Articoli con tag Gelmini

un appello per la difesa della scuola e della democrazia

“Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.”

Questo è un estratto del discorso che Piero Calamandrei tenne nel 1950 nel Convegno per la Difesa della Scuola Pubblica e che, riletto oggi alla luce delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, fa venire i brividi, non solo per la sua agghiacciante attualità, ma anche perchè rafforza la convinzione che da una dittatura mediatica si stia cercando di passare ad una dittatura di fatto. Pressato da ogni lato, “azzannato” si è definito qualche giorno fa, il Premier ha elevato il livello dello scontro in maniera sfacciatamente autoritaria, forte di una pletora di servi da lui messi nelle stanze del potere nel corso di questi ultimi 16  anni.

“I genitori possono scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia” ha dichiarato Berlusconi, spiegando agli intervenuti all’Associazione Nazionale delle Mamme (!) i tanti provvedimenti che il governo ha messo in atto in favore della famiglia, tra cui i bonus per la scuola privata, che di per se sono già uno scandalo visti i tagli alla scuola pubblica della riforma Gelmini e che alla luce delle parole di Calamandrei suonano come il sinistro avvertimento dell’avverarsi di una profezia.

“[…] nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue.[…] A questo serve la democrazia, permette ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perchè solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali. […]“

questo diceva Calamandrei nel suo famoso discorso e come fece lui nel 1950, vorrei anche io, sebbene da un palcoscenico ben diverso, lanciare un appello a tutti coloro che hanno a cuore la democrazia in questo Paese, perchè non si permetta più a questo tiranno, becero e corrotto di demolire quanto le generazioni che ci hanno preceduto hanno costruito con dure lotte e spesso con il loro sangue. Il disegno della P2 di cui Berlusconi era (ed è) parte, prevede la destabilizzazione del Paese attraverso il controllo dei media (che come tutti sappiamo è già a buon punto…), la delegittimazione degli organi costituzionali tra cui il Parlamento, la Magistratura e appunto la Scuola, per instaurare un regime autoritario. Non possiamo assistere inermi e non vogliamo. Non lasciamoci sottomettere pensando che da soli non possiamo fare niente, perchè insieme siamo in grado di cambiare le cose e fermare questo disegno fascista. Dichiariamo guerra senza quartiere, dai giornali, dai blog, nelle piazze e nella nostra vita quotidiana alla politica dello sfascio e del degrado del nostro Paese, urliamo con quanto fiato abbiamo in gola la nostra intenzione di difenderci perchè sappiano che non lasceremo morire la democrazia senza combattere.

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I quattro gatti di Roma

Ieri a Roma: quelli che i  giornali filo-governativi hanno definito “quattro gatti dei centro sociali” o piccole «parate» tra striscioni e slogan.

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Accettiamo la riforma

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Il rischio

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La lettera a Napolitano

Ecco il testo della lettera con cui gli studenti chiedono udienza da Capo dello Stato, che li riceverà nel pomeriggio:

“Caro Presidente,

ancora una volta in tutta Italia gli studenti universitari e medi stanno manifestando contro l’approvazione del ddl Gelmini al Senato.Da anni chiediamo che l’universita’ cambi, siamo i primi che denunciamo che l’universita’ che viviamo non funziona. La riforma proposta dal Ministro Gelmini a nostro avviso non risolve nessuno dei problemi che noi poniamo , anzi li aumenta con tagli indiscriminati e la cancellazione del diritto allo studio.

Da due anni chiediamo al Governo di fermare l’iter della riforma ed ascoltare le nostre richieste aprendo una grande discussione con il mondo accademico per costruire una riforma che metta l’universita’ e la ricerca al centro della agenda politica economica e sociale nostro paese. L’unica risposta che abbiamo avuto e’ il silenzio da parte del Governo, se non addirittura insulti.

