Archivio per la categoria Proposte

l’Emilia, Pizzarotti e la buona politica

Anche il Sindaco di Parma, Pizzarotti, si schiera per la creazione di una Provincia Emilia ( di cui ho trattato già qui e qui) , superando ogni steccato imposto dai partiti di appartenenza (la Masini che ha lanciato la proposta e la raccolta di firme è del PD, mentre Pizzarotti è notoriamente un esponente del Movimento 5 stelle).

E’ questa la politica che vogliamo, quella che guarda al bene del Paese e non agli interessi di partito o di poltrona e mi auguro sinceramente che questa iniziativa raccolga sempre maggiori adesioni, uscendo fuori dai confini dell’Emilia perchè ha una valenza concettuale nazionale per il riassetto dell’Amministrazione dello Stato fornendo parametri di sviluppo successivi alla riforma con una visione non solo contabile come quella proposta dal governo Monti (a cui tuttavia rimane il merito di aver sbloccato una riforma che tutti dicevano di volere, ma che non veniva messa in opera). Se è infatti vero che la creazione di un’unica Provincia Emilia invece delle quattro proposte porterebbe ulteriori risparmi per i cittadini, questa darebbe anche al territorio emiliano la possibilità di competere sui mercati internazionali sia in termini di PIL (si tratta non solo della Food Valley italiana con il maggior numero di IGP dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico, ma quella dei motori, delle ceramiche, della meccatronica, della musica, ecc.) che di accesso ai finanziamenti europei (per il numero di abitanti), dando coerenza storica e culturale al territorio, così come potrebbe essere per altri (i Grandi Vini tra Siena, Arezzo e Grosseto, la provincia Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, la Tuscia Sabina di Viterbo e Rieti, la Ciociaria di Latina e Frosinone, la Provincia Adriatica di Teramo, Pescara e Chieti, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente e così via con le Langhe, il Salento, la Costiera Amalfitana, e tutte le altre realtà italiane legate da storia, cultura e tradizioni diverse e straordinariamente interessanti per tutto il mondo… se organizzate nella maniera giusta.

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siete pronti per Settembre?

Guardate il video e fate la vostra scelta che in Italia ne avremo veramente un gran bisogno…

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Monti, le Province e Reggio Emilia

Confesso che il riordino delle istituzioni sul territorio l’ho sempre considerata una necessità assolutamente prioritaria e quindi la scelta di “accorpamento” delle Province italiane l’ho data per un passo del Governo Monti in quella direzione, senza approfondirne troppo i contenuti. Tuttavia ho imparato la lezione dopo che in tutti questi anni lo Stato ha preso decisioni che ci hanno cambiato la vita (vedi riforma delle pensioni) senza che se ne capisse molto prima della loro entrata in vigore e sono andato a cercare informazioni.

Le discriminanti usate sono state le dimensioni del territorio (superiori ai 2500 km quadrati) e la densità di popolazione (sopra i 350,000 abitanti) e delle 107 Province italiane solo 43 hanno i requisiti per restare tali e annettere i territori che invece non rientrano in questi parametri. Saranno soppresse le Province delle città principali che diventeranno Città Metropolitane, governate da Sindaci con poteri speciali. Queste sono Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. In tutto sono 64 le Province che dovranno essere accorpate nelle Regioni a statuto ordinario.

Stando alla normativa attuale, in Lombardia, oltre a Milano, rimarrebbero solo Brescia, Bergamo e Pavia mentre saranno accorpate Lecco, Lodi, Como, Monza, Mantova, Cremona Sondrio e Varese.  Nel Lazio, oltre a Roma rimarrebbe solo Frosinone, in Toscana rimarrebbe solo la Città Metropolitana di Firenze e tutte le Province attuali dovrebbero trovare accorpamenti. In Basilicata rimarrà solo Potenza e in Sardegna solo Cagliari…

Pensate però al risparmio per la spesa pubblica che si può fare con 64 amministrazioni locali in meno… a cominciare da questo esercizio perché il processo dovrà essere completato entro il 2012. Le nuove Province – che si occuperanno solo di ambiente, trasporto e viabilità – dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Chi non riuscirà a raggiungere questa soglia potrà fare una sorta di ‘campagna aquisti’ cambiando radicalmente la cartina geografica italiana, con accorpamenti che potranno dare vita a nuovi enti territoriali o ricalcare antiche conformazioni dello stato preunitario. Gli accorpamenti, elaborati dai Consigli delle autonomie locali, dovranno essere approvati dalle Regioni entro il primo gennaio 2014

Insomma, si va di corsa e come ho già dichiarato, lo apprezzo, vista la situazione generale e i rischi seri che corriamo se non ci diamo finalmente una smossa: rimettendo le mani su quella macchina gigante e paralizzata che è la Cosa Pubblica in questo Paese il Governo Monti sta mettendo le basi per un risanamento non solo di contingenza, ma strutturale. Tuttavia ho la sensazione che la fretta sia spesso stata una cattiva consigliera, come nella riforma del Lavoro e temo anche in quella della Previdenza Sociale.

