Articoli con tag democrazia

Il nuovo Medio Evo

1Dopo la caduta delle ideologie, che hanno indubbiamente avuto effetti a volte devastanti, ma hanno avuto il merito di fare dei princìpi sociali il centro dell’evoluzione civile, credo si stia vivendo adesso un inevitabile nuovo Medio Evo.

Il vuoto lasciato dal pensiero ideologico è grande; è’ una voragine che si tenta di riempire con il mercato, il consumismo, seguendo un modello economico che offre sempre minori garanzie alla gente, creando incertezza sul futuro e ostacolando il pari accesso alle opportunità di sviluppo. Domina infatti da tanti, troppi anni una visione di convivenza sociale incentrata esclusivamente sul profitto.

Questo è un modello di società che funziona in maniera esagerata per il 6% della popolazione mondiale, che si divide il 50% delle risorse, lasciando al restante 94% della gente di sbranarsi per quel che rimane. Raramente nella storia si è vista maggiore disparità tra la qualità di vita delle persone: sia in senso geografico, guardando all’Africa tutta e a tante parti dell’Asia e del Sudamerica, che in senso sociale, con l’emarginazione e la povertà che si espandono a ritmi vertiginosi, dalle bidonville delle megalopoli del Terzo Mondo alle gelide strade di New York.

Il paragone con il Medio Evo mi appare quindi appropriato. Il regnante medievale era il padrone assoluto. Possedeva e quindi disponeva della terra, con tutto il lavoro e i frutti che ne derivavano. Vassalli, valvassori, signori e aristocratici in generale lo aiutavano in cambio dei suoi favori  lasciando il minimo per sopravvivere al resto della gente.

Per mantenere l’ordine si avvaleva di un esercito ben armato e spesso brutale che, quando non era impegnato al fronte, era usato per scopi civili.

La gente viveva una vita difficile, nella paura e nell’incertezza. Recentemente la famigerata scuola liberista di Chicago, ha teorizzato il ridurre la gente allo stato di paura e incertezza come una pratica utile alla produzione di legge di restrizione delle libertà civili e dei diritti acquisiti, perché nelle condizioni di stress la gente tende ad accettare cose che non accetterebbe mai altrimenti.

Certamente la quotidianità di oggi è immensamente più facile, grazie alla scienza ed alle sue applicazioni tecnologiche. Mangiamo meglio e viviamo di più e abbiamo accesso al sapere universale grazie a internet, ma questo è il miracolo della scienza, il frutto della nostra mente straordinaria e niente ha a che vedere con il modello sociale in cui viviamo.

Scendendo nel dettaglio, mi domando come possa essere accettabile giudicare il livello di vita in base al Prodotto Interno Lordo, che è semmai il livello di produzione di ricchezza, ma non tiene in considerazione cose fondamentali come il livello e la qualità dell’istruzione delle nuove generazioni, la puntualità della giustizia, la qualità delle cure mediche disponibili. L’indice sul prodotto interno lordo avrebbe una valenza solo se includesse misurazioni su questi punti e molte altre come il differenziale nella ridistribuzione delle ricchezze disponibili.

Il sistema finanziario globale è d’altronde totalmente scollegato dalla realtà produttiva e dalla gente. Impegnati a vendere il futuro profitto, guadagnando cifre da capogiro attraverso perversi meccanismi che in pochi capiscono davvero, cambiando il destino di intere popolazioni nel nome di qualche punto percentuale sulle valute, i nostri banchieri giocano un gioco degno dei migliori alchimisti, capaci di trasformare il piombo in oro, ma solo per il loro padrone e certamente non per il benessere della popolazione.

Senza scendere a compromessi con le teorie complottiste o il Nuovo Ordine Mondiale del Club Bilderberg, chiamate il nostro tempo come volete: un’oligarchia post-democratica o un nuovo Medio Evo, ma temo che sarà una lunga era buia per la stragrande maggioranza della gente. Essendo un inguaribile ottimista, mi auguro ci porti ad un nuovo Rinascimento o comunque verso un futuro migliore, anche se mi rendo conto che questo dipenderà da chi, prima o poi, riuscirà a riempire il vuoto lasciato dalle ideologie.

