Archivio per febbraio 2013

Grillo, le piazze e lo tsunami che investe l’Italia

grillo“La nostra generazione voleva cambiare la società e non ci siamo riusciti: fatelo voi per piacere!” Dario Fo, davanti alla piazza Duomo gremita all’inverosimile ha espresso un sentimento che tanti di quelli che hanno vissuto gli anni ’70 avevano dentro.

“Io non sono il leader del Movimento 5 Stelle, sono solo il portavoce, perchè la vera forza è la rete, siamo tutti noi!” così Grillo davanti a ottocentomila persone (!!) a Piazza San Giovanni a Roma qualche giorno dopo, nel bel mezzo di un tripudio che ha sancito il successo inequivocabile di quella rivoluzione civile che nei prossimi due giorni spazzerà via la classe politica infame che abbiamo sopportato in tutti questi anni.

Una classe politica non si auto-riforma (quanto volte lo abbiamo scritto su Nuda Verità…), ha bisogno di uno shock o di un effetto esterno che la costringa (vedi il “rumore dei forconi sotto il Palazzo” che abbiamo sempre invocato), di una rivoluzione che le strappi il comando, ed ecco che il Movimento 5 Stelle si appresta a travolgerli proprio come uno Tsunami. A nulla sono valse le calunnie, le dietrologie, le ricerche per alimentare la macchina del fango che tanto è servita in passato per fare politica perchè nessuno è più solido di chi non ha niente da nascondere e oltre a predicare riesce a mettere in pratica principi “rivoluzionari” per l’Italia degli ultimi anni: Onestà, Trasparenza e Solidarietà.

Non è Grillo sono i i milioni di Italiani traditi, vilipesi, sfruttati e soggiogati che si stanno rivoltando: è una rivoluzione non violenta ma sentitissima dalla gente quella che si sta per svolgere nelle urne della nostra democrazia, anzi che si è già svolta visti i risultati nelle piazze in cui il Movimento ha tenuto i suoi comizi.

Per carità non associami neanche lontanamente questo fenomeno all’ascesa della Lega di Bossi perché mai questa ha potuto contare sula sollevazione popolare a cui stiamo assistendo in tutto il Paese: rappresentava interessi di parte e era un vero e proprio partito, strutturato e inserito nel sistema, mentre qui stiamo assistendo a la spallata che farà cadere il sistema, portata da un Movimento e non un partito, che usa il mezzo più potente (la rete) per parlarsi, dialogare, scegliere, cambiare l’Italia. Forse il fenomeno delle piazze mi può ricordare l’ascesa di Obama, con i suoi stadi pieni, ma forse neanche lui ha potuto assistere a una piazza con 800.000 persone che hanno scelto di finanziare il cambiamento.

Ci sono alcuni aspetti che non condivido (il contrasto con il dissenso interno, le aperture ai fascisti di CasaPound, il disprezzo dei media), ma sono comunque marginali rispetto all’opportunità storica che si presenta al Paese. Non è un colpo di Stato: si chiama democrazia e riportare il popolo al centro delle decisioni è la vera rivoluzione di Grillo alla quale non posso che applaudire con entusiasmo.

Siamo tutti stufi (io per esempio ho smesso di pubblicarne su Nuda Verità) dei contrasti tra Berlusconi e i giudici, le difese di un Monti che non è riuscito a svincolarsi dall’immagine prona nei confronti della Germania, dei sofismi impalpabili tra candidati liberisti e socialisti del PD, delle gnocche ignoranti del PDL sempre pronte a inneggiare al vecchio satiro, delle opinioni interessate di commentatori iscritti ai partiti, di manager ladri di professione che ripagano i partiti per le poltrone ricevute a suon di milioni sottratti alla comunità. Parafrasando Grillo, preferisco mille volte rischiare il salto nel buio con chi fa dell’onestà e della trasparenza il suo motore che partecipare al suicidio di massa con una classe politica infame e invito il Partito Democratico ad accorgersi del fenomeno (ieri Ambrosoli ha fatto timide, ma illuminate aperture basate non sulle alleanze programmatiche, ma su progetti concreti… finalmente!) per dare una mano invece di contrastare lo Tsunami che si è già abbattuto sull’Italia.

I giochi sono fatti: arrendetevi, siete circondati dal popolo italiano.

