Articoli con tag guerra

la crisi finanziaria e la guerra per conquistare il pianeta

Vi consiglio di prendervi il tempo di guardare questo video (è lungo 2 ore…) sul ciclo economico dei nostri giorni e scommetto che troverete talmente tante analogie con quello che ci sta succedendo in Italia, sulle radici di una crisi che ci costringe a vivere in totale incertezza sul futuro, mettendoci tutti in condizioni di vera e propria schiavitù.

Osservo da un po’ di tempo il movimento Zeitgeist, scettico da una parte perchè dubito sempre di chi offre risposte alle domande (chissà perchè poi…) e interessato dall’altra a punti di vista su quello che è indubbiamente un cambiamento sociale di natura epocale. Non sono giunto a conclusioni, ma i temi trattati sono sicuramente centrali e, anche se il video è lungo, vi assicuro che il tempo passa velocemente tali e tante sono le tematiche affrontate.

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Gheddafi, le bombe e Bossi

Mentre il colonnello Gheddafi invoca in televisione la trattativa con la NATO per far cessare i bombardamenti che oltre a sfiancare le sue difese stanno pericolosamente avvicinandosi alla sua persona negli ultimi tempi (ad esempio, mentre parlava in TV una bomba ha sfiorato gli studi televisivi…), il governo italiano litiga furiosamente sull’adesione forzata che Berlusconi ha dovuto dare, su pressione si Sarkozy più che di Obama, garantendo la partecipazione diretta delle nostre forze armate agli attacchi armati alla Libia di Gheddafi, assieme alle forze NATO. Quindi, da una parte l’evolversi delle cose sul piano militare apre spiragli verso la resa del dittatore libico e dall’altra i nostri valenti rappresentanti governativi litigano preoccupati dai propri interessi, incuranti dell’immagine del Paese, oramai considerato marginale ed inaffidabile.

Umberto Bossi. furioso per la mancata consultazione da parte del Cavaliere prima di prendere gli impegni sulla guerra, ha fatto depositare a Reguzzoni, il rappresentante del Carroccio in Parlamento, una mozione in sei punti che fissano i paletti necessari per non aprire un fronte con il PDL che minerebbe inevitabilmente le sorti del governo, oramai schiavo dei voleri leghisti se vuole sopravvivere. I punti, bollati come “una provocazione” dal PDL, sono:

  1. fissare un termine certo delle ostilità, stabilendo una data di cessazione della partecipazione italiana ai bombardamenti
  2. la garanzia che non vi siano aggravi fiscali per sopportare i costi delle azioni militari
  3. un forte contenimento dei costi delle operazioni militari
  4. un blocco navale per impedire ai migranti di raggiungere le sponde italiane
  5. la ripartizione dei flussi migratori tra i Paesi che partecipano alle azioni militari
  6. aiuti economici ai Paesi nordafricani per contenere le partenze dei migranti

Che l’obiettivo dichiarato della Lega sia legato ai flussi migratori è chiaro, perchè ogni altro aspetto della vicenda è lontano dalle capacità intellettive oltre che politiche dello schieramento di Bossi, ma è altrettanto ovvio quanto il governo di Berlusconi sia ricattabile anche su questo fronte, intrappolato tra gli obblighi internazionali imposti senza alcuna capacità e possibilità di negoziato per il nostro Paese, vista la risibile reputazione che abbiamo acquistato a forza di scandali, gaffe ed amicizie rischiose, e le richieste xenofobe dell’unico alleato di governo che incurante delle sorti del Paese, tira la corda, portando sul tavolo contropartite populiste mirate esclusivamente al proprio tornaconto elettorale (che vuol dire, giusto come esempio, fissare un termine certo dell’intervento militare? E’ una nostra decisione? O ci sfiliamo allo scadere della data?).

Adesso proveranno a trattare sui singoli punti, visto che la mozione è decisamente irricevibile e c’è da scommetterci che magari un accordo lo troveranno a scapiti dei migranti.

Altra nota triste: sembra che anche il PD e l’IdV abbiano presentato delle mozioni contro la decisione del governo di partecipare alla guerra in Libia: se ne sa qualcosa? L’unica preoccupazione adesso sembrano essere le amministrative, tanto che Veltroni comincia a chiedere una verifica sulla posizione di Bersani dopo il voto, dando per scontato che si vada a perdere… ovviamente.

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ecco perchè è morto Arrigoni

In questo video trasmesso qualche tempo  fa da “Presa Diretta” del TG3, ci sono i motivi per cui Vittorio Arrigoni è morto.

