Articoli con tag Esteri

libertà per la Libia – 2

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la resa dell’Italia

E’ veramente difficile assistere allo sfacelo del nostro Paese. Ho passato una vita cercando di portare l’italianità nel mondo, fiero dei valori che il mondo riconosce alla nostra gente, dalla creatività geniale alla cultura del nostro stile di vita raffinato e amante della qualità, combattendo gli stereotipi che molte altre culture hanno voluto coltivare, sottolineando l’infedeltà opportunista, negli affari come in guerra, la superficialità effimera e il fastidio insopportabile per le regole del vivere comune con cui gli italiani vengono dipinti in molte parti del mondo. Deve essere un karma della mia generazione che ha creduto di poter cambiare il mondo e si è ritrovata ad essere strumento del più bieco conservatorismo, mascherato da lealtà atlantica ed attaccamento ai valori tradizionali, ma proprio non riesco ad accettare il destino che sembra incombere sul nostro Paese.

Svillaneggiato e deriso globalmente per gli atteggiamenti insopportabilmente ridicoli e meschini dei nostri leader (che fatica chiamarli così…), in preda da troppo tempo all’egoismo rozzo di orde barbariche che vedono solo nell’interesse personale il motivo di fare politica, questa nostra repubblica fondata sul sangue di chi ha lottato fino all’estremo sacrificio per farne una nazione, affonda miseramente nel disinteresse generale della gente, presa nella morsa di una crisi inesorabile che ne mina le fondamenta, chiudendo le piccole e medie imprese che sono sempre state il motore della nostra economia, e l’arrogante, distratta, imbarazzante inadeguatezza di una classe politica incapace di una visione del futuro e quindi di poter guidare il Paese, specialmente in un momento così difficile, quando è in ballo un cambiamento epocale della società mondiale.

Alle prese con al sfida per assicurare energia e quindi sviluppo al modello industriale moderno, la partita che si sta giocando è di importanza vitale. Si combattono guerre per assicurarsi l’acceso alle ultime risorse fossili disponibili, mentre la ricerca è chiamata a consolidare modelli di energia alternativa, sostenibili e diffusi, per non cadere dal degrado ambientale nel baratro della distruzione irreversibile dell’ecosistema, già fortemente compromesso dall’insostenibilità del modello attuale. Questo comporta modelli economici e finanziari nuovi, semplicemente perchè le nuove fonti sono ampiamente disponibili e non facilmente assoggettabili ai modelli distributivi tipici del capitalismo. Internet ha poi demolito le barriere d’accesso all’informazione, creando da una parte un mercato globale e dall’altra una capacità di crescita culturale diffusa come mai era successo all’umanità: gratuita ed accessibile, la rete è uno strumento talmente rivoluzionario che ogni tentativo di controllo si è sempre dimostrato vano, sollevando le masse contro il potere, garantendo una visibilità globale e quindi offrendo alla gente uno strumento possente per far sentire la propria voce.

Così, mentre si giocano partite fondamentali per il futuro dei nostri figli, noi discutiamo di prostitute minorenni, scandali da basso impero, affascinati da tette e culi, togliamo i fondi alla ricerca ed alle energie alternative per tornare al nucleare mentre tutti ne fuggono terrorizzati, permettiamo ad un sultano da fumetto di vincolare l’agenda del Paese ai suoi comodi ed alla tutela di interessi probabilmente illeciti e mafiosi ed assistiamo allo sfascio della cosa pubblica, dalla sanità alla giustizia, dalla scuola alla tutela del lavoro.

Il rischio temo sia grande: l’Italia potrebbe passare alla storia come un esperimento fallito di creare uno stato, che dopo solo 150 anni, si è disgregato a causa delle diversità e del disinteresse delle popolazioni per la cosa pubblica. GIà adesso assistiamo al ritorno di una colonizzazione che ha caratterizzato la nostra terra per secoli: i francesi, i tedeschi, gli inglesi, gli americani (ma in realtà chiunque voglia) stanno comprandosi le nostre aziende (anche quelle vitali come la Edison che produce l’energia di cui tanto abbiamo bisogno, che passa in mano francese), le banche, il turismo… forse riusciranno anche a migliorare la vita della gente ed a quel punto non credo che qualcuno obietterà più.