Chiediamo a Lei, Presidente, massima carica della nostra Repubblica di riceverci per ascoltare le nostre ragioni. Ci dimostri signor Presidente che la piu’ alta carica dello stato vuole mantenere un dialogo aperto con una generazione che ha un futuro incerto”.

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Appello per gli studenti

Mmmm… il governo che fa la faccia feroce con gli studenti invece di cercare il dialogo, mi ricorda tante cose degli anni ’70 e Maroni comincia sempre più ad assomigliare al Cossiga che si scriveva con la K (e con le SS). Cosi significa chiedere  gli strumenti legislativi che consentano per gli studenti lo stesso trattamento riservato ai tifosi da stadio? Le ragioni della protesta dei ragazzi non mi sembrano le stesse dei violenti coglioni di ogni età che popolano le curve degli stadi e mi sembra che il non riconoscerle sia un atto politico gravemente autoritario, con il quale non concordo affatto, come milioni di persone in questo Paese.

Le critiche contro i provvedimenti del governo sulla scuola non vengono ascoltate con fare sprezzante e molto autorevoli rappresentanti del PDL e della Lega si lasciano andare ad atteggiamenti autoritari che passano il  limite del normale confronto democratico tra le parti. Gli studenti rappresentano l’opposizione reale, quella che ha radici nella società e tutti coloro che condividono anche uno solo degli ideali della democrazia, da quello socialista a quello popolare, non può non essere in ansia per le dimostrazioni di forza di un governo in grave difficoltà, che potrebbe voler sovvertire la piazza per imporre l’ordine e sopravvivere facendo forza sui voti dei “moderati”. Non è proprio a loro che si rivolge Berlusconi da qualche giorno nel tentativo di allargare la sua maggioranza?

C’è un gravissimo pericolo di strumentalizzazione di quello che accade ed i prossimi giorni saranno cruciali. Da domani riparte infatti la protesta degli studenti medi e universitari contro il decreto Gelmini, alle battute finali prima del via libera previsto mercoledi’. Gli studenti medi, riferisce la Rete degli Studenti, si mobiliteranno almeno fino a mercoledi’, con “iniziative territoriali in tutte le citta’ d’Italia, mobilitazioni simboliche e creative per rilanciare la protesta con pratiche diverse da quelle della violenza” . Allo stesso tempo oggi il Ministro degli Interni ha chiesto il DASPO, il divieto di assistere agli eventi sportivi introdotto per combattere la violenza negli stadi, per gestire le manifestazioni di piazza.

Che rimanga alta l’attenzione di tutti per garantire il diritto dei nostri ragazzi a protestare contro una legge ingiusta, per proteggerli da eventuali abusi e strumentalizzazioni, come accadde a tutti noi che negli anni ’70 erano al posto dei ragazzi di oggi…

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Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo le città

“Andate a studiare!” ha detto il Presidente del Consiglio alle folle di ragazzi che in tutta Italia, scesi dai tetti e dai monumenti, hanno bloccato le città, le ferrovie, le autostrade  per protestare contro la riforma che entrerà in vigore con il decreto Gelmini. Alla Camera, blindata per impedire alla folla di raggiungere il Palazzo, mentre a pochi metri di distanza la polizia caricava i dimostranti, il Parlamento ha approvato la legge di riforma, che adesso passa al Senato, dove la maggioranza di governo è più forte.

Questi giovani italiani, che si sono organizzati ed hanno dimostrato civilmente, incassando anche manganellate e spintoni, non sono stati ascoltati, illusi dal gioco di tira e molla di FLI con il PDL e la Lega che aveva mandato sotto la posizione del governo su gli emendamenti discussi prima del voto. Sono stati sbeffeggiati dal loro Primo Ministro che li ha liquidati come scansafatiche che farebbero meglio a studiare, dimenticando che se quei ragazzi erano in piazza era proprio perchè chiedevano di poter studiare!

