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La testa di Marino

2La testa del Sindaco di Roma, è caduta sul degrado che sta facendo marcire la Capitale italiana, e la sua straordinaria eredità storica e artistica. Trovatemi un solo residente a Roma che sia soddisfatto del stato in cui si trova la città, immersa nello sporco, attanagliata dal malaffare e immobilizzata dalla burocrazia. E’ un dolore immenso, ancora più che una rabbia, quello che provoca la situazione, ma non credo che sia possibile darne la colpa a Ignazio Marino.

Oggettivamente questo è il primo Sindaco della storia capitolina a pubblicare il resoconto delle proprie spese, inclusi gli scontrini su cui è montata la polemica che  ha portato alle sue dimissioni, ma questo è un altro discorso.  Ha cercato di far lavorare i dipendenti dell’ATAC e gli altri funzionari della pubblica amministrazione, messo mano alle licenze di balneari e delle bancarelle ambulanti riducendo non poco l’impero economico dei clan locali, ha ridotto al lumicino il business dei ras delle discariche, si è battuto per i diritti civili di tutti, sfidando la magistratura e il governo Renzi, con il suo crescente potere di influenza.

Marino, era partito forte con addirittura il 60% delle preferenze elettorali ed era succeduto al seggio capitolino mettendo fine alla tetra epoca Alemanno che, ironizzando con il nome, aveva portato la barbarie nel cuore della Città Eterna. Il disarmante stato di abbandono della città e della vita della popolazione è un retaggio pericolosissimo per chiunque e non si può negare che Marino abbia cercato di affrontare l’impegno a testa bassa, pestando molti piedi autorevoli nel farlo, compresi quelli oltre il Tevere. Le sue scarse capacità diplomatiche erano mal sopportate e francamente credo che Marino ci abbia messo del suo sacco nel generare gli attacchi personali e professionali oltre che politici che il poveruomo ha subìto dalla “macchina del fango” della destra nostrana.

A questo punto i comici hanno cominciato a sghignazzarci sopra, coprendolo di ridicolo. “Marino deve dimostrare di saper governare” aveva tuonato Matteo Renzi pochi giorni fa, dopo che il Papa, assolutamente indispettito dallo stato in cui versa l’organizzazione del Giubileo a Roma, aveva pubblicamente smentito l’incauto Ignazio sulle ragioni del suo viaggio a Filadelfia, nel mezzo della bufera dello “scontrinopoli”,  l’incidente amministrativo che lo ha finalmente costretto alle dimissioni.

Aveva dichiarato di voler ripagare per intero le spese (€20,000) effettuate nel corso del mandato,  per chiudere la polemica, un gesto che immagino dovesse razionalmente far tornare l’attenzione sui problemi realmente drammatici della città risolvendo una questione ridicola, che riguarda scontrini da “lussuose” cene da €140, ma è stato invece (giustamente) interpretato come un’ammissione di colpa. Francamente credo che per il Sindaco della città di Roma abbia speso poco, ma è un vizio di tanti italiani “fare la cresta” sulle spese e quando è stata pubblicata la lettera dell’Università americana in cui lavorava il prof. Marino, in cui si chiude il rapporto di lavoro per questioni amministrative riguardanti proprio altri scontrini,  il verdetto è stato emesso: vittima della sua stessa opera si è dimesso, cosa assolutamente straordinaria in un’Italia piena di indagati e condannati che restano stretti alla poltrona.

Ricorda che la legge gli da 20 giorni per revocarle e mi domando: perché lo dice? Si aspetta una sollevazione popolare in suo favore? In ogni altra condizione, ritirare le dimissioni sarebbe clamoroso e credo impossibile a questo punto e allora perché lascia intendere che potrebbe farlo nei prossimi 20 giorni? Suona molto male: appare come un gesto disperato perché, caro professore, una volta date di fronte all’opinione pubblica, le dimissioni si ritirano solo se qualcuno glielo chiede. Quindi, scartando tutti i partiti politici, PD in testa, glielo potrebbe chiedere il Vaticano, visto che il Giubileo è veramente alle porte (oltre al fatto che affrontarlo senza Sindaco non è bello per la Città Eterna) o glielo può chiedere l’opinione pubblica a furor di popolo. A quali di questi scenari lega il possibile esercizio dei suoi diritti legali sulle dimissioni?

Condivido invece pienamente una cosa del discorso con cui da le dimissioni: per chiunque sarà il suo successore la strada maestra deve continuare ad essere il risanamento della città e delle condizioni di vita della sua popolazione. Ci vuole molta forza per contrastare i “poteri forti” che attanagliano Roma, ma ad un’azione comune deve essere necessariamente affiancata anche una strategia efficace e grandi capacità diplomatiche e persuasive. Chiunque sarà il nuovo leader, i romani non possono (e non devono!) accettare niente di meno.

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Renzi, la lingua inglese e lo Shish

Mi ha capitato di vedere questo video:

e li per li mi ci sono innervosito nel vedere le continue figure meschine che facciamo ogni volta che un nostro rappresentante istituzionale va all’estero, alimentando gli stereotipi dell’italiano provinciale e ignorante che vuole apparire senza essere. Poi Google mi ha proposto le parodie di questa figuraccia di Renzi, che appaiono sulla rete e non ce la faccio a smettere di ridere.

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Truffe e inganni di un governo illegittimo che scherza col fuoco

democrazia-italia_530x0_90Un Parlamento eletto con una legge giudicata illegittima con gravissimo ritardo (8 anni!) dalla Corte Costituzionale, guidato da un governo di “larghe intese” che non riesce a fare granchè e quello che fa viene giudicato illegittimo dalla magistratura. Ecco lo splendido scenario (sigh!) in cui il popolo italiano si trova alla fine di questo 2013.

E nel frattempo milioni di persone sono oramai ridotte alla povertà, senza un lavoro e senza prospettive, i giovani sono costretti a emigrare per cercarsi un futuro, l’economia è allo sbando senza uno straccio di piano industriale e con migliaia di aziende che chiudono le attività strangolate dalle tasse e dall’ignavia della burocrazia oltre che dalla scarsa competitività sul mercato globalizzato, i beni culturali ereditati dalla gloriosa storia del Paese che si sbriciolano (vedi la triste realtà di Pompei dove ogni settimana crolla qualcosa), i servizi, i trasporti, le scuole, la sicurezza, la sanità che hanno smesso di funzionare anche ai livelli minimi a cui erano ridotti.