Permettetemi quindi di dire che di Ruby non ce ne frega una mazza; è per il danno che Berlusconi sta portando al Paese che siamo oltraggiati, offesi ed estremamente arrabbiati. Non si può assistere allo sfacelo del nostro Paese tacendo, perchè si accetta un destino di cui le generazioni future ci chiameranno a rispondere.

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Giappone

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Libertà per la Libia

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la figlia del Che contro l’embargo

Ecco l’appello di Aleida Guevara, figlia del “Che“perchè l’embargo imposto dagli USA 48 ammi fa a Cuba, sia finalmente abolito. Un desiderio per il 2011? Eccone uno che condivido pienamente:

“Noi non chiediamo niente in cambio di ciò che facciamo. Abbiamo ricevuto molta solidarietà da parte del popolo italiano. Forse uno dei movimenti più forti di solidarietà con Cuba è proprio quello Italiano. Il punto è far conoscere a tutti la realtà che viviamo. Sfortunatamente l’informazione è molto carente e raggiunge la gente in modo profondamente distorto. Per questo è molto importante che si sappia che noi potremmo fare molto di più, potremmo essere ancor più solidali se ci togliessero l’embargo economico.
Il modo in cui il popolo cubano sta resistendo a un embargo brutale da oltre 48 anni è unico nella Storia dell’umanità. Si parla dell’embargo, ma non si sa come si vive a causa dell’embargo. Un semplice esempio relativo a un gruppo di bambini cubani affetti da leucemia. Attraverso un’organizzazione di solidarietà svizzera di nome “mediCuba“, riesce ad ottenere la materia prima e produce i farmaci citostatici. Possiamo sintetizzarli. Tuttavia non disponiamo dei medicinali per contrastare gli effetti secondari dei citostatici. Per molto tempo abbiamo avuto bambini leucemici che vomitavano venti volte al giorno perché non potevamo somministrare loro il farmaco richiesto. Questo è solo uno degli effetti dell’embargo. Il farmaco in questione è un brevetto statunitense. L’Europa può sintetizzarlo, ogni impresa farmaceutica può produrlo in Europa, ma non ce lo può vendere. Se un’impresa ce lo vende, gli Stati Uniti impongono sanzioni: ritira il capitale americano eventualmente investito o vieta l’esportazione dei prodotti dell’azienda verso il mercato statunitense. Si tratta di una lotta impari dal momento che a Cuba siamo solo 11 milioni, mentre negli Stati Uniti vi sono 400 milioni di potenziali clienti.
Il problema è che abbiamo una forte necessità di reperire i farmaci e disponiamo del denaro per comprarli, non stiamo elemosinando niente. Stiamo chiedendo il diritto ad acquistare farmaci come qualsiasi altro Paese del mondo. Questo ci viene impedito dall’embargo per ogni risvolto della nostra economia. Immaginate se riusciamo a prestare servizi sanitari a quanti lo necessitano nonostante l’embargo, quanto potremmo fare di più senza l’embargo. La questione è semplicemente questa: un’informazione adeguata alle persone nel mondo perché portino la loro solidarietà a Cuba e esercitino pressione sul governo statunitense affinché sia eliminato questo embargo criminale.”

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Uno degli amici di Silvio

Centinaia di persone sono state arrestate in Bielorussia durante le manifestazioni scatenatesi dopo l’annuncio della riconferma del presidente Alexander Lukashenko. Aveva annunciato di vincere con quasi l’80% e gli exit poll gli danno quasi l’80. All’annuncio della facile vittoria al primo turno del presidente uscente della Bielorussia, al potere dal 1994 e  grande amico di Silvio Berlusconi vittoria di Lukashenko, si è scatenata la repressione delle proteste in piazza.

All’annuncio, rilanciato dalla tv di stato, migliaia di oppositori che contestano l’esito del voto, definendolo “truccato” , come era già avvenuto nel 2006, sono tornati in piazza nella capitale e forse oltre diecimila manifestanti hanno cercato di dare l’assalto al palazzo dove hanno sede governo, parlamento e commissione elettorale, mandando in frantumi porte e finestre, prime di venire respinti da una carica della polizia antisommossa schierata a difesa dell’edificio La polizia ha picchiato anche con i bastoni ed ha usato granate stordenti per disperdere la folla. Il candidato rivale, il poeta Vladimir Neklyayev è stato ferito gravemente dalla polizia che lo ha “picchiato” ed è finito all’ospedale con una commozione cerebrale, come riferito dalla portavoce Yulia Rymashevskaya, secondo cui sono state aggrediti anche un altro candidato, ed esponenti dell’opposizione.

