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le truffe di Equitalia

Il Presidente del Consiglio ci tiene a ribadire quanto la Pubblica Amministrazione (Equitalia compresa) meriti il rispetto dei cittadini ed io ricevo il testo che segue da una lettrice di Nuda Verità, che pubblico volentieri anche se stride con le parole di Monti:

Sentiamo molto parlare di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate ma pochi stanno realmente entrando nel merito di cosa facciano e di quali tecniche utilizzino per raggiungere i loro scopi. Così rischiamo solo di fare il solito gran chiasso all’italiana senza giungere ad alcuna soluzione per migliorare le cose. Pertanto, vorrei spiegare come funziona la tecnica dilatoria dei rimborsi utilizzata da Equitalia in accordo tacito con l’Agenzia delle Entrate.

Già dal 2011, il Ministro Tremonti aveva dato ordine all’Agenzia delle Entrate di fare accertamenti a tappeto su tutte le società che vantavano crediti con l’erario fino a promuovere il discutibile maccanismo degli incentivi ai dipendenti dell’Agenzia basato sulle somme proposte a recupero; bada bene “proposte a recupero”, e non effettivamente recuperate a seguito di sentenze delle Commissioni Tributarie. Così, nel 2011 si era già scatenata una corsa alle contestazioni da parte dei verificatori dell’Agenzia delle Entrate che aveva portato società con crediti verso l’erario a trovarsi contestazioni per centinaia di migliaia o addirittura per milioni di euro.

Tuttavia, le Commissioni Tributarie avevano cominciato a dare torto all’Agenzia delle Entrate condannandola (sempre più spesso) persino al pagamento delle spese di lite e trasformando così una strategia dilatoria in una perdita aggravante per l’erario. Quale’è stata allora l’idea dell’Agenzia delle Entrate? Ovviamente, quella di aggirare le Commissioni Tributarie per evitare di sottoporsi al giudizio dei tribunali.

Così facendo, nelle verifiche fiscali si giungeva al termine della prima fase con il cosiddetto PVC (Processo Verbale di Constatazione) nel quale l’Agenzia formulava tutte le contestazioni alla società o al contribuente del caso. Da questa fase, però, l’Agenzia spesso non è più passata alla vera e propria citazione in giudizio, ovvero all’Avviso di Accertamento delle Imposte, per evitare di incorrere in un esito negativo presso le Commissioni Tributarie.

L’effetto però si ottiene comunque sulle società che vantano crediti verso l’erario per il seguente motivo. Quando una società fa richiesta di rimborso del suo credito, Equitalia contatta l’Agenzia delle Entrate la quale risponde genericamente che il contribuente è “soggetto a contestazione” e pertanto invita Equitalia (anche informalmente) a non procedere al pagamento dei rimborsi. E poichè Equitalia non subisce alcuna penale se non corrisponde il rimborso, il gioco è fatto. Certo Equitalia paga gli interessi dopo il sessantesimo giorno; ma se uno non è obbligato nemmeno a pagare il capitale, che credibilità ha il pagamento degli interessi?

Così facendo, l’Agenizia delle Entrate può mostrare di aver conseguito enormi risultati nell’attività di accertamento dell’evasione mentre Equitalia è tacitamente svincolata dal pagamento di un’enormità di denaro. E tutto senza che un qualunque giudice possa dire una sola parola in merito!

I casi dei fascicoli dormienti all’Agenzia delle Entrate scoperti a Napoli sono stati attribuiti a funzionari corrotti da privati per far in modo che i fascicoli giacessero senza passare dal PVC all’Avviso di Accertamento. Ma i magistrati, tanto per cambiare, non hanno capito molto bene il vero funzionamento di questa macchina. I fascicoli dormienti spesso nascondono la consapevolezza dell’Agenzia di aver formulato contestazioni fittizie al solo scopo di inibire i rimborsi o, peggio ancora, al solo scopo di far apparire i suoi verificatori come meritevoli di bonus e di mostrare un risultato gonfiato nella lotta all’evasione.

Per concludere, il Ministro Tremonti era perfettamente a conoscenza di questo funzionamento, tanto che il suo braccio destro Marco Milanese aveva fatto di tutto per mettere i suoi parenti ed amici a dirigere i distaccamenti provinciali dell’Agenzia delle Entrate nelle provincie più ricche. Il nuovo Ministro del Tesoro, ovvero il Presidente del Consiglio Mario Monti, è anch’egli perfettamente a conoscenza di questa pratica poichè la questione gli è stata più volte rappresentata ma, almeno per ora, si nasconde dietro un generico “non lo sapevo”; che detto da uno come lui, suona peggio di una bestemmia.

Molti nomi di dirigenti di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate coincidono, a cominciare dal Dott. Attilio Befera; perciò è poco credibile che il tutto succeda continuativamente per puro caso o per negligenza verso il diritto.

Pensate un po’: se un privato cittadino avesse utilizzato tecniche simili per evitare di pagare le tasse, cosa gli sarebbe successo? Con il clima diodio che hanno creato gli ultimi governi verso l’evasione fiscale, sarebbe stato almeno fucilato o impiccato.

Però nessuno ha capito che, una volta di più, come spesso accade, i nemici si inventano anche per giustificare gli abusi. Dopo di che, l’emotività di tutti assicura che nessuno capisca cosa stia realmente accadendo.

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