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La Cina, gli USA e la ripresa economica mondiale

1Fa rabbia perché accade all’inizio di una ripresa globale dalla grande crisi del 2008.

In Europa le economie più importanti traballano ancora, ma sono chi più e chi meno in ripresa economica, anche se sono tante quelle che soffrono. Atene docet. Per fortuna ha costretto a fare un po’ di pulizia e a tagliare i costi, ma i danni sociali di questa crisi finanziaria saranno calcolabili solo quando si avrà la certezza che sia passata, anche se sono in realtà inestimabili. A partire dalla disoccupazione e dalla povertà che ha generato. Ci vorranno ancora molti anni per tornare a livelli di occupazione decenti e quindi far ripartire davvero l’economia, non solo in Italia, ma in tutta l’Europa.

Negli USA, dopo ho il piacere di vivere, il tasso di disoccupazione, 5% stando ai dati della FED, è a un passo dal traguardo che  gli esperti chiamano “livello endemico” e cioè quasi un rumore di fondo nella piena occupazione. Un miraggio, per noi in Italia. Qui l’economia va a gonfie vele sotto tutti i punti di vista, tanto da far prevedere un rialzo dei tassi d’interesse dal prossimo mese di settembre. In teoria, l’aumento del prezzo del denaro, fermo praticamente a zero da anni, dovrebbe portare ad un aumento del valore della moneta e un dollaro forte non è sicuramente un’agevolazione in un’economia globalizzata, ma è assolutamente necessario per il conto economico dello Stato, visto che l’economia sembra ampiamente risanata. Si aspettano i dati di settembre ed in particolare quelli sull’occupazione e sull’andamento dei salari per poter finalmente effettuare l’aumento dei tassi.

Come gli altri mercati emergenti, la Cina non ha rispettato le attese di crescita sproporzionata che avevano caratterizzato gli anni scorsi, anche se l’economia continua a crescere (quest’anno ci si aspetta una crescita “solo” del 7%), così come il peso specifico della sua economia, la seconda al mondo dopo gli Stati Uniti d’America. Da tempo flirta con il Fondo Monetario Internazionale a cui ha chiesto un posto nel paniere di valute di riferimento, un posto nel salotto buono della banca mondiale. Non c’è da stupirsi: l’abbiamo fatto anche noi con l’euro, peraltro riuscendoci.  Gli viene chiesta una maggiore flessibilità nella libera fluttuazione dello yuan sui mercati e la Cina, improvvisamente svaluta la propria moneta non una, ma due volte (e chissà per quante altre) nei confronti del dollaro. In Cina infatti si opera in una situazione di semi-libertà anche nel campo finanziario e la Banca Popolare Cinese pubblica ogni giorno la forcella di oscillazione consentita al contrario della libera fluttuazione a cui gli altri mercati (USA in testa) fanno riferimento. La svalutazione “a tappe” è stata quindi pianificata e messa in pratica per favorire le esportazioni dei prodotti cinesi, come ufficialmente dichiarato, ma se così fosse se ne dedurrebbe che altre svalutazioni saranno necessarie per avere un benché minimo impatto: altro che il 2% iniziale e il successivo 1.6%! Forse il 10% potrebbe avere un effetto, stando agli esperti in materia. La verità è che con una crescita inferiore a quella spaventosa degli scorsi anni, molte aziende cinesi traballano e un’eventuale perdita massiccia  di posti di lavoro potrebbe generare disordine nella società costruita dal Comitato Centrale del partito unico cinese. Una moneta più debole fa contento il FMI, agevolando la positiva riuscita dell’impegno diplomatico per l’acceso al salotto buono della finanza e aiuta la competitività delle imprese. Ai danni del dollaro USA e della ripresa globale dopo la crisi del 2008 o in aiuto alle potentissime lobby USA (con i pericolosissimi produttori di petrolio in testa, gli stessi che hanno ottenuto la guerra in Iraq) che vorrebbero un biglietto verde più debole per competere meglio e sopratutto per guadagnare sempre di più?