Ecco allora che scende in piazza il popolo dei “forconi”, inneggiando alla rivolta, gridando un “tutti a casa” che non ha nulla da proporre, se non  la sempre crescente rabbia della gente, che finisce in preda al populismo più becero, degno dei fascisti che li infiltrano (basta vedere quelli che vanno alle manifestazioni con gli Hummer per capire…) per rimestare nel torbido con un’altra marcia su Roma…

Non c’è che dire: siamo proprio messi bene…

E i nostri “cari leader” che fanno? Silvio è in geriatria a leccarsi… le ferite in attesa del prossimo colpo, Alfano giudica di “estrema sinistra” Renzi (da non crederci) che a sua volta gioca a stuzzicare Grillo  che è alle prese con tentazioni autoritarie nonostante le cose (molto poche) buone che il Movimento è riuscito a fare. “Se vuoi che rinunciamo al finanziamento pubblico, firmale riforme con noi!” Gli ha urlato dal palco dell’incoronazione a Segretario del PD. Ma scherziamo? Non gli risulta che i rimborsi elettorali siano stati giudicati illegittimi dalla Corte dei Conti (“tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’antipolitica”,  Procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, sollevando la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti)?

“La violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti, – continua il procuratore – i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993″. La differenziazione degli importi dei “rimborsi” dopo il primo anno dalle elezioni “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare”

Una truffa con destrezza, caro Renzi, che il PD della svolta dovrebbe correggere immediatamente se fosse vera anche solo parte delle buone intenzioni. Altro che chiederei contropartite! E, visto che ci sei, di a Letta che l’alibi è stato trovato e, dunque, si può parlare serenamente di argomento archiviato, almeno per i prossimi sei mesi, se non di più. La legge sul finanziamento pubblico ai partiti, senza la quale, solo pochi mesi fa, sembrava che il governo fosse pronto a mettere a ferro e fuoco il Parlamento, adesso è diventata “sub giudice”…

I “rimborsi”, intanto, continuano a botte di cinque anni, sempre a gonfie vele anche se la cifra che si sono intascati i partiti fino ad oggi, vista anche la crisi, è di  2,7 miliardi di euro, nonostante 31 milioni di italiani, nell’aprile del 1993, avessero votato di non dargli più una lira. E poi ricorda a Letta che nel suo decreto legge sono contenute una serie di storture che non risolvono assolutamente il problema così come impostato dal giudice contabile alla Consulta. Si prevede, infatti, l’iscrizione dei partiti che possono depositare il proprio nome nell’apposito registro e accedere al finanziamento, mentre altri no (guarda caso, i Cinque Stelle, perché non hanno lo Statuto), ma a pagare è sempre lo Stato, cioè i cittadini! Per l’anno in corso e i prossimi tre anni, l’esborso sarà sempre forte: nel 2014, 91 milioni di euro; 54 milioni e 600mila per il 2015; 45 milioni e mezzo per il 2016 e per il 2017 circa 36 milioni 400 mila. A queste somme si aggiungono le donazioni dei cittadini che potranno dare il due per mille mentre il tetto del finanziamento da parte dei privati è stato innalzato, alla fine, fino a oltre 100mila euro.

Insomma, l’ennesimo modo per aggirare la volontà popolare…

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Bersani scrive

bersaniLeggo su Nuovo e Utile, un blog molto interessante, il commento dell’autrice a una mail elettorale di Bersani e non resisto alla tentazione di riportarvene uno stralcio incoraggiandovi a leggervi tutto il post. Condivido pienamente e (qualora qualcuno degli “esperti” di comunicazione del PD volesse prendere qualche lezioncina su come si fanno le cose) invito a guardare come il team di Obama ha raffinato i contenuti della campagna per la raccolta fondi negli USA…

È domenica mattina. Apro la mail e ci trovo un messaggio di Bersani. Beh, mi fa piacere che mi scriva, finalmente. Do una scorsa rapida. Poi, siccome ho un po’ di tempo, comincio a leggere riga per riga. E fra le righe.
Così, mi parte l’embolo della revisione. Qui sotto vedete il risultato.

Cara elettrice, Caro elettore,

(dai, Bers, perché mi chiami “elettrice” in questa maniera così distaccata, come se fossi una sconosciuta-portatrice-di-voto qualsiasi, e non una che ha fatto due volte la fila al gelo per votare   –  e, per inciso, votarti  –  alle primarie, e ha zampettato nella neve per rivotare alle primarie regionali? E poi, benedetto uomo: perché mi metti una maiuscola dopo la virgola? E, qui sotto, di nuovo?)
Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio
(ehi, è il muro del suono quello che si buca. Il muro del silenzio, di solito, si rompe: bucarlo non basta. Ma nelle metafore, si sa, ti capita di inciampare. Tranquillo: ti voglio bene lo stesso.)
che per anni aveva circondato le nostre iniziative.
(… quali anni? Quale muro del silenzio? Quali iniziative? Non capisco: mi stai dicendo che le primarie sono state un’ideona mediatica che ha procurato un sacco di share e non, come credevo, un grande, moderno, entusiasmante, vincente esperimento di democrazia partecipata? E mi stai dicendo che, prima delle primarie, nessuno ti si filava? Tu, il segretario del primo partito del paese? … su, dai, non fare così).

(…)

Per il bene del Paese abbiamo sostenuto un governo di transizione. Lo abbiamo fatto lealmente e con trasparenza, anche se non tutto ciò che è stato fatto ci è piaciuto.
(ecco. Se tagliavi tutto il primo paragrafo e cominciavi da qui era meglio. Magari, guadagnando un paio di righe potevi perfino  spiegare che cosa intendi  dire scrivendo “non tutto ciò”.)
Sappiamo bene, perché noi democratici viviamo in mezzo alla realtà comune dei nostri concittadini, quale sia oggi la sofferenza, il disagio, la sfiducia.
(… “quali siano”: sono tre cose, il verbo va al plurale. E che vuol dire “viviamo in mezzo alla realtà comune”? Esiste una “realtà non comune”? E, accidenti, perché non usi verbi forti invece che blandi nomi, una volta tanto? Non un generico “c’è sofferenza”, ma: i cittadini soffrono. Temono il futuro. Sono sfiduciati. E – non dimentichiamolo – infuriati).
Conosciamo la realtà e non la nascondiamo dietro rappresentazioni di comodo. Ma conosciamo anche le energie positive che l’Italia può mobilitare per una riscossa.
(Bers, Bers, sempre a prendere le distanze e a mandare avanti i concetti astratti: l’eco di Bandiera rossami intenerisce, ma ammetterai che non è un gran guadagno passare da “avanti popolo” a “energie positive” che l’Italia può mobilitare per la “riscossa”: di nuovo, dalla concretezza sanguigna del popolo all’astrattezza delle energie.  E no, accidenti, non “l’Italia”! Sei tu che le mobiliti. Forse, magari. Se ti concentri un po’.)