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Occupy Wall Street: il manifesto

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Un DREAM TEAM per Roma – riprendiamoci la politica

Si è formato un gruppo su Facebook che sostiene quanto segue:

Questa classe politica che non è in grado di governare il Paese, deve essere riformata, per il bene di noi tutti. Tuttavia è impensabile che i partiti (che sono e devono restare indispensabili in una democrazia) si riformino da soli, rinunciando non solo ai privilegi assurdi di cui godono, ma a potere ed al sistema di affari che purtroppo governa la nostra povera Italia da troppo tempo. L’unica soluzione è quindi riportare la politica alla base, coinvolgendo la gente in maniera diretta nei programmi e nella scelta dei candidati chiamati a rappresentare il popolo nella gestione della cosa pubblica. Organizzandosi possiamo cercare di cambiare davvero le cose. Cominciamo a vedere quanti si vogliono impegnare anche solo a scrivere, commentare, sostenere o far crescere questo gruppo.
Ogni commento, iniziativa, idea, candidatura sarà postata pubblicamente ed aperta al commento di tutti.
Per candidare le persone:
1) dovranno essere incensurate e senza procedimenti penali in corso,
2) dovranno essere competenti per il ruolo specifico a cui si candidano,
3) non dovranno avere la tessera di alcun partito,
4) non dovranno avere conflitti di interesse con il ruolo a cui si candidano,
5) dovranno vedere il ruolo pubblico come servizio civile per la comunità.
Non possiamo lasciare il nostro futuro nelle mani di una classe politica che ha dimostrato di non essere adeguata a gestire il Paese.
E’ ora di ripartire dal Paese reale.
RIPRENDIAMOCI LA POLITICA.

Se volete aderire cliccate qui per accedere al gruppo

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il valore della festa della Liberazione

Riporto il discorso fatto da Piero Calamandrei sulla Costituzione in occasione della Festa della Liberazione, il 25 aprile di tanti anni fa. Era il 1950, ma i contenuti di quel discorso sono oggi più che mai attuali, alla luce degli attacchi alla Costituzione, alla Resistenza ed alle istituzioni tutte a cui abbiamo assistito in questi giorni.

Ha perfettamente ragione Calamandrei quando dice che la Costiuzione è solo carta se non la si difende tutti i giorni nei suoi valori, in quei contenuti per cui tanti ragazzi sono morti, sulle montagne così come nelle strade di Milano, di Firenze e di tutte le nostre città. “Bisogna vigilare sulla libertà” avvertiva Calamandrei nel 1950, “perchè non si debba più assistere a quello che la mia generazione ha vissuto per un ventennio. Perchè la libertà è come l’aria e lo si capisce quando comincia a mancare!”

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lettera al Presidente Napolitano

Egregio Signor Presidente,

leggo del Suo sdegno per i manifesti di Milano che equiparano i magistrati alle Brigate Rosse e della Sua preoccupazione per ” il rischio di una pericolosissima degenerazione della situazione”, e colgo anche negli aggettivi superlativi che Lei usa il segno di quanto si sia arrivati a deteriorare il vivere civile della nostra democrazia, costringendo il Paese a camminare sull’orlo di un baratro, a causa delle continue  delegittimazioni a cui sono soggette le istituzioni di cui Lei è il più alto rappresentante.  Mi chiedo tuttavia (e mi creda, è tutto il mondo civile che si pone la stessa domanda parlando dell’Italia) come possa essere tollerabile una classe politica autoreferenziale che lascia il Paese in balìa degli eventi pur di preservare se stessa ed i suoi privilegi, scavalcando le leggi per non essere sottoposta alla giustizia quando commette reati talmente palesi da consentire agli organi giudicanti di avanzare la richiesta di giudizio immediato, poichè non vi è bisogno alcuno di effettuare indagini, tali e tante sono le prove del reato commesso.

Cosa la spinge a non sollevare il Paese da questa melma e sciogliere le Camere, come le da potere la Costituzione repubblicana? Da osservatore esterno ai giochi della politica, La conosco come uomo saggio e con forti radici democratiche, che le consentirono nel passato a  non cedere alle tentazioni autoritarie dell’ideologia, e proprio come tale mi aspetterei un gesto di forte coraggio istituzionale per salvaguardare quantomeno l’onore del Paese.