Dagli Stati Uniti strillano per l’intervento a gamba tesa e tutti i media statunitensi, nei ritagli di spazio lasciati dai commenti sulle estenuanti esternazioni quotidiane di Donald Trump, parlano di scorrettezza cinese contro la libera competizione internazionale, anticipando come l’incontro bilaterale del premier cinese con Obama, a settembre, assuma caratteristiche sempre più importanti per il futuro. La sorpresa è stata grande e la reazione immediata dei mercati è stata caratterizzata dal panico, con gli indici di tutto il mondo in profondo rosso. Troppe le implicazioni della doppia svalutazione; dalle materie prime, già deboli per la traballante economia mondiale, al conto economico dello Stato Americano, alla sostanziosa perdita di valore di aziende come Apple, che hanno puntato grosso sulla Cina. La paura di una rinnovata instabilità ha infine colpito anche la valuta USA che, invece di essere sempre più forte, ha perso valore nei confronti dell’euro, visto da molti investitori come temporaneo rifugio, in attesa che la calura estiva lasci il posto a volumi di scambio normali sui mercati e la FED metta in pratica l’annunciato rialzo dei tassi nel mese di settembre.

Nei prossimi giorni le altre puntate, ma si sente distintamente il fetore di una crisi già vissuta, che si credeva passata.

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Non pensavo di vivere un periodo così

iranelection_protest_mel-lastman_03Giuro che non pensavo di vivere un periodo così.

Che il nostro fosse un Paese strano, disorganizzato, con un’amministrazione pubblica che ostacola la vita dei cittadini invece di agevolarla, l’ho sempre saputo. E’ il retaggio di tanti anni di diverse occupazioni, mi sono sempre detto: gli spagnoli, il Papato, i francesi, gli austriaci e poi i tedeschi, gli americani e adesso l’Europa. Il nostro non è mai stato un vero Paese, tranne (forse) quando la nazionale di calcio gioca i mondiali: siamo pieni di contrasti e diversità, ma io ne ho sempre fatto una ricchezza, tanto grande da farmi accettare di vivere in Italia, nonostante tutto. Per me pesavano l’arte immensa, grandiosa, che pervade la nostra realtà quotidiana, la cucina stellare, diversissima perchè legata ai territori e i propri prodotti locali e proprio per questo di una qualità inimitabile, la visione di una società più umana, più attenta al sociale e meno condizionata dall’egoismo che impera nel mondo globalizzato, gli scenari mozzafiato che la natura della nostra penisola, immersa nel Mare Mediterraneo per tre lati e percorsa dalle montagne fina dalla spina dorsale, riesce a offrire anche a un visitatore frettoloso.

Poi, prima ancora della crisi profondissima, mondiale, che ha colpito la civiltà occidentale e da cui l’Europa e l’Italia più degli altri fatica a uscire da oramai 8 anni, siamo giunti al disastro di oggi.  Non si contano più gli amministratori corrotti a ogni livello istituzionale che hanno rubato alla collettività o commesso indecenti prestazioni morali suscitando lo sdegno internazionale, la criminalità dilaga, affondando le sue radici nel territorio e nelle imprese, alimentando la distruzione o il sovvertimento delle regole di convivenza e di controllo. E il sistema crolla: i servizi offerti dalle istituzioni al pubblico collassano sotto il proprio peso esagerato e sotto quello dei tagli lineari effettuati dal governo. Non solo servizi essenziali che rendono un Paese “civile”  come la giustizia, la sanità, l’istruzione o la ricerca, ma ogni tipo di servizio, dalla raccolta dei rifiuti, ai certificati, i trasporti, le tasse o la salvaguardia dei (preziosissimi) beni artistici e del nostro territorio. Allo sfascio partecipano i privati, ovviamente, con le banche in primissima fila, che hanno bloccato la circolazione dei capitali, compresi quelli elargiti dalle istituzioni per evitarne il crack, in attesa della prossima scoperta di criminali buchi in bilancio. Senza capitali, un Piano Industriale per lo sviluppo (o anche solo di sostegno) e la atavica mancanza di preparazione professionale dei manager, le nostre imprese cedono: le piccole e medie imprese chiudono, le grandi perdono sfide cruciali sui mercati internazionali: entrambe licenziano (anzi mettono in cassa integrazione e quindi sul bilancio pubblico) milioni di lavoratori, in ogni settore, compresa la moda, che registra incrementi di fatturato da record , ma che oramai si è “globalizzata” e produce in pianta stabile nei Paesi in via di sviluppo. La disoccupazione raggiunge livelli insopportabili sia in termini di economia reale con un drammatico calo dei consumi, che in termini di impatto sociale, con il 38% dei giovani senza un lavoro, il drammatico incremento della povertà della popolazione intera.