La Bielorussia sia avvia così verso altri 4 anni di Lukashenko, il “padre-padrone” che ormai da 16 anni (era il 1994 quando fu eletto la prima volta) siede alla presidenza, guidando il paese con il pugno di ferro, controllando i media, azzittendo l’opposizione, usando i servizi segreti (a Minsk si chiamano ancora Kgb) in una nazione con un’economia congelata ai tempi dell’Urss e la pena di morte ancora in vigore. E che ha fatto in modo di cambiare anche la legge che prevedeva un massimo di due mandati consecutivi. E’ un amico di Berlusconi, e si vede.

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Gli affari tra Putin e Berlusconi

Cosa spinge Silvio Berlusconi a dichiarare che lui fa solo “gli interessi dell’Italia”, dopo le nuove rivelazioni di Wikileaks che pubblica una serie di commenti dell’ex Ambasciatore USA a Roma, Ronald Spogli, sull’amicizia tra il nostro Primo Ministro e Putin? Forse ha sentito la necessità di sottolineare la sua integerrima condotta sull’onda del sospetto attivismo “diretto ad approfittare personalmente e a mani basse dei molti accordi sull’energia tra la Russia e l’Italia. L’ambasciatore della Georgia a Roma – scrive Spogli – ci ha detto che il governo georgiano ritiene che Putin ha promesso a Berlusconi una percentuale di profitto da ogni gasdotto sviluppato dall’Eni insieme a Gazprom”.

“Gli Stati uniti hanno chiarissimo che non ho assolutamente nessun interesse con nessun altro paese, che non ci sono assolutamente interessi personali, ma che io curo soltanto l’interesse degli italiani e del mio Paese”, ha dichiarato Silvio Berlusconi a margine del vertice dell’OSCE e Frattini ha sottolineato come “quello che conta sono le dichiarazioni pubbliche del segretario di stato Usa, Hillary Clinton, sull’importanza del lavoro italiano per riportare la Russia in direzione della Nato e per l’effetto di stabilizzazione che l’Italia ha giocato a favore della soluzione della situazione georgiana durante la grande crisi dell’agosto del 2008″. Invece, credo sia importante ottenere ulteriori chiarimenti da parte del Premier, perchè questa sua amicizia con Putin (e con Gheddafi aggiungerei) è particolarmente sospetta, proprio perchè ci sono in ballo grandi affari e “Berlusconi e i suoi compari stanno traendo lauti vantaggi personali da molti degli accordi energetici tra Italia e Russia”, ma anche perchè “Berlusconi considera Putin un amico personale e continua ad avere con lui piu’ contatti che con qualsiasi altro leader mondiale”, come ha scritto Spogli e “le basi di questa amicizia sono difficili da determinare. Berlusconi ammira lo stile macho, deciso ed autoritario di governo di Putin, che per Berlusconi e’ simile al suo stile. Putin ha dedicato molta energia nel conquistare la fiducia di Berlusconi e  durante i frequenti incontri tra i due vengono scambiati regali costosi”.

Forse ha ragione Frattini a dirci quello che è importante e quello che non lo è, ma ci piacerebbe saperne di più lo stesso!

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Assange: ricercato vivo o morto

