Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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