Fini, Casini, Rutelli e la crisi

Ieri abbiamo assistito alla prima uscita semi pubblica del preannunciato asse tra Casini, Fini e Rutelli. In occasione di un convegno sui 150 anni dell’unità d’Italia i tre si sono trovati assieme sul tavolo dei relatori. Un’occasione perfetta per i cronisti che hanno cominciato a fare domande e si sono trovati di fronte a risposte chiare e dirette: “Lo chiamate terzo polo?  –  ha scherzato Casini  –  direi piuttosto primo polo, non metteteci già in fondo alla classifica!”, mentre Rutelli, il più entusiasta, parla di “un’area che si sta formando, di un incontro tra uomini politici che sono stati parte di schieramenti diversi e adesso hanno sempre più punti importanti in comune”, mentre Fini  ruba lo stile veltroniano, citando Obama con il suo “Yes we can”, ce la possiamo fare: “L’Italia può farcela, qui non siamo declinisti di professione”.

Eccoli i tre leader, accomunati dall’anti-leghismo, convinti che Berlusconi se ne debba andare, promotori di una nuova unità di popolo, di un “Patto per la Nazione” come lo ha chiamato Casini, mentre trattano con il Pd e IdV per far cadere il governo, perchè “serve una crisi vera, poi si discuterà di nomi e di premier” come va ripetendo ai suoi il presidente della Camera. È un count down forzato, nel quale il Premier decide di lanciarsi anche a costo di precipitare in quello stesso “vietnam” di numeri risicati e contrattati a Palazzo Madama nel quale due anni fa si è infine arenato il governo Prodi.

I contatti di Fini con Casini, Rutelli, Bersani sono continui. I quattro hanno ragionato, pallottoliere e calendario alla mano. Martedì il presidente del Senato Schifani dovrà inserire in agenda la mozione di sostegno al governo, l’input del Pdl è che venga fatto il prima possibile. Al voto si potrebbe andare anche giovedì. I dieci senatori di Futuro e libertà non parteciperanno al voto.La mozione di sfiducia di Pd e Idv camminerà con passi più lenti a Montecitorio, dove i lavori la settimana prossima saranno monopolizzati dalla legge di stabilità. Ma anche lì la crisi verrà in qualche modo “parlamentarizzata”: martedì la norma sui conti dello Stato approda in aula e il centrosinistra presenterà migliaia di emendamenti, Tremonti a quel punto porrà la fiducia che già in settimana dovrebbe essere votata. Futuro e libertà si asterrà, pur votando subito dopo a favore sul merito della legge. Bersani e Di Pietro invece chiederanno al presidente della Camera che la loro mozione di sfiducia, depositata ieri, venga discussa nella finestra riservata agli atti dell’opposizione già prevista per il 22-23 novembre. I finiani non la voteranno, ma ne presenteranno una propria. Bersani in privato e Di Pietro in pubblico hanno fatto sapere che la voteranno. Casini farà lo stesso. Con quei numeri, a fine mese la corsa del governo potrebbe essere finita.

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