Siamo sicuri che i criteri adottati sulla riforma delle Province siano in grado di dare equità e giustizia alla manovra di riordino dello Stato? Sono i criteri giusti per dare servizi ai cittadini e non solo un rapido miglioramento dei conti pubblici dello Stato? C’è da dubitarne se non si prendono in considerazione:

  1. la virtuosità delle amministrazioni attuali, perchè se una giunta provinciale è efficiente, stando alle disposizioni attuali, può venir cancellata a favore di un’altra che invece ha dato prova di incompetenza o peggio ancora di malaffare e questo non solo è un danno alla meritocrazia che deve invece essere alle fondamenta della Pubblica Amministrazione, ma procura un danno ai cittadini di entrambe le Province.
  2. La storia dei territori su cui insistono le Province, le differenze culturali di cui il nostro Paese è ricco. Lucca e Pisa, Siena e Arezzo, la Benevento papalina con l’Irpinia di Avellino, Parma riannetterà Piacenza sulle ceneri del Granducato e Reggio Emilia tornerà sotto Modena. La realtà è che disfare quello che costituisce un filo rosso della storia italiana non sarà facile, rischiando di riesumare le lotte tra guelfi e ghibellini.

Nessuno mette in dubbio la necessità di riorganizzare lo Stato, ma credo sia importante fare scelte sulla base di valutazioni che non prendano esclusivamente in considerazione i vantaggi di cassa, ma anche la funzionalità del nuovo sistema sia in termini di equità e efficienza per i cittadini che di rispetto per le culture e le tradizioni del nostro Paese.

Dalla Provincia di Reggio Emilia viene infatti una proposta concreta: creare non Province allargate (es. Reggio con Modena. Parma con Piacenza, ecc.) ma una sola Provincia Emilia, che assieme alla Provincia Romagna e alla Città Metropolitana di Bologna costituirebbero le tre istituzioni coordinate dalla Regione Emilia Romagna. In questa maniera, ha dichiarato la Presidente Sonia Masini, “(…) la Provincia dell’Emilia avrebbe circa 2 milioni di abitanti, imprese e PIL che le consentirebbero di competere con le Province Europee più importanti”.

Mi sembra un ragionamento importante perchè ha una visione di sviluppo successivo al riassetto, che prende in considerazione le potenzialità di questo territorio capace di riunire tutte le migliori Indicazioni geografiche protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto. Mentre in Toscana potremmo avere una Provincia dei Gran vini con Siena, Arezzo e Grosseto, accanto a quella Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, cercando però di far assopire i tradizionali rancori stracittadini. Più facile sarà riunire Viterbo e Rieti in una Provincia della Tuscia Sabina e Latina insieme a Frosinone in quella ciociara. Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica’, escludendo L’Aquila, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente.

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la Lega rutta in aula

La Lega da ancora segni di vita: il consigliere del partito padano di Vigevano, rutta in aula durante il discorso del Sindaco e il consiglio comunale viene sospeso. Rutta, dimostrando ancora una volta l’ignorante disprezzo per le istituzioni del Paese che hanno questi cialtroni. Travolti dagli scandali, palesatisi ladroni mille volte più del loro razzismo, ma ancora in grado di farci rabbrividire per la pochezza che dimostrano. Ecco la cronaca dei fatti:

Il consiglio comunale è in corso, ci sono stati scontri accesi tra le forze di opposizione – Pd, Pdl e Civiltà vigevanese – e la maggioranza leghista. Tra i più accesi c’è il consigliere del Carroccio vigevanese, Michele Cavazzana. Quando prende la parola il sindaco, accade il fattaccio: a Cavazzana sfugge un rutto. Molto sonoro, probabilmente amplificato dall’acustica dell’aula. A questo punto, imbarazzo generale, interviene un cittadino, dalla platea, e grida “questo è un consiglio comunale, non un porcile” e Cavazzana risponde in malo modo. Caos, proteste, le forze d’opposizione abbandonano l’aula, il presidente del Consiglio, Matteo Loria, interrompe e chiude la seduta, quando mancano venti minuti a mezzanotte. La mattina arrivano le scuse formali di Cavazzana, protocollate in Comune: «Inavvertitamente – scrive tra l’altro – per stanchezza ho ceduto a un comportamento non consono all’aula, totalmente involontario. Pertanto, sono a chiedere scusa a tutti i presenti in Consiglio».