Pubblicando questo video non voglio giudicare, ma solo proporre una testimonianza per rendere chiaro a tutti cosa faceva Vittorio a Gaza. Al di la della crudeltà che permea lo stallo in cui versa il processo di pace tra Israele e Palestina, riportare le notizie a rischio della propria vita è un atto non solo di coraggio, ma anche di passione democratica, degno del più profondo rispetto di tutti.

We will stay Human, Vik

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Le ragioni del conflitto?

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L’Italia non è invitata alla video-conferenza sulla Libia

Vukic

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un’altra guerra persa

Nel corso del 2010 gli insorti in Afghanistan non sono stati affatto indeboliti dalle operazioni delle forze della coalizione le cui unità sono state oltretutto aumentate, ma hanno iniziato ad attaccare in zone sinora risparmiate dai combattimenti. E’ quanto emerge da due mappe delle Nazioni Unite, compilate una a marzo (all’inizio della stagione piu’ intensa dei combattimenti) e l’altra alla fine di ottobre. Le carte, usate dal personale Onu per valutare i pericoli negli spostamenti nel Paese, dividono i distretti dell’Afghanistan in quattro categorie: a rischio molto alto, ad alto rischio, medio e basso.

I documenti confermano quanto emerso sinora e traggono le stesse conclusioni di un rapporto del Pentagono del mese scorso, secondo cui in Afghanistan quest’anno gli attacchi sono aumentati del 70% rispetto allo scorso anno. Sul terreno, con le offensive (infruttuose) delle forze della coalizione concentrate nel sud, gli insorti si sono spostati verso il nord e l’ovest del Paese. Dall’inizio dell’anno sono stati uccisi in Afghanistan oltre 700 soldati delle forze della coalizione e secondo il sito ‘ICasualties.org’, il 2010, pur se ancora non concluso, e’ stato l’anno piu’ sanguinoso dall’avvio nel 2001 delle operazioni statunitensi nel Paese ora guidato da Hamid Karzai. Da gennaio sono morti in Afghanistan anche piu’ di 800 soldati afghani.

La strategia della Nato per l’Afghanistan prevede per il luglio del prossimo anno l’inizio del trasferimento delle responsabilita’ in materia di sicurezza alle forze di sicurezza locali con l’obiettivo di completare il trasferimento nel 2014. Attualmente in Afghanistan sono dispiegati circa 140mila soldati, tra i quali circa quattromila militari italiani, concentrati per lo piu’ nella provincia occidentale di Herat.

Nel frattempo il Presidente afgano Ahmid Karzai cerca alleanze con i potenti signori della guerra che usano la produzione ed il commercio di droga per finanaziare i loro eserciti. Secondo Wikileaks, infatti Karzai che era stato definito come un uomo “ispirato dalla paranoia” è più volte intervenuto personalmente per far rilasciare funzionari condannati o accusati di traffico di droga. “In numerose occasioni, abbiamo sottolineato con il ministro della Giustizia afgano la necessità di mettere fine ai suoi interventi e a quelli del presidente Karzai che autorizzavano il rilascio di detenuti prima del processo e permettevano a individui pericolosi di girare liberi o di tornare alle loro attività senza mai finire davanti a una Corte afgana”.

In questo scenario, più che mai, riportiamo i nostri ragazzi a casa: bring the boys back home!

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Un 11 settembre ogni 4 mesi in Iraq

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In ricordo di Enzo Baldoni

Segnalo un articolo di Pasquinando, un sito amico e molto interessante, che ricorda la figura di Enzo Baldoni, rapito ed assassinato in Iraq nel 2004.

“[…] Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo.” (La terra, il tepore, la morte, 24 luglio 2004)

Ci sono già tutti gli elementi, in questo primo post, per riconoscere la personalità non comune di Enzo Baldoni: smania di partire e testimoniare direttamente ciò che accade nei teatri di crisi;  vena lirica  nell’apprezzare le bellezze della vita; aria scanzonata e cialtrona di chi, per radicata modestia, non vuole prendersi sul serio. Così Enzo parte e va a Baghdad. E ogni giorno, tramite il suo bloghdad, descrive aspetti sconosciuti e decisamente non convenzionali della guerra in Iraq: la calma della piscina dell’ Hotel Palestine; le risate con i cuochi dopo aver scampato un attacco missilistico; la chiassosa umanità degli Iracheni, con la quale l’indole degli Italiani si capisce al volo…

[…] Passeggiamo per Al Mansour, quartiere medioborghese: la gente riempie le strade, passeggia, guarda le vetrine, compera vestiti. E’ la normalità, Baghdad ha l’aria di una città assolutamente pacifica.” (A zonzo per Baghdad, 9 agosto 2004)

Ma, a parte le note di colore, è l’incontro con gli operatori della Croce Rossa Italiana (CRI) che determina una svolta. Le descrizioni dell’ospedale da campo (dove si curano i grandi ustionati) sono fra le più toccanti del blog:

