Articoli con tag Fini

Un Parlamento vergognoso

Riprendo da Il Salvagente, un riepilogo delle notizie degli ultimi giorni riguardanti i nostri parlamentari

La giornata no di La Russa Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato protagonista di una giornata molto tormentata a Montecitorio. In serata è stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti del popolo Viola e del Pd che si erano radunati davanti a Montecitorio per un sit in contro la legge sul processo breve. Il ministro è uscito dalla Camera e si è avvicinato ai manifestanti che l’hanno raggiunto gridandogli: “Vergogna, mafioso, fascista” e gli hanno tirato delle monetine. La Russa è stato protetto da un cordone di carabinieri che lo hanno fatto rientrare a Montecitorio. Duramente contestato anche il sottosegretario Daniela Santanché apostrofata con “bugiarda”.

La Russa manda fini a quel paese – Ma il ministro della Difesa ha avuto anche un duro scontro con il presidente della camera Gianfranco Fini (vedi il video) che era stato costretto a sospendere la seduta. Questi i fatti: il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, stava contestando l’operato del ministro della Difesa rispetto alla manifestazione davanti a Montecitorio quando La Russa gli ha fatto segno con la mano di stare zitto, avvicinando il dito al naso, e mandandolo platealmente a quel paese.

Fini: “Fatelo curare”Mentre in Aula si scatenava la bagarre, il presidente Fini invita il ministro ad “avere un atteggiamento rispettoso verso l’assemblea”.La Russa gli ha battuto scherzosamente le mani e gli ha fatto il segno di stare zitto.A quel punto Fini ha chiesto rispetto per la presidenza, e La Russa sembra urlargli “ma che fai”.E sembra mandare a quel paese anche lui. Il presidente sospende la seduta, ha un altro scambio di battute con la Russa che, mentre in Aula, dall’opposizione, gli urlano “fascista, fascista”, tira in aria i fogli che ha davanti. Fini esce dall’emiciclo esclamando: “Fatelo curare”.

Giornata di bagarre alla Camera Bagarre alla Camera. Il Pdl e la Lega chiedono e ottengono l’inversione dell’ordine dei lavori dell’Aula per portare già oggi all’esame il provvedimento sul processo breve e il Pd protesta, parlando di “pagina nera per la storia della Repubblica”. Dai banchi dell’opposizione si è sollevato il grido “vergogna, vergogna”. Subito dopo, ha preso la parola il capogruppo Pd Dario Franceschini, lamentando la violazione dell’articolo del regolamento della Camera che riserva all’opposizione uno spazio dei lavori dell’Aula per le proprie proposte di legge. Bersani attacca con un paragone su Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E annuncia un sit in a Montecitorio per le 18.

La protesta a Montecitorio: “Vergogna”La protesta si sposta dunque nel pomeriggio dall’Aula della Camera al suo ingresso,  dove si riuniscono i manifestanti del Popolo Viola e simpatizzanti del Pd, per il presidio organizzato dai Democratici. La folla urla: “Vergogna, vergogna”, “Ladri, ladri”, “Mafiosi, mafiosi”.I manifestanti sono anche riusciti a superare il transennamento che abitualmente tiene a distanza dall’ingresso del Parlamentto.

Monetine contro La RussaIl ministro della Difesa, La Russa, è stato accolto con fischi e insulti ed è stato anche oggetto di un lancio di monetine. La Russa è stato costretto a rientrare nel palazzo e lasciarlo da un’altra uscita (“Sono dei violenti”: ha poi dichiarato). I dimostranti hanno poi duramente contestato anche Daniela Santanchè.

Bersani chiede la mobilitazione di tuttiBersani è intervenuto al sit in parlando da una scaletta messa a disposizione, chiedendo la mobilitazione di tutti “contro il colpo di mano sul processo breve” che porterà – ha detto – in libertà i truffatori. Il leader del Pd ha stigmatizzato il fatto che di fronte alla crisi internazionale – politica, economica e militare – l’intero governo era presente stamattina in aula con il solo scopo “di far passare la modifica dell’ordine del giorno per avere subito una votazione sul processo breve”.

“A Lampedusa compra casa, qui il salvacondotto”Stamattina Bersani aveva attaccato Berlusconi parlando di Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E poi: “Berlusconi è andato a fare i fuochi d’artificio a Lampedusa ma abbiamo capito qui il motivo. Ha acceso i riflettori lì ma il miracolo è qui col processo breve”. E allora applausi scroscianti dai banchi dell’opposizione.

