Archivio per settembre 2015

La FED alimenta la paura sui mercati

1Non posso esimermi da scrivere un altro articolo sull’economia (o forse dovrei parlare di finanza?) dopo la decisione della FED, la Banca centrale USA, di non alzare i tassi di interesse che negli Stati Uniti d’America  sono praticamente a zero (0-0,25) da quasi 10 anni, da quando la misura fu introdotto per contrastare la Grande Crisi del 2008.

Fornire denaro “fresco” al mercato per allentare la morsa del declino finanziario è una forma di droga che viene fornita ogni giorno agli operatori e alle banche e, nonostante il contrasto degli integralisti, è una misura ampiamente adottata (si veda, solo a titolo di esempio, il Quantitative Easing che la Banca Centrale Europea ha annunciato continuerà fornire al mercato europeo che ancora si dibatte nella via di uscita dalla crisi) e che, stando ai risultati dell’economia reale (disoccupazione, crescita delle imprese, aumento dei salari, ecc.) qui negli USA ha funzionato benissimo, riportando il Paese a livelli pre-crisi oramai conclamati.

Eppure la FED ha deciso di rimandare ancora una volta, nonostante la signora Yellen annunci un rialzo dei tassi di interesse da anni oramai. Perché? Vediamo punto per punto in maniera da cercare di trarne qualche conclusione:

  1. l’ulteriore procrastinare della FED ha lanciato un messaggio preoccupante ai mercati mondiali (e non solo quello USA) sullo stato di salute degli Stati Uniti, tanto da necessitare ancora un po’ di “droga”, come quando si dibatteva nella morsa della crisi. In un momento di grande preoccupazione per l’economia mondiale, con il tracollo delle economie emergenti, compresa la Cina che ha “tirato il carretto” negli ultimi 10 anni mentre il mondo occidentale annaspava, questo certamente peggiora ulteriormente le cose. Guardate la volatilità sui mercati! Una maggiore incertezza significa minore crescita. Un aumento dello 0,25% (come era stato preventivato) non sarebbe stato molto e avrebbe calmato l’ansietà.
  2. La FED ha indicato proprio le incertezze del mercato come uno dei motivi del mancato rialzo dei tassi. Tuttavia i mercati sono un luogo dove si trattano prezzi e merci (le azioni in questo caso), il punto finale della filiera economica e finanziaria. Come mai l’istituzione governo del mercato USA si fa guidare invece di dare una direzione ai mercati stessi? Per di più l’incertezza dei mercati era derivata dalle crescenti difficoltà della Cina e delle economie emergenti (o dovrei parlare di finanza?) e non quella a stelle e strisce che invece corre come un treno (l’economia reale!). Per di più, se il declino della seconda economia mondiale era sfuggito alla FED in precedenza allora siamo veramente nei guai.
  3. Una delle motivazioni addotte è stata l’inflazione, che resta ancora sotto il livello atteso dalla Banca Centrale (manca uno 0,1% al 2% atteso!), ma è oramai chiaro che le metriche usate dal governo americano per l’inflazione non si riflettono affatto sui prezzi dei supermercati. Quanti hanno visto un ribasso sui carburanti nonostante il calo del prezzo del greggio? Ovviamente non abbiamo un’inflazione come negli anni ’70, ma l’aumento di prezzi è evidente a tutti, negli USA (così come in Italia).
  4. E’ chiaro che il tasso di disoccupazione non è importante per la FED, nonostante fosse uno dei parametri chiave. Il 5.1% di disoccupazione misurato fino al mese di agosto scorso è sicuramente migliore del 6,5% indicato a  suo tempo come il livello sotto il quale si sarebbe alzato il tasso di interesse. Va tuttavia detto che la percentuale non tiene conto di tutti quelli che hanno rinunciato a cercare lavoro.
  5. Gli interessi bassi erano intesi a stimolare la gente ad investire, ma io, come tanti altri,  cerco di risparmiare fino all’ultimo centesimo in questo periodo pieno di incertezze e nubi all’orizzonte. La decisione della FED mi costringe sempre più in questa direzione, visto che neanche la Banca Centrale USA ha fiducia nella propria economia al punto da smettere di drogarla.
  6. il debito pubblico USA è oramai a livelli di vera insostenibilità, dopo tutti gli sforzi fatti per stimolare l’economia a uscire dalla Grande Crisi. Un dollaro forte avrebbe aiutato il Paese a controllare la crescita di un debito pubblico che porta rischi gravissimi se fuori controllo. La decisione della FED ha invece indebolito il dollaro, portando ulteriori elementi di preoccupazione per i mesi a seguire.
  7. La credibilità della FED non è l’unica cosa che è uscito incrinata dall’attesissima riunione di ieri (“ma sanno che stanno facendo?” “hanno dati diversi da quelli dei mercati?” “è in arrivo un’altra crisi?”sono alcuni dei commenti che si possono leggere in questi giorni e di cui ho già tratto qui). Si è incrinata la fiducia nella capacità degli USA di prendere per mano l’economia mondiale e questo è un vero disastro.

