Archivio per 21 novembre 2010

Un consiglio per la Carfagna

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La guerra tra bande

Ha ragione Vendola quando dice che “nel partito di Berlusconi c’è una questione criminale”. Questo succede quando un Ministro (Mara Carfagna) se ne va sbattendo la porta, adducendo come motivazione la “guerra tra bande” di affaristi che governano il partito, un senatore (Marcello dell’Utri) viene condannato per essere stato il legame tra la mafia e l’attuale Primo Ministro, quando un sottosegretario (Nicola Cosentino) indagato per camorra continua ad operare indisturbato in Campania, dopo avere oltretutto tentato un’infame delegittimazione del candidato del suo stesso partito alla carica di Governatore da cui lui era stato escluso, un coordinatore nazionale del partito (Denis Verdini) viene accusato di affari illeciti legati alla nuova loggia massonica P3 e quando lo stesso Premier, se non fosse per le leggi ad personam che su è fatto costruire come maglia di ferro attorno a lui, verrebbe condannato per reati che spaziano dall’associazione mafiosa, alla corruzione, l’evasione fiscale, il falso in bilancio, l’esportazione di capitali, l’abuso di potere, ecc. ecc.

C’è una questione criminale nel partito di Berlusconi, Nicki e fa bene Montezemolo, usando un linguaggio tipico del mondo dello sport, a dire che “se imparassimo a fare squadra non ce ne sarebbe più per nessuno, l’Italia potrebbe vincere” ovunque, ma mi sento di aggiungere, pur condividendo in maniera completa, che prima di fare squadra bisogna eliminare chi rema contro, chi fa del bene pubblico un suo interesse privato, bandendo questa cricca del malaffare capitanata da Berlusconi da ogni campo di gioco.

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La miopia dei Beni Culturali

Lo sfacelo in cui versa il settore dei Beni Culturali ha responsabilità precise, rivelano gli studi presentati a Florens 2010, nel Salone dei Cinquecento  di Palazzo Vecchio per la rassegna internazionale dedicata ai Beni Culturali ed Ambientali.

I dati sono questi:

  • Il Ministero dei Beni Culturali in nove anni ha aumentato in maniera vertiginosa la spesa per gli “affari generali, amministrativi e del personale” che passa dal 4% della ripartizione di spesa del ministero nel 2000, al 24% del rilevamento 2008.
  • La spesa per la “tutela e valorizzazione dei Beni Culturali e paesaggistici” è scesa nello stesso periodo dal 51% al 30%, mentre i quella per sostenere il mondo dello spettacolo e del cinema è salito dal 28% al 30%

Questi dati impongono una riflessione:

  • i governi che si sono succeduti dal 2000 credono che i fondi dello Stato per sostenere un mondo che ha regalato all’Italia momenti sublimi nella storia del cinema (ma anche tanti soldi buttati) siano altrettanto importanti di quelli destinati alla tutela di un patrimonio inestimabile, come quello che i nostri avi hanno regalato all’umanità
  • si è preferito destinare le misere risorse per assumere personale piuttosto che per  far funzionare il sistema garantendo salvaguardia e valorizzazione dei Beni Culturali.

Non c’è da stupirsi se il risultato è un apparato burocratico abnorme mentre i siti archeologici, i monumenti e i parchi di questo straordinario Paese sono lasciati al degrado.

Oltretutto, in una visione meramente finanziaria, la situazione è aggravata dal fatto che i Beni Culturali sono un vero e proprio affare per il Paese. Secondo Confindustria, ogni 100 euro incremento di PIL nel settore di Beni Culturali attivano €249 di PIL nel sistema economico generale, di cui  €75 nell’industria e due unità di lavoro nel settore culturale generano tre unità di lavoro nel sistema generale. Quindi se si dovesse ridurre il PIL del settore dei €500 milioni previsti in finanziaria, questo porterebbe alla mancata attivazione di €1.2 miliardi del PIL nazionale, di cui 375 milioni nell’industria.

L’ottusità della classe dirigente di questo Paese è una minaccia per il bene pubblico, per la nostra storia e per il rischio che fa correre a tutto il Paese di perdere per sempre un patrimonio storico e culturale dal valore inestimabile e che rappresenta il 75% del patrimonio culturale dell’umanità.

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