Napolitano: “Basta tensioni”Il livello dello scontro è tale che anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena rientrato dagli Stati Uniti, è stato costretto a fare un appello alla moderazione: “Bisogna rimuovere tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare nell’opinione pubblica e specialmente tra i giovani motivi di disorientamento e sfiducia che è indispensabile scongiurare”.

Franceschini: “Migliaia di malviventi saranno liberi”“Questa è l’ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. Poi l’ex segretario del Pd si è rivolto a Umberto Bossi e alla Lega: “Cosa andate a dire ai popoli padani – ha chiesto retoricamente il capogruppo del Pd –  a cui avete promesso la sicurezza? Andrete a dire che volete liberare i criminali? Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. Ma di fronte al presidente del Consiglio le rapine e le violenze non contano e vi comportate da servitori fedeli”.

Casini: “È una vergogna”E di vergogna ha parlato in Aula anche il presidente dell’Udc Pierferdinando Casini: “È un provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. È una vergogna”.

L’opposizione abbandona la commissione Giustiza La discussione generale sul provvedimento è già iniziata, ma era scontato che il voto degli emendamenti sarebbe slittato alla prossima settimana. Così la maggioranza ha  deciso di anticipare il voto sul testo che accorcia i tempi di prescrizione. Intanto i deputati dell’opposizione hanno abbandonato la riunione del Comitato dei Nove della Commissione Giustizia per protesta contro la decisione della maggioranza di “strozzare i tempi del dibattito sul testo per la prescrizione breve”.

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Berlusconi passa l’esame con il CEPU

In una Roma blindata ed in preda a proteste e scontri tra la polizia ed i manifestanti, si è consumata la tragi-commedia, che vedeva il Presidente Berlusconi come regista e umili comprimari eletti nell’occasione al ruolo di salvatori della Patria per votare la fiducia all’agonizzante esecutivo: il governo passa l’esame della fiducia con 314 voti a favore e 311 contrari, vanificando anche il “sacrificio” delle deputate in dolce attesa Federica Mogherini (Pd), Giulia Bongiorno (Fli) e Giulia Cosenza (Fli) che si erano presentate in Aula con tanto di pancione (la Bongiorno addirittura in sedia a rotelle).

Si sapeva di come avrebbe votato gente come Domenico Scilipoti, Massimo Calearo e Bruno Cesario che, alla vigilia della crisi, si erano inventati un movimento da hoc, il cosidetto “gruppo di responsabilità”: avrebbero votato per il governo, ma forse nessuno si sarebbe aspettato il “pathos” con cui hanno consumato il patto stretto nei giorni scorsi con il Premier, aspettando la seconda chiamata prima di esprimere il proprio (scontato) voto, da loro definito enfaticamente “storico”, tanto per coprirsi ancor di più di ridicolo. Il colpo di teatro è stato invece da parte di due donne di Futuro e Libertà: Maria Grazia Siquilini e Catia Polidori che si sono aggiunte a Moffa, che non ha votato e Catone che si è schierato con la maggioranza.

Dopo il ‘no’ motivato di Maria Grazia Siliquini, che dopo il voto ha dichiarato “Sono serena, ho fatto una scelta coerente rispondendo alla mia coscienza e al rapporto antico con i miei elettori: faccio riferimento a loro, non ai leader e dunque lascio Fli e torno al PDL”, a peggiorare la situazione è arrivato l’inatteso salto della barricata della Polidori. Tra l’indignazione generale dei Finiani e delle opposizioni, il più diretto è stato Luca Barbareschi, che ha parlato di voto “vergognoso” dichiarando che la Polidori è stata “minacciata”: “La Polidori è stata minacciata per le sue aziende. Le hanno detto che le chiudevano le sue aziende. Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono“. Appena subito dopo il voto si è scatenata una rissa in aula tra i deputati di Fli e i leghisti (guarda il video). Stando alle ricostruzioni il finiano Giorgio Conte avrebbe insultato la Polidori. Sono dovuti intervenire i commessi per evitare il contatto tra i parlamentari. La Polidori è uscita dall’Aula diretta verso la sala del governo, scortata da alcuni dei parlamentari del Pdl, seguita da Antonio Razzi, che nelle ultime ore ha lasciato l’Idv per passare a Noi Sud (favorevole a Berlusconi) e si sono recati nello studio del Premier per un incontro personale e riservato…

“La vittoria numerica di Berlusconi è evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà” ha dichiarato Gianfranco Fini.

“Ve lo dicevo che Fli si spaccava” ha commentato un Berlusconi tronfio come non si vedeva da qualche tempo, tra gli ululati della Lega che inneggiano al voto subito, come probabilmente accadrà.

