Articoli con tag Belpietro

Riflessioni su ISIS e la sua distruzione

ss“Follow the money trail”, segui la traccia dei soldi: così si è sempre detto in casi come quello della strage di Parigi.

Seguendo l’esercizio mi sono chiesto: “ma quante fabbriche di armi ci sono in Siria?”. Nessuna. Quindi le armi usate dall’ISIS vengono conquistate sul terreno di battaglia (comprese le defezioni di massa dei “ribelli siriani” addestrati ed armati dalle forze occidentali)  oppure vengono acquistate sul mercato nero (come nel caso delle mille guerre lorde di sangue che si sono e si stanno combattendo in Africa, così come in tutti i conflitti armati del pianeta, dall’Ucraina all’Afghanistan, visto che ufficialmente nessuna nazione è in guerra con un’altra. Neanche Israele e Palestina sono ufficialmente in guerra anche se il numero delle vittime non smette di salire.

Bisogna quindi colpire violentemente il traffico di armi e nello stesso tempo interrompere ogni finanziamento estero, mettendo da parte ogni interesse particolare. Per primo il regime di Hassad, erede al trono del lavoro del padre, che aveva creato uno stato senza debiti (con nessuno, neanche il FMI), in cui le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, e la Sharia è considerata incostituzionale. Pendono come macigni sul suo capo le stragi perpetrate durante la cosiddetta “Primavera Araba”, compreso quella con il gas nervino contro i curdi, se non ricordo male, ma questo dovrà essere accertato dal consesso internazionale, Russia ed Iran compresi, dopo che il cancro chiamato ISIS sarà estirpato.

Colpire le fonti di finanziamento oltre che il reperimento delle armi sarebbe già sferrare un bel colpo, ma restano le capacità di autofinanziamento: essenzialmente per il petrolio di cui la Siria e il nord dell’Iraq sono ricchi. Si Stima che la vendita dei barili (sempre sul mercato nero) varrebbe circa $2 milioni al giorno.  In proporzioni molto inferiori un’altra fonte di ricavi è il mercato (nero) dell’arte di cui la Siria è ricca (ndr – per fortuna, le opere distrutte in diretta televisiva nei musei erano copie in gesso: gli originali sono a Damasco, che è ancora sotto il controllo di Hassad). La zona più importante per la produzione di petrolio è quella di Mosul, la seconda città irachena, caduta sotto il controllo del califfato lo scorso giugno. E’ quindi priorità militare la liberazione di Mosul, a cui le forze curde stanno lavorando con grande sacrificio e successo.

Liberare Mosul e riprendere subito il controllo della principale fonte interna di finanziamento e di ogni altra a seguire deve essere la priorità perché, senza più possibilità di sostenimento il califfato islamico imploderà, sotto gli attacchi militari.

Putin ha sbandierato alle TV di mezzo mondo i nominativi dei finanziatori privati dell’ISIS, inclusi quelli appartenenti a Paesi del G-20 (pensate un po’: le vittime finanziavano i carnefici…). Si ha quindi già una traccia su cui lavorare per reprimere ed interrompere i finanziamenti esteri, facendo presente a Qatar, Arabia Saudita ed Emirati che ogni supporto su questo fronte è oltremodo gradito ed atteso. Credo inoltre che un’esemplare punizione per i traditori che finanziano il nemico sarebbe dovuta quantomeno ai famigliari di tutte le vittime innocenti che questi criminali invasati hanno fatto finora.

Per il mercato nero delle armi, la situazione è (ovviamente) complessa. Armi assemblate in Pakistan o in Afghanistan, perfette copie degli originali possono costare molto meno, ma c’è da scommettere che le grandi multinazionali del settore abbiano fatto e stiano facendo affari d’oro con i loro prodotti per la guerra e la logistica e bisogna essere chiari nel far capire che la loro collaborazione è quantomeno altrettanto attesa e gradita in un momento in cui… si cerca di distruggere un loro cliente.

Tagliare le fonti di finanziamento estero e interrompere il flusso di armamenti sono passi vitali per una vittoria militare.