I maiali di Calderoli, il nazismo alla Menghele di Borghezio, gli insulti alla bandiera e a mille simboli dello Stato, il razzismo bieco e incivile non sono bastati? Non abbiamo tollerato  incredibilmente troppo questa gente?

Li appendiamo?

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esodo dal Sud Italia

Guardate un momento i dati sulla nuova emigrazione dal Mezzogiorno verso le regioni del Nord Italia. La crisi finanziaria sta riducendo sul lastrico un’economia già duramente provata da quasi 70 anni di incuria politica e amministrativa, sfruttamento sociale  e criminalità organizzata.

Si tratta di un vero e proprio esodo che tuttavia è solo un indice. Pensate a quelli che restano, perché non hanno il coraggio di andarsene o non possono, o non vogliono abbandonare la propria terra, che sono sicuramente molti di più di questo enorme esercito che è già emigrato. Quelli che cercano disperatamente un lavoro al Sud e quelli che invece hanno oramai smesso di cercarlo, quelli che il lavoro lo trovano nella mafia e quelli che si sbattono senza fare poi nulla.

Che sviluppo può promettere a questa gente, Ministro Passera, Presidente Monti, oltre al completamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, di cui sentiamo parlare da più di mezzo secolo? Che si debba intervenire rapidamente e in maniera costruttiva per fermare questa emorragia di risorse e cervelli che non contribuiscono allo sviluppo dell’economia del Sud, mi sembrerebbe un obiettivo strategicamente importante, nel tentativo di dare al Paese tutto e non solo a una parte di esso, una prospettiva concreta di poter costruire il proprio benessere e quello del Paese. Mi domando però se questo sarà sufficiente visto il degrado e l’abbandono in cui versa tanta parte del Mezzogiorno.

Qualunque cosa possano cercare di dire i razzismi, gli individualismi egoisti, e spesso la rozza stupidità di alcuni commenti che vengono fatti sul Meridione, sono fermamente convinto che il risorgimento dell’Italia passi inevitabilmente dal Sud Italia, perché, oltretutto, la rinascita dell’economia del Mezzogiorno genererebbe il contributo finanziario necessario al Paese per risanare il debito nazionale, ridando futuro a tutti, anche al Centro e al Nord Italia.

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10 regole per risparmiare energia

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Una richiesta al Presidente Monti

I numeri che seguono listano parlamentari che  a 40 anni si sono assicurati una pensione di 7-8mila euro al mese e banchieri coetanei che ne prendono 18mila, manager della finanza e della telefonia con mensilità lorde sui 90mila euro erogate dall’INPS (una prova concreta sull’urgenza di un tetto alle pensioni erogate dallo Stato) e parlamentari che prendono 3mila euro al mese per 1 solo giorno di lavoro…

Caro Presidente Monti, capisco che sia necessaria una revisione a tutto tondo del sistema corrotto in cui opera il Paese, ma credo che la sua capacità di interpretazione del popolo italiano non le farà sfuggire quanto sono urgenti misure immediate, retroattive e definitive contro questo abuso clamoroso che viene perpetrato nei confronti di ognuno di noi.

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il Papa, l’IMU e lo strano fenomeno delle chiese aperte

Se viveste a Roma non potreste non aver notato lo “strano” fenomeno delle chiese aperte. Esatto: chiese solitamente mai aperte al pubblico (e a Roma ce ne sono veramente tante e bellissime) hanno  improvvisamente spalancato i solenni portoni al pubblico. I visitatori estasiati dallo splendore del patrimonio artistico avranno plaudito alla solerzia del Vaticano nel far ammirare i tesori d’arte accumulato nei secoli, ma le ragioni sono più pragmatiche.

Andiamo con ordine. il governo dei Tecnici al governo in Italia, di fronte al tentativo di risanare un Paese dilaniato da un lungo passato di malgoverno è costretto ad imporre sacrifici a tutta la popolazione, in base al reddito, senza tuttavia escludere neanche i più poveri. Tra i provvedimenti istituisce l’IMU, un’imposta sulla proprietà immobiliare dei cittadini, compresa la casa in cui abitano. Le proprietà immobiliari della Chiesa (o forse dovrei dire del Vaticano) sono immense: chiese, scuole ospedali, aziende oltre ai conventi, i dormitori e la galassia di società no-profit che sono o gravitano nella sfera di influenza di papa Ratzinger e tutte, dico tutte, queste proprietà non hanno mai pagato questa tassa e vengono (ovviamente verrebbe da dire) incluse nelle fonti di prelievo fiscale.