“Deve ancora passare al Senato” hanno detto trai i ragazzi, tornando  a casa sotto la pioggia battente a Roma, come a Firenze, Bologna, Milano, Torino, Napoli, Pavia, Trento, Cosenza e tante altre piazze. Non mollate ragazzi! C’è tanta Italia che vi guarda: quello di oggi è un esempio dell’arroganza del potere, che bisogna saper contrastare, così come avete fatto voi, sfidando civilmente il potere quando non vi ascolta, usando i media per dar alito alla protesta e, ne sono certo, senza mollare un centimetro. Avete ragione voi.

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La rivolta studentesca – 2

(AGI) – Roma, 30 nov. – A poche ore dal voto in Aula alla Camera sul ddl universita’, dove il governo e’ stato battuto da un emendamento del Fli, gli studenti italiani scendono nuovamente in piazza con cortei, manifestazioni e sit in. A Roma, gli studenti hanno lanciato bottiglie, uova e alcuni petardi: la polizia ha caricato e sono stati esplosi anche alcuni lacrimogeni. Anche a Milano ci sono stati momenti di tensione con la polizia. In particolare, nel corteo degli universitari un gruppo ha lanciato uova, bottiglie, petardi e sampietrini contro le forze dell’ordine che hanno risposto con delle cariche. A Genova i disordini di sono verificati davanti alla prefettura del capoluogo ligure contro cui alcuni manifestanti hanno tirato degli oggetti. La polizia ha effettuato una carica di alleggerimento e un manifestante e’ rimasto lievemente ferito; gli studenti hanno occupato simbolicamente Palazzo Ducale. ATorino gli studenti hanno bloccato l’imbocco della Tangenziale e dopo la stazione di Torino Porta Nuova. A Trieste i manifestanti hanno occupato la stazione centrale. A Bologna, dopo aver occupato per oltre un’ora l’Autostrada A14, gli studenti hanno raggiunto la Stazione Centrale cercando di invadere i binari. Le Forze dell’Ordine schierate davanti all’ingresso hanno impedito il tentativo con un paio di cariche di alleggerimento, in risposta anche ai lanci di oggetti: sono volate le prima manganellate e alcuni ragazzi sono rimasti feriti. A Cosenza, gli studenti hanno occupato la sede autostradale della A3, all’altezza dello svincolo di Cosenza Nord. APerugia, occupati i binari della stazione ferroviaria di Fontivegge. A Firenze, dopo un tentativo di occupare autostrada e aeroporto, gli studenti hanno fermato il traffico lungo ponte della Vittoria. A Napoli occupato il Palazzo Reale ed esposto uno striscione a piazza Plebiscito: “C’e’ chi dice no”.

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La profezia di Calamandrei sulla scuola

In questi giorni di contestazione studentesca sulla riforma Gelmini, sono anadato a riprendere un articolo già pubblicato su Nuda Verità Vintage. E’ il discorso veramente profetico che Piero Calamandrei pronunciò al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950 ed è di un’attualità che fa venire i brividi. Giudicate voi:

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

“Cari colleghi, noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università […]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perchè difendiamo la scuola? […] Difendiamo la scuola democratica: la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perchè questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà […]. La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue.[…] A questo serve la democrazia, permette ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perchè solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali. […]”

Piero Calamandrei – 1950

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Adotta un dottorando…

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Una medicina per una nuova scuola

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Scontri sulla scuola

Sale la tensione per la protesta degli studenti che si allarga a macchia d’olio negli atenei e scuole italiane. Dal tetto di architettura a Roma a quello di Ingegneria a Palermo, dalle occupazioni a Torino, Pavia, Macerata, al presidio sotto Montecitorio, è stata una giornata di tensione e scontri che ha visto cortei, manifestazioni, occupazioni in tutta Italia. Momenti di grande tensione soprattutto nella Capitale. Un gruppo di studenti in corteo a Roma ha anche tentato stamane un’irruzione al Senato (guarda i video). Il gruppo, che si sarebbe staccato dai manifestanti che stazionavano davanti alla Camera (dove è in discussione il Ddl di riforma dell’Università) ha cercato di invadere l’atrio prima di essere respinto dalle forze dell’ordine. La vetrata all’ingresso è stata oggetto di lanci di uova. Un funzionario della polizia è stato colto da malore e tre carabinieri sono stati feriti. Il bilancio è di 27 denunce, di cui 8 nei confronti dei giovani che hanno tentato di entrare al Senato, e due arresti.

