Articoli con tag Bersani

Bersani scrive

bersaniLeggo su Nuovo e Utile, un blog molto interessante, il commento dell’autrice a una mail elettorale di Bersani e non resisto alla tentazione di riportarvene uno stralcio incoraggiandovi a leggervi tutto il post. Condivido pienamente e (qualora qualcuno degli “esperti” di comunicazione del PD volesse prendere qualche lezioncina su come si fanno le cose) invito a guardare come il team di Obama ha raffinato i contenuti della campagna per la raccolta fondi negli USA…

È domenica mattina. Apro la mail e ci trovo un messaggio di Bersani. Beh, mi fa piacere che mi scriva, finalmente. Do una scorsa rapida. Poi, siccome ho un po’ di tempo, comincio a leggere riga per riga. E fra le righe.
Così, mi parte l’embolo della revisione. Qui sotto vedete il risultato.

Cara elettrice, Caro elettore,

(dai, Bers, perché mi chiami “elettrice” in questa maniera così distaccata, come se fossi una sconosciuta-portatrice-di-voto qualsiasi, e non una che ha fatto due volte la fila al gelo per votare   –  e, per inciso, votarti  –  alle primarie, e ha zampettato nella neve per rivotare alle primarie regionali? E poi, benedetto uomo: perché mi metti una maiuscola dopo la virgola? E, qui sotto, di nuovo?)
Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio
(ehi, è il muro del suono quello che si buca. Il muro del silenzio, di solito, si rompe: bucarlo non basta. Ma nelle metafore, si sa, ti capita di inciampare. Tranquillo: ti voglio bene lo stesso.)
che per anni aveva circondato le nostre iniziative.
(… quali anni? Quale muro del silenzio? Quali iniziative? Non capisco: mi stai dicendo che le primarie sono state un’ideona mediatica che ha procurato un sacco di share e non, come credevo, un grande, moderno, entusiasmante, vincente esperimento di democrazia partecipata? E mi stai dicendo che, prima delle primarie, nessuno ti si filava? Tu, il segretario del primo partito del paese? … su, dai, non fare così).

(…)

Per il bene del Paese abbiamo sostenuto un governo di transizione. Lo abbiamo fatto lealmente e con trasparenza, anche se non tutto ciò che è stato fatto ci è piaciuto.
(ecco. Se tagliavi tutto il primo paragrafo e cominciavi da qui era meglio. Magari, guadagnando un paio di righe potevi perfino  spiegare che cosa intendi  dire scrivendo “non tutto ciò”.)
Sappiamo bene, perché noi democratici viviamo in mezzo alla realtà comune dei nostri concittadini, quale sia oggi la sofferenza, il disagio, la sfiducia.
(… “quali siano”: sono tre cose, il verbo va al plurale. E che vuol dire “viviamo in mezzo alla realtà comune”? Esiste una “realtà non comune”? E, accidenti, perché non usi verbi forti invece che blandi nomi, una volta tanto? Non un generico “c’è sofferenza”, ma: i cittadini soffrono. Temono il futuro. Sono sfiduciati. E – non dimentichiamolo – infuriati).
Conosciamo la realtà e non la nascondiamo dietro rappresentazioni di comodo. Ma conosciamo anche le energie positive che l’Italia può mobilitare per una riscossa.
(Bers, Bers, sempre a prendere le distanze e a mandare avanti i concetti astratti: l’eco di Bandiera rossami intenerisce, ma ammetterai che non è un gran guadagno passare da “avanti popolo” a “energie positive” che l’Italia può mobilitare per la “riscossa”: di nuovo, dalla concretezza sanguigna del popolo all’astrattezza delle energie.  E no, accidenti, non “l’Italia”! Sei tu che le mobiliti. Forse, magari. Se ti concentri un po’.)

(…)

Il 24 e 25 febbraio ci sarà la sfida alla quale ci stiamo preparando da tempo. La tua iniziativa personale
(Ma che iniziativa “personale”? Una campagna elettorale è un grande, entusiasmante sforzo collettivo a cui ciascuno contribuisce. E proprio a te devo ricordarlo? Insomma: prima ci voleva un “tu”. Qui invece ci vuole un grande, ecumenico, emozionante “noi”)
sarà il valore aggiunto
(che cosa c’entra questa gelida terminologia economicistica, “valore aggiunto” – sinonimo: plusvalore?)
che potremo portare nei giorni finali
(ah, vabbe’, nei giorni finali. Posso starmene a dormire ancora per un paio di settimane.)
della campagna elettorale.

Vediamo se riusciamo a perdere anche in queste cruciali elezioni, vista la “gioiosa macchina da guerra” del PD….

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vogliamo sapere quale sarà il futuro dell’Italia

Che 2012 ragazzi…

Facevo benzina a un distributore automatico dove un ragazzo dello Sri Lanka aiutava a fare rifornimento in cambio della mancia mentre si è fermato un’altra macchina dall’altro lato e il conducente, un uomo sui 50 anni, gli ha chiesto se poteva anticipargli €5 per fare benzina. Il ragazzo dello Sri Lanka gli ha detto di no e si è girato verso di me dicendo: “Tutti i giorni viene e fa €5 di benzina… ma dove ci va con €5?”. Non molto lontano, questo è sicuro, ma che tristezza… Il Paese è allo sfascio e la gente è ridotta alla fame. Basta girare e guardare quello che succede tutti i giorni: negozi che chiudono, migliaia di persone che chiedono la carità in mezzo alla strada e tanti altri che non la chiedono e vivono tra i cartoni o negli angoli delle stazioni.