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I valori della destra

Il Post

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Fini, Casini, Rutelli e la crisi

Ieri abbiamo assistito alla prima uscita semi pubblica del preannunciato asse tra Casini, Fini e Rutelli. In occasione di un convegno sui 150 anni dell’unità d’Italia i tre si sono trovati assieme sul tavolo dei relatori. Un’occasione perfetta per i cronisti che hanno cominciato a fare domande e si sono trovati di fronte a risposte chiare e dirette: “Lo chiamate terzo polo?  –  ha scherzato Casini  –  direi piuttosto primo polo, non metteteci già in fondo alla classifica!”, mentre Rutelli, il più entusiasta, parla di “un’area che si sta formando, di un incontro tra uomini politici che sono stati parte di schieramenti diversi e adesso hanno sempre più punti importanti in comune”, mentre Fini  ruba lo stile veltroniano, citando Obama con il suo “Yes we can”, ce la possiamo fare: “L’Italia può farcela, qui non siamo declinisti di professione”.

Eccoli i tre leader, accomunati dall’anti-leghismo, convinti che Berlusconi se ne debba andare, promotori di una nuova unità di popolo, di un “Patto per la Nazione” come lo ha chiamato Casini, mentre trattano con il Pd e IdV per far cadere il governo, perchè “serve una crisi vera, poi si discuterà di nomi e di premier” come va ripetendo ai suoi il presidente della Camera. È un count down forzato, nel quale il Premier decide di lanciarsi anche a costo di precipitare in quello stesso “vietnam” di numeri risicati e contrattati a Palazzo Madama nel quale due anni fa si è infine arenato il governo Prodi.

I contatti di Fini con Casini, Rutelli, Bersani sono continui. I quattro hanno ragionato, pallottoliere e calendario alla mano. Martedì il presidente del Senato Schifani dovrà inserire in agenda la mozione di sostegno al governo, l’input del Pdl è che venga fatto il prima possibile. Al voto si potrebbe andare anche giovedì. I dieci senatori di Futuro e libertà non parteciperanno al voto.La mozione di sfiducia di Pd e Idv camminerà con passi più lenti a Montecitorio, dove i lavori la settimana prossima saranno monopolizzati dalla legge di stabilità. Ma anche lì la crisi verrà in qualche modo “parlamentarizzata”: martedì la norma sui conti dello Stato approda in aula e il centrosinistra presenterà migliaia di emendamenti, Tremonti a quel punto porrà la fiducia che già in settimana dovrebbe essere votata. Futuro e libertà si asterrà, pur votando subito dopo a favore sul merito della legge. Bersani e Di Pietro invece chiederanno al presidente della Camera che la loro mozione di sfiducia, depositata ieri, venga discussa nella finestra riservata agli atti dell’opposizione già prevista per il 22-23 novembre. I finiani non la voteranno, ma ne presenteranno una propria. Bersani in privato e Di Pietro in pubblico hanno fatto sapere che la voteranno. Casini farà lo stesso. Con quei numeri, a fine mese la corsa del governo potrebbe essere finita.

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L’incontro

Bossi: “Fini mi ha ripetuto le cose dette a Perugia”. Più volte e lentamente.

Spinoza

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Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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Il bluff di Fini

Fini strappa con il governo quando chiede un Berlusconi-bis: questa è la lettura che molti danno delle parole del leader di FLI. Ma ci crede davvero quando esce allo scoperto, attacca Berlusconi e chiede che il premier salga al Colle aprire la crisi, condizione perché Fli dica “sì” a un nuovo patto di legislatura con una nuova agenda, aprendo all’Udc e cambiando la legge elettorale? Ovviamente la risposta di Berlusconi è un “no” a tutto tondo: sia lui a votarmi contro sfiduciando il governo. Perchè mai infatti dovrebbe rinnegare l’unico alleato fedele, la Lega, per apparentarsi con i due che lo hanno lasciato in mezzo ad una strada: Fini e Casini? Farlo per il bene del Paese come chiede Fini, sarebbe ammettere il fallimento di un governo che era partito con una maggioranza bulgara e quindi ridimensionare anche il ruolo del Premier stesso nell’eventuale Berlusconi-bis.

Forse Fini voleva fare appello all’istinto di sopravvivenza del Premier, visto che un nuove esecutivo che finisse la legislatura con Berlusconi a capo, salverebbe il Cavaliere dai processi che si stanno per celebrare grazie al legittimo impedimento, ma la risposta negativa che ha ricevuto è sicuramente anche figlia dell’orgoglio ferito di un uomo che si sente ancora il più potente in Italia. Anche in questa lettura il risultato era ampiamente prevedibile.

