riflettendo su Mirafiori

Dalla vicenda FIAT si traggono molti spunti di riflessione.

La logica del rapporto tra impresa e sindacato entra in un nuova era, figlia della crisi del modello industriale tradizionale, fatto di famiglie e patrimoni privati. La sopravvivenza stessa di molte imprese è legato ad un mercato globale che usa logiche necessariamente diverse.  Competere con mercati che hanno un costo del lavoro irrisoriamente basso è una sfida probabilmente persa in partenza, ma  per tentare di farlo bisogna trovare equilibri e cambiamenti a volte pesanti. In questa trasformazione, che non investe solo la FIAT e non solo l’Italia, la posizione di Marchionne è comprensibile, ma lo è altrettanto quella dei lavoratori che non vogliono cedere diritti acquisiti nel corso di lotte dure ed aspre contro l’arroganza imprenditoriale del passato. La discriminante credo che sia il piano di investimenti promesso dalla FIAT, perchè se Marchionne riesce a generare valore e ad aumentare i salari dei lavoratori come dice, allora è nell’assoluto interesse dei lavoratori valutare il contratto di lavoro che viene proposto: in condizioni di stabilità finanziaria, con un mercato del lavoro appena decente, ma nello stato del nostro Paese, la scelta di Marchionne appare destabilizzante.

Ovviamente, se avessimo un governo degno di questo nome, si sarebbe dovuto far presente alla FIAT che le scelte di un’azienda che ha usufruito per tanti anni di tanti favori da parte del Paese, dalla cassaintegrazione agli stabilimenti meridionali, dovrebbe sentire quantomeno il dovere di informare le istituzioni e concordare le modalità di somministrazione delle scelte, oltretutto in considerazione dell’impatto sociale che generano. Sarebbe inoltre da chiarire che cambiamento radicali, come quello di Mirafiori, devono portare anche a rivedere i rapporti tra lo Stato e l’impresa privata, nel rispetto di una reciproca indipendenza e destinando i fondi pubblici allo sviluppo ed alla qualità di vita dei cittadini.

L’interesse di tutti invece è rivolto al miliardo di euro che è l’ammontare che la FIAT investirà a Mirafiori, per produrre SUV a quanto pare, in netto contrasto con la vocazione ecologica che aveva caratterizzato l’azienda di Marchionne nella conquista della Chrysler. Grazie a motori tecnologicamente avanzati, in grado di grandi risparmi di carburante, cosa che i SUV oggi notoriamente non hanno. Allo stato attuale, ogni giudizio è ovviamente prematuro, anche se non posso non pensare che il mercato delle auto  deve trovare un futuro diverso da quello che ha avuto fino ad oggi perchè altrimenti… non ha più futuro.

Vorrei infine offrire alla considerazione del nostro governo anche un altro aspetto inquietante della vicenda. Sono infatti convinto che una buona parte del 54% degli impiegati della FIAT che ha approvato gli accordi, lo ha fatto perchè costretto dalla paura di restare senza un lavoro e mi domando:  se questo è quello che succede nel Nord industriale del nostro Paese, a cosa deve sottostare la gente per poter lavorare nel Sud, dove industria troppo spesso significa mafia?

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  1. #1 di pasquinando il febbraio 28, 2011 - 2:14 am

    Ciao Marco,
    che fine hai fatto??
    Scusa se ti disturbo, ma mi mancano proprio i tuoi post ;-)!!
    Lorenzo (l.malquori@gmail.com)

    • #2 di marcofer7 il febbraio 28, 2011 - 9:49 am

      Ciao Lorenzo, prometto di riprendere a più presto (sto correndo a destra e sinistra per lavoro e non sono più riuscito a trovare il tempo… brutto segno ;-)). Altro che disturbo, mi fa piacere!!! a presto.

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