La maggioranza della gente regge a fatica, mangiandosi i risparmi di una vita per sopravvivere, sperando che le cose migliorino in questo 2013 che sta arrivando, ma con pochissime speranze.

A gennaio ci martelleranno i timpani con programmi di risanamento del Paese, adesso che sta crollando, pezzo dopo pezzo, dalle scuole, alle aule di Giustizia, agli ospedali. Monti si vanterà di aver evitato la catastrofe, ammonendo che poteva andare peggio, che le banche italiane non sono fallite, e che l’Agenda del Professore è la strada migliore per risanare il Paese partendo dai suoi conti pubblici. Berlusconi starnazzerà oscenità e minacce in preda alla sua follia senile, litigando in diretta con tutti, mentre Maroni cercherà di spremerlo in cambio di un appoggio della Lega del dopo-Trota, che nessuno sa quanti avranno il fegato di votare. Bersani è stato preso alla sprovvista dalla discesa/salita in campo di Monti e, a botta calda, ha provato a protestare: “Ma come fa a guidare il governo in carica e presentarsi alle elezioni?” Poi evidentemente gli hanno spiegato che lo fanno tutti i Capo del Governo uscenti a tutte le elezioni, e Monti ha assicurato la nazione che lui è sobriamente super partes nelle “ridotte funzioni della straordinaria amministrazione”  e faziosamente pro Monti nel tempo libero. Bersani è in vantaggio ma non può farsi prendere alle spalle così! Tutti sanno che le banche italiane non sono fallite grazie ai miliardi che sono stati prelevati dalle tasche di quelli che pagano le tasse e che sono confluiti nelle casse degli Istituti di Credito che li hanno usati per ricomprarsi un po’ di quel debito pubblico che le banche estere non volevano più accollarsi. I mercati si sono tranquillizzati perchè lo spettro di un’insolvibilità del nostro Paese si è dissipato, ma i soldi che sono stati necessari per questo vengono dalla carne viva del popolo italiano oltre che dai tagli ai servizi civili e ai diritti sindacali. E’ questo il futuro che viene prospettato al Paese? Vogliamo parlare di programmi di sviluppo e non di contabilità per una volta? Qual’è il Piano Industriale, quello per i Beni Culturali, per la Scuola, la Sanità e la Giustizia, la lotta all’evasione e alla Mafia? Qual’è la visione del prossimo governo? Sono questi gli argomenti con cui parlare alla gente e non le farsesche beghe tra partiti o leader veri e presunti della politica italiana. Bersani: Monti non ha bisogno di schierarsi, perchè è l’unico con un’agenda chiara di quello che vogliono fare al Paese. Lo ha capito anche Casini che adesso fatica a vedersi sbiadire dietro al Professore che aveva tanto opportunisticamente invocato.

Personalmente ne ho le scatole piene di programmi finanziari e delle liste di provvedimenti, magari individualmente validi, ma che non hanno una visione complessiva, una strategia per uscire da questo stato di intollerabile degrado in cui versano le nostre vite ogni giorno dell’anno, Capodanno compreso.

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Crozza, le primarie e gli ospedali

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Renzi, le primarie del PD e il futuro dell’Italia

Ricevo da Elena, una mia carissima amica, la segnalazione di un post sulle primarie del PD, un argomento che non ho voluto affrontare, forse sull’onda della delusione cocente che mi ha provocato il silenzio/assenso di questo partito nei confronti del sacco della Repubblica che è stato perpetrato in tutti questi anni e di posizioni impalpabili assunte su alcuni provvedimenti adottati dal governo Monti, non tanto sul risanamento economico del Paese, ma sulle esenzioni (vedi IMU alla Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni bancarie ecc.) garantite ai poteri forti e sulla cancellazione di diritti acquisiti con anni di lotte civili e democratiche.

Spinto dalla presentazione della mia amica, ho letto il post, molto ben scritto dalla blogger che si schiera decisamente con Renzi, argomentando in maniera lucida le sue scelte, che sono quelle di una militante di partito anche se oneste e spesso condivisibili, sopratutto quando affronta il capitolo del necessario rinnovamento.  Tuttavia è proprio li che mi areno e fatico a seguire il suo pensiero.

