… ed il PDL vuole ricostituire il Partito Fascista

Ogni giorno una chicca. Degli affari del Paese non si cura nessuno in questo Parlamento vergognoso. Dopo le richieste di eserciti regionali da parte della Lega, leggete un po’ cosa propongono dal PDL stando a questo lancio ANSA:

(ANSA) – ROMA, 5 APR – Un disegno di legge costituzionale che abolisce la norma della Costituzione che vieta ‘la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista’ e’ stato presentato al Senato, il 29 marzo, dal senatore del Pdl Cristiano De Eccher (Pdl). Co-firmatari sono gli altri senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio. Il presidente del Senato Schifani sarebbe rimasto ‘esterrefatto’ dall’iniziativa.

Sappiano comunque che il vento fischia ancora per i fascisti di ieri e di oggi e che se iniziative del genere non passano inosservate.

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  1. #1 di Enzo Saldutti il aprile 7, 2011 - 9:45 am

    Non sono mai riuscito a capire la tanto eclatante gravità del reato di
    RICOSTITUZIONE del PARTITO NAZIONALE FASCISTA.

    Allo stesso modo, studiando e osservando attentamente, Il FASCISMO non mi pare
    affatto quel MOSTRO di cui mi hanno riempito la testa dalla prima elementare.

    PRIMO. Non v’è alcun paragone possibile tra i TOTALITARISMI nazista e
    comunista e l?AUTORITARISMO fascista: concetti nettamente diversi.
    SECONDO. Non v’è alcun paragone tra i crimini della barbarie nazista e
    comunista con quel che ha compiuto il Fascismo.
    TERZO. Leggi razziali? Sono rimaste solo sulla carta.
    QUARTO. Quanto a opere pubbliche e sociali ancora in vigore: ne ha compiute
    più il Fascismo in 20 anni che l?antifascismo in 60.
    QUINTO. Il delitto Matteotti così pubblicizzato: e il delitto Gentile
    sistematicamente ignorato?
    SESTO. L’ignominia di Piazzale Loreto di cui è stato complice addirittura un
    Presidente della Repubblica?
    SESTO. I crimini dei partigiani che solo ora vengono a galla: perché ignorati?
    SETTIMO. E le fucilazioni dei gerarchi con processi sommari a Dongo tra cui
    v’era anche il fondatore del PCI nonché ideatore del simbolo “falce e martello”
    (Nicola Bombacci)?
    OTTAVO: Il Fascismo è una ideologia ESCLUSIVAMENTE ITALIANA che difende le
    identità nazionali, ha una concezione spirituale della vita e PREVEDE la
    SOCIALIZZAZIONE in economia.

    E non si capisce nemmeno cosa voglia dire l’espresione “apologia di Fascismo2
    che circolava negli anni settanta quando Almirante in tutte le piazze d’Italia
    comiziava e, con la sua inimitabile classe oratoria, enunciava i principi del
    Movimento Sociale Italiano e denunciava i crimini del comunismo internazionale
    (95 milioni di vittime torturate e massacrate) e quelli compiuti in Patria ai
    militanti missini assassinati o bruciati vivi come i fratelli Mattei.

    Si dovrebbe quindi parlare anche di “apologia del Comunismo”? E si dovrebbe
    parlare anche di “apologia del sistema più corrotto e mafioso del dopoguerra o
    Democrazia Cristiana?
    In breve: dovrebbero essere arrestati tutti (nessuno escluso).
    Un altro cretino luogo comune è quello di chiamare “fascista” chi agisce con
    severità e compie il proprio dovere: un docente che boccia, un carabiniere che
    arresta un delinquente o addirittura un antidemocratico.

    Insomma: luoghi comuni, cretinate e ignoranza.

