perchè non vogliono i referendum

A quanto pare, dopo il vergognoso ricorso a provvedimenti legislativi esclusivamente destinati a far saltare il referendum sul nucleare e non ad abbandonarne l’adozione (le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare), adesso si mette in discussione anche il referendum che chiede il mantenimento dell’acqua come bene comune, calpestando così il diritto di oltre 2 milioni di cittadini che hanno firmato per impedirne la privatizzazione.

In attesa del parere dei tecnici incaricati dal Ministro Romani di effettuare “un approfondimento legislativo” anche su questo tema di grande rilevanza, mi sembra estremamente importante fare alcune considerazioni, prima fra tutte quella che, a causa dell'”effetto Fukushima”, il referendum sul nucleare rischiava di attirare alle urne un numero sufficiente di persone da garantire il raggiungimento del quorum, spingendo anche gli altri quesiti referendari verso il successo: quello sull’acqua e quello… sul legittimo impedimento. Si, perchè non bisogna dimenticare che tra i referendum previsti per giugno c’è anche quello che vuole abrogare la “legge ad personam” studiata per il Premier e quindi appare chiaro ancora una volta il disegno che sta dietro alla repentina manovra per impedire lo svolgimento lo svolgimento referendario.

Come dice Stefano Rodotà in uno splendido editoriale(…) evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia”. Insomma, una volta di più si usa disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

L’aggressione ai referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno,  altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti. Come diceva Leonardo da Vinci: “chi non impedisce il Male, sappia che ne è la causa!

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