La miopia dei Beni Culturali

Lo sfacelo in cui versa il settore dei Beni Culturali ha responsabilità precise, rivelano gli studi presentati a Florens 2010, nel Salone dei Cinquecento  di Palazzo Vecchio per la rassegna internazionale dedicata ai Beni Culturali ed Ambientali.

I dati sono questi:

  • Il Ministero dei Beni Culturali in nove anni ha aumentato in maniera vertiginosa la spesa per gli “affari generali, amministrativi e del personale” che passa dal 4% della ripartizione di spesa del ministero nel 2000, al 24% del rilevamento 2008.
  • La spesa per la “tutela e valorizzazione dei Beni Culturali e paesaggistici” è scesa nello stesso periodo dal 51% al 30%, mentre i quella per sostenere il mondo dello spettacolo e del cinema è salito dal 28% al 30%

Questi dati impongono una riflessione:

  • i governi che si sono succeduti dal 2000 credono che i fondi dello Stato per sostenere un mondo che ha regalato all’Italia momenti sublimi nella storia del cinema (ma anche tanti soldi buttati) siano altrettanto importanti di quelli destinati alla tutela di un patrimonio inestimabile, come quello che i nostri avi hanno regalato all’umanità
  • si è preferito destinare le misere risorse per assumere personale piuttosto che per  far funzionare il sistema garantendo salvaguardia e valorizzazione dei Beni Culturali.

Non c’è da stupirsi se il risultato è un apparato burocratico abnorme mentre i siti archeologici, i monumenti e i parchi di questo straordinario Paese sono lasciati al degrado.

Oltretutto, in una visione meramente finanziaria, la situazione è aggravata dal fatto che i Beni Culturali sono un vero e proprio affare per il Paese. Secondo Confindustria, ogni 100 euro incremento di PIL nel settore di Beni Culturali attivano €249 di PIL nel sistema economico generale, di cui  €75 nell’industria e due unità di lavoro nel settore culturale generano tre unità di lavoro nel sistema generale. Quindi se si dovesse ridurre il PIL del settore dei €500 milioni previsti in finanziaria, questo porterebbe alla mancata attivazione di €1.2 miliardi del PIL nazionale, di cui 375 milioni nell’industria.

L’ottusità della classe dirigente di questo Paese è una minaccia per il bene pubblico, per la nostra storia e per il rischio che fa correre a tutto il Paese di perdere per sempre un patrimonio storico e culturale dal valore inestimabile e che rappresenta il 75% del patrimonio culturale dell’umanità.

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