Non ci resta che pensare al bluff, per dare un’ennesima spallata e continuare a far rosolare a fuoco lento la situazione fino alla prossima occasione politicamente rilevante (vedi il voto sulla riforma della Giustizia) sulla quale far valere i principi morali tanto pre-annunciati. Di fatto seguendo questa strada, Fini non si aspettava affatto che Berlusconi abboccasse, ma le sue dichiarazioni di oggi sono da vedere come una rassicurazione ai possibili futuri alleati del programma prossimo venturo.

Provi adesso il PD chiamare il bluff, muovendo una mozione di sfiducia al Premier in Parlamento, per scoprire le carte di tutti quanti: nel bene e nell’interesse del Paese.

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La spina

di Lelefante

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Emorragia e cancrena di un Paese

il vero malato è il Popolo della Libertà che continua ad avere un’emorragia di rappresentanti alla Camera. Mentre il Cavaliere affonda anche nelle parole del Papa che dice che “la spazzatura non è solo nelle strade, ma anche nelle coscienze”, comincia ad essere cospicuo il numero delle defezioni di deputati del PDL che chiedono asilo politico da Fini impauriti dagli schizzi di fango che la caduta di Berlusconi può provocare. Stando alla cronaca di oggi che ha registrato l’adesione a Futuro e Libertà di altri due deputati, la compagine di Fini conta 37 parlamentari alla Camera dei Deputati; non esattamente i quattro gatti che diceva Berlusconi e la sua dirigenza di partito.

Anche se è ancora prematuro, ci sono segnali importanti della crisi, perchè non è un buon presagio quando i soldati lasciano il campo di battaglia e peggio ancora quando si schierano con il nemico. D’altronde quando anche il fido Belpietro comincia a scrivere su Libero che diventa difficile aiutare Berlusconi se non comincia ad aiutarsi da solo e Lupi si arrampica sugli specchi davanti al pubblico in televisione come ieri a Ballarò, invocando la carità cristiana per una bisognosa minorenne che invece tutta l’Italia sta spiando tra foto e video porno, allora si capisce come la situazione sia grave in casa del PDL.

Dalema, il Presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), motiva la richiesta di convocazione del Premier, dicendo che il Comitato che presiede i servizi di sicurezza (leggasi servizi segreti) ed “in primis” la sicurezza del Presidente del Consiglio, vuole spiegazioni sullo stile di vita del Premier proprio per poterne garantire la sicurezza, gettando nello scompiglio i consiglieri di minoranza Cicchitto, Esposito e Quagliariello.

Nel frattempo il mondo intero continua a ridere e se non fosse anche per il disgusto di dover assistere a questo periodo degno della peggior decadenza da basso impero, mi augurerei che Fini si decidesse a staccare la famosa spina per evitare a tutti gli italiani gli sberleffi internazionali. Se ne è accorto anche Bossi che ha avuto il coraggio di dichiarare che questa vicenda non fa bene all’immagine dell’Italia, anche se le cronache non riportano se lo abbia detto sogghignando per il sottile piacere di solito lo pervade quando riesce a sputtanare il nostro Paese.

Invece credo che a molti convenga (a Fini per primo) far crogiolare Berlusconi sulla brace, impinguando la propria compagine con i transfughi, i colonnelli ed anche i caporali che abbandonano la nave che affonda, per poter accrescere la propria influenza in un futuro governo tecnico o alle elezioni se proprio ci si dovesse arrivare… E chissenefrega del Paese, devastato, abbandonato alla cancrena.

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Il coraggio di staccare la spina

Come avevo fatto notare in precedenza, le vicende del governo Berlusconi sembrano indirizzarsi verso il finale e la palla passa inevitabilmente nel campo di Gianfranco Fini.“Silvio Berlusconi non farà un passo indietro, Fini stia con noi o si assuma la responsabilità della crisi”, ha fatto sapere il vertice del Pdl rispondendo a stretto giro di posta al presidente della Camera che aveva chiesto le dimissioni del premier se la vicenda della telefonata da palazzo Chigi verso la questura di Milano si fosse dimostrata vera. Insomma la discussione adesso è sul coraggio che Fini dovrebbe dimostrare nello staccare la spina, assumendosi una responsabilità politica che suona quasi come una vera e propria eutanasia.