    Ecco il punto: ignoranza lessicale e storica.
    Il Fascismo da San Sepolcro alla Repubblica di Salò (in una definizione
    storicamente scientifica) è un modello politico italiano che fonda la sua
    dottrina social nazionale su 5 punti cardini:

    1) difesa della tradizione e della identità patria contro ogni
    internazionalismo;
    2) anticapitalismo plutocratico di stampo americano o liberista;
    3) anticapitalismo oligarchico di Stato o sovietico;
    4) socializzazione delle imprese o partecipazione degli operai alla cogestione
    e all?equa distribuzione degli utili con abolizione del lavoro dipendente o
    salariato: gli operai sono al tempo stesso padroni responsabilizzati dell?
    impresa;
    5) concezione spirituale della vita contro ogni riduzione materialistica della
    vita e dell?uomo: a ciò per ovvia consegenza si aggiungono quei valori (onore,
    fedeltà, coraggio) enunciati negli anni della Repubblica Sociale cui aderirono
    anche giovani di 15 o 16 anni in una guerra già persa e perciostesso con la
    morte in agguato per difendere la Patria dalle ingerenze straniere.

    La dottrina fascista è riassunta nell’idealismo gentiliano e nei 18 punti del
    Manifesto di Verona o nel pensiero di Nicola Bombacci (uno dei fondatori del
    PCI e fucilato a Dongo insieme al Duce gridando: viva il socialismo).
    E questo non è nostalgismo: è nostalgia di grandi ideali in una società sempre
    più serva del potere mercantilistico della grande finanza mondiale dove tutto
    (umanità compresa) è mortificato. Cioè: dove tutto (in nome del profitto) è
    proteso verso la malattia fisica e morale dell?uomo e del cosmo.

    Opere sociali e sanitarie del Partito Nazionale Fascista

    1) Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184
    2) Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158
    3) Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841
    4) Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653
    5) Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277
    6) Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798
    7) Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055
    8) Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312
    9) Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio
    1928 n. 928
    10) Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397
    11) Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre
    1935 n. 1827
    12) Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768
    13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro
    (INAIL), R.D. 23 marzo 1933, n. 264
    14) Ente Comunale di Assistenza (ECA), R.D. 3 giugno 1937, n. 817
    15) Assegni familiari, R.D. 17 giugno 1937, n. 1048
    16) INAM (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11
    gennaio 1943, n.138
    17) Istituto Autonomo Case Popolari
    18) Istituto Nazionale Case Impiegati Statali
    19) Riforma della scuole “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del 1859)
    20) Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri,
    2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni
    professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole corali, 11159 sezioni
    sportive, 4427 di sport agonistico.). I comunisti la chiamarono “casa del
    popolo”
    21) Guerra alla Massoneria
    22) Carta del lavoro di Giuseppe Bottai del 21 aprile 1927
    23) Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923
    al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni, studenti medi da
    326.604 a 674.546, universitari da 43.235 a 71.512
    24) Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni
    25) Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole e fuori
    26) Abolizione della schiavitù in Etiopia
    27) Lotta contro la malaria
    28) Colonie marine, montane e solari
    29) Refezione scolastica
    30) Obbligo scolastico fino ai 14 anni
    31) Scuole professionali
    32) Magistratura del Lavoro
    33) Carta della Scuola
    34) Nessuna azione mafiosa grazie a Cesare Mori (il prefetto di ferro) che
    eliminò la mafia fino a quando la ridestarono i padrini americani tornati
    nell’isola nel 1943 dopo lo sbarco degli alleati.

    le grandi opere del ventennio: architetti, arte e architettura fascista

    Marcello Piacentini (Roma 1881 – 1960) architetto e urbanista, la sua prima
    importante affermazione professionale riporta al 1907 vincendo un concorso per
    la sistemazione del centro di Bergamo realizzata nel 1927. Dopo l’avvento del
    Fascismo abbandonò i riferimenti internazionali per divenire il massimo
    esponente del monumentalismo in Italia, ottenendo importanti commesse pubbliche
    dal Regime e realizzando negli anni Trenta e Quaranta una enorme quantità di
    opere di grande impegno.

    Tra esse l’arco di trionfo per i caduti della prima guerra mondiale (1923) e
    la sistemazione generale della piazza della Vittoria a Genova, la sistemazione
    del centro di Brescia (piazza della Vittoria, 1932), il palazzo del rettorato
    dell’Università di Roma (1936), la sistemazione della via Roma a Torino (1931-
    1937), il Palazzo di Giustizia di Messina (1928) e quello di Milano (1931-
    1939). Dal 1938 al 1942 fu commissario generale per l’architettura per la
    progettazione dell’E42 a Roma. Nel 1941, nel quandro del piano di
    risistemazione che prevedeva la creazione di via della Conciliazione a Roma,
    diede inizio alla demolizione dell’antico quartiere noto come “spina dei
    borghi” di fronte a piazza San Pietro.

