il sesso come scorciatoia per il benessere

Ricordo qualche tempo fa un’inchiesta de Le Iene sulle adolescenti che vendevano sesso ai compagni di scuola per comprarsi il vestito o le scarpe alla moda e confesso di aver liquidato rapidamente l’argomento nella convinzione si trattasse di “nicchie” ristrette di ragazzine dalla scarsa moralità, malate del consumismo più deleterio, quello che è in grado di sostituirsi ad ogni valore, come un falso idolo a cui tutto deve essere assoggettato. Poi l’altro giorno una mia cara amica mi ha confessato la preoccupazione per le confidenza della figlia quindicenne che le raccontava di compagne di classe che offrivano sesso orale per pochi spicci, competendo tra di loro per fare miseri guadagni, come se questo fosse la normalità, senza neanche averne il bisogno perchè si tratta di classi di una scuola privata, frequentata quindi dalle figlie di famiglie “benestanti”, in grado di pagare rette non proprio alla portata di tutti.

Mi sono incuriosito ed ho cominciato a parlarne con altri amici, scoprendo con tristezza che il fenomeno non è poi così circoscritto come credevo, poi stamattina, leggendo su Repubblica un articolo sulle proteste dei precari che si sono svolte ieri in tante città d’Italia, ho letto un commento che mi ha dato una chiave di lettura. Si trattava di una ragazza di quasi trenta anni, laureata e con un master post-laurea che non riusciva a trovare un lavoro neanche come segretaria, che ipotizzava come fosse molto più facile cercare una strada imitando il Grande Fratello, le veline e tutte quei modelli di donna che la televisione (privata ed in maniera minore anche la pubblica) danno ai nostri ragazzi. Ho fatto un giro sulla rete e mi sono imbattuto su frasi come: “sono troppo bella per lavorare”, “un lavoro è inutile cercarlo, quindi che studio a fare? ma a casa con i miei non ci voglio restare”, “che male c’è… mica uccido nessuno, anzi…”.

Infatti: che male c’è? E poi, anche guardando agli esempi della cronaca, una ragazza ha possibilità di trovare facilmente lavoro e fare carriera facendo sesso in maniera strumentale. Si diventa addirittura Ministro allargando le gambe, per non parlare dei soldi che piovono se sei un po’ zoccola. E cosa dovrebbero pensarne le ragazzine? Ruby non aveva 16 anni quando con il sesso è diventata ricchissima (senza parlare di adesso che ne ha 18 e guadagna in maniera esagerata tra interviste ed esclusive fotografiche…). Insomma tra i modelli televisivi proposti al pubblico, in cui più hai un bel culo e più diventi ricca, e gli esempi della classe dirigente del Paese, in cui la chiave del successo è legata alla propensione individuale a fare sesso, credo di aver individuato un altro danno che il berlusconismo ha portato al nostro Paese, invogliando le generazioni più giovani ad imitare conmportamenti altamente deleteri e fortemente pericolosi per la stabilità sociale.

Per carità non parlo di morale. Per come la vedo io ognuno può fare quello che vuole, sempre a patto che non leda la libertà di altri e non usi violenza, ma l’utilizzo della sessualità come strumento di guadagno anche per le più giovani (per le maggiorenni si tratta di… “mestiere”) mi spaventa perchè fa cadere ogni coinvolgimento emotivo e sentimentale, declassando il sesso da sublime momento di scambio emotivo a merce, minando alla radice le fondamenta dei rapporti futuri che queste generazioni avranno nella vita.

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