Premetto che non ho assolutamente nulla contro Renzi, che al contrario mi sembra un ottimo “pontiere” (che in gergo militare veniva usato per quelli che gettavano i ponti per far passare gli eserciti sopra gli ostacoli), con tanta grinta nell’affrontare le resistenze di un mastodonte confuso, aggrappato alle rigide burocrazie interne, distratto dalle proprie vicende piuttosto che guidare il fronte della resistenza popolare durante una trasformazione epocale della nostra società in senso liberista, che cancella uno dopo l’altro i diritti della gente, compreso quello a una vita onesta in un Paese civile, fatta di lavoro e progresso, dove i ragazzi possono innovare e non cercare di sopravvivere senza certezze sul futuro o un minimo di credito (in tutti i sensi, sia quello finanziario che in termini di credibilità). La sensibilità del Paese non mai stata così alta da quando la crisi non è più solo sugli schermi televisivi, ma davanti alla porta di casa di ognuno di noi: Grillo ne interpreta egregiamente i presupposti essenziali, agitando i forconi della rivolta (chi di voi ha saputo quello che è successo in Spagna, in Grecia e Portogallo la scorsa settimana?) e quindi spaventando tanti che hanno paura di quello che potrebbe succedere se il Sistema crollasse, la destra legata la capitale storico (vedi Fini, Casini e Montezemolo & Co) scende in campo per riproporre un Monti bis, che è già un “rottamatore” della classe politica per definizione, ma incarna l’establishment, ha la credibilità necessaria in Italie e all’estero per guidare il Paese nella direzione del capitalismo “illuminato”, dopo i disastri del bieco liberismo di tutti questo anni bui per la democrazia.

Renzi lotta all’interni del PD e mi auguro che vinca le primarie, ma non ha dato segnali di aver capito cosa sta succedendo davvero. Le sue sono posizioni illuminate per chi guarda dentro al Partito Democratico, che gli prepara un’onorevole sconfitta, apprestandosi a cambiare le regole delle primarie per conservare il diritto a un centralismo democratico in cui la Segreteria ha potere di veto su qualsiasi novità venga pretesa dalla base. Non è ancora chiaro dopo gli schiaffi al popolo della sinistra di tutti questi anni (conflitto di interessi in testa)? O sono forse io a essere troppo disilluso dal non credere alla capacità di auto-rinnovamento che accomuna il PD a tutti gli altri partiti italiani? Renzi non sta solcando lo stesso percorso di Veltroni (ricordate il discorso del Lingotto?) invocando un rinnovamento effimero, guardando alle vicende del potere piuttosto che unire le forze con tutti coloro che lottano per un cambiamento vero, che passa inequivocabilmente attraverso la resistenza al liberismo globale dominante, che non vuole allinearsi ai dettami del “mercato”, perchè una società più giusta non si giudica dal PIL, ma dalla qualità delle scuola, della giustizia e dei servizi offerti ai cittadini?

Forza Renzi, allora; non ci parlare più di rottamazione, smetti di parlare di questioni interne al PD, ma di cose che danno alla gente la visione di un futuro migliore, fai il passo necessario per portare dalla tua parte tutti quelli che si sbattono per un Italia migliore, che sappia davvero essere un faro culturale per l’Europa, che faccia fronte ai propri obblighi attraverso provvedimenti equi e socialmente progressisti, che faccia partecipare tutti al risanamento del Paese, punendo i furbi che ci affossano e premiando chi ha sempre giocato stando alle regole.

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è ora di fare piazza pulita

Dopo qualche giorno comincio a crederci davvero: Berlusconi ha finito di governare l’Italia. I caroselli, la festa spontanea della piazza, il lancio di monetine in perfetto stile Craxi (anche se molto meno violento di quanto successe a Bettino, ma simbolico proprio per quello che accadde a Craxi davanti all’hotel Raphael), l’ex-Premier che esce dalla porta secondaria per evitare la folla che lo insultava: è successo davvero, tanto che Berlusconi diffonde messaggi video dal suo rifugio, in perfetto stile Al-Qaeda, avvertendo di non essersi arreso e minacciando di raddoppiare gli sforzi…

… e poi la patetica manifestazione degli “indignados” del PDL, in giacca e cravatta e pelliccia per le signore… insomma dopo una vita, passata a fare i suoi interessi, il signore di Arcore ha dovuto suo malgrado “fare un passo indietro”, che è stato da lui stesso spiegato con l’ammissione che lo ha fatto “per il bene del Paese e degli italiani”. Erano anni che glielo chiedevamo e lui ha deciso proprio adesso che stiamo veramente a pezzi, pronti a fare la fine della Grecia e cioè ad essere costretti a pagare interessi per tutta la vita… (aspettate un attimo… ma non è quello che noi italiani facciamo da sempre per ripagare il debito pubblico che la Democrazia Cristiana prima ed il Partito Socialista di Craxi poi hanno gentilmente aperto per tutte le generazioni future? Qual’è la differenza? Semplice: se prima pagavamo interessi tutta la vita al governo italiano, se facciamo come la Grecia saremo costretti a pagare interessi per tutta la vita alla Germania e agli altri Paesi che ci presterebbero i soldi…).

Sono infatti convinto che a Berlusconi questa vicenda lo ha seccato enormemente perchè non lo hanno fatto fuori i Bersani o i Di Pietro della situazione (figuriamoci…), ma l’Europa, con la Merkel e Sarkozy in testa, con la benedizione di Obama, che ha già definito positivo il cambio di governo in Italia. E’ quindi stata una faida interna alla destra europea, che ha sfruttato l’indignazione e la rabbia del popolo italiano contro una classe di nani e ballerine (e zoccole) che tra perversioni, droga, furti e malavita, incompetenza ed ignoranza non sono mai stati in grado di gestire un Paese, dividendolo, dilaniandolo tra mille polemiche, squilli secessionisti, idiozie razziste, ladrocinio e villania. Di fronte ala leva economica dei mercati, sono crollati come carte al vento, facendo impallidire dalla vergogna anche lo stesso Tremonti.

