Articoli con tag Alemanno

La testa di Marino

2La testa del Sindaco di Roma, è caduta sul degrado che sta facendo marcire la Capitale italiana, e la sua straordinaria eredità storica e artistica. Trovatemi un solo residente a Roma che sia soddisfatto del stato in cui si trova la città, immersa nello sporco, attanagliata dal malaffare e immobilizzata dalla burocrazia. E’ un dolore immenso, ancora più che una rabbia, quello che provoca la situazione, ma non credo che sia possibile darne la colpa a Ignazio Marino.

Oggettivamente questo è il primo Sindaco della storia capitolina a pubblicare il resoconto delle proprie spese, inclusi gli scontrini su cui è montata la polemica che  ha portato alle sue dimissioni, ma questo è un altro discorso.  Ha cercato di far lavorare i dipendenti dell’ATAC e gli altri funzionari della pubblica amministrazione, messo mano alle licenze di balneari e delle bancarelle ambulanti riducendo non poco l’impero economico dei clan locali, ha ridotto al lumicino il business dei ras delle discariche, si è battuto per i diritti civili di tutti, sfidando la magistratura e il governo Renzi, con il suo crescente potere di influenza.

Marino, era partito forte con addirittura il 60% delle preferenze elettorali ed era succeduto al seggio capitolino mettendo fine alla tetra epoca Alemanno che, ironizzando con il nome, aveva portato la barbarie nel cuore della Città Eterna. Il disarmante stato di abbandono della città e della vita della popolazione è un retaggio pericolosissimo per chiunque e non si può negare che Marino abbia cercato di affrontare l’impegno a testa bassa, pestando molti piedi autorevoli nel farlo, compresi quelli oltre il Tevere. Le sue scarse capacità diplomatiche erano mal sopportate e francamente credo che Marino ci abbia messo del suo sacco nel generare gli attacchi personali e professionali oltre che politici che il poveruomo ha subìto dalla “macchina del fango” della destra nostrana.

A questo punto i comici hanno cominciato a sghignazzarci sopra, coprendolo di ridicolo. “Marino deve dimostrare di saper governare” aveva tuonato Matteo Renzi pochi giorni fa, dopo che il Papa, assolutamente indispettito dallo stato in cui versa l’organizzazione del Giubileo a Roma, aveva pubblicamente smentito l’incauto Ignazio sulle ragioni del suo viaggio a Filadelfia, nel mezzo della bufera dello “scontrinopoli”,  l’incidente amministrativo che lo ha finalmente costretto alle dimissioni.

Aveva dichiarato di voler ripagare per intero le spese (€20,000) effettuate nel corso del mandato,  per chiudere la polemica, un gesto che immagino dovesse razionalmente far tornare l’attenzione sui problemi realmente drammatici della città risolvendo una questione ridicola, che riguarda scontrini da “lussuose” cene da €140, ma è stato invece (giustamente) interpretato come un’ammissione di colpa. Francamente credo che per il Sindaco della città di Roma abbia speso poco, ma è un vizio di tanti italiani “fare la cresta” sulle spese e quando è stata pubblicata la lettera dell’Università americana in cui lavorava il prof. Marino, in cui si chiude il rapporto di lavoro per questioni amministrative riguardanti proprio altri scontrini,  il verdetto è stato emesso: vittima della sua stessa opera si è dimesso, cosa assolutamente straordinaria in un’Italia piena di indagati e condannati che restano stretti alla poltrona.

Ricorda che la legge gli da 20 giorni per revocarle e mi domando: perché lo dice? Si aspetta una sollevazione popolare in suo favore? In ogni altra condizione, ritirare le dimissioni sarebbe clamoroso e credo impossibile a questo punto e allora perché lascia intendere che potrebbe farlo nei prossimi 20 giorni? Suona molto male: appare come un gesto disperato perché, caro professore, una volta date di fronte all’opinione pubblica, le dimissioni si ritirano solo se qualcuno glielo chiede. Quindi, scartando tutti i partiti politici, PD in testa, glielo potrebbe chiedere il Vaticano, visto che il Giubileo è veramente alle porte (oltre al fatto che affrontarlo senza Sindaco non è bello per la Città Eterna) o glielo può chiedere l’opinione pubblica a furor di popolo. A quali di questi scenari lega il possibile esercizio dei suoi diritti legali sulle dimissioni?