Ovviamente solo gli ingenui continuano a credere che vi possano essere alternative, escludendo rapporti costruttivi all’interno della ex-maggioranza dopo gli accadimenti degli ultimi mesi, ma il Presidente della Camera continua a traccheggiare per fare la sua mossa nel momento politicamente più opportuno (anche in termini elettorali), cucinando a fuoco lento il suo avversario che oramai guida un governo agonizzante e pronto a cadere in ogni occasione. Molti scommettono che Fini sceglierà il nodo sulla giustizia, ma di certo non si farà allettare dalla vicenda Ruby, per far cadere il Cavaliere sui sui vizi: ha bisogno di qualcosa di politicamente più sostanzioso, per affrontare le prossime elezioni sui princìpi e non sul chiacchiericcio tipico dell’era berlusconiana.

Da notare invece sono le dichiarazioni di Calderoli, sulla possibilità di un governo tecnico che porti il Paese alle elezioni:

“Macché governo tecnico, macché Lega interessata a un governo tecnico! Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti. Ma se c’è colpo di Stato la rivolta del popolo è legittima”

Considerando che il governo è ancora in piedi e che il “signor” Calderoli ne è Ministro, trovo gravissimo che voglia aizzare gli animi dei sostenitori della Lega contro un’eventualità costituzionalmente e democraticamente prevista nelle facoltà del Presidente della Repubblica a cui è richiesto di verificare che non esistano altre possibili maggioranze in Parlamento, prima di eventualmente scioglierlo. Altro che colpo di stato:  la mistificazione che questi signori continuano a portare avanti non è frutto dell’ignoranza (ricordo anche che Bossi dichiarò a suo tempo che era ora di rimuovere il Presidente della Camera come se lui o Berlusconi ne avessero facoltà…), ma di un’occupazione prepotente del potere. Aizzare le folle ad una rivolta se non venissero prese decisioni gradite, cioè esaltare o difendere pubblicamente un’azione riconosciuta reato dalla legge della nazione in cui si vive è apologia di reato e sarebbe veramente ora che si applicasse il Codice Penale una volta per tutte!

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Il re è nudo

Tra richieste di dimissioni e mozioni di sfiducia a 360 gradi, si sgretola il potere dell’oligarchia berlusconiana, travolto dalle menzogne, dagli scandali e dall’impotenza dimostrata di fronte allo sfacelo del Paese.

“Se il caso di Ruby è vero, Berlusconi si dimetta”: Gianfranco Fini – dopo averci riflettuto per diversi giorni – trae le sue conseguenze dalla vicenda della ragazza marocchina. “Berlusconi ha sbagliato a chiamare direttamente la polizia, poteva chiamare a me o a Maroni” ha detto Bossi, facendo capire, al di la della perfetta interpretazione del boss mafioso da film, che è pronto a scaricare il Premier. Il PD e le opposizioni tutte fremono e preannunciano mozioni di sfiducia, mentre i vescovi danno del malato al Primo ministro italiano, gli industriali ne denunciano l’incompetenza da affrontare i problemi delle imprese e gli operai urlano la loro rabbia nelle strade del Paese.

“Gianfranco Fini vuole le mie dimissioni? Si assuma le sue responsabilità davanti agli elettori e stacchi la spina del governo”: chi ha avuto modo ieri di parlare con Silvio Berlusconi ad Arcore lo descrive di pessimo umore. Il premier non avrebbe per niente gradito le ultime dichiarazioni di Gianfranco Fini e non solo quelle relative al “caso Ruby”, ma anche su quello che il leader di Fli ha detto sulla possibile “interdizione” parlamentare sulle “leggi che servono unicamente per Berlusconi”.
Nel frattempo le indagini svelano sempre di più le menzogne di un Berlusconi alle corde (emblematico il pezzo del Corriere della Sera di oggi sui punti oscuri della vicenda Ruby, ma se qualcuno avesse perso qualche pezzettino la cronistoria la trova su Il Salvagente), ed il mondo ride ancora una volta delle miserie di un oligarca malato, incapace questa volta anche di battere i piedi di fronte all’evidenza. Il re è nudo.

 

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Emma, Gianfranco e lo strappo finale

L’Italia per Fini “è un paese fermo e dilaniato da mille polemiche, Emma Marcegaglia, ha drammaticamente ragione”. Così il Presidente della Camera in un’intervista a Il Messaggero di oggi si mette al fianco di Emma Marcegaglia che ieri aveva lanciato un altro affondo sull’immobilità del governo di fronte alla drammatica realtà del Paese e delle sue imprese. “Se l’Italia non esce dalla propaganda affonda in una palude” continua Fini, aggiungendo che il PDL deve “smetterla di dire che la colpa di tutti i problemi è dei giornali, della sinistra o della magistratura” evitando così di affrontare i problemi del Paese.