(…)

Il 24 e 25 febbraio ci sarà la sfida alla quale ci stiamo preparando da tempo. La tua iniziativa personale
(Ma che iniziativa “personale”? Una campagna elettorale è un grande, entusiasmante sforzo collettivo a cui ciascuno contribuisce. E proprio a te devo ricordarlo? Insomma: prima ci voleva un “tu”. Qui invece ci vuole un grande, ecumenico, emozionante “noi”)
sarà il valore aggiunto
(che cosa c’entra questa gelida terminologia economicistica, “valore aggiunto” – sinonimo: plusvalore?)
che potremo portare nei giorni finali
(ah, vabbe’, nei giorni finali. Posso starmene a dormire ancora per un paio di settimane.)
della campagna elettorale.

Vediamo se riusciamo a perdere anche in queste cruciali elezioni, vista la “gioiosa macchina da guerra” del PD….

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vogliamo sapere quale sarà il futuro dell’Italia

Che 2012 ragazzi…

Facevo benzina a un distributore automatico dove un ragazzo dello Sri Lanka aiutava a fare rifornimento in cambio della mancia mentre si è fermato un’altra macchina dall’altro lato e il conducente, un uomo sui 50 anni, gli ha chiesto se poteva anticipargli €5 per fare benzina. Il ragazzo dello Sri Lanka gli ha detto di no e si è girato verso di me dicendo: “Tutti i giorni viene e fa €5 di benzina… ma dove ci va con €5?”. Non molto lontano, questo è sicuro, ma che tristezza… Il Paese è allo sfascio e la gente è ridotta alla fame. Basta girare e guardare quello che succede tutti i giorni: negozi che chiudono, migliaia di persone che chiedono la carità in mezzo alla strada e tanti altri che non la chiedono e vivono tra i cartoni o negli angoli delle stazioni.

La maggioranza della gente regge a fatica, mangiandosi i risparmi di una vita per sopravvivere, sperando che le cose migliorino in questo 2013 che sta arrivando, ma con pochissime speranze.

A gennaio ci martelleranno i timpani con programmi di risanamento del Paese, adesso che sta crollando, pezzo dopo pezzo, dalle scuole, alle aule di Giustizia, agli ospedali. Monti si vanterà di aver evitato la catastrofe, ammonendo che poteva andare peggio, che le banche italiane non sono fallite, e che l’Agenda del Professore è la strada migliore per risanare il Paese partendo dai suoi conti pubblici. Berlusconi starnazzerà oscenità e minacce in preda alla sua follia senile, litigando in diretta con tutti, mentre Maroni cercherà di spremerlo in cambio di un appoggio della Lega del dopo-Trota, che nessuno sa quanti avranno il fegato di votare. Bersani è stato preso alla sprovvista dalla discesa/salita in campo di Monti e, a botta calda, ha provato a protestare: “Ma come fa a guidare il governo in carica e presentarsi alle elezioni?” Poi evidentemente gli hanno spiegato che lo fanno tutti i Capo del Governo uscenti a tutte le elezioni, e Monti ha assicurato la nazione che lui è sobriamente super partes nelle “ridotte funzioni della straordinaria amministrazione”  e faziosamente pro Monti nel tempo libero. Bersani è in vantaggio ma non può farsi prendere alle spalle così! Tutti sanno che le banche italiane non sono fallite grazie ai miliardi che sono stati prelevati dalle tasche di quelli che pagano le tasse e che sono confluiti nelle casse degli Istituti di Credito che li hanno usati per ricomprarsi un po’ di quel debito pubblico che le banche estere non volevano più accollarsi. I mercati si sono tranquillizzati perchè lo spettro di un’insolvibilità del nostro Paese si è dissipato, ma i soldi che sono stati necessari per questo vengono dalla carne viva del popolo italiano oltre che dai tagli ai servizi civili e ai diritti sindacali. E’ questo il futuro che viene prospettato al Paese? Vogliamo parlare di programmi di sviluppo e non di contabilità per una volta? Qual’è il Piano Industriale, quello per i Beni Culturali, per la Scuola, la Sanità e la Giustizia, la lotta all’evasione e alla Mafia? Qual’è la visione del prossimo governo? Sono questi gli argomenti con cui parlare alla gente e non le farsesche beghe tra partiti o leader veri e presunti della politica italiana. Bersani: Monti non ha bisogno di schierarsi, perchè è l’unico con un’agenda chiara di quello che vogliono fare al Paese. Lo ha capito anche Casini che adesso fatica a vedersi sbiadire dietro al Professore che aveva tanto opportunisticamente invocato.

Personalmente ne ho le scatole piene di programmi finanziari e delle liste di provvedimenti, magari individualmente validi, ma che non hanno una visione complessiva, una strategia per uscire da questo stato di intollerabile degrado in cui versano le nostre vite ogni giorno dell’anno, Capodanno compreso.

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Crozza, le primarie e gli ospedali

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primarie, elezioni e corruzione: i partiti brancolano nel buio

Che confusione! I moti riformatori che animano il Paese (finalmente), stanno generando una confusione biblica, sintomatica dell’incompetenza di questa classe politica decisamente pericolosa per noi tutti, nel presente oltre che nel futuro.

Mentre la Fornero si butta nella mischia populista con battute sulle capacità di scelta del lavoro da parte dei giovani (!!) degne del peggior Berlusconi, Passera lascia trapelare velleità politiche (che non sono mai state nascoste) e il “povero” Monti si auto-brucia dicendosi pronto a accettare candidature per il bene del Paese pur non candidandosi ufficialmente (che bisogno ne ha? E’ già senatore a vita…), di fatto smentendo se stesso, i partiti brancolano nel buio pesto, agitandosi come mai prima per schivare il fango che piove da ogni lato (es. Regioni, istituzioni, Finmeccanica, processi vari, mafia, ecc.).