Gli USA e la Russia però ancora non si parlano in Siria mentre continuano a tirare bombe dall’aria e dal mare sul nord del paese occupato dal califfato (anche se trapela qualche segnale di disgelo), mentre la Francia informa preventivamente entrambi quando va a sganciare le sue. Sembra che adesso non ci si sbagli più a bombardare i ribelli siriani invece dell’ISIS o che si mandino rifornimenti alla fazione sbagliata. Si sta formando una coalizione internazionale, che mi auguro sia globale, per annientare un nemico che ha dimostrato un disprezzo inumano per la vita.

Se questo avverrà, ISIS non avrà scampo, ma ci rimarrà comunque il disgusto per il razzismo ideologico e religioso di quanto sentito in questi giorni, da parte di tutti coloro che spingono ad una guerra di religione, nella loro ottusa follia, diffondendo paura, facendo il gioco dei terroristi.

I “foreign fighters” che tornano in Europa per spargere morte e dolore tra la gente dove sono  nati e vissuti sono “anime morte”, come le ha definite il marito di una delle vittime di Parigi, con cui ci dovremo confrontare, snidandoli con l’aiuto delle comunità islamiche in Europa e non facendo una guerra santa contro i mussulmani come vorrebbe il nemico. Questo lo capisce anche un bambino, ma forse a Belpietro e a tanti razzisti in Italia e nel mondo bisognerebbe spiegarglielo.

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il finto attentato a Belpietro

Non ci fu nessun attentato contro il direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Queste sono le conclusioni dell’inchiesta di cui è stata ufficialmente chiesta l’archiviazione. Che la cosa fosse una bufala era stato palese sin dai primi momenti (vedi articolo di allora), ma oggi bisogna ricordare le dichiarazioni sempre appropriate di Maroni (“attenti al clima d’odio”), quelle dello stesso Belpietro (“pago per le mie idee”, “non capisco quale reato ho commesso per meritare addirittura una condanna a morte”), e del comitato di Redazione di Libero (“Quanto successo sembra il frutto maturo di una ideologia di violenza e di odio che mette nel mirino chiunque provi a distaccarsi da un’idea dominante e precostituita di verità e giustizia”). Lapidario Berlusconi, reduce dal vile lancio del souvenir del Duomo di Milano, subito seguito dai principali esponenti del suo partito che dichiararono di essere vittime del clima d’odio alimentato da Santoro e Di Pietro. La richiesta di archiviazione rimette tutto a posto, evidenziando di quali cialtroni si tratti…

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a chi giovano i finti attentati?

E’ proprio una strana fine d’anno con tutte queste voci di attentati, dalla finta bomba nella metropolitana di Roma, alle rivelazioni clamorose di Belpietro sulle intenzioni di Fini di organizzarsi un bel finto attentato per dare la colpa al Cavaliere, alle due bombe carta che sono esplose davanti alla sede storica della Lega a Gemonio a pochi passi dall’abitazione del Senatur Bossi.

Si, perchè le fotografie del vile gesto non rivelano un gran chè. Non si notano i postumi di esplosioni o incendi, non un graffio sui muri, ma solo qualche solerte operaio che rimpiazza la vetrata finita evidentemente in frantumi. Dagli esami, i carabinieri rendono noto che si è trattato di due ordigni artigianali, probabilmente due bombe carta: in pratica un anticipo dei fuochi d’artificio di fine anno, in stile napoletano però il chè da alla cosa il sapore di una beffa per il partito dell’odio razziale nei confronti dei meridionali. Anche la polizia sembra ironizzare quando dichiara che “dagli involucri rimasti a terra sembra si tratti di petardi, non di ordigni, messi comunque a scopo intimidatorio, che hanno infranto i vetri di due vetrine”.

Ci sarebbe poi la questione dei dubbi espressi dalla magistratura inquirente nelle indagini sul presunto attenatto a Belpietro, che a quanto pare porteranno ad una condanna per l’agente di scorta che si è letteralmente inventato tutto, mettendo in scena una patetica sceneggiata da quattro soldi, e la questione mai risolta delle fotografie scattate al volto del Cavaliere dopo il terribile lancio della statuetta del Duomo di Milano, che rivelano copiosi getti di sangue di cui non si rivela traccia in scatti successivi e che sembrano originare da una bomboletta sapientemente nascosta (ma immortalata anche questa in alcuni scatti fotografici) nelle mani di una delle persone che lo soccorreva nella macchina.Insomma l’impressione è che qualcuno si stia divertendo a far credere che esista un pericolo di attentati nei confronti degli esponenti del centro destra, cosa che non è da escludere visto l’odiosità della politica del governo e le lacerazioni che provocano nelle fasce sociali, ma ripeto che l’amatorialità ridicola che li caratterizza tutti fa sembrare la cosa una più che altro una scopiazzatura da una delle sceneggiature di film di Fantozzi.