    Giuseppe Terragni (Meda di Milano 1904 – Como 1943) laureatosi presso il
    politecnico di Milano, nel 1926 fu tra i fondatori del gruppo 7. Nel 1925 e nel
    1931 partecipò alla prima e alla seconda Mostra di architettura razionale e
    aderì al MIAR (Movimento italiano per l’architettura razionale). I suoi primi
    lavori notevoli furono un progetto di officina per la produzione del gas (1927)
    e l’edificio ad appartamenti «Novocomum» a Como (1927-1928), aperti alle
    influenze della cultura europea con risultati in cui il dinamismo e l’interesse
    per i nuovi materiali del neoplasticismo e del costruttivismo si univano al
    rigore e alla purezza del razionalismo, preminenti nella casa del fascio di
    Como (1932-1936), il suo capolavoro. Altre opere rilevanti: la casa Rustici a
    Milano (1933-1935 in collaborazione con Lingeri), l’asilo Sant’Elia a Como
    (1936-1937), la Villa Bianca a Seveso (1936-1937) e la casa Giuliani Frigerio a
    Como (1939-1940). Fu anche pittore di gusto novecentista, ma con le sue opere
    architettoniche contribuì sostanzialmente agli sviluppi delle ricerche non
    figurative condotte negli anni Trenta dagli artisti M. Radice, M. Rho e R.
    Galli.

    Lo stile fascista è parte della cosidetta “Art Déco”, ma questo stile
    manifesta in Italia una qualità eccezionale estetica e innovativa. Il livello
    delle costruzioni e delle arti plastiche in Italia si ritrova raramente negli
    altri paesi. Negli anni ‘20 e ‘30 si di conciliò la tradizione romana e il
    modernismo più avanzato: una reinterpretazione intelligente della tradizione.
    Una caratteristica importane dell’ Art Deco » italiana è la sua armonia con le
    tradizione nazionale e la sua conformità al senso estetico italiano.

    Al contrario dello stile dei regimi totalitari comunista e nazista che hanno
    realizzato delle copie pesanti, uniformizzate, di misura sovrumana e di un
    classicismo straniero alle tradizioni nazionali, lo stile mussoliniano prolunga
    le realizzazione del classico senza megalomania (occorre sottolineare questo
    punto che contraddice una affermazione molto comune trasmessa in maniera
    acritica dai libri di storia e dalle guide turistiche) e utilizzando,
    sopratutto per le parti visibili, materali nobili e tradizionali (travertino,
    mattoni, marmo) non sacrificando (come sarà il caso dopo 1950) il bello all’
    utile.

    Un vero interesse alla bellezza decorativa spiega l’aggiunta di statue,
    bassorilievi e mosaici riusciti benissimo. “Il fascismo ha saputo amalgamare le
    tendenze più moderne dell’ epoca al suo gusto per il passato glorioso della
    Romanità” (Guide Gallimard Rome, p. 92). Una diversità che rivela la libertà
    dei creatori e l’apertura alla modernità. Un’altra caratteristica è la
    grandissima varietà delle creazioni. Al contrario degli stati totalitari di
    tipo nazista o comunista, gli architetti e artisti italiani del Ventennio non
    erano costretti a seguire direttive rigorose e godevano una grande libertà di
    creazione. Lo Stato stesso ordinava spesso palazzi ad architetti che ebbero
    concezioni anche diverse (cfr. Palazzi della Posta a Roma).

    Accadeva anche che un architetto imponesse le sue idee a una municipalità
    conservatrice, che prima non era d’accordo. Così sono state realizzate opere di
    un modernismo stupendo (per esempio le realizzazioni di Giuseppe Terragni a
    Como). Molte costruzioni italiane di questo tempo sarebbero state escluse dal
    Terzo Reich o dalla URSS di Stalin come arte degenerata. Penso per esempio all’
    architettura (Casa del Fascio a Como, Complesso romano del Dopolavoro in via
    Porta Portese), alla scultura o alla pittura (cfr. le opere conservate nel
    Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto).