Questo scatena il putiferio perchè si tratterebbe di un vero e proprio salasso, quasi un attentato alle finanze dello Stato Vaticano e cominciano le urla indignate. Sono fermamente convinto che i luoghi di culto non debbano essere soggetti a tassazione per il semplice motivo che, per sostenersi, non essendo centri di profitto, questi dovrebbero chiedere alla gente di pagare (e questo aumenterebbe la tassazione oggettiva sui cittadini credenti) o chiudere (e questo sarebbe una grave violazione del diritto di culto della gente). Detto questo però, ogni altra attività deve generare un gettito fiscale che serve a finanziare il pubblico vivere civile della comunità: è un principio fondamentale della pubblica convivenza e infatti anche il Vaticano è costretto a cedere. La Santa Sede annuncia che pagheranno l’IMU tutte le sue attività commerciali.

Prima ancora che Monti possa rispondere alle sempre maggiori pressioni che gli arrivano da ogni fronte, è tutto un fiorire di cappelle che trasformano interi immobili in luogo di culto e le porte delle chiese si aprono, perchè se sono chiuse, non sono luoghi di culto. Ecco svelato il miracolo, ma la cosa che fa più rabbia sono le scuole. Parificate o private che siano, sono arrivati a sostenere di non essere attività commerciali perchè le rette salatissime che vengono imposte agli studenti sarebbero in realtà dei finanziamenti alla comunità religiosa che manda avanti la scuola: una bugia talmente grossolana che basta una visita occasionale per rendersene conto. Eppure Gasparri, lo ha gridato come un fatto ovvio non appena il governo Monti ha dichiarato che le attività non commerciali del Vaticano ed in genere di ogni altra attività no-profit sarà esclusa dal provvedimento fiscale.

La corsa frenetica a cercare motivazioni per non pagare le tasse da parte del Vaticano è un insulto che dovrebbe vedere tutti gli italiani sdegnati, perchè non è concepibile che qualcuno si sottragga alle restrizioni che tutti devono subire, ma lo è ancora di più quando questo è fatto da un’istituzione spirituale. Siamo stati costretti a tutto questo da uno Stato, chiamato a gestore la cosa pubblica, che invece di servire il popolo lo ha soggiogato e ci accorgiamo di come anche chi è stato chiamato a curare le anime di milioni di cittadini italiani si rifiuta di contribuire alle loro necessità per preservare i propri privilegi.

Non c’è che dire: o gli italiani si svegliano e mettono fine a tutto questo, affermando con tutta la forza necessaria il principio della sovranità popolare o non riusciremo mai a sottrarci al giogo medievale in cui siamo costretti e finiremo schiacciati dall’avidità del Papa e dell’Imperatore.

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Un DREAM TEAM per Roma – riprendiamoci la politica

Si è formato un gruppo su Facebook che sostiene quanto segue:

Questa classe politica che non è in grado di governare il Paese, deve essere riformata, per il bene di noi tutti. Tuttavia è impensabile che i partiti (che sono e devono restare indispensabili in una democrazia) si riformino da soli, rinunciando non solo ai privilegi assurdi di cui godono, ma a potere ed al sistema di affari che purtroppo governa la nostra povera Italia da troppo tempo. L’unica soluzione è quindi riportare la politica alla base, coinvolgendo la gente in maniera diretta nei programmi e nella scelta dei candidati chiamati a rappresentare il popolo nella gestione della cosa pubblica. Organizzandosi possiamo cercare di cambiare davvero le cose. Cominciamo a vedere quanti si vogliono impegnare anche solo a scrivere, commentare, sostenere o far crescere questo gruppo.
Ogni commento, iniziativa, idea, candidatura sarà postata pubblicamente ed aperta al commento di tutti.
Per candidare le persone:
1) dovranno essere incensurate e senza procedimenti penali in corso,
2) dovranno essere competenti per il ruolo specifico a cui si candidano,
3) non dovranno avere la tessera di alcun partito,
4) non dovranno avere conflitti di interesse con il ruolo a cui si candidano,
5) dovranno vedere il ruolo pubblico come servizio civile per la comunità.
Non possiamo lasciare il nostro futuro nelle mani di una classe politica che ha dimostrato di non essere adeguata a gestire il Paese.
E’ ora di ripartire dal Paese reale.
RIPRENDIAMOCI LA POLITICA.