L’insanabile frattura tra Fini e Berlusconi sembra proprio essere giunta al momento della verità anche alla luce dei commenti:

  • sulla giustizia (“la legge deve essere uguale per tutti e chi sbaglia deve pagare. Questo è esattamente il contrario dell’impunità e dell’immunità”);
  • sull’economia del Paese (“Anziché risparmiare cento con tagli da dieci dobbiamo indicare settori in cui investire e non solo quelli in cui tagliare. La nostra economia non sarà mai competitiva in termini di quantità. Possiamo essere competitivi solo in termini di qualità. Possibile che l’Italia non riesca a trovare risorse che al contrario saltano fuori quando la Lega batte i pugni sul tavolo per difendere 200 ultrà delle quote latte?“).
  • sugli scandali (“il caso Ruby sta facendo il giro del mondo e mette l’Italia in una condizione imbarazzante. Sono amareggiato dalle ultime vicende politiche di cui sarebbe meglio non parlare. L’Italia merita un biglietto da visita migliore di quello che viene presentato, e questa ennesima polemica rappresenta una brutta pagina per il nostro Paese”)

L’asse tra Futuro e Libertà e Confindustria ed il capitale storico italiano rappresentato da Montezemolo, sembra essere ulteriormente rinsaldato dalla comunanza di vedute pubblicamente espresse, accelerando lo strappo con il PDL. D’altronde anche Bossi, nel bel mezzo dell’uragano Ruby, parlando ai suoi leghisti aveva premonizzato: “è in arrivo un governo tecnico con noi all’opposizione: preparatevi”. Gli unici a non crederci sono lo stesso Berlusconi (“un governo tecnico sarebbe un rovesciamento della democrazia” ha  dichiarato all’ANSA, dimostrando ancora una volta di intendere la legge costituzionale in una maniera tutta sua, visto che il Presidente della Repubblica è obbligato a valutare se esistono altre maggioranze in Parlamento in caso di crisi) e Maroni che, nel lento, ma costante, tentativo di proporsi come alternativa alla guida del Carroccio, insite per elezioni anticipate in caso di crisi dell’attuale governo.

In tutto questo movimento non è escluso che il PD partecipi dietro le quinte, ma sicuramente, non ha ancora una volta una precisa strategia di comunicazione, rischiando di risultare agli occhi dell’elettorato come uno spettatore passivo…

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La pazienza è finita

Facciamo il punto, cercando di restare razionali, senza cedere allo sdegno, in mezzo a questa ennesima vicenda che coinvolge il nostro Capo del Governo e quindi tutti noi, in Italia e nel mondo.

Non è molto che illustri rappresentanti del capitale italiano quali Luca Cordero di Montezemolo avevano dichiarato che la loro pazienza stava terminando di fronte al malgoverno, sulla scia delle dichiarazioni della Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che chiedeva un esecutivo capace di governare l’uscita da una crisi devastante per le imprese italiane (con tutte le conseguenze che che quelle dichiarazioni ebbero grazie alla fabbrica del fango di Sallusti & Co.) Al tempo delle dichiarazioni, Berlusconi era alle prese con la casa di Montecarlo dello scissionista Fini e con la preparazione del Lodo Alfano e non  aveva tempo di ascoltare, così oggi la stessa Marcegaglia torna a sottolineare l’inesistenza di una qualsiasi attenzione da parte del governo, ma il Presidente del Consiglio non ha tempo, sommerso dall’immondizia, sia quella del mancato miracolo napoletano, dell’esportazione illecita dei suoi capitali ad Antigua, dell’ultima frode fiscale emersa, compiuta assieme al figlio e adesso quella generata dall’ennesimo scandalo erotico con una minorenne.

Mentre la disoccupazione cresce, (nonostante i patetici tentativi del Ministro Sacconi di fare paragoni con la media europea che risulta superiore al tasso di disoccupazione italiano solo perchè da noi non vengono calcolate le persone in cassa integrazione, che sono centinaia di migliaia), la stragrande maggioranza dei giovani non riesce a trovare un lavoro, la ricerca e la scuola agonizzano sotto la scure dei nuovi tagli orizzontali di Tremonti, gli ospedali chiudono o continuano a fornire nuovi esempi di sanità malata non più in grado di far fronte alle necessità della popolazione, la corruzione dilaga dappertutto e la giustizia non è in grado di assicurare la salvaguardia degli onesti.