    La diversità delle tendenze e la libertà piuttosto grande garantita ai
    creatori ha salvato le loro opere dell’ uniformità. Lo stile subì anche
    un’evoluzione dalle opere “storiciste” del inizio (Milano, Stazione Centrale)
    alla severità quasi germanica della Stazione Ostiense di Roma. Le due maggiori
    tendenze sono il razionalismo funzionalista e il classicismo neoromano.

    La prima è rappresentata a Roma dal Palazzo della Posta di via Marmorata
    (Mario de Renzi e Adalberto Libera, 1935), dallo stupendo Complesso del
    Dopolavoro di via di Porta Portese, che sembra un opera del Bauhaus o dal
    Palazzo dei Congressi nella E 42 EUR (Adalberto Libera, 1938), che è
    considerato un capolavoro di modernismo. Il complesso sportivo del Foro
    Mussolini ovviamente poi chiamato “Foro Italico” (Enrico Del Debbio, 1932) è
    anche un esempio tra i più notevoli di arte razionalista: stupendo lo stadio
    dei marmi.

    E’ rimasto quasi intatto (tranne un ingrandimento sproporzionato dello stadio
    Olimpico) come pure l’Accademia di Scherma (Luigi Moretti) che si trova in
    questo complesso è interessantissima e modernissima. Ricordiamo lo stadio
    “Mussolini” di Torino poi ovviamente chiamato “stadio Comunale”, lo stadio
    “Littoriale” di Bologna (bellissimo) poi chiamato ovviamente con altro nome e
    quello di Firenze. Ricordiamo Cinecittà (un complesso di teatri di posa di
    eccellenza e rilievo internazionale situato lungo la via Tuscolana nella
    periferia orientale di Roma e attivo dal 1937).

    La seconda tendenza è rappresentata da palazzi spesso maestosi con archi e
    colonne di travertino sul modello del Colosseo: a Roma il Palazzo della Civiltà
    italiana del Lavoro (Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula, Mario Romano,
    sotto la direzione di Marcello Piacentini, 1938), il Museo della Civiltà Romana
    nella E 42 EUR, le facciate laterali della Stazione di Roma Termini (Angiolo
    Mazzoni, 1938-39), lo stupendo ponte Flaminio (Armando Brasini, 1939-1951), la
    via della Conciliazione (Marcello Piacentini e Spaccarelli, 1938-1950). La
    Città universitaria (Marcello Piacentini, 1935) è rappresentativa delle due
    tendenze.

    La chiesa di San Pietro e Paolo nella E 42 EUR (Arnaldo Foschini, 1937-1941),
    con volumi strettamente geometrici, rispetta un piano in croce greca dominato
    da una grande cupola di ispirazione rinascimentale, mentre la cupola decorata
    da cassoni e portata da muri con oculi fa parte del vocabolario architettonico
    antico. Le statue di questa epoca, sopratutto maschili, sono anche nel
    prolungamento della tradizione antica, rinascimentale e neoclassica. Sono una
    testimonianza del livello di qualità eccezionale degli scultori dell’ epoca in
    Italia (per esempio Bianchini o Morescalchi nello Stadio dei Marmi a Roma).

    Ricordiamo anche il monumentale Palazzo delle Poste centrali di Napoli e la
    costruzione di varie cittadine (Littoria ovviamente poi chiamata “Latina”,
    Aprilia, Sabaudia, Pomezia, Guidonia, Ardea, Ostia Lido, Fregene, Ladispoli).
    Una grande parte dell’ architettura del dopoguerra, sopratutto razionalista,
    nasce dalle tendenze dell’ architettura fascista. Le costruzioni fasciste sono
    spesso state terminate dopo il 1945 (a Roma: la via della Conciliazione, il
    ponte Flaminio, la Stazione Termini, il palazzo del Littorio (oggi Ministero
    degli Affari esteri) e il Ministero delle colonie italiane che oggi è la sede
    della Fao.