Condivido invece pienamente una cosa del discorso con cui da le dimissioni: per chiunque sarà il suo successore la strada maestra deve continuare ad essere il risanamento della città e delle condizioni di vita della sua popolazione. Ci vuole molta forza per contrastare i “poteri forti” che attanagliano Roma, ma ad un’azione comune deve essere necessariamente affiancata anche una strategia efficace e grandi capacità diplomatiche e persuasive. Chiunque sarà il nuovo leader, i romani non possono (e non devono!) accettare niente di meno.

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emergenza maltempo a Roma

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Alemanno regala la neve

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Alemanno e la Caporetto della neve a Roma

Che gli uomini “spalino”. Che donne, vecchi, bambini “non escano di casa per andarsi a fare le foto”. Ogni disfatta ha un suo bollettino da consegnare alla Storia. E quando alle 12 di ieri il sindaco Gianni Alemanno invita con tono perentorio a “raggiungere i quattro centri di distribuzione pale” prima che arrivi il gelo, la città capisce che è tutto finito. Meglio, che nulla è mai iniziato. Perché in quel si “salvi chi può”, la resa certifica un abbandono che si fa arrogante. E per giunta bugiardo. Come uno Schettino qualunque di fronte al suo naufragio, il sindaco perde la testa, rovescia il tavolo. Se la prende con i romani che “non mettono le catene”. Accusa la Protezione civile di previsioni meteo errate. Evoca il complotto contro la città eterna, “regolarmente informata in ritardo” delle calamità che Iddio le riserva. È uno spettacolo raggelante, che Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, chiosa a “Repubblica” così: “Sono un uomo delle istituzioni e provo un’amarezza infinita. Pur di proteggere se stesso e dissimulare le proprie responsabilità, c’è un sindaco pronto a distruggere il lavoro e la credibilità di un intero sistema di Protezione civile. È incredibile”.Già, ma di incredibile c’è soprattutto come è nata questa Caporetto. Ci sono le comunicazioni tra Comune e Protezione civile, e almeno un atto interno del Gabinetto del Sindaco, che La Repubblica ha raccolto e che documentano come Roma è stata abbandonata a se stessa.
Il vertice di giovedì
Bisogna dunque tornare indietro di qualche giorno. Alle 19.30 di giovedì 2 febbraio, quando Gianni Alemanno entra negli uffici della Protezione Civile accompagnato da Tommaso Profeta, l’uomo responsabile della sicurezza e dei piani di protezione civile della città. Gabrielli ha convocato il Comitato nazionale tecnico per discutere e aggiornare i piani per l’emergenza che ha colpito il centro-nord. È un tavolo dove normalmente non vengono invitati gli enti locali. Ma questa volta, quello che sta per abbattersi su Roma consiglia la presenza del sindaco, dei rappresentanti della provincia (l’assessore alla sicurezza Ezio Paluzzi) e della Regione (il dirigente generale Luca Fegatelli). Ad Alemanno, insomma, non sfugge il motivo per cui è stato convocato. Anche perché, il sindaco sa bene che la città che amministra è l’unica a non avere ancora, ad otto anni dall’entrata in vigore della direttiva che lo impone, un “centro funzionale” per il monitoraggio delle condizioni ambientali. Per sapere che tempo farà, Alemanno ha due soli strumenti: il televideo e la Protezione civile.
