I timori di Sacconi

Il Ministro Sacconi teme che torni la violenza politica ed annuncia questi suoi timori in concomitanza con la manovra che vuole portare più facilità di licenziamento e l’innalzamento dell’età pensionabile per far fronte alle pressanti richieste di risanamento che giungono dall’Unione Europea. Ovviamente l’onda lunga degli scontri a Roma dei giorni scorsi consente anche di associare in maniera quasi subliminale quei fatti con i timori di una resurrezione delle Brigate Rosse, di Prima Linea, Ordine nuovo e tutti gli altri movimenti armati che sconvolsero il Paese negli anni ’60, ’70 e ’80 e questo è ovviamente scorretto; se non sul piano della lotta poltica, almeno su quello della comunicazione istituzionale perchè a parlare è un Ministro della nostra povera Repubblica.

Io che ero un adolescente negli anni ’70 e come (quasi) tutta la mia generazione credevo profondamente negli ideali del tempo, ricordo che la strategia usata dal potere fu esattamente la stessa: instillare la paura per far passare misure restrittive che in nessun altra maniera sarebbero state accettate. D’altronde questa strategia è scritta sui libri del liberismo ed ha avuto le più variegate applicazioni dal Cile, alla Polonia, all’Italia nel passato, e perfino agli Stati Uniti d’America (e con loro a tutto il mondo) in occasione dell’11 settembre 2001. Se non ci fosse stata la paura del terrorismo, avremo mai accettato le restrizioni alla libertà individuale che continuiamo a sopportare ancora oggi, oltre dieci anni dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York.

Oggi, nel nostro piccolo (nel senso anche morale del termine) il Ministro Sacconi, teme per il risorgere del terrorismo proprio mentre vuole liberalizzare i licenziamenti invece di difendere i posti di lavoro, che sono sempre più precari a causa della crisi finanziaria (che sancisce il crollo del sistema capitalista), difendendo così il potere di spesa della popolazione e quindi del mercato italiano. Certo c’è la pressante richiesta dell’Unione Europea di riportare sotto controllo i conti di un Paese allo sbando, che non ha una politica di sviluppo e che ha affrontato la crisi senza fare proprio niente, confidando nella natura anomala del credito delle imprese (meno esposte che in altri Paesi con il sistema bancario, perchè ottenere dalle banche italiane è un vero e proprio problema e questo limita lo sviluppo, ma difende da un’esposizione debitoria eccessiva) e della gente italiana, di cui è proverbiale la propensione al risparmio (perchè è secolare la sfiducia popolare nelle capacità dei nostri governanti di creare le condizioni per un futuro sereno).

Il governo si assuma le sue responsabilità allora, senza evocare fantasmi (a proposito, ma perchè certi timori non li esterna il Ministro degli Interni, invece che quello dello Sviluppo Economico?). Se toccheranno il futuro della gente rendendo incerto il posto di lavoro e restringendo l’accesso alla pensione a chi ha versato contributi tutta la vita, non saranno le Brigate Rosse a reagire, ma la gente stessa, stufa di un precariato assurdo ed una distribuzione sempre più oligarchica della ricchezza prodotta dal Paese (che è sempre la terza economia dell’Unione Europa, ma ha un’evasione fiscale da nazione sottosviluppata ed una raccolta fiscale iniqua ed ingiustamente distribuita) a rivoltarsi.

Non faccia confusione Signor Ministro, i suoi timori sono forse giustificati, ma il terrorismo non c’entra proprio niente.

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  1. #1 di pasquinando il ottobre 31, 2011 - 2:04 pm

    Ho appena finito di leggere questo post, che mi trova ancora una volta daccordo, e mi accorgo che ti sei iscritto alla mia mailing list…
    Adesso per meritarmi questo onore mi toccherà rigare dritto e postare con regolarità ;-)! Adesso farò altrettanto, così anch’io ti terrò d’occhio…

    Alla prossima,

    Lorenzo.

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