    Questa non vuole essere minimamente un’apologia del fascismo, solo
    un’osservazione puramente storica e statistica di fatti, leggi e riforme.E’
    stato fatto più in vent’anni di Fascismo che in sessant’anni di “democrazia”.
    Ecco un elenco schematico (sono escluse le numerose Grandi Opere, come l’Eur,
    palazzi monumentali in tutte le città italiane, autostrade, porti, ferrovie,
    aeroporti, stadi sportivi, la bonifica dell’agro pontino eccetera). Di quanto
    segue nemmeno un cenno nei libri di storia, ma le solite cantilene della
    dittatura e delle leggi razziali (rimaste solo e soltanto sulla carta: parole e
    non fatti). Si dia una visione dei fatti e non solo una lettura delle parole
    dettate dai professorucoli di sinistra laureati con il 18 politico agli
    studentelli sessantottini che acchiappavano a bocca aperta come somari. E dico
    “professorucoli” perché nel Ventennio la serietà e la severità della scuola
    italiana e fascista il cui Ministro era Giovanni Gentile (non uno qualunque) a
    stento ti permettevano di raggiungere la terza elementare.

    • #2 di marcofer7 il aprile 7, 2011 - 12:17 pm

      Caro Enzo, ci ho messo un po’, ma ho letto tutto il tuo post e la tua difesa a 360 gradi del fascismo. Per carità, non sarò certo io a cercare di farti cambiare idea, ma permettimi di portare alla tua attenzione un paio di considerazioni:
      – il termine “fascismo”, che ha origine italiana come dici, ha tuttavia preso accezioni internazionali per indicare regimi (o atteggiamenti) autoritari caratterizzati dall’arbitraria mancanza di libertà di espressione di idee contrarie. Escludendo a priori che questo possa essere stato originato da un complotto sionista, non trovi quantomeno strano che la gente in tutto il mondo rifiuti questo modello?
      – Secondo l’ideologia fascista, una nazione sarebbe una comunità che richiede dirigenza forte, identità collettiva e la volontà e capacità di esercitare la violenza per mantenersi vitale. Per l’ideologia fascista la cultura è creata dalla società nazionale collettiva, dando luogo ad un rifiuto dell’individualismo; il fascismo nega inoltre l’autonomia di gruppi culturali o etnici che non sono considerati parte della nazione fascista e che rifiutano di essere assimilati: questo in tutte le realizzazioni storiche del fascismo è stato applicato nei confronti di minoranze etniche o religiose, in particolare quella ebraica. L’ideologia fascista sostiene l’idea di uno Stato a partito unico e vieta qualunque opposizione al partito stesso (con forti similitudini quindi con i regimi dittatoriali tutti, comunisti compresi). Come puoi pretendere che si accetti la costituzione di un tale partito in Italia? Stando con i piedi per terra, siamo una democrazia (anche se ho forti dubbi…)
      – Le leggi razziali rimasero solo sulla carta? ma per piacere, Enzo. Fai due chiacchiere con le comunità ebraiche in giro per l’Italia o forse vuoi sostenere che il complotto sionista ha creato menzogne tali da coprire la vera natura di quanto successe?
      – Le opere pubbliche e le riforme del fascismo che citi sono vere e del tutto meritorie (quantomeno in venti anni qualcosa i tuoi amici fecero e non è negabile, al contrario di questa spazzatura di classe politica che abbiamo oggi), ma NIENTE hanno a che vedere con la mancanza di libertà e la repressione che sottende la fascismo. Il carattere socialista del fascismo in economia e nella gestione del pubblico, mi trovano in totale accordo (!!), ma questa è tutta un’altra storia.
      – I partigiani? Prova a reprimere un popolo per venti anni e vedrai che succede…
      Insomma: vorrei poter avere il tempo di dilungarmi, ma purtroppo adesso non posso proprio. Sei libero di pensare quello che vuoi, ma non la “buttare in caciara” facendo paragoni con il comunismo (ma quando mai in Italia…) o portando l’efficienza dello stato fascista (anche in Unione Sovietica le cose funzionavano ed i treni arrivavano in orario). Qui si parla di dittatura e quindi di un reato per chi crede nella democrazia e trovo VERGOGNOSO che nel 2011 si provi a riformare la nostra costituzione per consentire a nostalgici della dittatura di poter riproporre i propri modelli, magari approfittando dello sfascio criminale in cui loro stessi hanno portato il nostro Paese.