Quanto pensa che dovremo aspettare prima di assistere al prossimo indegno spettacolo di asservimento del Parlamento ai voleri di privati interessi, del tutto disinteressati ai diritti della gente alla giustizia, al lavoro, alla sanità, all’istruzione, o all’ennesima perdita di dignità nazionale di fronte alle nazioni di tutto il mondo per le dichiarazioni farcite di razzismo di un partito che a stento raggiunge il 10% dei votanti (che si per se sono già la metà della popolazione, visto che l’altra metà è talmente schifata da non recarsi neanche più alle urne)? Cosa racconteremo ai nostri giovani, segnati dalla scelta tra il precariato o la disoccupazione cronica, di fronte ai soldi facili proposti da modelli di vita esaltati da esempi eccellenti, in cui la corruzione, la frode,  e la prostituzione minorile, il razzismo e l’egoismo sociale sono proposti come valori e  non come reati da punire in maniera esemplare?

Non si meravigli, egregio signor Presidente, degli attacchi alle istituzioni, a cui la Sua stessa persona è stata troppe volte soggetta, delle menzogne, ingiurie ed insulti, delle calunnie del dossieraggio e dell’inesistente moralità di questa classe politica, perchè questo credo sia parte di un disegno già svelato a suo tempo dalle carte della loggia massonica Propaganda 2, i cui intenti erano, e credo siano rimasti, di trasformare questa democrazia in un totalitarismo affaristico, in cui la libertà di tutti è vista come un pericolo oltre che un fastidio. Se non scioglie le Camere d’autorità, magari per il timore che con questa legge elettorale infame, che priva gli elettori del potere primordiale di scegliere i propri rappresentanti, si possa tornare in una situazione simile o peggiore, La vorrei spingere a riflettere sulle tragiche conseguenze che la scellerata conduzione del Paese da parte di questo governo e dei suoi servi parlamentari, può portare in termini non più di semplici tensioni, ma, come dice appunto Lei di una “pericolosissima degenerazione della situazione”.

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un appello per la difesa della scuola e della democrazia

“Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.”

Questo è un estratto del discorso che Piero Calamandrei tenne nel 1950 nel Convegno per la Difesa della Scuola Pubblica e che, riletto oggi alla luce delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, fa venire i brividi, non solo per la sua agghiacciante attualità, ma anche perchè rafforza la convinzione che da una dittatura mediatica si stia cercando di passare ad una dittatura di fatto. Pressato da ogni lato, “azzannato” si è definito qualche giorno fa, il Premier ha elevato il livello dello scontro in maniera sfacciatamente autoritaria, forte di una pletora di servi da lui messi nelle stanze del potere nel corso di questi ultimi 16  anni.

“I genitori possono scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia” ha dichiarato Berlusconi, spiegando agli intervenuti all’Associazione Nazionale delle Mamme (!) i tanti provvedimenti che il governo ha messo in atto in favore della famiglia, tra cui i bonus per la scuola privata, che di per se sono già uno scandalo visti i tagli alla scuola pubblica della riforma Gelmini e che alla luce delle parole di Calamandrei suonano come il sinistro avvertimento dell’avverarsi di una profezia.

“[…] nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue.[…] A questo serve la democrazia, permette ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perchè solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali. […]“

questo diceva Calamandrei nel suo famoso discorso e come fece lui nel 1950, vorrei anche io, sebbene da un palcoscenico ben diverso, lanciare un appello a tutti coloro che hanno a cuore la democrazia in questo Paese, perchè non si permetta più a questo tiranno, becero e corrotto di demolire quanto le generazioni che ci hanno preceduto hanno costruito con dure lotte e spesso con il loro sangue. Il disegno della P2 di cui Berlusconi era (ed è) parte, prevede la destabilizzazione del Paese attraverso il controllo dei media (che come tutti sappiamo è già a buon punto…), la delegittimazione degli organi costituzionali tra cui il Parlamento, la Magistratura e appunto la Scuola, per instaurare un regime autoritario. Non possiamo assistere inermi e non vogliamo. Non lasciamoci sottomettere pensando che da soli non possiamo fare niente, perchè insieme siamo in grado di cambiare le cose e fermare questo disegno fascista. Dichiariamo guerra senza quartiere, dai giornali, dai blog, nelle piazze e nella nostra vita quotidiana alla politica dello sfascio e del degrado del nostro Paese, urliamo con quanto fiato abbiamo in gola la nostra intenzione di difenderci perchè sappiano che non lasceremo morire la democrazia senza combattere.

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