Non so se ne potremo uscire sani e salvi perchè di ossa rotte se ne vedono a perdita d’occhio, ma sopratutto non riesco a vedere una prospettiva per il futuro.

Dopo un mese e mezzo dalle elezioni, stiamo ancora a discutere, con stucchevoli giochi delle parti tra infiniti e improbabili rifiuti e aperture per la salvaguardia dei rispettivi partiti politici o movimenti che siano. Il mondo ci urla di correre al doppio della velocità perché sente gli scricchiolìi del sistema Italia e se ne preoccupa anche per l’impatto finanziario che avrebbe il crollo della settima economia mondiale, ma noi continuiamo in un minuetto bizantino, assurdo, incomprensibile, irresponsabile.

Ancora stiamo discutendo sugli stipendi della Casta o sui costi della politica? Ci mancherebbe altro che non fossero falcidiati, almeno come esempio di solidarietà per quello che stanno subendo i cittadini: su questo ad esempio tagli lineari andrebbero benissimo, visto anche che il servizio offerto al pubblico è già scarsissimo e adesso del tutto inesistente. Una legge elettorale quantomeno equa (ad esempio come quella a doppio turno con cui eleggiamo le amministrazioni locali), quella anti-corruzione o quella contro il conflitto d’interessi? Ma vi sembrano argomento di trattativa o di semplice discussione?

Non hanno capito che è un loro DOVERE governare il Paese, perchè è proprio per questo che li abbiamo eletti (Dio, come mi pesa anche solo scriverlo!) e si comportano come dei mandarini chiusi nella loro Città Proibita, disturbati solo dal canto di un Grillo isterico e intransigente, che non ha capito che la politica è mediazione, per ottenere risultati concreti. A lui, che ho votato, vorrei far presente che l’integralismo non ha mai giovato all’umanità, che le rivoluzioni si fanno (e su questo nessuno potrai mai togliergli il merito di avere scosso il Paese) con lungimiranza, passo dopo passo, ascoltando la gente e portando i risultati promessi e non certo chiudendosi in splendido isolamento su una barca che affonda.

Non mi aspettavo di vivere un periodo così nella mia vita e sono arrabbiatissimo: è in gioco il futuro della mia famiglia oltre che di quello del Paese in cui sono nato, che ho sempre amato e che comincia a disgustarmi.

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esodo dal Sud Italia

Guardate un momento i dati sulla nuova emigrazione dal Mezzogiorno verso le regioni del Nord Italia. La crisi finanziaria sta riducendo sul lastrico un’economia già duramente provata da quasi 70 anni di incuria politica e amministrativa, sfruttamento sociale  e criminalità organizzata.

Si tratta di un vero e proprio esodo che tuttavia è solo un indice. Pensate a quelli che restano, perché non hanno il coraggio di andarsene o non possono, o non vogliono abbandonare la propria terra, che sono sicuramente molti di più di questo enorme esercito che è già emigrato. Quelli che cercano disperatamente un lavoro al Sud e quelli che invece hanno oramai smesso di cercarlo, quelli che il lavoro lo trovano nella mafia e quelli che si sbattono senza fare poi nulla.

Che sviluppo può promettere a questa gente, Ministro Passera, Presidente Monti, oltre al completamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, di cui sentiamo parlare da più di mezzo secolo? Che si debba intervenire rapidamente e in maniera costruttiva per fermare questa emorragia di risorse e cervelli che non contribuiscono allo sviluppo dell’economia del Sud, mi sembrerebbe un obiettivo strategicamente importante, nel tentativo di dare al Paese tutto e non solo a una parte di esso, una prospettiva concreta di poter costruire il proprio benessere e quello del Paese. Mi domando però se questo sarà sufficiente visto il degrado e l’abbandono in cui versa tanta parte del Mezzogiorno.