Guardatevi il video di Scillipoti che parla dopo le dimissioni di Berlusconi

Ve lo dico: adesso è ora di fare pazza pulita di questa gente. Se davvero crediamo di poter far risorgere il nostro Paese, la classe eletta con Berlusconi deve sparire, per non continuare a coprire di ridicolo l’Italia e danneggiare gravemente il futuro nostro e dei nostri figli.

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Crozza e Bersani

Uè ragassi… Io ancora rido!!

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Un Parlamento vergognoso

Riprendo da Il Salvagente, un riepilogo delle notizie degli ultimi giorni riguardanti i nostri parlamentari

La giornata no di La Russa Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato protagonista di una giornata molto tormentata a Montecitorio. In serata è stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti del popolo Viola e del Pd che si erano radunati davanti a Montecitorio per un sit in contro la legge sul processo breve. Il ministro è uscito dalla Camera e si è avvicinato ai manifestanti che l’hanno raggiunto gridandogli: “Vergogna, mafioso, fascista” e gli hanno tirato delle monetine. La Russa è stato protetto da un cordone di carabinieri che lo hanno fatto rientrare a Montecitorio. Duramente contestato anche il sottosegretario Daniela Santanché apostrofata con “bugiarda”.

La Russa manda fini a quel paese – Ma il ministro della Difesa ha avuto anche un duro scontro con il presidente della camera Gianfranco Fini (vedi il video) che era stato costretto a sospendere la seduta. Questi i fatti: il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, stava contestando l’operato del ministro della Difesa rispetto alla manifestazione davanti a Montecitorio quando La Russa gli ha fatto segno con la mano di stare zitto, avvicinando il dito al naso, e mandandolo platealmente a quel paese.

Fini: “Fatelo curare”Mentre in Aula si scatenava la bagarre, il presidente Fini invita il ministro ad “avere un atteggiamento rispettoso verso l’assemblea”.La Russa gli ha battuto scherzosamente le mani e gli ha fatto il segno di stare zitto.A quel punto Fini ha chiesto rispetto per la presidenza, e La Russa sembra urlargli “ma che fai”.E sembra mandare a quel paese anche lui. Il presidente sospende la seduta, ha un altro scambio di battute con la Russa che, mentre in Aula, dall’opposizione, gli urlano “fascista, fascista”, tira in aria i fogli che ha davanti. Fini esce dall’emiciclo esclamando: “Fatelo curare”.

Giornata di bagarre alla Camera Bagarre alla Camera. Il Pdl e la Lega chiedono e ottengono l’inversione dell’ordine dei lavori dell’Aula per portare già oggi all’esame il provvedimento sul processo breve e il Pd protesta, parlando di “pagina nera per la storia della Repubblica”. Dai banchi dell’opposizione si è sollevato il grido “vergogna, vergogna”. Subito dopo, ha preso la parola il capogruppo Pd Dario Franceschini, lamentando la violazione dell’articolo del regolamento della Camera che riserva all’opposizione uno spazio dei lavori dell’Aula per le proprie proposte di legge. Bersani attacca con un paragone su Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E annuncia un sit in a Montecitorio per le 18.

La protesta a Montecitorio: “Vergogna”La protesta si sposta dunque nel pomeriggio dall’Aula della Camera al suo ingresso,  dove si riuniscono i manifestanti del Popolo Viola e simpatizzanti del Pd, per il presidio organizzato dai Democratici. La folla urla: “Vergogna, vergogna”, “Ladri, ladri”, “Mafiosi, mafiosi”.I manifestanti sono anche riusciti a superare il transennamento che abitualmente tiene a distanza dall’ingresso del Parlamentto.

Monetine contro La RussaIl ministro della Difesa, La Russa, è stato accolto con fischi e insulti ed è stato anche oggetto di un lancio di monetine. La Russa è stato costretto a rientrare nel palazzo e lasciarlo da un’altra uscita (“Sono dei violenti”: ha poi dichiarato). I dimostranti hanno poi duramente contestato anche Daniela Santanchè.

Bersani chiede la mobilitazione di tuttiBersani è intervenuto al sit in parlando da una scaletta messa a disposizione, chiedendo la mobilitazione di tutti “contro il colpo di mano sul processo breve” che porterà – ha detto – in libertà i truffatori. Il leader del Pd ha stigmatizzato il fatto che di fronte alla crisi internazionale – politica, economica e militare – l’intero governo era presente stamattina in aula con il solo scopo “di far passare la modifica dell’ordine del giorno per avere subito una votazione sul processo breve”.

“A Lampedusa compra casa, qui il salvacondotto”Stamattina Bersani aveva attaccato Berlusconi parlando di Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E poi: “Berlusconi è andato a fare i fuochi d’artificio a Lampedusa ma abbiamo capito qui il motivo. Ha acceso i riflettori lì ma il miracolo è qui col processo breve”. E allora applausi scroscianti dai banchi dell’opposizione.