Un solo vero attentato non viene mai ricordato: quello perpetrato il 5 settembre scorso nei confronti di Angelo Vassallo, Sindaco del comune di Pollica, ucciso in un attentato la cui sospetta matrice camorristica è tuttora oggetto di indagini da parte della magistratura.

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Le condizioni psichiche di Belpietro

“L’instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito. L’ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell’ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera”.

Nino Lo Presti,

Segretario Amministrativo di Futuro e Libertà

Sono sicuro che le parole di Lo Presti avranno trovato ampio consenso, in maniera politicamente trasversale, tra la gente di tutta Italia, ma non sottolineano abbastanza l’ironia insita nel fatto che sia proprio Belpietro a parlare di falsi attentati… questa pratica, già sperimentata con il lanciatore di souvenir contro Berlusconi ed fantasma per le scale del condominio dello stesso Belpietro, starebbe quindi prendendo piede se questa volta lo stesso Fini, stando alle voci che sente Belpietro, starebbe per organizzarne uno per scopi propagandistici, in primavera, sotto le elezioni.

Tuttavia, se proprio si deve assistere alla nascita di una vera e propria scuola di falsi attentati, vorrei lanciare un appello perchè almeno cerchino di applicarsi un po’ meglio, dalla ricerca di strumenti un po’ più sofisticati e credibili (escludendo a priori ogni souvenir, perchè la cosa fa ridere…), alle meccaniche dei presunti attentati per non parlare delle figure incaricate di fare gli attentatori che devono essere scelte molto, ma moooolto meglio! Un ulteriore esempio di amatorialità rischierebbe di compromettere la credibilità dell’intera operazione, al di la della comprovata fedeltà dell’audience Mediaset e quindi risultare poco efficace in fase elettorale…

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Servi & padroni

“La storia è piena di capi di Stato puttanieri”
[Maurizio Belpietro, «Libero», 30 ottobre 2010.]

… anche di servi leccaculo se è per questo… ma vai un po’ a capire questa gente…

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Una sceneggiata?

gira sui blog

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Era tutto un malinteso!

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Chi spara a Belpietro?

Non è facile capire come siano andate le cose nel fallito attentato a Belpietro, tanto da indurre la magistratura ad affidare le indagini per capire meglio cosa sia successo a due veterani della lotta al terrorismo come Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici. Di fatto ci sono almeno due versioni dei fatti che non concordano affatto tra di loro.

Alla condanna unanime per il gesto che si è levata da destra a sinistra quando la memoria degli anni ’70 si è improvvisamente destata nella nostra classe politica, si è unita con altrettanto tempismo la bieca e squallida strumentalizzazione politica, come Bondi, Capezzoni, Alfano e Cicchitto che arriva  a dichiarare che è colpa di Di Pietro e del suo discorso alla Camera dei Deputati.

Belpietro intanto dichiara: “Le mie idee sono scomode” (“Ci credo, tutti quei lividi sulle ginocchia“, scrive Spinoza, aggiungendo: “Meno male che l’attentato è fallito, sennò sai che beffa per la Politkowskaja, tuttavia  alcuni indizi portano a pensare che l’attentatore sia del Pd: aveva un piano sballato, un’arma che non funziona, era travestito da finanziere ed è ancora in giro nonostante il fallimento”.)

Buona campagna elettorale

dal sito di Boscartoon

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Le palle di Fini

Il Giornale, il quotidiano monotematico di Berlusconi, continua imperterrito nella sua campagna di delegittimazione di Fini pubblicando una foto del Presidente della Camera nudo, come se questo potesse turbare gli animi degli italiani… Splendidi i commenti di Spinoza: “Belpietro copre le vergogne di Fini con una foglia di fico. Per coprire quelle di Berlusconi, sono anni che usa l’intero giornale“. Tutta via per una volta nella vita ho apprezzato la linea editoriale: sono infatti anni che pubblica palle.

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