  2. #3 di Antonio il aprile 7, 2011 - 1:14 pm

    Peccato Enzo, che tutto quello che tu “esalti” del ventennio aveva come fondamento il venir meno delle libertà personali. A tutti i livelli della vita pubblica e sociale era richiesto di essere “iscritti” (diciamo costretti) al partito unico, pena per molti il confino o l’esilio.
    Non a caso lo stesso schema “ideologico” e “sociale” si aveva negli ex paesi dell’est Europa. L’idea stessa di pensare che il tutto si possa ridurre, secondo i senatori proponenti del ddl, nell’abolizione di un reato d’opinione è offensivo nei confronti dei tanti Italiani morti a causa del secondo conflitto mondiale e dei tanti soldati alleati che hanno perso la vita in Europa.
    Personalmente sono felice di vivere in una democrazia, che certamente è perfettibile, che vivere in un Paese dove potrei dire solo e sempre “mi piace” e mai “non mi piace”.
    Buona Democrazia e Libertà!

  3. #4 di francomur99 il aprile 7, 2011 - 7:40 pm

    La madre degli imbecilli e’ sempre incinta….purtroppo!

  4. #5 di Enzo Saldutti il aprile 7, 2011 - 9:00 pm

    “La cosa importante è vincere la guerra delle parole”: diceva Almirante .
    E la sinistra ha vinto la guerra delle parole per averlo capito da Lenin: ripeteva Almirante.
    Basta dare a un termine un’accezione che non ha: per gabbare l’interlocutore.
    La parola “fascismo” è stata usata in tutti i sensi tranne che in quello vero.
    Ad esempio, dire “fascismo” è come dire “ingiustizia sociale”: ma è il fascismo che ha teorizzato la socializzazione delle imprese.
    Ad esempio, dire “fascismo” è come dire “privilegio”: ma è il fascismo che ha teorizzato la meritocrazia.
    Ad esempio, dire “comunismo” è come dire “comunanza delle ricchezze”: ma è il comunismo la massima concentrazione dei beni nelle mani dello Stato portando alla miseria ovunque esso sia approdato.
    Ad esempio, dire “comunismo” è come dire “benessere sociale”: ma è il comunismo che ha portato terrore e morte ovunque sia approdato.
    Ad esempio, dire “democrazia cristiana” è come dire “vangelo di Cristo”: ma è la democrazia cristiana che ha portato alla corruttela, alla gestione camorristica e delinquenziale del potere dando al popolo la illusione di decidere.

    Ritornando a quanto ho suddetto, dico: la storia scritta dai vincitori non è storia.

    La storia è una disciplina pericolosa. E’ come un’arma a doppio taglio. Può accadere che sia foriera di menzogne e faziosità diventando un potente strumento per convincere al “falso” intere generazioni di giovani inducendoli all’odio e alla violenza e persino alla morte. Questo è successo nel dopo guerra per la disonestà e l’odio viscerale della sinistra che ha distorto le vicende a suo piacimento. Una vergogna da eliminare con lo studio serio, obiettivo, con l’onestà morale ancor prima che intellettuale. E’ ora. E’ ora di finirla, di smetterla. E’ ora di raccontare la verità, di raccontare tutto su quel che davvero è stato il Fascismo e su quel che davvero è stato l’antifascismo.

    • #6 di marcofer7 il aprile 8, 2011 - 1:19 pm

      La storia è una disciplina pericolosa? Scusami ma ci manca solo il negazionismo e magari un po’ di antisemitismo da parte tua per raccontarci la TUA di storia…

  5. #7 di Enzo Saldutti il aprile 7, 2011 - 9:09 pm

    Antonio, sei davvero convinto di essere libero?
    Sei davvero convinto che l’Italia consegnata alla plutocrazia angloamericana sia e sia stata libera?
    Sei davvero convinto che la possibilità del tuo voto sia espressione di ciò che davvero liberamente vuoi?
    Sei davvero convinto?
    O talvolta ti viene il dubbio di avere l’illusione di essere libero?
    Sei davvero convinto di pensare e di non essere pensato?
    Ti fidi delle apparenze?