Se volete aderire cliccate qui per accedere al gruppo

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Proposte alternative sul Vaticano per il fisco

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è ora di fare piazza pulita

Dopo qualche giorno comincio a crederci davvero: Berlusconi ha finito di governare l’Italia. I caroselli, la festa spontanea della piazza, il lancio di monetine in perfetto stile Craxi (anche se molto meno violento di quanto successe a Bettino, ma simbolico proprio per quello che accadde a Craxi davanti all’hotel Raphael), l’ex-Premier che esce dalla porta secondaria per evitare la folla che lo insultava: è successo davvero, tanto che Berlusconi diffonde messaggi video dal suo rifugio, in perfetto stile Al-Qaeda, avvertendo di non essersi arreso e minacciando di raddoppiare gli sforzi…

… e poi la patetica manifestazione degli “indignados” del PDL, in giacca e cravatta e pelliccia per le signore… insomma dopo una vita, passata a fare i suoi interessi, il signore di Arcore ha dovuto suo malgrado “fare un passo indietro”, che è stato da lui stesso spiegato con l’ammissione che lo ha fatto “per il bene del Paese e degli italiani”. Erano anni che glielo chiedevamo e lui ha deciso proprio adesso che stiamo veramente a pezzi, pronti a fare la fine della Grecia e cioè ad essere costretti a pagare interessi per tutta la vita… (aspettate un attimo… ma non è quello che noi italiani facciamo da sempre per ripagare il debito pubblico che la Democrazia Cristiana prima ed il Partito Socialista di Craxi poi hanno gentilmente aperto per tutte le generazioni future? Qual’è la differenza? Semplice: se prima pagavamo interessi tutta la vita al governo italiano, se facciamo come la Grecia saremo costretti a pagare interessi per tutta la vita alla Germania e agli altri Paesi che ci presterebbero i soldi…).

Sono infatti convinto che a Berlusconi questa vicenda lo ha seccato enormemente perchè non lo hanno fatto fuori i Bersani o i Di Pietro della situazione (figuriamoci…), ma l’Europa, con la Merkel e Sarkozy in testa, con la benedizione di Obama, che ha già definito positivo il cambio di governo in Italia. E’ quindi stata una faida interna alla destra europea, che ha sfruttato l’indignazione e la rabbia del popolo italiano contro una classe di nani e ballerine (e zoccole) che tra perversioni, droga, furti e malavita, incompetenza ed ignoranza non sono mai stati in grado di gestire un Paese, dividendolo, dilaniandolo tra mille polemiche, squilli secessionisti, idiozie razziste, ladrocinio e villania. Di fronte ala leva economica dei mercati, sono crollati come carte al vento, facendo impallidire dalla vergogna anche lo stesso Tremonti.

Guardatevi il video di Scillipoti che parla dopo le dimissioni di Berlusconi

Ve lo dico: adesso è ora di fare pazza pulita di questa gente. Se davvero crediamo di poter far risorgere il nostro Paese, la classe eletta con Berlusconi deve sparire, per non continuare a coprire di ridicolo l’Italia e danneggiare gravemente il futuro nostro e dei nostri figli.

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I costi della sanità per la Casta

Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati.

Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio.
Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio. Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familiari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce “sclerosante”), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del Parlamento per 153mila
euro di ticket.
Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un’assicurazione privata. Non si capisce perché questa ‘mutua integrativa la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori. “Secondo noi basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all’anno”. Mentre  a noi tagliano  sull’assistenza  sanitaria e  sociale  è deprimente scoprire che alla casta  rimborsano  anche massaggi e chirurgie plastiche private e sempre nel massimo silenzio di tutti”.

La classe politica ha causato al Paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO. 

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

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Occupiamo il presente

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lettera al Presidente Napolitano

Egregio Signor Presidente,

leggo del Suo sdegno per i manifesti di Milano che equiparano i magistrati alle Brigate Rosse e della Sua preoccupazione per ” il rischio di una pericolosissima degenerazione della situazione”, e colgo anche negli aggettivi superlativi che Lei usa il segno di quanto si sia arrivati a deteriorare il vivere civile della nostra democrazia, costringendo il Paese a camminare sull’orlo di un baratro, a causa delle continue  delegittimazioni a cui sono soggette le istituzioni di cui Lei è il più alto rappresentante.  Mi chiedo tuttavia (e mi creda, è tutto il mondo civile che si pone la stessa domanda parlando dell’Italia) come possa essere tollerabile una classe politica autoreferenziale che lascia il Paese in balìa degli eventi pur di preservare se stessa ed i suoi privilegi, scavalcando le leggi per non essere sottoposta alla giustizia quando commette reati talmente palesi da consentire agli organi giudicanti di avanzare la richiesta di giudizio immediato, poichè non vi è bisogno alcuno di effettuare indagini, tali e tante sono le prove del reato commesso.