Sul fronte del PD Bersani rifiuta di invitare Dalema a correre per la candidatura democratica e sfida Renzi sulle amicizie pericolose con probabili finanzieri evasori, mentre Vendola sembra essersi avviato sulla strada già battuta dal desapareicido Bertinotti, tra cachemire e orecchini d’oro, mentre nel PDL è il collasso vero, con Berlusconi costretto a lasciare il fronte della politica (anche se il vero addio è stato quando gli subentrò il “povero” Monti), subissato dalla carestia finanziaria delle sue imprese, con Mediaset in prima fila, processi in dirittura d’arrivo senza la copertura del legittimo impedimento e una cerchia di colleghi di partito indaffarati a spolpare sino all’ultima risorsa pubblica, che definire indecenti o squallidi sarebbe un complimento. I sondaggi parlano chiaro e il “buon” Silvio deve mollare uno dei fronti per potersi dedicare ai suoi affari (questa volta per salvarsi e non per continuare a arricchirsi alle nostre spalle).

Alle primarie del PDL (udite, udite!) si candidano Galan, la Santanchè e il “fido” Alfano, un altro democristiano, come Renzi dall’altra parte (ironico non trovate che due rampolli della DC siano candidati a rinnovare gli schieramenti politici post DC…?), mentre Maroni si candida a sostituire il “casto” Formigoni, cercando di formare almeno una Padania amministrativa visto che la Lega già guida Veneto e Piemonte.

Tra i “non partiti”, Grillo continua imperterrito a mietere consensi, i suoi comizi sono adunate spettacolari come ben si addice a chi con il pubblico ha speso una vita. Gi intellettuali non lo accreditano a un ruolo nazionale, prevedendo una vittoria del PD alle elezioni di primavera, un po’ come successe con il crollo della DC quando si parlava della facile vittoria del partito di Occhetto; poi scese in campo il “buon” Silvio con la “fida” Lega al fianco…

Attenzione quindi a Grillo, ma non solo. Si muovono industriali decotti (Montezemolo, che si appresta a essere fatto fuori anche dalla Ferrari per il noto antagonismo con Marchionne e che ha già annunciato le dimissioni da NTC – quella di Italo – o giustappunto Della Valle) ingolositi dall’opportunità di riempire il vuoto pneumatico che regna nella politica, e vecchi tromboni che si ergono a salvatori della Patria, pronti a fare del “povero” Monti un santo e cavalcare la ripresa economica che tutti prevedono proprio dalla prossima primavera.

Che confusione! Non si sa neanche quali saranno le regole del gioco (vedi nuova legge elettorale o semplicemente quelle delle primarie…) e tutti si azzannano tra di loro, dimenticandosi di guidare il Paese.

Gli italiani, schifati e stretti nella difficoltà di vivere, li manderebbero tutti al rogo, ma non si può perché i giudici dicono che sarebbe un crimine e non legittima difesa come pensano in molti.

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Renzi, le primarie del PD e il futuro dell’Italia

Ricevo da Elena, una mia carissima amica, la segnalazione di un post sulle primarie del PD, un argomento che non ho voluto affrontare, forse sull’onda della delusione cocente che mi ha provocato il silenzio/assenso di questo partito nei confronti del sacco della Repubblica che è stato perpetrato in tutti questi anni e di posizioni impalpabili assunte su alcuni provvedimenti adottati dal governo Monti, non tanto sul risanamento economico del Paese, ma sulle esenzioni (vedi IMU alla Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni bancarie ecc.) garantite ai poteri forti e sulla cancellazione di diritti acquisiti con anni di lotte civili e democratiche.

Spinto dalla presentazione della mia amica, ho letto il post, molto ben scritto dalla blogger che si schiera decisamente con Renzi, argomentando in maniera lucida le sue scelte, che sono quelle di una militante di partito anche se oneste e spesso condivisibili, sopratutto quando affronta il capitolo del necessario rinnovamento.  Tuttavia è proprio li che mi areno e fatico a seguire il suo pensiero.

Premetto che non ho assolutamente nulla contro Renzi, che al contrario mi sembra un ottimo “pontiere” (che in gergo militare veniva usato per quelli che gettavano i ponti per far passare gli eserciti sopra gli ostacoli), con tanta grinta nell’affrontare le resistenze di un mastodonte confuso, aggrappato alle rigide burocrazie interne, distratto dalle proprie vicende piuttosto che guidare il fronte della resistenza popolare durante una trasformazione epocale della nostra società in senso liberista, che cancella uno dopo l’altro i diritti della gente, compreso quello a una vita onesta in un Paese civile, fatta di lavoro e progresso, dove i ragazzi possono innovare e non cercare di sopravvivere senza certezze sul futuro o un minimo di credito (in tutti i sensi, sia quello finanziario che in termini di credibilità). La sensibilità del Paese non mai stata così alta da quando la crisi non è più solo sugli schermi televisivi, ma davanti alla porta di casa di ognuno di noi: Grillo ne interpreta egregiamente i presupposti essenziali, agitando i forconi della rivolta (chi di voi ha saputo quello che è successo in Spagna, in Grecia e Portogallo la scorsa settimana?) e quindi spaventando tanti che hanno paura di quello che potrebbe succedere se il Sistema crollasse, la destra legata la capitale storico (vedi Fini, Casini e Montezemolo & Co) scende in campo per riproporre un Monti bis, che è già un “rottamatore” della classe politica per definizione, ma incarna l’establishment, ha la credibilità necessaria in Italie e all’estero per guidare il Paese nella direzione del capitalismo “illuminato”, dopo i disastri del bieco liberismo di tutti questo anni bui per la democrazia.

Renzi lotta all’interni del PD e mi auguro che vinca le primarie, ma non ha dato segnali di aver capito cosa sta succedendo davvero. Le sue sono posizioni illuminate per chi guarda dentro al Partito Democratico, che gli prepara un’onorevole sconfitta, apprestandosi a cambiare le regole delle primarie per conservare il diritto a un centralismo democratico in cui la Segreteria ha potere di veto su qualsiasi novità venga pretesa dalla base. Non è ancora chiaro dopo gli schiaffi al popolo della sinistra di tutti questi anni (conflitto di interessi in testa)? O sono forse io a essere troppo disilluso dal non credere alla capacità di auto-rinnovamento che accomuna il PD a tutti gli altri partiti italiani? Renzi non sta solcando lo stesso percorso di Veltroni (ricordate il discorso del Lingotto?) invocando un rinnovamento effimero, guardando alle vicende del potere piuttosto che unire le forze con tutti coloro che lottano per un cambiamento vero, che passa inequivocabilmente attraverso la resistenza al liberismo globale dominante, che non vuole allinearsi ai dettami del “mercato”, perchè una società più giusta non si giudica dal PIL, ma dalla qualità delle scuola, della giustizia e dei servizi offerti ai cittadini?