Lui non ha tempo, ma se la ride immerso nel delirio di onnipotenza che lo pervade: si fa beffe dello scandalo immobiliare dicendo che di case ne ha tante, afferma che il suo stile di vita non vuole cambiarlo, fregandosene dell’imbarazzo che provoca a tutti gli italiani sbeffeggiati in tutto il mondo il suo comportamento indecoroso (oltre che francamente penoso per una persona anziana come lui).

Non ha tempo perchè deve trovare una maniera di salvaguardarsi personalmente dalle conseguenze di una vita spesa tra truffe, raggiri, frodi fiscali, corruzione, associazioni e frequentazioni malavitose che gli hanno dato una ricchezza spropositata, ma di origini illegali.

Il comportamento del nostro Premier è talmente arrogante che anche molti di quelli che lo avevano seguito cominciano a lasciarlo, un po’ per imbarazzo ed un po’ perchè temono che la caduta del monarca possa portare schizzi di fango anche su di loro: dalla Chiesa che non riesce a “contestualizzare” l’indegnità dei suoi costumi come tuttavia era riuscita a fare anche con le sue bestemmie, agli onorevoli rappresentanti del suo partito che passano a frotte con il traditore Fini. Gli rimangono accanto quelli che più di tutti hanno tratto beneficio dalla sua corte dei miracoli, le Ministre in minigonna e tacchi a spillo, gli affaristi e gli spudorati transfughi dal fascismo più bieco. Anche i razzisti della Lega cominciano a prendere le distanze stando a quanto dichiara oggi Bossi: “Prepariamoci ad un governo tecnico con noi all’opposizione”.

Attenti però: la pazienza degli italiani, non solo quella della Confindustria, è finita e quando questo accade non si può poi piangere sul latte versato e crocifiggere chi sbaglia cedendo all’esasperazione, usando violenza per esprimere la propria rabbia ed impotenza. Che si assuma ognuno le proprie responsabilità sin da ora. La pazienza è finita!

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Il tradimento di Fini

E’ un marchio di fabbrica orami per Gianfranco Fini, il Presidente della Camera che ogni giorno è accostato a Giuda dai suoi ex-camerati, colleghi di partito e “stampa” di regime. A parte l’inconsuetudine di sentire insultare la terza carica dello Stato senza che nessuno invochi il vilipendio come accade per un normale cittadino che manda quel paese in pubblico il Presidente del Consiglio o dello Stato, non riesco veramente a capire la colpa che gli viene attribuita. Ha lasciato il PDL? No: è stato espulso per aver chiesto una maggior democrazia interna (e visti i suoi trascorsi, era una richiesta piena di valore, credo) e maggior rispetto per la legalità. E allora? E’ un traditore un rappresentante dello Stato che chiede che il valore della legalità sia messo in primo piano in ogni azione del Governo?

Forse è un traditore perchè ha smesso di asservirsi al padrone del PDL ed ai suoi alleati razzisti, ha osato chiedere un confronto ed una discussione senza tra l’altro mai ricevere risposta se non, appunto, gli insulti, i dossier per delegittimarne la figura e l’epiteto di “traditore” per marchiarlo di fronte all’opinione pubblica in vista delle elezioni prossime venture.

Poi i fatti dei giorni scorsi sul Lodo Alfano e la sua applicabilità retroattiva, approvato in Commissione anche con i voti della sua nuova formazione. In uno show (che agli occhi di molto è apparso più come un ponte levatoio tra minoranze distanti piuttosto che come dibattito pubblico), ha discusso con Dalema sostenendo che “reteirabilità” del Lodo Alfano ne avrebbe fatto una legge ad personam”, di fatto smentendo il voto del suo rappresentante che lo aveva approvato in Commissione. Sarà stato forse il commento del Presidente della Repubblica che aveva già bocciato la validità costituzionale del Lodo, ma il cambiamento di Fini ha definitivamente affossato il tentativo del Premier di garantirsi un salvacondotto vita natural durante dalle sue “presunte” malefatte, visto che se al termine delle quattro letture necessarie alla Camera ed al Senato la legge costiuzionale non fosse approvata con i due terzi dei voti, questa dovrebbe essere soggetta a referendum popolare e, anche applicando il massimo della potenza di fuoco dell’impero mediatico di Berlusconi, il risultato non sarebbe affatto scontato ed i tempi si allungherebbero troppo per salvare il Premier attuale dai processi che incombono.

Sarà per questo che quelli della banda Berlusconi lo chiamano traditore?