Napolitano: “Basta tensioni”Il livello dello scontro è tale che anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena rientrato dagli Stati Uniti, è stato costretto a fare un appello alla moderazione: “Bisogna rimuovere tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare nell’opinione pubblica e specialmente tra i giovani motivi di disorientamento e sfiducia che è indispensabile scongiurare”.

Franceschini: “Migliaia di malviventi saranno liberi”“Questa è l’ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. Poi l’ex segretario del Pd si è rivolto a Umberto Bossi e alla Lega: “Cosa andate a dire ai popoli padani – ha chiesto retoricamente il capogruppo del Pd –  a cui avete promesso la sicurezza? Andrete a dire che volete liberare i criminali? Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. Ma di fronte al presidente del Consiglio le rapine e le violenze non contano e vi comportate da servitori fedeli”.

Casini: “È una vergogna”E di vergogna ha parlato in Aula anche il presidente dell’Udc Pierferdinando Casini: “È un provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. È una vergogna”.

L’opposizione abbandona la commissione Giustiza La discussione generale sul provvedimento è già iniziata, ma era scontato che il voto degli emendamenti sarebbe slittato alla prossima settimana. Così la maggioranza ha  deciso di anticipare il voto sul testo che accorcia i tempi di prescrizione. Intanto i deputati dell’opposizione hanno abbandonato la riunione del Comitato dei Nove della Commissione Giustizia per protesta contro la decisione della maggioranza di “strozzare i tempi del dibattito sul testo per la prescrizione breve”.

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Il mercato delle vacche

E’ un proprio mercato delle vacche quello che sta andando in scena in questi giorni. “Io non ne so di più, leggo i giornali… Ma una domanda mi sorge spontanea: se il centrodestra si rivolge a parlamentari facendo opera di convizione non solo politico-culturale, ma anche sotto il profilo materiale, siamo di fronte a uno scandalo o a un reato di corruzione?”, ha detto Bersani durante una conferenza stampa alla Camera, ricordando come un deputato sia anche un pubblico ufficiale e quindi soggetto ad obblighi di correttezza consoni ad un rappresentante delle istituzioni. Ieri un deputato eletto col Pd e poi passato all’Api, l’ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, ha infatti detto a un quotidiano che per votare la fiducia al governo un deputato otterrebbe “dai 350mila ai 500mila euro”.

I Verdi hanno annunciato che presenteranno “un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere che sia accertato se la compravendita di parlamentari di cui sono piene le cronache sulla crisi del governo Berlusconi rappresenti o meno corruzione” e dopo che un suo parlamentare è passato a “Noi Sud”, l’Italia dei Valori ha scritto oggi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedergli di intervenire “in difesa della dignità del Parlamento, ma anche del governo e delle istituzioni tutte” citando la “squallida campagna acquisti di parlamentari dell’opposizione”.

La campagna acquisti di Berlusconi non ha precedenti e contribuisce ad affossare ulteriormente l’immagine del Paese in tutto il mondo. Era da prevedere: oramai lotta per la sopravvivenza! anche perchè perdere il potere potrebbe far scatenare per Silvio Berlusconi una deriva di stampo craxiano… ricordate le monetine davanti all’Hotel Raphael?

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Una questione di filosofia

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Fini, Casini, Rutelli e la crisi

Ieri abbiamo assistito alla prima uscita semi pubblica del preannunciato asse tra Casini, Fini e Rutelli. In occasione di un convegno sui 150 anni dell’unità d’Italia i tre si sono trovati assieme sul tavolo dei relatori. Un’occasione perfetta per i cronisti che hanno cominciato a fare domande e si sono trovati di fronte a risposte chiare e dirette: “Lo chiamate terzo polo?  –  ha scherzato Casini  –  direi piuttosto primo polo, non metteteci già in fondo alla classifica!”, mentre Rutelli, il più entusiasta, parla di “un’area che si sta formando, di un incontro tra uomini politici che sono stati parte di schieramenti diversi e adesso hanno sempre più punti importanti in comune”, mentre Fini  ruba lo stile veltroniano, citando Obama con il suo “Yes we can”, ce la possiamo fare: “L’Italia può farcela, qui non siamo declinisti di professione”.

Eccoli i tre leader, accomunati dall’anti-leghismo, convinti che Berlusconi se ne debba andare, promotori di una nuova unità di popolo, di un “Patto per la Nazione” come lo ha chiamato Casini, mentre trattano con il Pd e IdV per far cadere il governo, perchè “serve una crisi vera, poi si discuterà di nomi e di premier” come va ripetendo ai suoi il presidente della Camera. È un count down forzato, nel quale il Premier decide di lanciarsi anche a costo di precipitare in quello stesso “vietnam” di numeri risicati e contrattati a Palazzo Madama nel quale due anni fa si è infine arenato il governo Prodi.