Forza Renzi, allora; non ci parlare più di rottamazione, smetti di parlare di questioni interne al PD, ma di cose che danno alla gente la visione di un futuro migliore, fai il passo necessario per portare dalla tua parte tutti quelli che si sbattono per un Italia migliore, che sappia davvero essere un faro culturale per l’Europa, che faccia fronte ai propri obblighi attraverso provvedimenti equi e socialmente progressisti, che faccia partecipare tutti al risanamento del Paese, punendo i furbi che ci affossano e premiando chi ha sempre giocato stando alle regole.

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oggi De Gregorio e Formigoni, domani Lusi e Belsito

La votazione segreta che ha negato l’autorizzazione all’arresto del Sen.De Gregorio con un’eclatante maggioranza (169 no, 109 sì e 16 astenuti) che svela gli accordi sottobanco tra i partiti che, una volta salvato il rappresentante del PDL coinvolto nelle losche vicende del faccendiere Lavitola, salveranno anche Lusi, il tesoriere della Margherita che, una volta colto con le mani nel sacco, ha tirato in ballo Francesco Rutelli, Rosy Bindi, Matteo Renzi, Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci (“Se finisce dentro – sostiene Beppe Grillo- potrebbe cantare come un usignolo o fare la fine di Pisciotta e Sindona. Entrambe le ipotesi non sono però ‘politicamente corrette’. Gli scommettitori danno per certo il niet all’arresto del tesoriere di sinistra. De Gregorio val bene un Lusi, forse anche due”).

Nel frattempo a Milano, l’aula del Consiglio regionale della Lombardia respingeva la mozione di sfiducia nei confronti del governatore Roberto Formigoni presentata da tutti i gruppi del centrosinistra e appoggiata anche dall’Udc. La mozione di sfiducia era motivata dai regali milionari del faccendiere D’Accò e dalle bugie addotte dal Presidente per giustificarsi. Pdl e Lega (già c’è anche Belsito da salvare…) hanno fatto muro e la Presidenza della Regione Lombardia resta nelle mani di Formigoni.

Non è finita qui. Lo stesso giorno nel pomeriggio, la Camera e il Senato hanno infatti eletto quattro nuovi membri dell’Agcom e quattro nuovi membri alla Privacy seguendo i criteri di spartizione tra partiti del vecchio Manuale Cencelli tra le polemiche infuocate perchè è un’evidente abuso far dirigere delle autorità di controllo dai rappresentanti di quelli che dovrebbero essere i controllati.

Quelli della mia generazione si ricordano il voto della Camera che negò l’autorizzazione a procedere contro Craxi. Erano altri tempi, ma la Prima Repubblica stava crollando e “le monetine del Raphael” che fecero temere il linciaggio del leader socialista da parte della folla erano dietro l’angolo. I nostri politici della (oramai defunta) Seconda Repubblica stanno scherzando con il fuoco incuranti delle condizioni del Paese e delle sofferenze della popolazione. Fanno di tutto per impiccarsi da soli, forse in un karmico tentativo di auto-annientamento una volta giunti sull’orlo del baratro, oppure sono talmente astratti dalla realtà da non percepire neanche quanto questi fatti alimentino la rabbia della gente contro di loro.

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il terremoto politico delle amministrative 2012

Erano elezioni amministrative parziali, che coinvolgevano una porzione significativa, ma non estesa della popolazione. Vero, ma gli esiti che hanno avuto sono veramente straordinari. Cerchiamo di ricapitolare:

  • crolla la destra, dal PDL al Terzo Polo, in maniera trasversale. perdendo dappertutto tranne che in 6 comuni
  • la Lega sparisce perdendo 7 ballottaggi su 7, conservando solo la Verona del ribelle Tosi.
  • il PD vince a man bassa, spesso seguendo la stessa logica di coalizione che li ha portati a vincere come a Genova o L’Aquila, mentre perde quando corre da solo o con parte della coalizione, come a Palermo con il ritorno sulla scena di Orlando (IdV), per il quarto mandato, sulle ali di un eclatante 70% dei consensi.
  • Il Movimento conquista Parma, segnando la storia europea, facendo eleggere un candidato che non appartiene a nessun partito, dimostrando che si può fare politica e vincere senza spendere fortune, riportando la democrazia alla gente.

Questo scenario credo sia la materializzazione di un incubo per tanti che fino a qualche mese fa partecipavano allegramente al saccheggio istituzionale dagli scranni della maggioranza di Berlusconi e Bossi e per tutti coloro che li spalleggiavano e un osgno che diventa realtà per le centinaia di migliaia che si sono impegnati nel Movimento, che oltre alla storica elezione a Parma, raccolgono altri tre sindaci in comuni minori del Nord Italia e molti consensi in tutta Italia.

Trovo patetici i tentativi di screditare l’importante affermazione del Movimento, che rappresenta oltretutto una novità nella secolare politica italiana, parlando di voti della destra piuttosto che della sinistra, perchè, come ha ben detto il neo-sindaco di Parma: i voti sono dei cittadini, parlare di destra o sinistra oggi ha veramente poco o nessun senso.

In realtà queste elezioni segnano anche il presentarsi di un’opportunità storica per il Partito Democratico, approfittando del vuoto lasciato dal PDL e dalla Lega per rafforzare la propria coalizione, avvicinandosi alle richieste del Movimento, cosa che non sfugge a Letta quando chiede la “rinuncia ai contributi elettorali, una dura legge contro la corruzione e nuova legge elettorale subito, entro l’estate”. Questo darebbe un segnale forte nella giusta direzione, dando inizio ad un processo di  pulizia e rinnovamento della società civile che suonerebbe come il complemento essenziale al processo di risanamento finanziario iniziato con Monti.

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Gheddafi, le bombe e Bossi

Mentre il colonnello Gheddafi invoca in televisione la trattativa con la NATO per far cessare i bombardamenti che oltre a sfiancare le sue difese stanno pericolosamente avvicinandosi alla sua persona negli ultimi tempi (ad esempio, mentre parlava in TV una bomba ha sfiorato gli studi televisivi…), il governo italiano litiga furiosamente sull’adesione forzata che Berlusconi ha dovuto dare, su pressione si Sarkozy più che di Obama, garantendo la partecipazione diretta delle nostre forze armate agli attacchi armati alla Libia di Gheddafi, assieme alle forze NATO. Quindi, da una parte l’evolversi delle cose sul piano militare apre spiragli verso la resa del dittatore libico e dall’altra i nostri valenti rappresentanti governativi litigano preoccupati dai propri interessi, incuranti dell’immagine del Paese, oramai considerato marginale ed inaffidabile.