(Parla un medico della CRI, ndr)  “[…] un giorno uno mi butta in braccio un bambino carbonizzato…”, “Già. Proprio carbonizzato” fa Beppe, il duro.  “Un carboncino che urlava. E un medico iracheno ci fa: ‘Ormai è morto, buttatelo via’. E io: ‘Col cazzo che lo buttiamo via. Proviamo a salvarlo.” […]

Anna è un’infermiera volontaria di Messina, una bella faccia italiana, sorridente e concreta: “Lo stress più grande, per noi, sono i bambini. Arrivano qui, ustionati, hanno dolori terribili, urlano, piangono: come fai a non affezionarti? Le loro mamme sono dolcissime, fra donne ci capiamo. Ma ne abbiamo persi tre, in questi ultimi giorni. E questo pesa, pesa. Siamo quasi tutte mamme anche noi.” […]

Beppe conclude: “Anche qui ci sono i pregiudizi. Tempo fa una donna m’ha detto, baciandomi le mani (e ero imbarazzato): ‘Grazie, grazie per aver salvato la mia bambina. Mi avevano detto che voi cristiani avete il cuore nero. Ho scoperto che non è vero.’ Ecco, queste sono le cose che ci aiutano a tirare avanti”.  (All’ospedale della croce rossa, 14 agosto 2004)

Ancora Enzo: “[…] E allora non ce la faccio: e Ahmed, e Noorah, e cazzo quanta sofferenza, dio buono, e mi metto in un angolo e cerco di non fare vedere a nessuno che sto cercando di ricacciar giù lacrime prepotenti.[…] (Allora Anna mi dice:) “Dai, torniamo da lei, facciamola ridere.” Tira fuori dalla tasca tre caramelle, gliele fa vedere, le dice: “Noorah? Me lo dai un bacino? Se mi dai un bacino … caramelle!” Noorah sorride, porge la guancia. Spunta un sorriso nel bel faccino bruciato a metà. Sorride, la mamma di Noorah. E adesso sorrido anch’io. (Noorah, l’innocenza bruciata, 16 agosto 2004)

E ancora:

L’ospedale italiano è un’oasi di efficienza, ma anche di umanità, di simpatia e di allegria. Non c’è niente da fare. Siamo italiani, e con gli iracheni ci intendiamo. Sono degli strafighi, i ragazzi e le ragazze della CRI. […] Ho visto lavorare i medici e gli infermieri italiani gomito a gomito con medici e infermieri iracheni, ognuno rispettoso delle differenze e delle specificità altrui. Li ho visti lottare contro le ustioni, perdere pazienti e salvare delle vite. Li ho visti piangere per un bambino perso e ridere per un frizzo o uno scherzo. Al reparto grandi ustionati si ride tantissimo, si improvvisano pastasciutte di mezzanotte, ci si fanno i gavettoni, ci si lanciano scherzi e lazzi. C’è allegria. E’ sempre così, quando si sta vicino alla morte. E’ la rivincita della vita. (Quei visi allegri da Italiani allegri, 16 agosto 2004)

L’emergenza della guerra, i principi etici di Enzo e l’incontro con persone appassionate e generose, come Ghareeb, sono alla basse dell’ultima splendida impresa di Enzo: portare acqua e medicinali nella cittadina di Najaf, assediata dagli americani:

“Najaf è assediata, Mouktada è ferito, la popolazione è senz’acqua e senza medicinali. “E se glieli portassimo noi?” mi fa Ghareeb. “Ma sei scemo?” gli rispondo. “Per niente. Perché non chiami quel medico alla Croce Rossa? Peppi? Proviamo a chiedere a lui.” (Najaf sotto assedio, 13 agosto 2004)

Il resoconto, giorno dopo giorno, dell’organizzazione della spedizione è il capitolo più appassionante del blog: la richiesta delle autorizzazioni dall’Italia; il lasciapassare dagli americani; le telefonate di Ghareeb per ottenere la copertura dai miliziani di Al Sadr; il dietro-front delle gerarchie della CRI; il reperimento di mezzi alternativi; i guasti per strada; i carri armati americani affrontati sventolando una bandiera rubata alla croce rossa… (consiglio a tutti di leggere i post da Najaf sotto assedio a due passi per il corso)

Purtroppo, al ritorno dalla missione, Enzo e Ghareeb rimangono vittime di un’imboscata. Ghareeb muore sul colpo; Enzo viene rapito e poi ucciso. Da allora c’è stata una lunga trattativa per riportare i resti di Enzo in patria, e finalmente dopo 6 anni (e dopo ripetuti test del DNA) i suoi funerali* si sono svolti lo scorso 27 novembre a Preci, in provincia di Perugia. (*Ringrazio Anna per avermi segnalato la notizia: tra un po’ mi toccherà assumerla in redazione ;-) !)