Cosa la spinge a non sollevare il Paese da questa melma e sciogliere le Camere, come le da potere la Costituzione repubblicana? Da osservatore esterno ai giochi della politica, La conosco come uomo saggio e con forti radici democratiche, che le consentirono nel passato a  non cedere alle tentazioni autoritarie dell’ideologia, e proprio come tale mi aspetterei un gesto di forte coraggio istituzionale per salvaguardare quantomeno l’onore del Paese.

Quanto pensa che dovremo aspettare prima di assistere al prossimo indegno spettacolo di asservimento del Parlamento ai voleri di privati interessi, del tutto disinteressati ai diritti della gente alla giustizia, al lavoro, alla sanità, all’istruzione, o all’ennesima perdita di dignità nazionale di fronte alle nazioni di tutto il mondo per le dichiarazioni farcite di razzismo di un partito che a stento raggiunge il 10% dei votanti (che si per se sono già la metà della popolazione, visto che l’altra metà è talmente schifata da non recarsi neanche più alle urne)? Cosa racconteremo ai nostri giovani, segnati dalla scelta tra il precariato o la disoccupazione cronica, di fronte ai soldi facili proposti da modelli di vita esaltati da esempi eccellenti, in cui la corruzione, la frode,  e la prostituzione minorile, il razzismo e l’egoismo sociale sono proposti come valori e  non come reati da punire in maniera esemplare?

Non si meravigli, egregio signor Presidente, degli attacchi alle istituzioni, a cui la Sua stessa persona è stata troppe volte soggetta, delle menzogne, ingiurie ed insulti, delle calunnie del dossieraggio e dell’inesistente moralità di questa classe politica, perchè questo credo sia parte di un disegno già svelato a suo tempo dalle carte della loggia massonica Propaganda 2, i cui intenti erano, e credo siano rimasti, di trasformare questa democrazia in un totalitarismo affaristico, in cui la libertà di tutti è vista come un pericolo oltre che un fastidio. Se non scioglie le Camere d’autorità, magari per il timore che con questa legge elettorale infame, che priva gli elettori del potere primordiale di scegliere i propri rappresentanti, si possa tornare in una situazione simile o peggiore, La vorrei spingere a riflettere sulle tragiche conseguenze che la scellerata conduzione del Paese da parte di questo governo e dei suoi servi parlamentari, può portare in termini non più di semplici tensioni, ma, come dice appunto Lei di una “pericolosissima degenerazione della situazione”.

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Il bluff di Fini

Fini strappa con il governo quando chiede un Berlusconi-bis: questa è la lettura che molti danno delle parole del leader di FLI. Ma ci crede davvero quando esce allo scoperto, attacca Berlusconi e chiede che il premier salga al Colle aprire la crisi, condizione perché Fli dica “sì” a un nuovo patto di legislatura con una nuova agenda, aprendo all’Udc e cambiando la legge elettorale? Ovviamente la risposta di Berlusconi è un “no” a tutto tondo: sia lui a votarmi contro sfiduciando il governo. Perchè mai infatti dovrebbe rinnegare l’unico alleato fedele, la Lega, per apparentarsi con i due che lo hanno lasciato in mezzo ad una strada: Fini e Casini? Farlo per il bene del Paese come chiede Fini, sarebbe ammettere il fallimento di un governo che era partito con una maggioranza bulgara e quindi ridimensionare anche il ruolo del Premier stesso nell’eventuale Berlusconi-bis.

Forse Fini voleva fare appello all’istinto di sopravvivenza del Premier, visto che un nuove esecutivo che finisse la legislatura con Berlusconi a capo, salverebbe il Cavaliere dai processi che si stanno per celebrare grazie al legittimo impedimento, ma la risposta negativa che ha ricevuto è sicuramente anche figlia dell’orgoglio ferito di un uomo che si sente ancora il più potente in Italia. Anche in questa lettura il risultato era ampiamente prevedibile.

Non ci resta che pensare al bluff, per dare un’ennesima spallata e continuare a far rosolare a fuoco lento la situazione fino alla prossima occasione politicamente rilevante (vedi il voto sulla riforma della Giustizia) sulla quale far valere i principi morali tanto pre-annunciati. Di fatto seguendo questa strada, Fini non si aspettava affatto che Berlusconi abboccasse, ma le sue dichiarazioni di oggi sono da vedere come una rassicurazione ai possibili futuri alleati del programma prossimo venturo.

Provi adesso il PD chiamare il bluff, muovendo una mozione di sfiducia al Premier in Parlamento, per scoprire le carte di tutti quanti: nel bene e nell’interesse del Paese.