$ 3,511,674,000. Ecco quanto è costato a Bank of America un semplice sussurro di Julian Assange, secondo AffariItaliani: il 3,18% dell’intera capitalizzazione della banca che nella seduta di Wall Street di ieri (martedì 30 novembre) ha perso quei quattrini, solo perchè Assange ha detto in una intervista a Forbes che nei suoi piani c’era di rilasciare, a partire dal 2011 una serie di files comprovanti le pratiche poco etiche di una delle maggiori banche americane. Files che provenivano direttamente dall’hard disk di un funzionario di livello di tale banca. Siccome la rete ha memoria e non perdona, subito qualcuno si è ricordato che in una intervista precedente lo stesso Assange aveva dichiarato di essere in possesso di ben 5 gigabyte di file riguardanti Bank of America. Da qui la corsa ieri degli operatori finanziari a vendere il titolo. E questa è la dimostrazione, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno del potere che ha raggiunto Wikileaks.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul fatto che Assange avesse davvero in mano del materiale così compromettente da mettere a rischio lo stato più potente della terra, ebbene ora quel dubbio se lo può togliere. Abbiamo già sotto gli occhi la caporetto diplomatica globale che si sta delineando in questi giorni, cioè da quando Wikileaks ha cominciato a pubblicare i primi (di tanti non ancora pubblicati) dei cablogrammi diplomatici ottenuti chissà come dalla rete segreta SIPRNET in uso ai dipartimenti miltari e di stato americani.E’ bastata la pubblicazione di pochi di essi per scatenare un putiferio mondiale: chissà cosa succederà quando nei giorni a venire  verranno pubblicati, sempre a tranches, il resto dei cablogrammi.

La partita in realtà era cominciata nei mesi scorsi con la pubblicazione dei documenti relativi alla guerra in Afghanistan, che misero in serio imbarazzo gli USA, costretti a far fronte allo sbugiardamento pubblico dei dati sino ad allora da loro comunicati sui risultati dell’offensiva contro i Talebani, per poi proseguire con la pubblicazione di un video relativo all’uccisione accidentale di giornalisti in Iraq da parte di un elicottero Apache.

In tutto il mondo, ma negli Stati Uniti in particolare la gente è spaccata a metà: c’è chi vuole eleggere Assange come l’uomo dell’anno e chi contemporaneamente scrive editoriali su giornali chiedendosi il perchè il governo USA non ne abbia ancora ordinato l’esecuzione extra-giudiziale. Hillary Clinton, come mostrato dai documenti pubblicati da Assange, da un lato ha ordinato ai suoi diplomatici di trasformarsi in emissari del KGB dei tempi peggiori spiando i rappresentanti dell’ONU, mentre dall’altro oggi sta cercando il modo, con l’aiuto di parecchi senatori, di trovare il modo di accusare Assange… di spionaggio. Che facciatosta!

Qualcuno fortunatamente ribatte riportando la memoria ai tempi di Nixon quando il New York Times pubblicò dei documenti riservati relativi alla questione del Vietnam, ottenuti illegalmente da un funzionario del Pentagono. Nixon cercò di incriminare sia il giornale che la sua fonte ma alla fine la Corte Suprema riconobbe che l’appello al primo emendamendo da parte dei difendenti aveva titolo, perchè la costituzione garantisce la libertà di espressione. Anche quando questa nuoce (come successe effettivamente) agli interessi del proprio governo. Chissa che dagli USA non arrivi a tutto il mondo un’altra lezione di democrazia…

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Wikileaks sotto attacco

(ANSA) – ROMA, 28 NOV – Il sito di Wikileaks e’ sotto attacco informatico. Lo annunciano i responsabili via Twitter. ‘Stiamo subendo un DDoS (distributed denial of service, letteralmente negazione del servizio), si legge nel messaggio stringato. Il sito da circa un’ora era effettivamente irraggiungibile. Il Guardian pero’ annuncia che pubblichera’ i documenti in proprio possesso, qualunque sara’ lo stato del sito di Wikileaks questa sera.

ampiamente prevedibile…

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Le scottanti verità di Wikileaks

“I documenti che stiamo per pubblicare riguardano essenzialmente tutta le maggiori questioni in ogni Paese del mondo”. Parola di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, che aggiunge: “Nell’ultimo mese ho speso tutte le mie energie per preparare la pubblicazione della storia diplomatica degli Usa e abbiamo visto come gli Stati Uniti hanno cercato di disarmare i possibili effetti che questi file avranno”.

In attesa delle 22:30, ora in cui New York Times, da El Pais, da Le Monde e il settimanale tedesco Der Spiegel pubblicheranno assieme a Wikileaks una montagna di documenti diplomatici riservati: per essere precisi sono 260mila documenti, nessuno dei quali classificato come “top secret”. La metà sarebbe senza livello di segretezza, il 40,5% “confidenziali”, circa 15.652 quelli “segreti”, e solo il 5% riguarderebbe l’Europa. “Cablogrammi diplomatici” inviati al Dipartimento di Stato dalle ambasciate, dai consolati e dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il mondo, oltre a 8mila direttive del ministero degli Esteri Usa alle sedi diplomatiche in tutto il mondo.