Voglio chiudere citando la descirzione che Baldoni fa di sé nel sito balene.it (in cui trovate i suoi resoconti dal Chiapas, Timor Est, Colombia e Cuba):

“Non c’è niente da fare: quando uno è ficcanaso, è ficcanaso. E’ insopprimibilmente curioso, gli interessano i lebbrosi, quelli che vivono nelle fogne, i guerriglieri. E poi non gli basta fare il pubblicitario, deve occuparsi anche di critica di fumetti, di traduzioni, di temi civili e perfino di robbe un sacco zen. Ma soprattutto di ficcare il naso dove i governi non vorrebbero: dal Chiapas alle fogne di Bucarest, dallo sterminio dei Karen birmani ai massacri di Timor Est, dal lebbrosario di Kalaupapa ai dissidenti cubani fino alle montagne della Colombia dove si annida il più potente esercito guerrigliero del mondo: le FARC.”

L’impronta di una persona straordinaria non è facile da cancellare. Ma a volte bisogna fare uno sforzo di approfondimento per ridare  colore e sostanza alle memorie che sbiadiscono. Spero che questo mio tributo ad  Enzo sia andato nella direzione giusta. (Da leggere anche: “Enzo Baldoni. Un ricordo necessario.” di Alberto Pulifiato)

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Am-missione di pace

La notizia è entrata in tutte le case: altri quattro ragazzi, alpini questa volta sono rimasti uccisi in Afghanistan, in questo orribile 2010 di “missione di pace” in cui 34 quattro dei nostri soldati sono morti per difendere l’occidente dalla minaccia terrorista. Il cordoglio unanime è subentrato alle case di Montecarlo, i dossier, gli insulti, le inchieste ed i razzismi nostrani, facendoci sentire tutti veramente stupidi.

Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, chiama sciacalli tutti quelli che insistono a chiedere il ritiro delle truppe dalla missione, visto che è già previsto per la fine del 2011, senza accorgersi che il suo è un ragionamento da avvoltoio: d’altronde, da qui alla fine del prossimo anno quanti vuoi che ne muoiano? Eppure che senso ha combattere senza neanche la (ridicola) motivazione di portare la pace? Alla fine del 2011 non ci ritireremo perchè abbiamo portato a termine al missione, ma perchè abbiamo miseramente fallito (chiedetelo a Karzai, messo alla guida del Paese dall’Amministrazione Bush per… meriti aziendali ed oggi uno dei più critici con la gestione della campagna militare afgana).

In questi anni i soldati delle forze internazionali hanno ucciso e sono rimasti uccisi senza stroncare Al Qaeda, pacificare i signori della guerra che comandano tutte le regioni del Paese ad esclusione (forse) della capitale, alimentando il senso di rivalsa anti-occidentale della popolazione per i continui errori di mira che hanno distrutto scuole, ospedali e villaggi inermi alla ricerca dei capi talebani capeggiati dall’ineffabile Mullah Omar, prima al potere ed ancora oggi a capo della resistenza. E Osama Bin Laden? La leggenda lo avvolge e non si è riuscito neanche a sapere se è davvero mai stato in Afghanistan, in Pakistan o chissà dove si trovi o si trovasse.

Paghiamo ancora oggi gli errori di Bush e della sua cricca criminale, cercando di fuggire di fronte alla realtà, chiamando la guerra “missione di pace” per sentirci a posto con la nostra coscienza (e con la costituzione per cui “l’Italia ripudia la guerra”) e cercando una via d’uscita (il 2011 appunto, quando le truppe lasceranno il Paese, come annunciato da Obama) per non rimanere invischiati in un altro Vietnam.

Capisco che il governo voglia rispettare gli impegni presi da Berlusconi (con il suo caro amico Bush prima e con Obama poi) per rinsaldare le alleanze internazionali e l’alleanza con gli USA, ma da cittadino, mi aspetterei un atto di ammissione degli errori compiuti, un mea culpa che faccia capire agli italiani come anche noi, oltre agli americani, sappiamo che tutta questa vicenda è stato un tragico errore da cui vogliamo uscire al più presto. Invece l’avvoltoio La Russa chiede di armare gli aerei con le bombe, di combattere come gli Sturmtruppen dei fumetti, senza neanche la dignità di rispondere, se non con gli insulti, a chi gli chiede se non sia il caso di accelerare l’inevitabile ritirata.

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missione di pace

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..altri quattro morti in Afghanistan

di Marco Scalia

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