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Appello al PD, Vendola, Di Pietro e Renzi compresi

Premetto che non mi sono ancora formato un’opinione sull’iniziativa di Matteo Renzi per “rottamare” la vecchia dirigenza del Partito Democratico. La carica dei 2500 “rottamatori” che convergono a Firenze su iniziativa del Sindaco Renzi per mettere in evidenza le proprie idee sul rinnovamento generazionale all’interno dei quadri dirigenti del PD, mi sembra quasi inopportuna, anche se ne riconosco il valore simbolico. Non è infatti in discussione la giusta spinta verso una maggior accessibilità dei giovani ai vertici del partito, per ovvi motivi di coerenza con l’evoluzione della società democratica se non per altro, ma la scelta dei tempi ed i metodi usati.

Si cerca di condizionare le scelte della giovane segreteria Bersani, eletta tramite il sistema delle primarie oppure è la nascita di un’ennesima scissione, se non nei fatti almeno nella percezione dell’opinione pubblica, che già stenta a riconoscere la leadership di quella che oggi è l’opposizione? Vendola incalza a sinistra, raccogliendo successo ad ogni cosa che dice e fa (e proprio perchè fa), perchè riesce ad attrarre l’opinione pubblica e dimostra una visione del Paese che non è rivoluzionaria, ma semplicemente progressista. Anche gli avversari lo rispettano più di altri nelle file dell’opposizione tutta. La sua lotta è la giusta aspirazione della sinistra, la sfida politica lanciata alla segreteria del PD, a cui Bersani non si nega, pressato anche dall’Italia dei Valori, che raccoglie la rabbia di chi non si riconosce nell’attuale amministrazione del Governo e dello Stato.

Il Partito Democratico, deve raccogliere queste sfide e misurarsi con gli altri nel più totale rispetto per vedere a quello che il popolo progressista italiano crede sia l’indirizzo da dare alla lotta al liberismo ed alle sue aberrazioni, come nel caso di Berlusconi. Qualunque sia il risultato delle primarie dovrà essere accettato dagli altri, per primi i candidati sconfitti, che dovranno aiutare il vincitore della candidatura a vincere le elezioni per governare il Paese. Solo così si può costruire una candidatura forte, che coalizzi il centro sinistra. Renzi è la riforma amministrativa (necessaria), Vendola l’anima di sinistra del PD e Di Pietro è il collante con la gente, che è delusa ed arrabbiata per mille motivi e Bersani è il Partito Democratico, la storia, la tradizione democratica, la credibilità istituzionale ed ha soprattutto l’organizzazione necessaria per governare.

Alla manifestazione del Partito Democratico con il governo ci dovranno essere tutti, per dare un segnale importante alla destra che si ri-organizza in vista del crollo del Cavaliere.

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Proposte: fisco e funzione pubblica

In questo clima di veleni e scheletri negli armadi, si rischia di dimenticare che è nel comune agire di una comunità che si misura la civiltà della stessa, tanto più quando è più alto il rischio di compromettere la qualità di vita della comunità o di parte di essa. Di fatto il blocco istituzionale causato dalla crisi del governo sta dando un duro colpo alle capacità di ripresa di larghe fasce dell’economia italiana dalla crisi economico/finanziaria/strutturale che abbiamo attraversato a livello planetario. Gli equilibri sono cambiati, il mercato è cambiato, i consumatori stessi sono cambiati gioco forza, sotto la pressione della ristrettezza, della mancanza di certezze e di fronte alle più bieche speculazioni di veri e propri potenti avvoltoi, determinati a guadagnare sulla pelle degli altri. Le cose non torneranno mai più ad essere quelle che erano ed in questo scenario, chi si adatta per primo, capendo il cambiamento prima degli altri, vince; gli altri rimarranno inevitabilmente indietro e molti vivranno lunghe agonie.

Noi non possiamo correre questo rischio e lasciare l’Italia agonizzare per molto ancora.

Chi non è cosciente dello sfacelo in cui versa ogni cosa amministrata da uno Stato corrotto, inefficace e diretto da una classe politica imbarazzante ed autoreferenziale? E’ mai possibile che non il popolo italiano non riesca a ribellarsi, vista la minaccia che questo stato di cose porta a tutti?  Credo sia urgente ricominciare a fare politica, che poi vuol dire fare scelte, cambiare o conservare le cose per il bene di tutti, per migliorare il presente ed il futuro, per lasciare una traccia alle generazioni future. E’ un obbligo civile che dovrebbe essere di noi tutti, ognuno nelle sue possibilità, quantomeno per discutere proposte per rimettere in piedi il Paese, perchè condividere scelte significa offrire a noi tutti l’opportunità di progredire, di rimetterci in marcia.