Sarebbero 4.330 i documenti “esplosivi”: tanti, sufficienti a scatenare un inferno diplomatico. Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato di attendersi “tensioni nelle relazioni diplomatiche”. “Ci prepariamo allo scenario peggiore” ha ammesso il portavoce Philip Crowley, confermando che gli Usa da giorni sono al lavoro per avvisare direttamente i diversi Paesi con cui sono in contatto. Il capo degli Stati Maggiori delle Forze armate, Mike Mullen, in un’intervista alla Cnn ha rivolto un appello ai responsabili del sito chiedendo che si astengano da un’iniziativa «molto, molto pericolosa».

Mentre impazzano le anticipazioni, che vedremo vere o false tra qualche ora, sui loschi affari di Putin, il coinvolgimento della Turchia con i taleban, il supporto USA ai curdi, le offese del governo Bush a Mandela che condannava la guerra in Iraq, e gli affari di Silvio Berlusconi, non si può non registrare il grande potere che Wikileaks ha dimostrato di avere, sia nell’ottenere i documenti che nell’imporne la pubblicazione, senza che nessuno abbia la forza di impedirlo; dal Presidente degli USA ai capi degli stati coinvolti. E’ una sconfitta storica per i servizi segreti americani che danno spaventosi esempi planetari di inefficienza fin dalla tragedia dell’11 settembre 2001, ma è anche un segnale di fondamentale importanza per la libertà di stampa che grazie alle nuove tecnologie può ancora esercitare un potere globale di controllo e informazione sulla società.

Varrebbe sinceramente la pena di tralasciare le scomposte reazioni italiane, con il Ministro Frattini che ipotizza e poi nega complotti tesi a destabilizzare l’Italia: “Certamente vi sarà qualcosa che riguarda l’Italia, non necessariamente solo questo governo, si parla di notizie che iniziano nel 2006 quando il governo era un altro – ha messo le mani avanti, per poi aggiungere: “La mia preoccupazione è per l’Italia, non solo una parte politica. Sono certo che tutti dovremmo non commentare notizie frutto di un’attività criminale che è stata perseguita penalmente in almeno dieci paesi del mondo, fra cui gli Stati Uniti d’America. Mi auguro che anche la magistratura italiana valuti l’ipotesi di reato”. Insomma è criminale chi pubblica, non chi commette cose talmente imbarazzanti da temerne la pubblicazione.

Oppure il meraviglioso Cicchitto che dice che “…la stessa nozione di terrorismo viene ad avere una accezione molto più vasta. È evidente che esiste un terrorismo mediatico che per certi aspetti può essere molto più efficace di quello tradizionale. In Italia questo tipo moderno e sofisticato di terrorismo è ormai in atto da qualche tempo ed ha accentuato la sua aggressività in questo periodo”. Insomma: Wikileaks come una nuova forma di terrorismo… apprezzabile invece il chiaro riferimento a Feltri e Belpietro come esempio in Italia del “moderno e sofisticato” tipo di terrorismo.

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E’ l’alcol la droga più dannosa

L’alcol è la droga più pericolosa tra quelle presenti sul mercato. A stabilirlo è uno rigoroso studio del Prof. David Nut, che ha pubblicato su Lancet, la rivista scientifica inglese, tra le più prestigiose al mondo, che pubblica i risultati del Independent Scientific Committee on Drug, che si è preoccupato di stilare anche una classifica sulla pericolosità delle droghe sugli individui che ne fanno uso identificando nove categorie, dalla morte al danno cerebrale alla perdita delle relazioni sociali e sette categorie di pericolosità sociale.

Il punteggio massimo della combinazione tra danni personali e sociale era 100 e l’alcol ne ha raggiunti 72 – contro i 55 dell’eroina e  54 del crack. La droga più pericolosa per l’individuo che l’assume è l’eroina seguita dal crack e dalla metadrina, mentre la più pericolosa per gli altri è l’alcol, seguito dall’eroina e dal crack.