Umberto Bossi. furioso per la mancata consultazione da parte del Cavaliere prima di prendere gli impegni sulla guerra, ha fatto depositare a Reguzzoni, il rappresentante del Carroccio in Parlamento, una mozione in sei punti che fissano i paletti necessari per non aprire un fronte con il PDL che minerebbe inevitabilmente le sorti del governo, oramai schiavo dei voleri leghisti se vuole sopravvivere. I punti, bollati come “una provocazione” dal PDL, sono:

  1. fissare un termine certo delle ostilità, stabilendo una data di cessazione della partecipazione italiana ai bombardamenti
  2. la garanzia che non vi siano aggravi fiscali per sopportare i costi delle azioni militari
  3. un forte contenimento dei costi delle operazioni militari
  4. un blocco navale per impedire ai migranti di raggiungere le sponde italiane
  5. la ripartizione dei flussi migratori tra i Paesi che partecipano alle azioni militari
  6. aiuti economici ai Paesi nordafricani per contenere le partenze dei migranti

Che l’obiettivo dichiarato della Lega sia legato ai flussi migratori è chiaro, perchè ogni altro aspetto della vicenda è lontano dalle capacità intellettive oltre che politiche dello schieramento di Bossi, ma è altrettanto ovvio quanto il governo di Berlusconi sia ricattabile anche su questo fronte, intrappolato tra gli obblighi internazionali imposti senza alcuna capacità e possibilità di negoziato per il nostro Paese, vista la risibile reputazione che abbiamo acquistato a forza di scandali, gaffe ed amicizie rischiose, e le richieste xenofobe dell’unico alleato di governo che incurante delle sorti del Paese, tira la corda, portando sul tavolo contropartite populiste mirate esclusivamente al proprio tornaconto elettorale (che vuol dire, giusto come esempio, fissare un termine certo dell’intervento militare? E’ una nostra decisione? O ci sfiliamo allo scadere della data?).

Adesso proveranno a trattare sui singoli punti, visto che la mozione è decisamente irricevibile e c’è da scommetterci che magari un accordo lo troveranno a scapiti dei migranti.

Altra nota triste: sembra che anche il PD e l’IdV abbiano presentato delle mozioni contro la decisione del governo di partecipare alla guerra in Libia: se ne sa qualcosa? L’unica preoccupazione adesso sembrano essere le amministrative, tanto che Veltroni comincia a chiedere una verifica sulla posizione di Bersani dopo il voto, dando per scontato che si vada a perdere… ovviamente.

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Appello per gli studenti

Mmmm… il governo che fa la faccia feroce con gli studenti invece di cercare il dialogo, mi ricorda tante cose degli anni ’70 e Maroni comincia sempre più ad assomigliare al Cossiga che si scriveva con la K (e con le SS). Cosi significa chiedere  gli strumenti legislativi che consentano per gli studenti lo stesso trattamento riservato ai tifosi da stadio? Le ragioni della protesta dei ragazzi non mi sembrano le stesse dei violenti coglioni di ogni età che popolano le curve degli stadi e mi sembra che il non riconoscerle sia un atto politico gravemente autoritario, con il quale non concordo affatto, come milioni di persone in questo Paese.

Le critiche contro i provvedimenti del governo sulla scuola non vengono ascoltate con fare sprezzante e molto autorevoli rappresentanti del PDL e della Lega si lasciano andare ad atteggiamenti autoritari che passano il  limite del normale confronto democratico tra le parti. Gli studenti rappresentano l’opposizione reale, quella che ha radici nella società e tutti coloro che condividono anche uno solo degli ideali della democrazia, da quello socialista a quello popolare, non può non essere in ansia per le dimostrazioni di forza di un governo in grave difficoltà, che potrebbe voler sovvertire la piazza per imporre l’ordine e sopravvivere facendo forza sui voti dei “moderati”. Non è proprio a loro che si rivolge Berlusconi da qualche giorno nel tentativo di allargare la sua maggioranza?

C’è un gravissimo pericolo di strumentalizzazione di quello che accade ed i prossimi giorni saranno cruciali. Da domani riparte infatti la protesta degli studenti medi e universitari contro il decreto Gelmini, alle battute finali prima del via libera previsto mercoledi’. Gli studenti medi, riferisce la Rete degli Studenti, si mobiliteranno almeno fino a mercoledi’, con “iniziative territoriali in tutte le citta’ d’Italia, mobilitazioni simboliche e creative per rilanciare la protesta con pratiche diverse da quelle della violenza” . Allo stesso tempo oggi il Ministro degli Interni ha chiesto il DASPO, il divieto di assistere agli eventi sportivi introdotto per combattere la violenza negli stadi, per gestire le manifestazioni di piazza.

Che rimanga alta l’attenzione di tutti per garantire il diritto dei nostri ragazzi a protestare contro una legge ingiusta, per proteggerli da eventuali abusi e strumentalizzazioni, come accadde a tutti noi che negli anni ’70 erano al posto dei ragazzi di oggi…

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Appello al PD, Vendola, Di Pietro e Renzi compresi

Premetto che non mi sono ancora formato un’opinione sull’iniziativa di Matteo Renzi per “rottamare” la vecchia dirigenza del Partito Democratico. La carica dei 2500 “rottamatori” che convergono a Firenze su iniziativa del Sindaco Renzi per mettere in evidenza le proprie idee sul rinnovamento generazionale all’interno dei quadri dirigenti del PD, mi sembra quasi inopportuna, anche se ne riconosco il valore simbolico. Non è infatti in discussione la giusta spinta verso una maggior accessibilità dei giovani ai vertici del partito, per ovvi motivi di coerenza con l’evoluzione della società democratica se non per altro, ma la scelta dei tempi ed i metodi usati.

Si cerca di condizionare le scelte della giovane segreteria Bersani, eletta tramite il sistema delle primarie oppure è la nascita di un’ennesima scissione, se non nei fatti almeno nella percezione dell’opinione pubblica, che già stenta a riconoscere la leadership di quella che oggi è l’opposizione? Vendola incalza a sinistra, raccogliendo successo ad ogni cosa che dice e fa (e proprio perchè fa), perchè riesce ad attrarre l’opinione pubblica e dimostra una visione del Paese che non è rivoluzionaria, ma semplicemente progressista. Anche gli avversari lo rispettano più di altri nelle file dell’opposizione tutta. La sua lotta è la giusta aspirazione della sinistra, la sfida politica lanciata alla segreteria del PD, a cui Bersani non si nega, pressato anche dall’Italia dei Valori, che raccoglie la rabbia di chi non si riconosce nell’attuale amministrazione del Governo e dello Stato.