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Il Gran Rifiuto di Benedetto XVI

benedetto_xvi1Non era successo che una volta, 600 anni fa, che un Papa desse le dimissioni. Era toccato a Celestino V dimettersi per paura degli intrighi che si svolgevano attorno a lui (stando a quanto riporta la Storia), mentre altri 3 si dimisero perchè costretti: Giovanni XVIII nel 1009, Benedetto IX nel 1045 (questi poi si pentì della scelta e rientrò… in ufficio) e Gregorio XII nel 1400 a seguito del Concilio di Costanza. Adesso è stato Benedetto XVI a prendere tutti di sorpresa annunciando le sue dimissioni e annunciando un Conclave per eleggere il nuovo Papa a marzo.

Celestino V era un benedettino eremita, un filosofo, un uomo semplice chiamato al soglio di Pietro come scelta esterna (una sorta di pontificato tecnico se volete) per svincolare la Chiesa dalle lotte intestine tra guelfi e ghibellini era in corso una grave disputa tra gli Angiò, reali di Francia, e gli Aragona, reali di Spagna, per l’occupazione della Sicilia. Pietro da Morrone, questo era il vero nome di Celestino V era una figura ascetica, mistica e religiosissima, nota a tutti i regnanti d’Europa e tutti parlavano di lui con molto rispetto.La notizia dell’elezione gli fu recata da tre vescovi, nella grotta sui monti della Maiella, dove il monaco risiedeva. Sorpreso dall’inaspettata notizia, il monaco, forse anche intimorito dalla potenza della carica, inizialmente oppose un netto rifiuto che, successivamente, si trasformò in un’accettazione alquanto riluttante, avanzata certamente soltanto per dovere d’obbedienza. Tuttavia dopo solo 4 mesi dalla sua elezione… si dimise (“Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale.”).

Dante, non prese bene “il Gran Rifiuto” e la susseguente ascesa di Benedetto Caetani, noto al mondo come Bonifacio VIII, che tanto aveva influito sulla scelta delle dimissioni di Celestino V, mentre Petrarca riteneva che si dovesse considerare «…il suo operato come quello di uno spirito altissimo e libero, che non conosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino”.

Questa la storia, ma perchè Papa Ratzinger si è dimesso lasciando tutti i poteri in mano al Cardinale Camerlengo, Tarcisio Bertone? Stando alla nota ufficiale perché sente “il peso dell’età”, ma non mi riesce facile crederci, perchè sarebbe un po’ come dire che  si rinuncia al mandato ricevuto da Dio di guidare la Chiesa per andare in pensione. “Scusami Signore, ma sono stanco. Trovatene un altro.” Non ci posso credere: sarebbe una schiaffo gigantesco alla religione, un paragonare la Chiesa a un’azienda. Le motivazioni arriveranno di sicuro e forse qualcosa trasparirà nell’era di Vatileaks, ma forse è il caso di parlare un attimo dell’ispiratore, dell’unico non sorpreso da ìl gesto di Benedetto XVI: Tarcisio Bertone.

Ora che Benedetto XVI si è dimesso, l’uomo più potente di Santa Romana Chiesa si chiama Tarcisio Bertone. Il cardinale, infatti, non è solo Segretario di Stato del Vaticano, ma anche cardinale “camerlengo”. La figura che presiede la sala apostolica e che amministra i beni e i diritti temporali della Santa Sede quando quest’ultima è “vacante”. In caso di morte del papa, ovviamente, ma anche in caso di dimissioni. Sarà Bertone, dunque, a gestire in prima persona il periodo di transizione e qualcuno sostiene che abbia buone chance anche nella corsa al seggio di Pietro. Amico di Silvio Berlusconi e Gianni Letta (con cui ha creato un idillio durante l’ultimo governo del Cavaliere), Bertone è un vendicativo: negli ultimi anni gli attacchi dei nemici interni (che sono molti, dal cardinale Camillo Ruini al predecessore Angelo Sodano, passando per l’arcivescovo Giovanni Battista Re) sono stati respinti con durezza, e chi s’è permesso di fargli la fronda ha avuto la peggio. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato della città del Vaticano tra i primi ad aver contestato la sua nomina, viene spedito come nunzio apostolico a Washington (sarà proprio una lettera di Viganò pubblicata sul “Fatto” a dare il là a Vatileaks) mentre ad altri contestatori va ancora peggio, e finiscono a vivere in Africa e Papuasia.

Benedetto, Benedetto XVI: in che mani ci stai lasciando?

