Archivio per 4 dicembre 2010

Un amico fedele

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Me ne frego!

“Noi del Colle ce ne freghiamo!“, ha detto il coordinatore del PDL, Denis Verdini, già noto alle cronache ed indagato dalla magistratura per le squallide vicende della P3. Si è scatenato il finimondo, con il partito di Berlusconi schierato a difendere Verdini, adducendo improbabili fraintedimenti e balenando motivazioni che la disgraziata frase avrebbe sottointeso e le opposizioni che trasudano indignazione nelle dichiarazioni dei leader.

Un individuo come Verdini sarebbe stato rimosso già da tempo, dopo quello che la magistratura sta appurando sul suo conto, una persona al livello di Cosentino, gente per cui la corruzione e l’inganno sono peccatucci veniali e non mi stupisco affatto se questa gente pensi di sopraffare le Istituzioni, piegandole al loro comodo personale. Il punto è che non deve essere loro consentito. Invece di esporre la propria indignazione, sarebbe importante dare un segnale, prendendo provvedimenti importanti e simbolici nei confronti di un rappresentante del Parlamento, leader del gruppo parlamentare più folto, che è al governo, che disconosce il Presidente della Repubblica. Insomma ci vuole della coerenza: fregarsene del Presidente della Repubblica e delle sue competenze, in questa nostra democrazia non è permesso neanche al Presidente del Consiglio ed è molto grave che un largo gruppo parlamentare dichiari di non rispettarne la figura.

Invece di blaterare rettifiche e spiegazioni, Verdini ed i suoi compari dovrebbero scusarsi con il Paese per gli insulti continui che fanno alla nostra Costituzione ed ai suoi rappresentanti.

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La FIAT scappa

La FIAT ha paura del momento che vive l’Italia. E’ impegnata alla sopravvivenza nello scenario mondiale, dove si combatte la partita dell’auto e vede il Paese dove si trova la sede della multinazionale FIAT che crolla, come Pompei, cadendo letteralmente a pezzi per troppi anni di mancata manutenzione. E  reagisce da azienda, dimostrando il fastidio per le regole sindacali in Italia, frutto di decenni di dure lotte e conquiste per i lavoratori italiani, che inevitabilmente appesantiscono lo sfruttamento economico e finanziario degli stabilimenti, cosa che in altri Paesi meno evoluti e democratici non succede.

Ovviamente questa sarebbe una libera scelta di mercato in un’economia reale che funziona, senza trucchi ed inganni, perchè l’impatto sociale di un’impresa delle dimensioni della FIAT sarebbe compensato da quello di altre imprese, ma in un’economia bloccata per colpa dell’inettitudine della nostra classe politica, nel mezzo di una crisi globale profonda che sta ridisegnando gli equilibri internazionali, l’insofferenza della FIAT è veramente inopportuna e dovrebbe essere mal sopportata ed apertamente rigettata dalla società tutta se non fosse altro per i finanziamenti che la collettività tutta ha fatto nei confronti della società della famiglia Agnelli da sempre, per aiutare l’impresa proprio per il positivo impatto che avrebbe avuto per l’economia del Paese.

Un’azienda ha come logica il profitto e non il bene comune. Purtroppo questa è la realtà di un capitalismo oramai privo di alcun valore morale, che compete ad ogni costo al suo interno, con aziende che fatturano come alcuni Stati. La collettività non deve lasciare questa logica diventare la logica comune, perchè si condanna automaticamente alla schiavitù. Bisogna fare quello che è giusto e non quello che è (e fa) comodo. Per questo la FIAT non può dettare le leggi sindacali, altrimenti minacciando di chiudere gli stabilimenti in Italia ed un governo appena decente dovrebbe chiarire il concetto ai vertici dell’azienda di Torino.

Da questa crisi si esce tutti insieme, non è consentito sganciarsi adesso che la nave rischia di affondare.

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