Vedremo nei prossimi giorni come tutto questo andrà a finire.

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Riflessioni sull’economia mondiale

1E’ pericoloso parlare di economia in questi giorni caratterizzati dall’isteria collettiva e dalla consequente volatilità globale.

La crisi del secondo motore dell’economia mondiale, la Cina che è ancora basata sulla produzione industriale del Paese anche se in graduale apertura incondizionata ai mercati  è sicuramente una cattiva notizia per il mondo che contava sull’imponente volume d’affari, in vertiginosa crescita negli ultimi dieci anni, ma non era inattesa, anche se rivelata a sorpresa dalla clamorosa svalutazione della moneta cinese prima che i dati sulla produzione industriale cinese affossassero i mercati mondiali, dando inizio ad una “correzione” dolorosissima che sembra continuare oramai oltre le due settimane. Pechino oltretutto si sta ancora affacciando alla finanza mondiale e flirta da tempo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per un posto nel paniere delle monete di riferimento. In cambio sono state richieste riforme (o “misure correttive” come le ha definite Pechino) per garantire una sempre maggiore liberalizzazione degli scambi finanziari e quando la svalutazione dello yuan è stata annunciata, l’istituto di Christine Lagarde è stato esplicito nelle sue congratulazioni, mentre i mercati si schiantavano per la prima volta l’11 agosto.

Gli Stati Uniti, che crescono addirittura al di la delle previsioni e sono riusciti a portare il tasso di disoccupazione a livelli endemici sul mercato, sono l’unica economia reale in grado di reggere il peso dei mercati mondiali, seguiti a ruota dall’Europa che tuttavia non ha ancora consolidato la sua agognata ripresa dall’ultima crisi. ll problema tuttavia è che il valore della moneta americana non rispetta la situazione reale ed ha un quotazione troppo bassa rispetto a quanto dovrebbe essere per una valuta che rappresenta un’economia florida come quella USA, in un contesto deprimente come quello del resto del pianeta. Si è fatti di tutto per mantenere il dollaro il più basso possibile per rilanciare l’economia, immettendo grandi quantitativi di denaro sul mercato e i progressi sono evidenti, visto lo stato di salute dell’economia USA. Tuttavia, la Federal Reserve ha cautamente ventilato l’intenzione di alzare il tasso d’interesse, per la prima volta da dieci anni, a partire proprio dal mese di Settembre e questo porterà a scoprire le carte per un economia che non potrà più contare sulle facilitazioni della banca centrale: sarà in grado di reggersi da sola?

Anche questo però è un fatto noto: è più di un anno che la FED ne parla, prima come ipotesi, poi come dato di fatto e ancora adesso si dibatte sul quando fare l’intervento dovuto ed io mi auguro che non sia procrastinato troppo. Altro che soldi facili: è così che crescono le bolle speculative e sappiamo tutti i danni che queste comportano. Tuttavia sono molti quelli che strillano le proprie angosce, per paura che l’intervento faccia decrescere ancora il valore delle azioni in un mercato già in grande sofferenza, ma non sono pochi quelli che credono o sperano che questo sia già un ri-aggiustamento del mercato al nuovo valore, anticipando l’aumento dei tassi di settembre o dei mesi successivi, prima della fine del 2015.

La crisi cinese ha toccato il fondo? La FED alzerà i tassi di interesse? Non si possono avere certezze in questo mercato che apre ancora solo per dare spettacolo, visto che le contrattazioni vanno avanti oramai 24 ore al giorno in maniera assolutamente automatizzata. Il dato di fatto è che mondo crescerà molto più lentamente (e forse non è una cosa negativa, per molti aspetti) e l’unica nazione che ha avuto la fortuna di avere una guida lungimirante e ispirata nell’affrontare la Grande Depressione del 2008 sembra destinata a prendere ancora una volta per mano il pianeta. Viste le alternative, mi auguro che lo faccia con decisione e rispetto.

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