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Bersani scrive

bersaniLeggo su Nuovo e Utile, un blog molto interessante, il commento dell’autrice a una mail elettorale di Bersani e non resisto alla tentazione di riportarvene uno stralcio incoraggiandovi a leggervi tutto il post. Condivido pienamente e (qualora qualcuno degli “esperti” di comunicazione del PD volesse prendere qualche lezioncina su come si fanno le cose) invito a guardare come il team di Obama ha raffinato i contenuti della campagna per la raccolta fondi negli USA…

È domenica mattina. Apro la mail e ci trovo un messaggio di Bersani. Beh, mi fa piacere che mi scriva, finalmente. Do una scorsa rapida. Poi, siccome ho un po’ di tempo, comincio a leggere riga per riga. E fra le righe.
Così, mi parte l’embolo della revisione. Qui sotto vedete il risultato.

Cara elettrice, Caro elettore,

(dai, Bers, perché mi chiami “elettrice” in questa maniera così distaccata, come se fossi una sconosciuta-portatrice-di-voto qualsiasi, e non una che ha fatto due volte la fila al gelo per votare   –  e, per inciso, votarti  –  alle primarie, e ha zampettato nella neve per rivotare alle primarie regionali? E poi, benedetto uomo: perché mi metti una maiuscola dopo la virgola? E, qui sotto, di nuovo?)
Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio
(ehi, è il muro del suono quello che si buca. Il muro del silenzio, di solito, si rompe: bucarlo non basta. Ma nelle metafore, si sa, ti capita di inciampare. Tranquillo: ti voglio bene lo stesso.)
che per anni aveva circondato le nostre iniziative.
(… quali anni? Quale muro del silenzio? Quali iniziative? Non capisco: mi stai dicendo che le primarie sono state un’ideona mediatica che ha procurato un sacco di share e non, come credevo, un grande, moderno, entusiasmante, vincente esperimento di democrazia partecipata? E mi stai dicendo che, prima delle primarie, nessuno ti si filava? Tu, il segretario del primo partito del paese? … su, dai, non fare così).

(…)

Per il bene del Paese abbiamo sostenuto un governo di transizione. Lo abbiamo fatto lealmente e con trasparenza, anche se non tutto ciò che è stato fatto ci è piaciuto.
(ecco. Se tagliavi tutto il primo paragrafo e cominciavi da qui era meglio. Magari, guadagnando un paio di righe potevi perfino  spiegare che cosa intendi  dire scrivendo “non tutto ciò”.)
Sappiamo bene, perché noi democratici viviamo in mezzo alla realtà comune dei nostri concittadini, quale sia oggi la sofferenza, il disagio, la sfiducia.
(… “quali siano”: sono tre cose, il verbo va al plurale. E che vuol dire “viviamo in mezzo alla realtà comune”? Esiste una “realtà non comune”? E, accidenti, perché non usi verbi forti invece che blandi nomi, una volta tanto? Non un generico “c’è sofferenza”, ma: i cittadini soffrono. Temono il futuro. Sono sfiduciati. E – non dimentichiamolo – infuriati).
Conosciamo la realtà e non la nascondiamo dietro rappresentazioni di comodo. Ma conosciamo anche le energie positive che l’Italia può mobilitare per una riscossa.
(Bers, Bers, sempre a prendere le distanze e a mandare avanti i concetti astratti: l’eco di Bandiera rossami intenerisce, ma ammetterai che non è un gran guadagno passare da “avanti popolo” a “energie positive” che l’Italia può mobilitare per la “riscossa”: di nuovo, dalla concretezza sanguigna del popolo all’astrattezza delle energie.  E no, accidenti, non “l’Italia”! Sei tu che le mobiliti. Forse, magari. Se ti concentri un po’.)

(…)

Il 24 e 25 febbraio ci sarà la sfida alla quale ci stiamo preparando da tempo. La tua iniziativa personale
(Ma che iniziativa “personale”? Una campagna elettorale è un grande, entusiasmante sforzo collettivo a cui ciascuno contribuisce. E proprio a te devo ricordarlo? Insomma: prima ci voleva un “tu”. Qui invece ci vuole un grande, ecumenico, emozionante “noi”)
sarà il valore aggiunto
(che cosa c’entra questa gelida terminologia economicistica, “valore aggiunto” – sinonimo: plusvalore?)
che potremo portare nei giorni finali
(ah, vabbe’, nei giorni finali. Posso starmene a dormire ancora per un paio di settimane.)
della campagna elettorale.

Vediamo se riusciamo a perdere anche in queste cruciali elezioni, vista la “gioiosa macchina da guerra” del PD….

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