Il Partito Democratico, deve raccogliere queste sfide e misurarsi con gli altri nel più totale rispetto per vedere a quello che il popolo progressista italiano crede sia l’indirizzo da dare alla lotta al liberismo ed alle sue aberrazioni, come nel caso di Berlusconi. Qualunque sia il risultato delle primarie dovrà essere accettato dagli altri, per primi i candidati sconfitti, che dovranno aiutare il vincitore della candidatura a vincere le elezioni per governare il Paese. Solo così si può costruire una candidatura forte, che coalizzi il centro sinistra. Renzi è la riforma amministrativa (necessaria), Vendola l’anima di sinistra del PD e Di Pietro è il collante con la gente, che è delusa ed arrabbiata per mille motivi e Bersani è il Partito Democratico, la storia, la tradizione democratica, la credibilità istituzionale ed ha soprattutto l’organizzazione necessaria per governare.

Alla manifestazione del Partito Democratico con il governo ci dovranno essere tutti, per dare un segnale importante alla destra che si ri-organizza in vista del crollo del Cavaliere.

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Il PD e le elezioni

triste ed emblematica…

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Emma, Gianfranco e lo strappo finale

L’Italia per Fini “è un paese fermo e dilaniato da mille polemiche, Emma Marcegaglia, ha drammaticamente ragione”. Così il Presidente della Camera in un’intervista a Il Messaggero di oggi si mette al fianco di Emma Marcegaglia che ieri aveva lanciato un altro affondo sull’immobilità del governo di fronte alla drammatica realtà del Paese e delle sue imprese. “Se l’Italia non esce dalla propaganda affonda in una palude” continua Fini, aggiungendo che il PDL deve “smetterla di dire che la colpa di tutti i problemi è dei giornali, della sinistra o della magistratura” evitando così di affrontare i problemi del Paese.

L’insanabile frattura tra Fini e Berlusconi sembra proprio essere giunta al momento della verità anche alla luce dei commenti:

  • sulla giustizia (“la legge deve essere uguale per tutti e chi sbaglia deve pagare. Questo è esattamente il contrario dell’impunità e dell’immunità”);
  • sull’economia del Paese (“Anziché risparmiare cento con tagli da dieci dobbiamo indicare settori in cui investire e non solo quelli in cui tagliare. La nostra economia non sarà mai competitiva in termini di quantità. Possiamo essere competitivi solo in termini di qualità. Possibile che l’Italia non riesca a trovare risorse che al contrario saltano fuori quando la Lega batte i pugni sul tavolo per difendere 200 ultrà delle quote latte?“).
  • sugli scandali (“il caso Ruby sta facendo il giro del mondo e mette l’Italia in una condizione imbarazzante. Sono amareggiato dalle ultime vicende politiche di cui sarebbe meglio non parlare. L’Italia merita un biglietto da visita migliore di quello che viene presentato, e questa ennesima polemica rappresenta una brutta pagina per il nostro Paese”)

L’asse tra Futuro e Libertà e Confindustria ed il capitale storico italiano rappresentato da Montezemolo, sembra essere ulteriormente rinsaldato dalla comunanza di vedute pubblicamente espresse, accelerando lo strappo con il PDL. D’altronde anche Bossi, nel bel mezzo dell’uragano Ruby, parlando ai suoi leghisti aveva premonizzato: “è in arrivo un governo tecnico con noi all’opposizione: preparatevi”. Gli unici a non crederci sono lo stesso Berlusconi (“un governo tecnico sarebbe un rovesciamento della democrazia” ha  dichiarato all’ANSA, dimostrando ancora una volta di intendere la legge costituzionale in una maniera tutta sua, visto che il Presidente della Repubblica è obbligato a valutare se esistono altre maggioranze in Parlamento in caso di crisi) e Maroni che, nel lento, ma costante, tentativo di proporsi come alternativa alla guida del Carroccio, insite per elezioni anticipate in caso di crisi dell’attuale governo.

In tutto questo movimento non è escluso che il PD partecipi dietro le quinte, ma sicuramente, non ha ancora una volta una precisa strategia di comunicazione, rischiando di risultare agli occhi dell’elettorato come uno spettatore passivo…

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Il programma del PD

Ho trovato in rete i documenti di programma del PD approvati dal congresso di Busto Arsizio del 8-9 ottobre. I temi su cui si è giunti ad una posizione comune sono i seguenti:

Trovate l’elenco completo qui, sulla pagina del PD su Tumblr. Mi accingo a leggere, ma intanto lasciatemi dire: era ora.

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Dal dire al fare

Ho seguito su Sky il discorso di Bersani alla Scuola di Politica del PD: un discorso valido, colto (e… senza barzellette!), centrato sul tema del lavoro, come valore e come risorsa per uscire dalla crisi, con citazioni e paralleli storici ed una visione del Paese immersa negli scenari internazionali, da cui non può prescindere. Tra tutte le cose che ho ascoltato c’è stato anche l’annuncio di proposte concrete, di un programma politico del Partito Democratico che tutti aspettano con ansia: la politica fiscale (“chi ha di più deve dare di più…”), il diritto del lavoro (“per questo esiste il codice, per difendere i più deboli”) ed al lavoro (“il lavoro non è tutto, ma questo lo può dire solo chi ha un lavoro”, “un’ora di lavoro di un precario vale quanto un’ora di lavoro degli altri, sennò siamo tutti precari”), la politica industriale (Marchionne ci dice che la cultura del non far niente non funziona per uscire dalla crisi… se ce lo diceva due anni fa, magari ci dava anche una mano!”), la scuola, la sanità… insomma un bel discorso.

Non è mancata anche una ventata di orgoglio (“La Lega ci fa un baffo!” sperando che non si riferisse a Dalema…), ma nessun accenno alla distanza che separa il Partito Democratico dalla gente e oramai da buona parte di quell’elettorato che suoleva definirsi “di sinistra”. Basta guardare in rete. Termometro Politico è un sito che visito spesso e che riporta in maniera precisa i sondaggi (tutti) sulle preferenze elettorali degli italiani: a metà settembre, nel bel mezzo della bufera che investiva  il governo,  la coalizione del Centro-Sinistra… perdeva consensi (dal 43,5% delle ultime regionali al 39.8%) come il Centro-Destra privo dei finiani (dal 47,5% al 43,5%), mentre il Centro-Centro (UDC, FL e MpA) cresceva fino a raggiungere il 13,6%. L’unica nota positiva era la crescita del Movimento Cinque Stelle di Grillo che raggiungeva il 2,2%.