I contatti di Fini con Casini, Rutelli, Bersani sono continui. I quattro hanno ragionato, pallottoliere e calendario alla mano. Martedì il presidente del Senato Schifani dovrà inserire in agenda la mozione di sostegno al governo, l’input del Pdl è che venga fatto il prima possibile. Al voto si potrebbe andare anche giovedì. I dieci senatori di Futuro e libertà non parteciperanno al voto.La mozione di sfiducia di Pd e Idv camminerà con passi più lenti a Montecitorio, dove i lavori la settimana prossima saranno monopolizzati dalla legge di stabilità. Ma anche lì la crisi verrà in qualche modo “parlamentarizzata”: martedì la norma sui conti dello Stato approda in aula e il centrosinistra presenterà migliaia di emendamenti, Tremonti a quel punto porrà la fiducia che già in settimana dovrebbe essere votata. Futuro e libertà si asterrà, pur votando subito dopo a favore sul merito della legge. Bersani e Di Pietro invece chiederanno al presidente della Camera che la loro mozione di sfiducia, depositata ieri, venga discussa nella finestra riservata agli atti dell’opposizione già prevista per il 22-23 novembre. I finiani non la voteranno, ma ne presenteranno una propria. Bersani in privato e Di Pietro in pubblico hanno fatto sapere che la voteranno. Casini farà lo stesso. Con quei numeri, a fine mese la corsa del governo potrebbe essere finita.

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Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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Appello al PD, Vendola, Di Pietro e Renzi compresi

Premetto che non mi sono ancora formato un’opinione sull’iniziativa di Matteo Renzi per “rottamare” la vecchia dirigenza del Partito Democratico. La carica dei 2500 “rottamatori” che convergono a Firenze su iniziativa del Sindaco Renzi per mettere in evidenza le proprie idee sul rinnovamento generazionale all’interno dei quadri dirigenti del PD, mi sembra quasi inopportuna, anche se ne riconosco il valore simbolico. Non è infatti in discussione la giusta spinta verso una maggior accessibilità dei giovani ai vertici del partito, per ovvi motivi di coerenza con l’evoluzione della società democratica se non per altro, ma la scelta dei tempi ed i metodi usati.

Si cerca di condizionare le scelte della giovane segreteria Bersani, eletta tramite il sistema delle primarie oppure è la nascita di un’ennesima scissione, se non nei fatti almeno nella percezione dell’opinione pubblica, che già stenta a riconoscere la leadership di quella che oggi è l’opposizione? Vendola incalza a sinistra, raccogliendo successo ad ogni cosa che dice e fa (e proprio perchè fa), perchè riesce ad attrarre l’opinione pubblica e dimostra una visione del Paese che non è rivoluzionaria, ma semplicemente progressista. Anche gli avversari lo rispettano più di altri nelle file dell’opposizione tutta. La sua lotta è la giusta aspirazione della sinistra, la sfida politica lanciata alla segreteria del PD, a cui Bersani non si nega, pressato anche dall’Italia dei Valori, che raccoglie la rabbia di chi non si riconosce nell’attuale amministrazione del Governo e dello Stato.

Il Partito Democratico, deve raccogliere queste sfide e misurarsi con gli altri nel più totale rispetto per vedere a quello che il popolo progressista italiano crede sia l’indirizzo da dare alla lotta al liberismo ed alle sue aberrazioni, come nel caso di Berlusconi. Qualunque sia il risultato delle primarie dovrà essere accettato dagli altri, per primi i candidati sconfitti, che dovranno aiutare il vincitore della candidatura a vincere le elezioni per governare il Paese. Solo così si può costruire una candidatura forte, che coalizzi il centro sinistra. Renzi è la riforma amministrativa (necessaria), Vendola l’anima di sinistra del PD e Di Pietro è il collante con la gente, che è delusa ed arrabbiata per mille motivi e Bersani è il Partito Democratico, la storia, la tradizione democratica, la credibilità istituzionale ed ha soprattutto l’organizzazione necessaria per governare.

Alla manifestazione del Partito Democratico con il governo ci dovranno essere tutti, per dare un segnale importante alla destra che si ri-organizza in vista del crollo del Cavaliere.

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Dal dire al fare

Ho seguito su Sky il discorso di Bersani alla Scuola di Politica del PD: un discorso valido, colto (e… senza barzellette!), centrato sul tema del lavoro, come valore e come risorsa per uscire dalla crisi, con citazioni e paralleli storici ed una visione del Paese immersa negli scenari internazionali, da cui non può prescindere. Tra tutte le cose che ho ascoltato c’è stato anche l’annuncio di proposte concrete, di un programma politico del Partito Democratico che tutti aspettano con ansia: la politica fiscale (“chi ha di più deve dare di più…”), il diritto del lavoro (“per questo esiste il codice, per difendere i più deboli”) ed al lavoro (“il lavoro non è tutto, ma questo lo può dire solo chi ha un lavoro”, “un’ora di lavoro di un precario vale quanto un’ora di lavoro degli altri, sennò siamo tutti precari”), la politica industriale (Marchionne ci dice che la cultura del non far niente non funziona per uscire dalla crisi… se ce lo diceva due anni fa, magari ci dava anche una mano!”), la scuola, la sanità… insomma un bel discorso.