    • #8 di marcofer7 il aprile 8, 2011 - 1:18 pm

      Enzo: questo argomento ti tocca proprio eh? vedo che c’è un ulteriore commento che mi appresto ad approvare (vedi cosa vuol dire libertà?), ma ho l’impressione che ti stia arrampicando con le unghie su uno specchio… Lascio ad Antonio (se vuole) risponderti a questa tua risposta…

  6. #9 di Enzo Saldutti il aprile 8, 2011 - 7:06 am

    la storia e la guerra delle parole
    La storia è una disciplina pericolosa. E’ come un’arma a doppio taglio. Può accadere che sia foriera di menzogne e faziosità diventando un potente strumento per convincere al “falso” intere generazioni di giovani inducendoli all’odio e alla violenza e persino alla morte. Questo è successo nel dopo guerra per la disonestà e l’odio viscerale della sinistra che ha distorto le vicende a suo piacimento. Una vergogna da eliminare con lo studio serio, obiettivo, con l’onestà morale ancor prima che intellettuale. E’ ora. E’ ora di finirla, di smetterla. E’ ora di raccontare la verità, di raccontare “tutto” (nel bene e nel male) su quel che davvero è stato il Fascismo e su quel che davvero è stato l’antifascismo: senza manicheismi e senza confusione linguistica e appropriazioni indebite. La parola “democrazia” vuole dire “potere del popolo”, ma non sempre nei fatti le cose stanno così. Per esempio, “regimi democratici” possono essere definiti pure quelli nei quali di tanto in tanto si dà ai popoli l’illusione di essere sovrani e, per contro, la realtà dice il contrario.
    I comunisti hanno capito, diamone loro atto, diamone soprattutto atto al grande maestro Lenin, il quale queste cose insegnava all’alba del Novecento, che la guerra delle parole è la più importante, che nessun tipo di argomento alla lunga resiste. In tal guisa, il comunismo ha ottenuto i seguenti risultati: ha fatto della parola “fascismo” la contrapposizione non tanto della parola “comunismo” quanto della parola “democrazia”: ha creato una enorme confusione, una vera e propria Babele nel campo dei suoi avversari, di tutti i suoi avversari, i quali tra loro si scambiano le accuse di “fascismo” e di “democrazia”, senza accorgersi di usare questi due vocaboli come i comunisti desiderano che li usino, cioè di dire “fascismo” per dire “tirannia” o “totalitarismo” e di dire “democrazia” per dire la stessa cosa di “comunismo” e cioè “libertà”, “progresso”, “giustizia sociale” riuscendo a determinare siffatta associazione nel periodo storico in cui, dalla Russia alla Bulgaria, dalla Jugoslavia all’Albania, dall’Ungheria alla Cecoslovacchia, dalla Corea all’Indocina, da Cuba al Medio Oriente: tutto il mondo è stato testimone dell’associazione di fatto della parola “comunismo” con le tremende parole “guerra”, “oppressione”, “miseria”, “fame”, “povertà”, “fucilazioni”, “torture”, “massacri”, “tirannia e capitalismo oligarchico”, “capitalismo di Stato”.
    Il comunismo è la più grande menzogna della storia: è falso già nella parola se essa vuol significare “comunanza dei beni, delle ricchezze, dei mezzi di produzione”. Il comunismo siede sopra una montagna di ossa umane (95 milioni di vittime torturate e massacrate): è la più sanguinaria e perversa ideologia che ha calpestato la nostra terra.

    • #10 di marcofer7 il aprile 8, 2011 - 1:13 pm

      mamma mia Enzo… adesso vuoi fare una disquisizione su comunismo e fascismo? Lenin, Ungheria, e poi tutto il mondo, PInochet, i colonnelli: cosi butti tutto in caciara. Se vuoi parlare dell’Italia è un conto del mondo un altro… Guarda mettila così: la tirannia è comunque un gravissimo errore. In Italia la dittatura è stata fascista e non tornerà più a costo di tornare sui monti. Se oggi puoi scrivere liberamente ed essere pubblicato è perchè non c’è un regime che ti censura e hai il diritto di non essere daccordo. Sufficente?

