Lottare per l’emergenza Pompei

bOttimo risultato quello raggiunto da Riparte il Futuro, l’iniziativa di Libera e Gruppo Abele, che ha ottenuto l’audizione del generale Giovanni Nistri, nominato per gestire l’emergenza Pompei, alla commissione Beni Culturali del Senato. E’ un dovere rendere pubblico quanto si sta facendo per salvare Pompei e vigilare passo dopo passo sulla Road Map per il salvataggio.

Mentre Pompei si sta letteralmente sbriciolando, inefficienze, malaffare e corruzione, incapacità di spendere le risorse disponibili sono infatti rischi concreti, visto quanto c’è voluto per semplicemente venire a conoscenza di quanto si stia facendo. Bisogna invece reagire e salvare davvero Pompei, puntando sulla trasparenza, la qualità e la legalità.

Nella relazione del generale Nistri ci sono sia l’analisi puntuale dei problemi da risolvere sia le risposte possibili. Vengono denunciati gli intrecci societari che finiscono per avvantaggiare i “soliti noti” e i rischi d’infiltrazione della criminalità organizzata, ma si propone anche la piena trasparenza e la piena accessibilità dei cittadini a tutti i dati e le informazioni disponibili, attivando così un vero e proprio monitoraggio civico come già previsto dal progetto Open Pompei.

Patrimonio dell’umanità per l’UNESCO sin dal 1997, nei primi dieci anni del nuovo millennio Pompei richiama oltre due milioni di turisti all’anno (dati Soprintendenza della Repubblica) e nel 2013 è il secondo sito italiano per numero di visitatori con un guadagno lordo totale di €20.337.340,30(dati Ministero Beni Culturali).Tutti sappiamo quanto Pompei abbia potenzialità di attrazione di pubblico e di investimenti di molto superiori se gestita in maniera organizzata oltre che onesta, ma bisogna fare in fretta.

Dopo numerose denunce dello stato di degrado dell’area nei mesi precedenti, nel 2010 la Casa dei Gladiatori subisce un gravissimo crollo probabilmente a causa di infiltrazioni di acqua e il  Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano dichiara: “Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia. Chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». (articolo su Corriere.it) L’Unione europea stanzia un finanziamento per far fronte al pericolo di crolli, dando formalmente il via al Grande Progetto Pompei che avrebbe dovuto riqualificare tutta l’area a partire dai mesi successivi.

Non succede invece niente se non le dimissioni del tenero Biondi, ma, nel febbraio 2013 alcune persone coinvolte negli appalti della ristrutturazione vengono indagate dalla Guardia di Finanza per corruzione, frode, abuso d’ufficio e truffa nell’affidamento e nella gestione di alcuni contratti sui lavori di messa in sicurezza eseguiti a Pompei. (articolo su La Stampa)

Nel marzo del 2014 si verificano tre crolli in meno di 24 ore. ”Occorre un piano di interventi straordinario che metta in sicurezza l’intera area perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero”, è l’allarme lanciato dal presidente della commissione nazionale italiana per l’Unesco Giovanni Puglisi.(Ansa.it)

Nel giugno 2014 si verificano altri due cedimenti strutturali in una bottega nel Regio VIII.

L’emergenza è ancora in corso, ma almeno adesso, per merito di Libera, non ci sarà più il silenzio.

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