Qualunque cosa possano cercare di dire i razzismi, gli individualismi egoisti, e spesso la rozza stupidità di alcuni commenti che vengono fatti sul Meridione, sono fermamente convinto che il risorgimento dell’Italia passi inevitabilmente dal Sud Italia, perché, oltretutto, la rinascita dell’economia del Mezzogiorno genererebbe il contributo finanziario necessario al Paese per risanare il debito nazionale, ridando futuro a tutti, anche al Centro e al Nord Italia.

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il sesso come scorciatoia per il benessere

Ricordo qualche tempo fa un’inchiesta de Le Iene sulle adolescenti che vendevano sesso ai compagni di scuola per comprarsi il vestito o le scarpe alla moda e confesso di aver liquidato rapidamente l’argomento nella convinzione si trattasse di “nicchie” ristrette di ragazzine dalla scarsa moralità, malate del consumismo più deleterio, quello che è in grado di sostituirsi ad ogni valore, come un falso idolo a cui tutto deve essere assoggettato. Poi l’altro giorno una mia cara amica mi ha confessato la preoccupazione per le confidenza della figlia quindicenne che le raccontava di compagne di classe che offrivano sesso orale per pochi spicci, competendo tra di loro per fare miseri guadagni, come se questo fosse la normalità, senza neanche averne il bisogno perchè si tratta di classi di una scuola privata, frequentata quindi dalle figlie di famiglie “benestanti”, in grado di pagare rette non proprio alla portata di tutti.

Mi sono incuriosito ed ho cominciato a parlarne con altri amici, scoprendo con tristezza che il fenomeno non è poi così circoscritto come credevo, poi stamattina, leggendo su Repubblica un articolo sulle proteste dei precari che si sono svolte ieri in tante città d’Italia, ho letto un commento che mi ha dato una chiave di lettura. Si trattava di una ragazza di quasi trenta anni, laureata e con un master post-laurea che non riusciva a trovare un lavoro neanche come segretaria, che ipotizzava come fosse molto più facile cercare una strada imitando il Grande Fratello, le veline e tutte quei modelli di donna che la televisione (privata ed in maniera minore anche la pubblica) danno ai nostri ragazzi. Ho fatto un giro sulla rete e mi sono imbattuto su frasi come: “sono troppo bella per lavorare”, “un lavoro è inutile cercarlo, quindi che studio a fare? ma a casa con i miei non ci voglio restare”, “che male c’è… mica uccido nessuno, anzi…”.

Infatti: che male c’è? E poi, anche guardando agli esempi della cronaca, una ragazza ha possibilità di trovare facilmente lavoro e fare carriera facendo sesso in maniera strumentale. Si diventa addirittura Ministro allargando le gambe, per non parlare dei soldi che piovono se sei un po’ zoccola. E cosa dovrebbero pensarne le ragazzine? Ruby non aveva 16 anni quando con il sesso è diventata ricchissima (senza parlare di adesso che ne ha 18 e guadagna in maniera esagerata tra interviste ed esclusive fotografiche…). Insomma tra i modelli televisivi proposti al pubblico, in cui più hai un bel culo e più diventi ricca, e gli esempi della classe dirigente del Paese, in cui la chiave del successo è legata alla propensione individuale a fare sesso, credo di aver individuato un altro danno che il berlusconismo ha portato al nostro Paese, invogliando le generazioni più giovani ad imitare conmportamenti altamente deleteri e fortemente pericolosi per la stabilità sociale.

Per carità non parlo di morale. Per come la vedo io ognuno può fare quello che vuole, sempre a patto che non leda la libertà di altri e non usi violenza, ma l’utilizzo della sessualità come strumento di guadagno anche per le più giovani (per le maggiorenni si tratta di… “mestiere”) mi spaventa perchè fa cadere ogni coinvolgimento emotivo e sentimentale, declassando il sesso da sublime momento di scambio emotivo a merce, minando alla radice le fondamenta dei rapporti futuri che queste generazioni avranno nella vita.