Non è mancata anche una ventata di orgoglio (“La Lega ci fa un baffo!” sperando che non si riferisse a Dalema…), ma nessun accenno alla distanza che separa il Partito Democratico dalla gente e oramai da buona parte di quell’elettorato che suoleva definirsi “di sinistra”. Basta guardare in rete. Termometro Politico è un sito che visito spesso e che riporta in maniera precisa i sondaggi (tutti) sulle preferenze elettorali degli italiani: a metà settembre, nel bel mezzo della bufera che investiva  il governo,  la coalizione del Centro-Sinistra… perdeva consensi (dal 43,5% delle ultime regionali al 39.8%) come il Centro-Destra privo dei finiani (dal 47,5% al 43,5%), mentre il Centro-Centro (UDC, FL e MpA) cresceva fino a raggiungere il 13,6%. L’unica nota positiva era la crescita del Movimento Cinque Stelle di Grillo che raggiungeva il 2,2%.

Lo deve capire, Bersani ed il PD tutto che la comunicazione dei contenuti è oggi altrettanto importante dei contenuti stessi, che recuperare consenso nell’elettorato significa avere coraggio di prendere iniziative, oltre a stilare un programma di governo, perchè al governo, se ci vogliono andare (e lo speriamo tutti che si crei un’alternativa progressista a Berlusconi) devono farsi votare dalla gente, che non ci crede più ai discorsi ed ai salotti.

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Svegliati Italia!

Si sta svolgendo in queste ore a Roma il NoBDay2, la manifestazione del Popolo Viola contro il governo Berlusconi. Non so quanti saranno i partecipanti (scommetto sin da ora sul tradizionale balletto di cifre tra questura, telegiornali e organi più o meno ufficiali dell’informazione politica), ma sono sicuro che non sono quanti dovrebbero essere: manca infatti la dirigenza del PD.

Stiamo assistendo al declino tragicomico di una coalizione imbarazzante, che continua a coprire di ridicolo il Paese, protegge mafiosi e camorristi eleggendoli nelle proprie liste, insulta e aggredisce i cittadini in puro stile razzista degno del Sudafrica dell’apartheid, svilisce la scuola pubblica trasformandola in sedi di propaganda politica come ha già fatto con i giornali e le televisioni, ignora e deride chi soffre sulla propria pelle la crisi più profonda che si ricordi nella storia recente e continua a rubare ed evadere nel disprezzo della cosa pubblica che rappresenta, per di più pretendendo di non essere giudicabile per i reati commessi.

Anche la destra storica, quella che rappresenta il capitale tradizionale, l’aristocrazia italiana, finisce per perdere la pazienza (vedi le recenti dichiarazioni di Montezemolo e della Marcegaglia o le esternazioni di Marchionne che candida la FIAT a guidare il rinnovamento dell’industria e del Paese…) perchè toccati nel vivo oltre che nei propri interessi dall’imbarazzante qualità della rappresentanza politica.

Il Partito Democratico fa la voce grossa con Bersani e la sua pacata dirigenza che si indigna giustamente nei salotti e nei talk show televisivi, ma… non fa altro, lasciando al Movimento Cinque Stelle, all’IdV e ad altri di rappresentare chi non solo non si sente rappresentato dal nostro Presidente del Consiglio e dalla sua cricca, ma è stufo di farsi prendere in giro.

C’è una forza straordinaria nella gente italiana, capace di rivoltarsi all’arroganza come quel padre che ha minacciato di togliere da solo i simboli padani dalla scuola di Adro, di lottare per riportare il Paese a funzionare, a dare equità e giustizia ed un futuro ai propri figli, ma il PD non se ne accorge e continua ad elaborare piani strategici, indignandosi.

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La pazienza di Luca di Montezemolo

Guarda, guarda: Italia Futura, la fondazione vicina a Luca Cordero di Montezemolo attacca violentemente Umberto Bossi e la Lega entrando a gamba tesa nel diabttito politico già rovente di questi giorni.

“Ha ragione Bossi a dire che è più facile parlare che fare” dice l’articolo, “ma negli ultimi sedici anni di fatti invece se ne sono visti ben pochi. Se non la corresponsabilità della Lega in questi sedici anni di non scelte che hanno portato il paese ad impoverirsi materialmente e civilmente. Anche sul fronte delle rivendicazioni specifiche del suo elettorato Bossi ha combinato ben poco (guardare alle promesse sul federalismo per credere). Dubitiamo infatti che i suoi elettori l’abbiano mandato in Parlamento per difendere Cosentino o Brancher”.

Insomma: dopo la pazienza della Marcegaglia (vedi articolo precedente) sembra proprio che sia finita anche la pazienza di Montezemolo.

Ovviamente stizzite le repliche della Lega in uno scrosciare di applausi da tutti gli altri. Osvaldo Napoli del PDL spiega che: “gli attacchi di Italiafutura alla Lega Nord ma estesi a tutto il ceto politico fanno sorridere (…) per un rifiuto aprioristico della realta’ italiana. Mai una volta che questi signori con l’indice perennemente alzato abbiano scelto di “sporcarsi” le mani confrontandosi con gli elettori. Sfido Montezemolo a raccogliere la meta’ dei consensi della Lega”. Personalmente credo che non ci sia bisogno di sfide e che il gesto di Montezemolo, dopo quello della Marcegaglia, sia proprio da leggere in quest’ottica, con il supporto interno di Fini e Casini e quello esterno di altri rappresentanti della destra storica italiana che mal digeriscono di essere rappresentati dalla banda di affaristi che è al governo da troppo tempo.