Nelle prime posizioni, la classifica di pericolosità generale è dunque la seguente:

  1. alcol (72)
  2. eroina (55)
  3. crack (54)
  4. metadrina (33)
  5. cocaina (27)
  6. tabacco (26)
  7. anfetamina (23)
  8. cannabis (19)
  9. ketamina (15)
  10. qat (9)
  11. LSD (7)
  12. peyote (5)

“Dobbiamo ripensare il nostro approccio alle droghe sulla base di questi nuovi dati, che dimostrano come l’attuale classificazione ha  ben poca relazione con gli effetti di pericolosità personale o sociale delle singole droghe” ha dichiarato David Nut. “Dobbiamo essere aggressivi contro le droghe che portano pericoli agli individui ed alla comunità in termini di salute pubblica ed adottare politiche innovative che riducano la criminalizzazione indiscriminata, sull’esempio di quanto già si sta facendo in UK o in Olanda”.

Facciamo un esempio se volessimo mettere le droghe che hanno la maggior pericolosità, diciamo da 40 in su, in una categoria A, da 20 a 40 nella categoria B, da 10 a 20 nella C e sotto 10 nella D, allora avremo l’alcol e l’eroina in categoria A, il tabacco assieme alla cocaina nella categoria B, la cannabis in categoria C e addirittura l’LSD in D…. Vogliamo aprire il dibattito?

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Razzismi

Grazie a Dio è il 12 settembre e il mondo è ancora una volta sano e salvo. A niente sono valsi i proclami del predicatore pazzo della Florida che voleva bruciare in piazza il Corano o il comico tentativo in Danimarca di un patetico kamikaze amatoriale che si è ferito nel tentativo di farsi esplodere. L’unica considerazione da fare è scontata: il mondo è pieno di pazzi.

Piuttosto un paio di domande: ma perchè gli americani si fanno abbindolare da questi falsi profeti, telepredicatori da strapazzo che sobillano gli animi, strappano fortune ai creduloni in nome di un Dio tutto loro? Sarà il retaggio che si portano dietro dai tempi della prima fuga dall’Europa per le persecuzioni religiose? In ogni caso interpretare quanto è successo l’11 settembre 2001 in ottica religiosa è già di una miopia talmente clamorosa che la risonanza data al predicatore pazzo da parte di media di tutto il mondo suona quasi come un’ulteriore provocazione nei confronti dell’Islam, degna del peggior George Bush Jr.

Chi non vuol capire, continuerà a fare il sordo, chiudendo gli occhi di fronte al nuovo mondo che viviamo e che vivremo, fatto di integrazione tra culture, razze, religioni, ognuno con la propria maniera di vivere la realtà quotidiana e di pregare il proprio Dio.

A proposito, qui da noi, nella nostra piccola e sempre più provinciale Repubblica, i nostri predicatori pazzi sono i leghisti (chi non ricorda Calderoli, le sue graziose t-shirt o l’iniziativa di portare maiali davanti alle moschee…), che negano il diritto al culto ai musulmani di Milano, costretti a pregare in strada a Via Jenner o vietano la costruzione di moschee adducendo ridicoli princìpi di incompatibilità urbanistica perchè ben sanno che l’articolo 8 della Costituzione italiana recita: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” garantendo a tutti i credenti la libertà di culto.

I razzisti sono uguali in tutto il mondo e dovrebbero essere quantomeno spernacchiati (personalmente sarei favorevole ad un articolo del codice penale che prevede il reato di razzismo, commisurando pene molto severe a chi vi incorre, vista l’odiosità del crimine – vedi Proposte Politiche).

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Un dono di Dio!

“Putin è un dono di Dio”.  Quando il nostro napoleonico Premier, improvvisando un discorso in contesto internazionale (visto che quello che gli avevano preparato non era “in tema” per sua stessa ammissione), ci ha regalato questa ennesima perla di saggezza, molti dei presenti in sala si sono sbellicati dalle risate ed altri (tra cui il Presidente russo Medvedev) si sono guardati tra loro imbarazzati. Vediamo se adesso i solerti schiavetti partitico-aziendali tenteranno di parare il coro di critiche che s è sollevato minimizzando come al solito: “era solo una battuta”… come le corna, il Mr.Obamaaa, il cucù alla Merkel, e via ricordando.