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Fini e la casetta a Montecarlo

Questo è il video di risposta di Fini agli italiani in risposta alle “rivelazioni” de Il Giornale. Lo pubblico anche se francamente non sono affatto interessato alla vicenda perchè mi urge una domanda: Fini non conosceva Berlusconi prima di questa vicenda?

Di fatto la frattura nel partito di Berlusconi (chiamarlo centro-destra mi sembra francamente dargli un importanza che non ha) è oramai insanabile e raggiunge toni assurdi degni di una  fiction sulla mafia, tra ricatti, imbrogli e vessazioni che neanche nella famigerata Prima Repubblica si erano mai visti.

La pazienza di tutti gli italiani è finita! E’ ora di mandare a casa (non quella di Montecarlo e forse qualcuno non a casa, ma a San Vittore) questa Banda che ci governa.

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Le palle di Fini

Il Giornale, il quotidiano monotematico di Berlusconi, continua imperterrito nella sua campagna di delegittimazione di Fini pubblicando una foto del Presidente della Camera nudo, come se questo potesse turbare gli animi degli italiani… Splendidi i commenti di Spinoza: “Belpietro copre le vergogne di Fini con una foglia di fico. Per coprire quelle di Berlusconi, sono anni che usa l’intero giornale“. Tutta via per una volta nella vita ho apprezzato la linea editoriale: sono infatti anni che pubblica palle.

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La pazienza di Emma

“La pazienza sta finendo”, dichiara la Marcegaglia accorgendosi improvvisamente (meglio tardi che mai) delle difficoltà in cui versano le imprese. “La pazienza è finità” scrive Bersani sui manifesti accorgendosi (meglio tardi che mai) che la disoccupazione è aumentata.

Nel frattempo i giornali continuano a dare ampio risalto alle vicende dell’appartamento di Fini a Montecarlo in attesa delle rivelazioni promesse oggi pomeriggio, la camorra in Campania sottolinea che il “miracolo della monnezza”di Berlusconi e Bertolaso era in realtà una “monnezza di miracolo”, la Lega continua a tappezzare quelli che considera i suoi possedimenti nel Nord Italia di simboli nazi-padani (… anche in Jugoslavia iniziò tutto così e nessuno ci credeva che potesse finire come a Sarajevo… attenti…) e si adopera per far sloggiare chi aveva fatto della Unicredit la prima banca italiana perchè tenta (con successo) di competere sui mercati mondiali invece di investire nelle regioni del Nord (dimenticandosi, anzi fregandosene del fatto che i correntisti della banca sono anche del Sud…) e Beppe Grillo organizza la sua Woodstock, mandando a fare in culo tutto e tutti tra canti e balli.

La pazienza, Signora Marcegaglia è finita da un pezzo e credo di interpretare il sentimento di tanti nel darle pienamente ragione quando afferma “(…) che il governo ascolti l’Italia fatta di tanta gente che con grande senso di responsabilità fra mille problemi continua a fare il proprio mestiere con determinazione“, anche se le confesso che le sue parole suonano tardive e, come spesso capita a Confindustria, mirate solo agli interessi della categoria che rappresenta. E’ infatti urgente e necessario che si ascolti anche chi il proprio mestiere non può più farlo perché licenziato proprio dal sistema che lei rappresenta, e quei giovani che non riescono a trovare lavoro anche per l’inutile avarizia di un sistema industriale bloccato ed arrugginito.

Guardi: non le dico neanche niente sulla FIAT, perchè la politica di Marchionne oramai va letta in chiave di competizione globale, ma vedo con piacere il suo gesto di apertura alla CGIL, l’unico solo sindacato oramai rimasto in Italia a tentare di essere un contraltare degli interessi industriali, piuttosto le chiederei una posizione netta sulla situazione del nostro sistema finanziario che non solo strozza i suoi industriali ma nega l’accesso al credito a tutta quella gente che è costretta a sopravvivere, rivolgendosi allo “strozzo” per poter tirare avanti.

Bravo Bersani: da quello che leggo sui manifesti, tu la pazienza l’hai persa, come tutti noi. E adesso? Qual’è la linea per combattere la disoccupazione? Ci farai sapere, immagino…

Sappiate entrambi che la gente (tutta) è stufa di continuare a pagare le colpe di una classe politica inetta, ingorda ed inefficiente, che la crisi non è affatto finita (basta guardare fuori dal Palazzo, perchè delle crisi all’interno non siamo affatto interessati) e che non credo manchi molto prima di cominciare a sentire il tintinnìo dei forconi in piazza… ricordate cosa successe a Maria Antonietta ed alle sue brioches?

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