Lo deve capire, Bersani ed il PD tutto che la comunicazione dei contenuti è oggi altrettanto importante dei contenuti stessi, che recuperare consenso nell’elettorato significa avere coraggio di prendere iniziative, oltre a stilare un programma di governo, perchè al governo, se ci vogliono andare (e lo speriamo tutti che si crei un’alternativa progressista a Berlusconi) devono farsi votare dalla gente, che non ci crede più ai discorsi ed ai salotti.

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Svegliati Italia!

Si sta svolgendo in queste ore a Roma il NoBDay2, la manifestazione del Popolo Viola contro il governo Berlusconi. Non so quanti saranno i partecipanti (scommetto sin da ora sul tradizionale balletto di cifre tra questura, telegiornali e organi più o meno ufficiali dell’informazione politica), ma sono sicuro che non sono quanti dovrebbero essere: manca infatti la dirigenza del PD.

Stiamo assistendo al declino tragicomico di una coalizione imbarazzante, che continua a coprire di ridicolo il Paese, protegge mafiosi e camorristi eleggendoli nelle proprie liste, insulta e aggredisce i cittadini in puro stile razzista degno del Sudafrica dell’apartheid, svilisce la scuola pubblica trasformandola in sedi di propaganda politica come ha già fatto con i giornali e le televisioni, ignora e deride chi soffre sulla propria pelle la crisi più profonda che si ricordi nella storia recente e continua a rubare ed evadere nel disprezzo della cosa pubblica che rappresenta, per di più pretendendo di non essere giudicabile per i reati commessi.

Anche la destra storica, quella che rappresenta il capitale tradizionale, l’aristocrazia italiana, finisce per perdere la pazienza (vedi le recenti dichiarazioni di Montezemolo e della Marcegaglia o le esternazioni di Marchionne che candida la FIAT a guidare il rinnovamento dell’industria e del Paese…) perchè toccati nel vivo oltre che nei propri interessi dall’imbarazzante qualità della rappresentanza politica.

Il Partito Democratico fa la voce grossa con Bersani e la sua pacata dirigenza che si indigna giustamente nei salotti e nei talk show televisivi, ma… non fa altro, lasciando al Movimento Cinque Stelle, all’IdV e ad altri di rappresentare chi non solo non si sente rappresentato dal nostro Presidente del Consiglio e dalla sua cricca, ma è stufo di farsi prendere in giro.

C’è una forza straordinaria nella gente italiana, capace di rivoltarsi all’arroganza come quel padre che ha minacciato di togliere da solo i simboli padani dalla scuola di Adro, di lottare per riportare il Paese a funzionare, a dare equità e giustizia ed un futuro ai propri figli, ma il PD non se ne accorge e continua ad elaborare piani strategici, indignandosi.

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La pazienza di Emma

“La pazienza sta finendo”, dichiara la Marcegaglia accorgendosi improvvisamente (meglio tardi che mai) delle difficoltà in cui versano le imprese. “La pazienza è finità” scrive Bersani sui manifesti accorgendosi (meglio tardi che mai) che la disoccupazione è aumentata.

Nel frattempo i giornali continuano a dare ampio risalto alle vicende dell’appartamento di Fini a Montecarlo in attesa delle rivelazioni promesse oggi pomeriggio, la camorra in Campania sottolinea che il “miracolo della monnezza”di Berlusconi e Bertolaso era in realtà una “monnezza di miracolo”, la Lega continua a tappezzare quelli che considera i suoi possedimenti nel Nord Italia di simboli nazi-padani (… anche in Jugoslavia iniziò tutto così e nessuno ci credeva che potesse finire come a Sarajevo… attenti…) e si adopera per far sloggiare chi aveva fatto della Unicredit la prima banca italiana perchè tenta (con successo) di competere sui mercati mondiali invece di investire nelle regioni del Nord (dimenticandosi, anzi fregandosene del fatto che i correntisti della banca sono anche del Sud…) e Beppe Grillo organizza la sua Woodstock, mandando a fare in culo tutto e tutti tra canti e balli.

La pazienza, Signora Marcegaglia è finita da un pezzo e credo di interpretare il sentimento di tanti nel darle pienamente ragione quando afferma “(…) che il governo ascolti l’Italia fatta di tanta gente che con grande senso di responsabilità fra mille problemi continua a fare il proprio mestiere con determinazione“, anche se le confesso che le sue parole suonano tardive e, come spesso capita a Confindustria, mirate solo agli interessi della categoria che rappresenta. E’ infatti urgente e necessario che si ascolti anche chi il proprio mestiere non può più farlo perché licenziato proprio dal sistema che lei rappresenta, e quei giovani che non riescono a trovare lavoro anche per l’inutile avarizia di un sistema industriale bloccato ed arrugginito.

Guardi: non le dico neanche niente sulla FIAT, perchè la politica di Marchionne oramai va letta in chiave di competizione globale, ma vedo con piacere il suo gesto di apertura alla CGIL, l’unico solo sindacato oramai rimasto in Italia a tentare di essere un contraltare degli interessi industriali, piuttosto le chiederei una posizione netta sulla situazione del nostro sistema finanziario che non solo strozza i suoi industriali ma nega l’accesso al credito a tutta quella gente che è costretta a sopravvivere, rivolgendosi allo “strozzo” per poter tirare avanti.

Bravo Bersani: da quello che leggo sui manifesti, tu la pazienza l’hai persa, come tutti noi. E adesso? Qual’è la linea per combattere la disoccupazione? Ci farai sapere, immagino…

Sappiate entrambi che la gente (tutta) è stufa di continuare a pagare le colpe di una classe politica inetta, ingorda ed inefficiente, che la crisi non è affatto finita (basta guardare fuori dal Palazzo, perchè delle crisi all’interno non siamo affatto interessati) e che non credo manchi molto prima di cominciare a sentire il tintinnìo dei forconi in piazza… ricordate cosa successe a Maria Antonietta ed alle sue brioches?

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Vendola for President

Guardate l’intervista di Nichi Vendola ieri sera a Le Iene….

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