Le agitazioni si susseguono in molte altre città d’Italia. Dopo l’avvio della discussione alla Camera del disegno di legge di riforma dell’università, dopo un’assemblea che si è svolta martedì pomeriggio, i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna hanno intanto aperto ufficialmente la mobilitazione. Mercoledì mattina lezioni fuori dalle aule, malgrado la pioggia della mattinata, in vista della manifestazione attesa per giovedì mattina vestiti «a lutto» in segno di protesta. Due atenei statali italiani su tre risultano coinvolti nella protesta , appoggiata dalla maggior parte dei dottorandi e dei ricercatori, contro l’approvazione della riforma Gelmini in via di approvazione alla Camera: su 66 università pubbliche ben 44, riferiscono le associazioni, sarebbero da loro occupate o autogestite.

«Gli studenti che contestano le riforme del governo rischiano di difendere i baroni, i privilegi e lo status quo. Alcuni studenti vengono strumentalizzati da esponenti politici della sinistra che oggi hanno deciso di inscenare una sceneggiata sui tetti delle università».

Così in una nota il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, commentando le mobilitazioni e le contestazioni messe in scena oggi dagli studenti contro il decreto di riforma dell’università

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Lega lADROna

Miracolo a Roma. Il ministro Gelmini ha chiesto alla direzione scolastica di Adro di far rimuovere i simboli “padani” dalla locale scuola pubblica (ci vorrà tempo, perché ci vorranno gli scalpelli…). Meglio tardi che mai: ci sono voluti dieci giorni perché una lesione così smaccata della convivenza repubblicana ricevesse un “alt” doveroso, ma non scontato in questo clima politico e con questo assetto di potere.

Fini chiede che il Sindaco paghi i danni procurati (e sarebbe il minimo), Bersani dice che ogni tre giorni militanti del PD andranno a vigilare davanti alla scuola (bene…), ma ai bambini che frequentano quell’istituto e che sono al centro di questa schifezza non ci pensa nessuno?

Bossi invece dichiara che il problema è stato che ce ne erano troppi di simboli (come se anche uno solo non fosse stato un oltraggio!), con una faccia tosta che meriterebbe risposte che mai gli arrivano. Come in occasione de (limitandomi solo alle ultimissime notizie, chè altrimenti ci vorrebbe un libro per elencare le “uscite” di questa gente…):

  • lla rivendicazione di Bossi per una capitale del nord dopo il decreto su Roma capitale,
  • le dichiarazioni di Maroni sul mitragliamento del peschereccio siciliano da parte dei libici hanno sparato sul peschereccio (“forse credevano trasportasse clandestini” come se fosse lecito sparare sui clandestini),
  • la decisione diZaia di rimuovere il tricolore dal simbolo della Protezione civile nella sua regione per sostituirlo con il leone di Venezia.
  • le intemperanze contro chi fa esibisce il tricolore in territori governati dalla Lega
  • la raccolta di firme ad Udine per impedire al costruzione di un cimitero islamico (“non lasciamo che riposino accanto ai nostri”!!) o l’odiosa interpellanza del deputato leghista emiliano che voleva impedire ad una coppia mussulmana di chiamare il proprio figlio Jihad (in arabo vuol dire Leone…)
  • per non parlare dello scandalo della protezione estesa agli evasori padani delle multe sule quote latte a scapito della stragrande maggioranza degli allevatori che hanno pagato regolarmente come prevede la legge comunitaria (adesso quelle multe saranno pagate dal governo, con i soldi di tutti gli italiani, compresi quelli che hanno già pagato!)