Il bollettino che gli viene consegnato è chiaro. I meteorologi prevedono per venerdì 3, fino all’alba del 4, “precipitazioni combinate” pari a 35 millimetri d’acqua. Con una postilla ovvia. Se sarà acqua o neve, dipende da dove si collocherà lo “0” termico. Alemanno, che per giunta è un alpinista, dovrebbe sapere che quei 35 millimetri d’acqua, se trasformati in neve, significano 35 centimetri. E, almeno giovedì sera (al contrario di quanto dirà poi), la questione sembra essergli chiara. Si lascia infatti con Gabrielli con un impegno e una scommessa guascona: “Caro prefetto, allora ce la giochiamo con un grado. Venerdì osserveremo la temperatura. Se raggiungiamo lo “0” in città, faccio partire il “piano neve””. Il capo della Protezione civile prende atto, ma insiste. Gli chiede se non ritenga opportuno allertare comunque il “Sitema nazionale di protezione civile”. Quello che consente di far affluire a Roma da altre parti del territorio nazionale, mezzi e risorse aggiuntive per fronteggiare l’emergenza. Alemanno ringrazia, ma declina: “Il piano c’è, non ho bisogno di nulla”.
Il fax che svela la menzogna
Il sindaco, del resto, in quelle ore ha una sua coerenza. Sa così bene quello che sta per precipitargli sulla testa ed è così convinto di poter fare da solo che il pomeriggio del 2 ha disposto la chiusura delle scuole per venerdì e sabato. Ma c’è di più. Conosce a tal punto quale emergenza si avanza che martedì 31 gennaio, il suo Tommaso Profeta (l’uomo che è con lui alla Protezione civile), ha inviato alle 3000 associazioni di volontariato della città una comunicazione ufficiale che invita alla immediata mobilitazione. Leggiamo: “In riferimento all’informativa di condizioni meteo avverse protocollo RK 206/2012 e il possibile peggioramento della situazione meteo con rischio neve a quote basse, dalla serata del 31 gennaio, si ritiene indispensabile l’attivazione di presidi per far fronte alle eventuali esigenze di Protezione Civile, connesse all’assistenza alla popolazione”. Il sindaco chiede “a partire dalle 23 del 31 gennaio, fino a cessate esigenze”, squadre di 4 volontari che verranno pagati a forfeit (20 euro ciascuno).
Le tre telefonate
È solo nella notte tra venerdì e sabato, quando comprende che il suo “piano neve” forse non è mai neppure partito, che Alemanno è aggredito dal panico. Alle 20 chiama una prima volta Gabrielli. “Per caso avete delle lame (gli spazzaneve ndr.)?”. Una domanda non solo tardiva, ma inutile, visto che il Dipartimento non ha mezzi propri. Alle 23, una seconda chiamata. “Ho bisogno di 50 tonnellate di sale”. E se possibile, questa nuova richiesta è ancora più surreale della prima, perché su Roma nevica ormai da oltre 12 ore e il sale, lo sa chiunque, va sparso prima che la neve attecchisca sull’asfalto. Intorno alla mezzanotte, l’ultimo grido di chi sta naufragando: “Mi dia l’esercito”, chiede Alemanno a Gabrielli confondendolo con il Prefetto, l’unico per legge autorizzato a far uscire mezzi e uomini dalle caserme.
Il “bollettino” che non c’ é
Il resto è noto. Fino all’ultima mossa. Una nuova ordinanza di chiusura delle scuole per lunedì, basata sul “bollettino meteorologico” dell’Aeronautica militare. Dovrebbe essere lo schiaffo ai meteorologi della Protezione civile. È invece l’ultimo grottesco fotogramma della disfatta. Perché – come confermano alla Protezione civile – non esiste nessun bollettino dell’Aeronautica per lunedì. Ma solo una telefonata del sindaco a un ufficiale di guardia.