Per questo pubblico alcune proposte su due argomenti che hanno, credo, un urgente bisogno di essere discussi: il fisco e la funzione pubblica. Non sono la soluzione di niente, ma semplici idee che sono tuttavia realizzabili a costo zero e sono state già pubblicate nella sezione Proposte Politiche assieme a molte altre su molti altri settori con l’obiettivo di individuare proposte politicamente rilevanti ed attuabili per:

  • ridare stimoli all’economia per aiutare le imprese a competere sul mercato interno ed internazionale;
  • aiutare a far funzionare la macchina pubblica per offrire servizi efficiente e garantire equità sociale;
  • cercare di offrire un futuro migliore ai nostri figli stimolandone la qualità negli studi e l’ingresso nel mondo del lavoro;
  • riacquistare dignità per il Paese dopo anni di corruzione, razzismo ed egoismo, per contribuire in maniera credibile allo sviluppo internazionale grazie alla nostra cultura millenaria.

Chiunque volesse collaborare, può mandarmi una mail o lasciare un commento per discutere le proposte esistenti o pubblicarne di nuove.

FISCO

  • Rendere obbligatoria la pubblicazione dei redditi e delle imposte pagate, in maniera da rendere evidenti eventuali discrasie con lo stile di vita praticato.
  • Penalizzare anche fiscalmente chi commette reati contro l’ambiente, il patrimonio e la collettività per combattere il mancato rispetto delle regole di convivenza tra imprese e comunità e la libera concorrenza tra imprese.
  • Minimizzare il prelievo fiscale sull’acquisto di beni e macchinari a basso consumo energetico, per stimolare il mercato, ridurre i consumi di energia e combustibili, favorire la compatibilità ambientale e lo sviluppo di una sempre maggiore sensibilità popolare verso un sistema economico e di consumo ecosostenibile.
  • Detraibilità totale dei contributi finanziari effettuati da privati per il miglioramento di strutture o servizi pubblici nell’istruzione, sanità e beni culturali.

FUNZIONE PUBBLICA

  • Raddoppio della pena accertata per chi esercita una funzione pubblica, perchè questo aggrava il contesto in cui è stato commesso il reato, per ridare fiducia e credibilità al rapporto tra le parti e contribuire ad una drastica diminuzione della corruzione dilagante a tutti i livelli e che raggiunge livelli di odiosità quando si svolge in ambito politico.
  • Impedire l’accesso alla vita pubblica a coloro che non hanno una fedina penale “pulita, per garantire l’onestà di chi si occupa della cosa pubblica e contribuire alla lotta contro la “commercializzazione” della stessa, per rivalutare la qualità della classe politica e dell’amministrazione pubblica.
  • Sancire il principio di incompatibilità tra incarichi pubblici e privati, per impedire ogni conflitto di interesse nella gestione della cosa pubblica
  • Sancire il principio di non cumulabilità tra incarichi pubblici, per ribadire il diritto della comunità all’efficienza della cosa pubblica.
  • Riforma della legge elettorale estendendo alle elezioni politiche le stesse regole usate per le elezioni amministrative, ribadendo il diritto al voto diretto ai candidati, favorendo l’assunzione di patti diretti tra elettorato e candidato, ad ogni livello.
  • Ristabilire la funzione di Alto Commissario contro la corruzione, con ampi poteri investigativi, compreso l’uso delle intercettazioni telefoniche, per debellare il fenomeno a tutti i livelli, con particolare attenzione agli incarichi di maggior potere.
  • Eliminazione del diritto alla pensione dopo due anni e mezzo per i parlamentari e riduzione dei privilegi economici a quelli legati alla funzione esercitata.
  • Eliminazione delle Province con delega ai Comuni ed alle Regioni dei compiti attualmente svolti.
  • Sancire il principio della compensazione nelle transazioni tra pubblico e privato, autorizzando la deduzione dal prelievo fiscale delle somme dovute dallo Stato, per accelerare i pagamenti dovuti dall’amministrazione pubblica, collegare il prelievo fiscale alle transazioni dei fornitori, per favorire il controllo della spesa pubblica e quello fiscale e ristabilire un equo rapporto tra Stato e imprese nella comune applicazione della legge.

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Proposte concrete

Tra le pagine di Nuda Verità ho aperto la sezione “Proposte” per tentare di mettere assieme una bozza di programma di innovazione da condividere, espandere, migliorare insieme a chi vorrà contribuire.

Io, come credo molti altri, sento la necessità di impegnarmi per cercare di fare qualcosa di concreto, mettendoci la professionalità e l’esperienza acquisita nel tempo e tentando di aggregare chiunque fosse sinceramente interessato a fare altrettanto, sulla base di un unico principio: portare dalla società civile un contributo concreto per migliorare la società in cui viviamo, facendo funzionare il sistema e cercando di costruire un futuro migliore.

Chi vuole dare una mano è benvenuto.

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