Insomma: basta! Non credo più neanche che sia il profumo di elezioni a scatenarli, ma il razzismo odioso che è insito in ogni loro atto, politico e di governo. Questi signori della Lega devono stare attenti: Lega Ladrona, l’Italia non perdona.

P.S. – aggiungo una nota, sulla cresta dell’ultimo sviluppo, come riporta il Corriere della Sera: Adro, il sindaco: “Rimuovo i simboli solo se me lo chiede Bossi”. Adesso mi aspetto un intervento delle forze dell’ordine per ricordare a questo “signore” che la secessione non è avvenuta e che, come sindaco e come cittadino, è tenuto al rispetto delle autorità statali. Bossi o non Bossi.

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Razzismi – La pura scuola padana

E’ notizia della scorsa settimana l’apertura della nuovo scuola di Agro (BS) che ospita i bambini che frequentano la materna, elementare e media del paesino già famoso per l’iniziativa di non dar da mangiare ai bambini le cui famiglie non erano in regola con il pagamento della retta. Dipinta di verde “padano” la scuola intitolata a Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega, una figura a cui il Paese deve davvero tanto, ha fatto notizia perchè tappezzata del logo della Lega: ingresso, facciata, portacenere, banchi, vetrate riportano il simbolo del Sole delle Alpi, dal 1999 brevettato come logo della Lega.

Chi ha un minimo di buon senso inorridisce a pensare che si faccia propaganda politica in una scuola e per di più nello stile vigliacco della subliminalità, esponendo quotidianamente dei bambini al logo di un partito politico. Vengono i mente i sistemi delle dittature, da Stalin al nostrano Mussolini con il suo Minculpop e viene la curiosità di saperne di più, per capire se anche il programma sia stato modificato per ospitare la storia della Padania, magari a scapito di quella di Roma, se i bambini extra-comunitari sono ammessi o possono mangiare con i compagni di banco, bianchi, puri e padani.

Certo è che il senso di schifo finisce per prevalere, non solo per il palese razzismo e la becera visione della vita che pervade ogni atto di questa compagine, ma soprattutto per la connivenza che può godere nel mettere in atto i suoi propositi. Come si fa a spiegare alla madre che ha ritirato le figlie da quella scuola statale (!) perchè non vuole che due bambine (una della materna ed una della media) siano educate all’ombra del Sole della Padania, come mai la Ministro Gelmini si sia complimentata per l’iniziativa, immediatamente convinta dal sindaco che il simbolo non rappresenta la Lega, ma un tratto grafico tipico della tradizione locale (mentre è un marchio registrato all’Ufficio Brevetti sin dagli albori della Lega) e totalmente incurante sull’effetto che può avere sugli scolari crescere sotto il simbolo di un partito.

Fini ha (giustamente) chiesto un tricolore in ogni classe, ma lo ha fatto per provocare visto che nessuno gli darà seguito; qualcuno ha per caso chiesto la testa del sindaco? Anche se fosse una scuola privata sarebbe uno scandalo inaccettabile, ma si tratta di un’istituzione statale e riterrei un obbligo da parte non solo del Ministero dell’Istruzione chiedere l’immediato adeguamento della scuola alle linee guida nazionali, che nascono dal diritto all’istruzione, dalle pari opportunità per tutti, a prescindere dalle convinzioni politiche e religiose, ma anche del Ministero dell’Interno (tuttavia retto da un altro leghista) o della magistratura per aprire un’inchiesta sulle palesi violazioni alla nostra legge ed alla pacifica convivenza che anche questa iniziativa di Adro comporta. Invece… niente.

E’ proprio vero: la Padania non esiste, ma proprio come con la mafia, collaborare è possibile.

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