All’erta Bersani: mentre nel PD si continua a spaccare in quattro il capello (discutendo per carità, senza espulsioni, per non confondersi con il PDL), c’è chi sta preparando la successione a Berlusconi.

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La pazienza di Emma

“La pazienza sta finendo”, dichiara la Marcegaglia accorgendosi improvvisamente (meglio tardi che mai) delle difficoltà in cui versano le imprese. “La pazienza è finità” scrive Bersani sui manifesti accorgendosi (meglio tardi che mai) che la disoccupazione è aumentata.

Nel frattempo i giornali continuano a dare ampio risalto alle vicende dell’appartamento di Fini a Montecarlo in attesa delle rivelazioni promesse oggi pomeriggio, la camorra in Campania sottolinea che il “miracolo della monnezza”di Berlusconi e Bertolaso era in realtà una “monnezza di miracolo”, la Lega continua a tappezzare quelli che considera i suoi possedimenti nel Nord Italia di simboli nazi-padani (… anche in Jugoslavia iniziò tutto così e nessuno ci credeva che potesse finire come a Sarajevo… attenti…) e si adopera per far sloggiare chi aveva fatto della Unicredit la prima banca italiana perchè tenta (con successo) di competere sui mercati mondiali invece di investire nelle regioni del Nord (dimenticandosi, anzi fregandosene del fatto che i correntisti della banca sono anche del Sud…) e Beppe Grillo organizza la sua Woodstock, mandando a fare in culo tutto e tutti tra canti e balli.

La pazienza, Signora Marcegaglia è finita da un pezzo e credo di interpretare il sentimento di tanti nel darle pienamente ragione quando afferma “(…) che il governo ascolti l’Italia fatta di tanta gente che con grande senso di responsabilità fra mille problemi continua a fare il proprio mestiere con determinazione“, anche se le confesso che le sue parole suonano tardive e, come spesso capita a Confindustria, mirate solo agli interessi della categoria che rappresenta. E’ infatti urgente e necessario che si ascolti anche chi il proprio mestiere non può più farlo perché licenziato proprio dal sistema che lei rappresenta, e quei giovani che non riescono a trovare lavoro anche per l’inutile avarizia di un sistema industriale bloccato ed arrugginito.

Guardi: non le dico neanche niente sulla FIAT, perchè la politica di Marchionne oramai va letta in chiave di competizione globale, ma vedo con piacere il suo gesto di apertura alla CGIL, l’unico solo sindacato oramai rimasto in Italia a tentare di essere un contraltare degli interessi industriali, piuttosto le chiederei una posizione netta sulla situazione del nostro sistema finanziario che non solo strozza i suoi industriali ma nega l’accesso al credito a tutta quella gente che è costretta a sopravvivere, rivolgendosi allo “strozzo” per poter tirare avanti.

Bravo Bersani: da quello che leggo sui manifesti, tu la pazienza l’hai persa, come tutti noi. E adesso? Qual’è la linea per combattere la disoccupazione? Ci farai sapere, immagino…

Sappiate entrambi che la gente (tutta) è stufa di continuare a pagare le colpe di una classe politica inetta, ingorda ed inefficiente, che la crisi non è affatto finita (basta guardare fuori dal Palazzo, perchè delle crisi all’interno non siamo affatto interessati) e che non credo manchi molto prima di cominciare a sentire il tintinnìo dei forconi in piazza… ricordate cosa successe a Maria Antonietta ed alle sue brioches?

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IL PD ALZA I TONI?

Dalema inaugura una nuova stagione del PD o ha semplicemente perso le staffe di fronte all’ennesima provocazione portata dai guastatori de Il Giornale, di Vittorio Feltri e Paolo Berlusconi?

Dalema non è un politico di primo pelo, dovrebbe aver imparato a trattare con i provocatori di professione, anche in ambiti di maggior peso specifico rispetto alla trasmissione televisiva e con interlocutori di spessore diverso rispetto al buon Sallusti. Eppure…

Noto tuttavia una coincidenza con la reazione di Bersani in un’altra trasmissione televisiva, Annozero, di fronte all’ironia velenosa di Travaglio:

Gli episodi forse non sono collegabili, ma non si può non vedere che anche se non ci sono gli insulti, i toni usati da Bersani sono decisamente più duri di quelli a cui eravamo abituati. Forse è una mia inconscia speranza che il cambiamento sia dettato da una strategia di comunicazione, dettata dalla necessità di reagire alla perdita di “radicamento” del PD con il popolo che non si identifica con Berlusconi. Alzare i toni in televisione per reagire alla marginalizzazione può essere una scelta interessante nella strategia comunicativa, anche in considerazione del fallimento ottenuto fino ad oggi da quelle precedenti.

Time will tell…

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