  7. #11 di Antonio il aprile 8, 2011 - 10:57 pm

    Enzo, se vuoi cercare di dimostrare che la dittatura che l’Italia ha subito, grazie al partito nazionale fascista, sia stata “una cosa buona” per prima cosa faresti un torto alla tua intelligenza. Il “negazionismo” che proponi, non potrà mai reggere il confronto con la Storia di quel periodo. Se poi vuoi giustificare il regime fascista con l’esaltazione del tanto che ha “fatto” per l’Italia, scenderesti nel ridicolo perchè basterebbe ricordare la famosa battuta del tizio che dice:
    <> e il suo amico che gli risponde: <>. Invece, sai benissimo che seppur in presenza di qualche “bene materiale” la cosa che più mancava era la Libertà. La Libertà, insieme alla Democrazia sono “beni immateraili”, senza i quali vivremmo la nostra esistenza come in una gabbia. Avresti voluto vivere in una gabbia? Sono sicuro di no! Ecco perchè, l’idea stessa che un parlamentare pensi che quella norma contenuta nella nostra Costituzione sia da abrogare, è da considerare fuori da ogni logica. Il divieto di ricostituzione del partito fascista è stato giustamente introdotto nella Costituzione, per tutto quello che di negativo e di doloroso l’Italia intera ha dovuto patire. Quella norma obbliga ognuno di noi, cittadino di questa Repubblica, a fare quotidianamente memoria di quanto accaduto e a sostenere la Democrazia e la Libertà che tutti abbiamo indistintamente riconquistato.

  8. #12 di Antonio il aprile 8, 2011 - 11:00 pm

    La parte che manca:

    …Quando c’era lui i treni arrivavano in orario…
    …..Bastava farlo capostazione….

  9. #14 di anpinerviano il aprile 25, 2011 - 5:08 am

    Uh, piccolo appunto per il signor Saldutti: un elenco fondamentalmente inutile, visto che i regimi “populisti” dittatoriali si basano sempre sulle finte opere di assistenza.
    (La scuola? Opera di propaganda e irregimentamento dei fanciulli: bella roba…)

    Peccato che le condizioni dei lavoratori sotto il fascismo fossero peggiori di quelle dell’800, sia come salari che come diritti sindacali che come ovviamente libertà e diritti…
    Magari a studiare meglio i fatti storici se ne renderebbe conto anche il signor Saldutti.

    Non è un caso che il fascismo sia nato come strumento padronale contro i movimenti socialisti e cattolici dei lavoratori: assalti fascisti alle cooperative, repressione fascista degli scioperi, omicidi fascisti di sindacalisti e attivisti del movimento dei lavoratori, etc.

    Tra l’altro una lista del tutto inutile, visto che se la mettiamo di fianco alle devastazioni subite per una guerra inumana basata su ideologie inumane scompare.

    Ma vabbè…
    Fatti, non parole, suvvia

  10. #15 di Enzo Saldutti il gennaio 11, 2012 - 6:34 pm

    Inoltre, vorrei chiarire perche` non potevo essere io quello visto a Napoli in compagnia di un transessuale, come asserito dal Sig Gennaro Perillo:
    Non sono contrario all’omosessualita` in senso assoluto (come potrei?), ma, da fascista, provo estremo ribrezzo per gli effemminati ed i travestiti. La mia e`, infatti, un’omosessualita` maschia, pura e virile, lungi dai profumi frou frou e dalle chirurgie plastiche. Io elevo l’atto penetrativo equiparandolo all’eroismo della battaglia: muscoli, sudore e sangue. Adoro Mussolini, Balbo e Almirante: veri uomini, portatori di maschia potenza fascista. Amo gli emblemi piu` alti del fascismo e della poesia dannunziana proprio perche` pregni di simbologia omosessuale e carichi del piu` forte erotismo: potenza, rigidita`, erezione, corpi muscolosi e braccia tese, spade, gladi, pugnali ed altre armi di vigorosa penetrazione, gagliardamente brandite da maschie formazioni d’assalto, brigate, squadriglie e falangi!
    …A proposito di falangi, mi permetto una breve digressione: quando ero piu` giovane…altro che falange! Tutto un pugno m’entrava: il dolore mi portava a raggiungere il culmine dell’eroismo e della sublimazione sessuale! Ma ora, purtroppo, che sono vecchio ed ho perso elasticita`, mi accontenterei pure d’una carotina.

    • #16 di marcofer7 il gennaio 12, 2012 - 6:42 pm

      Mio Dio Enzo!! Hai un gran bisogno di aiuto professionale… Carote o meno (argomento di cui francamente me ne infischio, per usare un gergo a te caro) parla subito con uno psichiatra!! Credo perché credo che i tuoi compari fascisti ti spezzerebbero le reni, mentre a me fa particolarmente ribrezzo quello che scrivi.

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