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La pazienza è finita

Facciamo il punto, cercando di restare razionali, senza cedere allo sdegno, in mezzo a questa ennesima vicenda che coinvolge il nostro Capo del Governo e quindi tutti noi, in Italia e nel mondo.

Non è molto che illustri rappresentanti del capitale italiano quali Luca Cordero di Montezemolo avevano dichiarato che la loro pazienza stava terminando di fronte al malgoverno, sulla scia delle dichiarazioni della Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che chiedeva un esecutivo capace di governare l’uscita da una crisi devastante per le imprese italiane (con tutte le conseguenze che che quelle dichiarazioni ebbero grazie alla fabbrica del fango di Sallusti & Co.) Al tempo delle dichiarazioni, Berlusconi era alle prese con la casa di Montecarlo dello scissionista Fini e con la preparazione del Lodo Alfano e non  aveva tempo di ascoltare, così oggi la stessa Marcegaglia torna a sottolineare l’inesistenza di una qualsiasi attenzione da parte del governo, ma il Presidente del Consiglio non ha tempo, sommerso dall’immondizia, sia quella del mancato miracolo napoletano, dell’esportazione illecita dei suoi capitali ad Antigua, dell’ultima frode fiscale emersa, compiuta assieme al figlio e adesso quella generata dall’ennesimo scandalo erotico con una minorenne.

Mentre la disoccupazione cresce, (nonostante i patetici tentativi del Ministro Sacconi di fare paragoni con la media europea che risulta superiore al tasso di disoccupazione italiano solo perchè da noi non vengono calcolate le persone in cassa integrazione, che sono centinaia di migliaia), la stragrande maggioranza dei giovani non riesce a trovare un lavoro, la ricerca e la scuola agonizzano sotto la scure dei nuovi tagli orizzontali di Tremonti, gli ospedali chiudono o continuano a fornire nuovi esempi di sanità malata non più in grado di far fronte alle necessità della popolazione, la corruzione dilaga dappertutto e la giustizia non è in grado di assicurare la salvaguardia degli onesti.

Lui non ha tempo, ma se la ride immerso nel delirio di onnipotenza che lo pervade: si fa beffe dello scandalo immobiliare dicendo che di case ne ha tante, afferma che il suo stile di vita non vuole cambiarlo, fregandosene dell’imbarazzo che provoca a tutti gli italiani sbeffeggiati in tutto il mondo il suo comportamento indecoroso (oltre che francamente penoso per una persona anziana come lui).

Non ha tempo perchè deve trovare una maniera di salvaguardarsi personalmente dalle conseguenze di una vita spesa tra truffe, raggiri, frodi fiscali, corruzione, associazioni e frequentazioni malavitose che gli hanno dato una ricchezza spropositata, ma di origini illegali.

Il comportamento del nostro Premier è talmente arrogante che anche molti di quelli che lo avevano seguito cominciano a lasciarlo, un po’ per imbarazzo ed un po’ perchè temono che la caduta del monarca possa portare schizzi di fango anche su di loro: dalla Chiesa che non riesce a “contestualizzare” l’indegnità dei suoi costumi come tuttavia era riuscita a fare anche con le sue bestemmie, agli onorevoli rappresentanti del suo partito che passano a frotte con il traditore Fini. Gli rimangono accanto quelli che più di tutti hanno tratto beneficio dalla sua corte dei miracoli, le Ministre in minigonna e tacchi a spillo, gli affaristi e gli spudorati transfughi dal fascismo più bieco. Anche i razzisti della Lega cominciano a prendere le distanze stando a quanto dichiara oggi Bossi: “Prepariamoci ad un governo tecnico con noi all’opposizione”.

Attenti però: la pazienza degli italiani, non solo quella della Confindustria, è finita e quando questo accade non si può poi piangere sul latte versato e crocifiggere chi sbaglia cedendo all’esasperazione, usando violenza per esprimere la propria rabbia ed impotenza. Che si assuma ognuno le proprie responsabilità sin da ora. La pazienza è finita!

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