Archivio per 11 aprile 2011

le battute in aula e poi la scena del Caimano

Tribunale di Milano, processo Mediaset. Questa mattina il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato in aula e la casistica di “brillanti sketch” è stata rinnovata.
Oggi è toccato al Pm che rappresenta l’accusa, Fabio De Pasquale, che il premier ha incrociato in una pausa dell’udienza. “Lei è quello cattivo”: ha detto il Cavaliere stringendogli la mano. “Si contenga con le battute”: è stata la replica.”Si contenga lei con le accuse”: ha risposto poi Berlusconi. De Pasquale (che ha avuto l’ultima parola perchè si è poi girato e se ne è andato): “Le accuse sono il mio lavoro, le battute no”.
Accanto al premier, c’e’ sempre il suo medico personale, Alberto Zangrillo e, altra presenza costante nelle apparizioni ai processi, il sottosegretario all’Attuazione del Programma Daniela Santanche’. Presenti in aula anche due ‘firme’ della carta stampata, Vittorio Feltri e Giuseppe D’Avanzo. Al vicedirettore di ‘Repubblica’ che lo incalza (“Si fara’ mai processare?”), il premier replica: “Signor Stalin, ma chi e’ lei?” e, alla risposta (“Sono di ‘Repubblica’), il premier si allontana lasciando la replica al suo legale Niccolo Ghedini: “Ci faremo processare dove lo decidiamo noi”
Poi all’uscita la grandiosa interpretazione dell’ultima scena del Caimano, di Nanni Moretti davanti a qualche decina di sostenitori ben attrezzati e contestatori… spiritosi.

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lo schiaffo europeo e l’isteria leghista

Mamma mia che schiaffo! Solo a guardare la faccia di Maroni all’uscita della riunione di Bruxelles si poteva intuire il dolore che provava dopo il manrovescio che l’Unione Europea a decretato negando all’Italia gli aiuti per fronteggiare la declamata emergenza immigrazione. Per carità non voglio certo affermare che l’Europa debba voltarci le spalle nel caso di un’emergenza o gongolare dell’ennesimo fiasco del nostro Paese, ma voglio solo registrare la clamorosa sberla che la comunità europea ci ha rifilato mandandoci a casa a rifare i compiti.

Ma di quale emergenza state parlando? La solidarietà europea non sarebbe negata in caso di emergenza, ma non ci risulta che l’Italia stia subendo un’emergenza in questo momento. Ecco in sintesi la motivazione che ha spinto al gran rifiuto. Di fatti i numeri non parlano di esodi biblici, al netto dei rimpatri per cui comunque riceviamo contributi economici a fronte dei costi di gestione. I “richiedenti asilo” sarebbero in numeri gestibili se distribuiti equamente nelle regioni italiane e comunque non sarebbero neanche un sesto dei numeri ospitati dalla Germania. ad esempio. Il fatto è che non sono affatto distribuiti in tutta Italia: la sola Sardegna ne ha ospitati 1500, la Puglia oltre 2000, e poi la Campania, Lazio, la Toscana e molte altre, ma più ci si avvicina alle regioni della Padana mitologica della follia leghista e più ci si accorge che i numeri sono uno zero spaccato. Eppure in Sardegna non ci sono state rivolte popolari, anzi si sono viste azioni spontanee di vera solidarietà con distribuzione di cibo ed accoglienza, nessuna tendopoli è stata allestita così come da nessuna altra parte del Paese. E allora mi sorge un dubbio: non sarà che si sta gridando al lupo al lupo per spaventare la gente a scopi elettorali? La paura di un’invasione biblica (urlata dal Maroni ancora prima che sbarcasse un solo migrante e poi velocemente ridimensionata per non scadere troppo in fretta nel ridicolo) porta indubbiamente acqua al mulino del razzismo padano ed i media servili del nostro Paese non si sono certo fatti scappare l’occasione per alimentare il fuoco. Adesso però siamo stai sbugiardati dall’Europa… alla faccia delle grandi relazioni vantate da Berlusconi & Co.

E dopo lo schiaffo le urla isteriche: “Fuori dall’Europa!”, “meglio soli che male accompagnati!” ha dichiarato fuori un Maroni evidentemente fuori di testa ed ancora sofferente dai postumi dell’atterraggio con i piedi per terra fuori dai confini servili del nostro povero Paese. “Ritiriamo le truppe in Libano e mettiamole a pattugliare i confini!” ha detto Calderoli, oramai in un’insopportabile avvitamento tra la pazzia conclamata e l’idiozia più imbarazzante. Gli ha fatto eco il Ministro degli Esteri Frattini da Londra, con toni lievemente meno accesi, ma altrettanto fuori luogo, tanto che lo stesso Presidente della Repubblica si è affrettato a richiamarlo personalmente, invitando lui e tutti gli esponenti del governo ad evitare  di sparare al alzo zero frasi inaccettabilmente ingiuriose di cui ci troveremo a pagare le conseguenze. Uscire dall’Europa? Solo un pazzo può dire simili castronerie. Per fare cosa? Chiedere l’annessione all’Unione Africana o correre da soli contro il mondo? Invece di riflettere sulle proprie politiche scellerate, cercando di ricucire dopo strappi interminabili e propaganda insulsa la nostra reputazione, ci stiamo attirando ancora una volta l’ostilità dei nostri compatrioti europei con insulti e minacce perchè l’Unione Europea non si è piegata al volere leghista e del governo? Già sentir parlare i leghisti di solidarietà è sospetto, se non ridicolo, visto l’elenco infinito di razzismo ed egoismo che no cosparge la storia (non ultimo il “fuori dalle palle” in dialetto, grugnito da Bossi qualche giorno fa), ma chiedere solo quando fa comodo per fini elettorali, mentre fino al giorno prima si è girata la testa dall’altra parte non è accettabile da nessuno.

In un Paese minimamente civile  il Ministro degli Interni e quello degli Esteri si sarebbero dovuti dimettere per l’incapacità dimostrata, la figuraccia a cui hanno esposto il Paese e per le reazioni inconsulte che sono seguite alla decisione della comunità di cui facciamo parte (per fortuna!). Invece di continuare a sbraitare idiozie, aizzando gli animi, che Calderoli e Bossi dimostrino la solidarietà leghista, ospitando i richiedenti asilo nelle province del Nord, come fanno le altre Regioni, più povere, ma sicuramente più civili e solidali. E poi un appello alla nazione: per favore smettiamo di discutere e mandiamo a casa questi incapaci una volta per tutte e per sempre, prima che sia troppo tardi!

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