Al di la delle pagliacciate (di cui siamo tuttavia stufi! – vedi articolo precedente) e del giudizio di merito sulla figura di Putin di cui sono piene le cronache, un paio di considerazioni:

  • Berlusconi ultimamente sta preoccupandosi di energia? Prima si inginocchia davanti a Gheddafi e adesso sfoggia pacchiana adulazione di Putin, trasformandolo in monarca assoluto per volontà del Signore, per motivi commerciali? Se così è sarebbe interessante cercare di capire cosa sta succedendo: se le nostre fonti energetiche sono a rischio o si sta trattando solo sul prezzo.
  • E’ questo l’indirizzo che deve ispirare la nostra diplomazia nel mondo? Non mi ricordo esempi di simile umiliante prostrazione nei confronti di altri Paesi e credo che molti potranno concordare sulla necessità di curare molto meglio l’immagine del nostro Paese  nel mondo. Non è certo un caso che Fini, in visita in Canada in questi giorni, abbia acidamente dichiarato che lui parla solo bene del nostro Paese quando è all’estero quando gli è stato chiesto un commento sulle esternazioni di Berlusconi (che oltre a santificare il Putin ha anche attaccato il Presidente della Camera ed i giudici – a molti dei presenti è stato necessario spiegare a cosa si riferisse, perchè i nostri “panni sporchi” fanno ovviamente notizia solo da noi).

Ci sono cose molto più importanti che stanno succedendo nel mondo e da noi per dare troppa rilevanza all’ennesima gaffe internazionale di Berlusconi, ma sono francamente stufo del ridicolo con cui riesce  a coprire noi tutti visto che è (pro-tempore) il nostro Presidente del Consiglio. Che il suo senso della misura non sia combaciante con il comportamento richiesto ad il leader di un Paese è oramai fatto noto, che la sua sua reputazione internazionale sia sottolineata nei migliori show comici è altrettanto assodato, ma è mai possibile che non capisca il danno che porta a tutti gli italiani seri ed onesti, che si sbattono a lavorare nel mondo, ogni volta che si comporta così?

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BASTA con le pagliacciate

Ragazzi che spettacolo la visita di Gheddafi a Roma! Certo: l’accoglienza riservatagli è stata tristemente ossequiosa e pacchiana, peggio della presentazione di Ibrahimovic al Milan, ma lui è veramente qualche cosa di spettacolare.

Ha voluto parlare del Corano a 500 ragazze, esaltando il ruolo della donna nell’Islam (!) che riceverebbe più rispetto alla donna occidentale e… chiedendo €5 miliardi alla Comunità Europea per fermare i flussi di clandestini, che se non fosse per la Libia invaderebbero l’Europa e tutti sanno quello che il regime libico fa nei confronti dei disperati che cercano di attraversare il deserto per prendere un’imbarcazione, per sbarcare in Italia, in Spagna, dovunque ci sia anche una sola possibilità di partecipare alla vita occidentale.

Mi vergognerei di essere Europeo (perchè di essere italiano spesso mi trovo a vergognarmi già) se si accettasse di trattare con il Rais libico. Non vorrei che sotto la spinta ideologica leghista o per il gas che tanto ci manca da parte della Russia (e che la Libia ha e ci vende in grande quantità), si dessero ancora soldi pubblici a Gheddafi che ha appena finito di incassare il tributo italiano per i danni a suo tempo provocati dal governo Fascista con il colonialismo.

Gli si chiedesse invece di rispondere per la brutalità usata nei confronti dei clandestini e, visto che ci si trova, magari di raccontarci cosa gli passava per la testa quando cercò di tirarci qualche missile, qualche anno fa a Lampedusa, o se sa dirci niente su quello che è successo nei cieli di Ustica.

Al di la delle pagliacciate, di cui in ogni caso siamo stufi!

Trovo infatti penoso che il nostro governo abbia dovuto pagare con i nostri soldi, delle hostess, per assistere al predicozzo di Gheddafi. Adesso quanto meno mi aspetto che Berlusconi vada in Libia e chieda ad almeno un migliaio di giovani velate di convertirsi al cattolicesimo, celebrando direttamente il battesimo sulle convertite.

Per piacere! Basta!

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