-Putin. Medvedev ha subito dichiarato il pugno duro alla ricerca della giustizia ed ha affidato il caso allo stesso giudice che era stato incaricato di indagare sulla tragica morte di Anna Politovskaya, la giornalista uccisa nel 2006 dopo aver denunciato gli orrori della guerra in Cecenia.

Dopo di lei era toccato a Nastassia Baburova, uccisa nel 2009 insieme all’avvocato dei diritti civili Stanislav Markelov, ed a Maxim Zuyev. trovato morto a Kaliningrad quest’anno, dopo aver pubblicato una forte denuncia sulla corruzione nelle fila della polizia.

E’ un dato di fatto: chi tocca Putin… muore.

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Bondi deve dimettersi

I Ministri Bondi e Tremonti dovranno assumersi le proprie responsabilità davanti al mondo intero per il crollo della “Schola Armaturarum Juventis Pompeiani”, conosciuta dai turisti come la ‘Casa dei Gladiatori’, che richiamava l’attenzione dei visitatori anche per le pitture esposte esternamente dal momento. Costruita quasi duemila anni fa, nel 79 DC, prima della tragica eruzione del Vesuvio, la Domus era il punto di incontro e la palestra dei gladiatori ed ancora oggi si scorgevano gli incassi che contenevano le scaffalature con le armature che furono ritrovate nel corso delle opere di scavo. Sulle ante d’ingresso erano dipinti trofei di armi e rami di palma ed effigie di successi bellici mentre all’interno si trovavano numerosi emblemi militari. La decorazione persa nel crollo, infatti, richiamava il carattere militare dell’edificio: trofei di armi, foglie di palma, vittorie alate, candelabri con aquila e globi. Negli ultimi anni non era rientrata nei piani di restauri degli Scavi che hanno impegnato 79 milioni di euro in due anni, di cui il 90% per la tutela e la messa in sicurezza della città antica.

Insomma, la notizia del crollo, che fa in queste ore il giro del mondo, sottolinea come il nostro Paese non sia in grado neanche di gestire l’immenso patrimonio storico che i nostri avi ci hanno tramandato e su cui si basa oltre un terzo del fatturato italiano, tra turismo ed indotto. Un ulteriore colpo alla nostra reputazione planetaria ed un danno inestimabile al patrimonio artistico che grida vendetta. Le dimissioni del Ministro preposto alla salvaguardia delle nostre belle arti mi sembrerebbero il minimo ed è del tutto fuori posto lo “starnazzare” di Bondi sulla mancanza di fondi a cui attribuisce lo sfacelo perchè è compito del Ministro assicurare le risorse necessarie e se non è stato in grado vuol dire che non è in grado di fare il suo lavoro. E noi italiani non abbiamo bisogno di continuare a mantenere chi non è in grado neanche di fare quello per cui è pagato.

Su Tremonti un altro capitolo: far uscire il Paese dalla crisi non significa solo far tornare i conti, non vuol dire difendere gli interessi del sistema economico e finanziario (leggi bancario), ma anche tutelare le fondamenta del Paese. La responsabilità del disastro di Pompei è anche sua!

Per essere proattivi, ecco alcune proposte per cominciare a restituire la cura e la dignità che meritano i nostri Beni Artistici:

  • Decentramento della gestione amministrativa dei Musei di ogni ordine e grado ai Comuni ed alle Regioni
  • Trasformazione dei Musei di ogni ordine e grado in società di capitale con partecipazione maggioritaria dei Comuni e delle Regioni e la conseguente revisione della destinazione degli introiti derivanti dai biglietti di ingresso (attualmente al 100% incamerati dal Tesoro).
  • Detraibilità dei contributi finanziari effettuati dai privati per il miglioramento di infrastrutture o servizi nei Musei di ogni ordine e grado.

 

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