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la neve, Roma e i lamenti di Alemanno

L0 so che tutti parlano della neve e che un altro post su questo può sembrare inutile e noioso, ma proprio non ce la faccio a stare zitto vedendo il disastro che paralizza Roma.

“La protezione civile non mi ha informato adeguatamente” ha detto il Sindaco di Roma, sommerso dalle inevitabili crisi di nervi di cittadini paralizzati dall’abbondante nevicata di ieri e stanotte. “Prevedevano 35 mm e non 35 cm”, ha aggiunto, immemore della sua ordinanza preventiva di chiudere le scuole (anzi no, sospendere le lezioni perché gli istituti dovevano restare aperti, vuoti, con i bambini nelle mani dei bidelli, ma aperti…), cosa di cui si era pure vantato al TG1 ai primi fiocchi, lamentandosi di essere stata o lasciato solo, lui, coraggioso duce di questa città allo sbando.

Adesso piange, lamentandosi (ancora!) e incitando le folle a prendere la pala e spazzare le strade, affiancando i potenti mezzi dell’ATAC, dell’AMA, dei VVFF, della polizia municipale (rivoglio vedere con le pale in mano!!!) e dell’esercito (udite, udite!!), per liberare le stare entro stasera, prima che ghiacci. Allora, vi anticipo la mia opinione: un incompetente del genere è da cacciare via immediatamente, ma andiamo con ordine:

  • E’ vero che il problema è il ghiaccio, ma questo si risolve buttando il sale sulle strade PRIMA della nevicata, perché poi spalando via la neve viene via anche il ghiaccio che si forma sotto, attaccato al manto stradale. Ovviamente poi bisogna cospargere nuovamente le strade di sale per evitare che le basse temperature facciamo il loro effetto naturale sull’acqua della neve.
  • Dove sono i 140 mezzi che dichiarava schierati con verve militare ieri durante l’intervista la TG1? Sono rimasti schierati o sono entrati in funzione?. Si faccia un  giro a Monte Mario o, se ha freddo, guardi le foto che a migliaia sono pubblicate in rete. Non si è visto nessuno e nessuno fa niente. Nessun agente municipale con la pala, soldati in uniforme da guerra o agenti di quella protezione civile a dir suo bugiarda. Non è che si stanno rimpallando le responsabilità impegnandosi in dibattiti surreali mentre la gente non  può circolare, fare la spesa, andare all’ospedale e via dicendo?
  • Sono caduti oltre 100 alberi sotto il peso della neve e migliaia di rami si sono spezzati cadendo sulle macchine parcheggiate, impedendo il transito anche dei pedoni che saltellano vestiti da sci per le strade facendo a palate di neve. E quelli che si sono spezzati e sono ancora attaccati agli alberi? Cadranno sulla testa di qualcuno? Vedremo nelle prossime ore perché ovviamente nessuno fa assolutamente niente.
  • Il Sindaco promette strade libere per domani alle 12:00. Lo vedremo domani, ma assistendo al disastro che imperversa credo che questo pasticcio porterà conseguenze per parecchi giorni.
  • In alcune zone di Roma nord manca l’acqua ed in altre l’elettricità, che con questo freddo sono essenziali per non incorrere in problemi ancora più gravi: un perfetto esempio di gestione moderna della capitale del Paese.

Insomma, godetevi pure lo scenario inusuale del Colosseo imbiancato, scendete in mezzo alla strada ghiacciata a fare a palle di neve con i bambini o semplicemente a sfoggiare il completino da sci ultimo grido che tanto piace, ma non vi meravigliate se qualcuno urla la propria rabbia per questo ennesimo esempio di incivile incompetenza, condita dalla superbia codarda e lamentosa degli incapaci che ci governano.

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Paralisi per neve

Le bestemmie oggi si sono sprecate, intrappolato per ore in una città paralizzata da un paio di centimetri di neve: il caos più totale ha avvolto le strade di Roma costringendo ad ore ed ore di file interminabili sull’asfalto ghiacciato. Gli incidenti stradali e le macchine in panne ostruivano la circolazione, mentre i veicoli avanzavano centimetro per centimetro cercando di non scivolare sulla poltiglia di neve ghiacciata.

Ai primi fiocchi, improvvisamente le strade si sono riempite di autobus che andavano in rimessa, senza più caricare i gruppi di persone infreddolite che aspettavano il trasporto. Sulla Cassia, andando fuori Roma, ho visto tanti, anziani, bambini, immigrati avviarsi a piedi sotto la neve e poi la pioggia gelata dopo aver aspettato per ore. C’era gente esasperata dopo ore di attesa in file immobili, che tentava manovre e cambi di corsia pericolose pur di cercare di divincolarsi dalla morsa del traffico, ma soprattutto ho visto tanta rassegnazione nei volti delle persone che incontrato nelle 5 ore che ho impiegato a tornare a casa. Rassegnazione per lo stato incivile in cui sono state lasciate le strade della città e soprattutto le arterie che collegano il centro con la periferia. Eppure lo sapevano tutti che avrebbe nevicato, erano giorni che le previsioni meteo annunciavano la neve. Possibile che nessuno si sia curato di spargere neanche un grammo di sale per cercare di evitare ai cittadini l’incubo in cui siamo stati lasciati oggi?

Lo so che lo stesso è successo in  mezza Italia, ma la cosa non mi conforta affatto, anzi rafforza la convinzione che il problema di questo Paese è che la cosa pubblica non funziona più. Non che fosse un esempio di brillante efficienza anche prima, ma adesso ho la netta impressione che si sia arrivati allo sfascio.

Caro Sindaco Alemanno, visto che se ne sta occupando a quanto dice negli ultimi giorni, controlli anche l’efficienza di quei dipendenti a cui ha affidato incarichi nell’ATAC (l’azienda comunale per i trasporti) perchè il servizio offerto a quella gente per strada al gelo è una vergogna, e ci faccia sapere anche chi non ha pulito le strade dalla neve, nonostante gli allerta meteo. Questo è uno dei compiti più importanti di un Sindaco: garantire ai propri cittadini i servizi necessari a svolgere la propria vita in una città moderna è un Suo obbligo, molto più del cercare la ribalta televisiva nazionale.

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Alemanno è recidivo

Mentre il Sindaco di Roma minimizza lo scandalo delle assunzioni di suoi camerati, amici, parenti e amanti nelle aziende controllate AMA e ATAC, vengono fuori i dati sui suoi trascorsi nelle Istituzioni e salta subito all’occhio la sua propensione a procedere con passo militare e mano ferma nello spazzar via ogni precedente amministrazione per far assumere i suoi uomini.

Anche quando era Ministro dell’Agricoltura successe così e sempre tramite i suoi fidati boiardi di riferimento, Giuseppe Ambrosio e Franco Panzironi, che oggi è (guarda caso) l’amministratore delegato dell’AMA e segretario della fondazione di Alemanno “Nuova Italia”.

Trentaquatro giorni dopo la nomina a Ministro, Alemanno chiamò alla carica di commissario dell’UNIRE, l’ente di gestione dell’ippica, il camerata Riccardo Andriani, vecchio collega dei tempi del Fronte della Gioventù e come segretario generale, Franco Panzironi. In quella gestione, l’UNIRE prese in affitto un palazzo della BNL con uffici larghi come piazze e stipulò un contratto per l’Ufficio Stampa per oltre €100,000 con un’agenzia di fiducia, suggerita da Raniero Mamalchi, probiviro di AN, il cui figlio è adesso tra quelli sistemati all’AMA di Panzironi. Negli ultimi due anni sono passati dall’ippica al Comune di Roma anche Marco Mugavero e Raffaele Marra, destinato alla direzione delle politiche abitative, oltre a Laura Rebiscini, conduttrice di trasmissioni di UNIRE TV. Anche Andrea Vattani, con un passato da naziskin e già segretario di Alemanno al Ministero dell’Agricoltura, si occupa adesso delle Relazioni Internazionali per il Comune di Roma, per €122,000 l’anno, mentre il Direttore dell’UNIRELab, il laboratorio che si occupa delle analisi antidoping sui cavalli, indagato dai NAS di Milano, è Paolo de Iuliis, un camerata di Alemanno di lungo corso, dalle botte di piazza. La Direzione del Personale è affidata alla sorella di una deputata PDL, collaboratrice del Sindaco. UNIRELab che ha aperto dal 2003 una seconda sede a Pomezia, nonostante il deficit cronico e profondo, è un esempio di come il “metodo Alemanno” sia oramai in corso da anni.

Che schifo…

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L’arroganza di Alemanno

 

“Se ci saranno mie responsabilità, pagherò” ha detto il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, assediato da due settimane per lo scandalo di “Parentopoli” delle municipalizzate Atac e Ama, dalle prime pagine dei quotidiani nazionali. “Per il passato – ammette – non sono in grado di mettere la mano sul fuoco, perchè non mi sono occupato di assunzioni”, ma promette piena collaborazione con la giustizia indagante ed anche se queste cose “appartengono purtroppo alla fisiologia delle assunzioni nella pubblica amministrazione italiana…. chi ha sbagliato pagherà”.

Sono inorridito leggendo le parole del Sindaco che ha anche detto: “Nelle due aziende, dal 2008 a oggi ci sono stati 2.505 nuovi assunti. Di questi – nota Alemanno – a leggere i giornali 85 sono le assunzioni sospette (tra cui mogli e parenti di amici e sostenitori elettorali, amanti, cubiste ed una pletora di estremisti di destra, alcuni con condanne passate in giudicato). Non sono certo centinaia o migliaia”. Insomma come dire che se reato c’è stato è stato un piccolo reato … ma vi rendete conto fino a che punto è arrivata l’arroganza di questa gente? La corruzione, il violare le leggi e le pari opportunità dei cittadini che governa è una vergogna non giudicabile al chilo: ne basterebbe uno solo di quei soprusi arroganti per toglierle la fiducia, caro Sindaco, figuriamoci 85!

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La grande abbuffata

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