Articoli con tag IdV

Grillo vola sotto l’ombrellone

L’estate, intorno al 15 agosto è diversa. Sotto gli ombrelloni (chi è riuscito ad andarci) non si seguono i talk show (anche perchè sono in vacanza anche loro) e  quotidiani sportivi sono quelli più diffusi tra gli italiani. Tuttavia la diffusione dei tablet e degli smart phones, fa si che internet sia sempre accanto a noi e ecco che si verifica un fenomeno del tutto nuovo, come riportato oggi da Termometro Politico sulla base dei dati di un sondaggio effettuato dalla IPSOS su le preferenze di voto degli italiani.

Indovinate un po’… il Movimento raccoglierebbe il 21.7% delle preferenze nazionali, secondo solo al PD con il 24.8% e sopra il PDL che raccoglierebbe il 18.9%. Gli altri in ordine sparso: con l’IdV oltre il 7%, l’UDC d(e)i Casini al 6.9%, il SEL al 5.9% e la Lega poco sopra il 4%.

Mi torna quindi in mente un famoso intervento sull’argomento di Marco Travaglio ad Anno Zero che vi ripropongo a seguire

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il terremoto politico delle amministrative 2012

Erano elezioni amministrative parziali, che coinvolgevano una porzione significativa, ma non estesa della popolazione. Vero, ma gli esiti che hanno avuto sono veramente straordinari. Cerchiamo di ricapitolare:

  • crolla la destra, dal PDL al Terzo Polo, in maniera trasversale. perdendo dappertutto tranne che in 6 comuni
  • la Lega sparisce perdendo 7 ballottaggi su 7, conservando solo la Verona del ribelle Tosi.
  • il PD vince a man bassa, spesso seguendo la stessa logica di coalizione che li ha portati a vincere come a Genova o L’Aquila, mentre perde quando corre da solo o con parte della coalizione, come a Palermo con il ritorno sulla scena di Orlando (IdV), per il quarto mandato, sulle ali di un eclatante 70% dei consensi.
  • Il Movimento conquista Parma, segnando la storia europea, facendo eleggere un candidato che non appartiene a nessun partito, dimostrando che si può fare politica e vincere senza spendere fortune, riportando la democrazia alla gente.

Questo scenario credo sia la materializzazione di un incubo per tanti che fino a qualche mese fa partecipavano allegramente al saccheggio istituzionale dagli scranni della maggioranza di Berlusconi e Bossi e per tutti coloro che li spalleggiavano e un osgno che diventa realtà per le centinaia di migliaia che si sono impegnati nel Movimento, che oltre alla storica elezione a Parma, raccolgono altri tre sindaci in comuni minori del Nord Italia e molti consensi in tutta Italia.

Trovo patetici i tentativi di screditare l’importante affermazione del Movimento, che rappresenta oltretutto una novità nella secolare politica italiana, parlando di voti della destra piuttosto che della sinistra, perchè, come ha ben detto il neo-sindaco di Parma: i voti sono dei cittadini, parlare di destra o sinistra oggi ha veramente poco o nessun senso.

In realtà queste elezioni segnano anche il presentarsi di un’opportunità storica per il Partito Democratico, approfittando del vuoto lasciato dal PDL e dalla Lega per rafforzare la propria coalizione, avvicinandosi alle richieste del Movimento, cosa che non sfugge a Letta quando chiede la “rinuncia ai contributi elettorali, una dura legge contro la corruzione e nuova legge elettorale subito, entro l’estate”. Questo darebbe un segnale forte nella giusta direzione, dando inizio ad un processo di  pulizia e rinnovamento della società civile che suonerebbe come il complemento essenziale al processo di risanamento finanziario iniziato con Monti.

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Il mercato delle vacche

E’ un proprio mercato delle vacche quello che sta andando in scena in questi giorni. “Io non ne so di più, leggo i giornali… Ma una domanda mi sorge spontanea: se il centrodestra si rivolge a parlamentari facendo opera di convizione non solo politico-culturale, ma anche sotto il profilo materiale, siamo di fronte a uno scandalo o a un reato di corruzione?”, ha detto Bersani durante una conferenza stampa alla Camera, ricordando come un deputato sia anche un pubblico ufficiale e quindi soggetto ad obblighi di correttezza consoni ad un rappresentante delle istituzioni. Ieri un deputato eletto col Pd e poi passato all’Api, l’ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, ha infatti detto a un quotidiano che per votare la fiducia al governo un deputato otterrebbe “dai 350mila ai 500mila euro”.

I Verdi hanno annunciato che presenteranno “un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere che sia accertato se la compravendita di parlamentari di cui sono piene le cronache sulla crisi del governo Berlusconi rappresenti o meno corruzione” e dopo che un suo parlamentare è passato a “Noi Sud”, l’Italia dei Valori ha scritto oggi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedergli di intervenire “in difesa della dignità del Parlamento, ma anche del governo e delle istituzioni tutte” citando la “squallida campagna acquisti di parlamentari dell’opposizione”.

La campagna acquisti di Berlusconi non ha precedenti e contribuisce ad affossare ulteriormente l’immagine del Paese in tutto il mondo. Era da prevedere: oramai lotta per la sopravvivenza! anche perchè perdere il potere potrebbe far scatenare per Silvio Berlusconi una deriva di stampo craxiano… ricordate le monetine davanti all’Hotel Raphael?

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Fini, Casini, Rutelli e la crisi

Ieri abbiamo assistito alla prima uscita semi pubblica del preannunciato asse tra Casini, Fini e Rutelli. In occasione di un convegno sui 150 anni dell’unità d’Italia i tre si sono trovati assieme sul tavolo dei relatori. Un’occasione perfetta per i cronisti che hanno cominciato a fare domande e si sono trovati di fronte a risposte chiare e dirette: “Lo chiamate terzo polo?  –  ha scherzato Casini  –  direi piuttosto primo polo, non metteteci già in fondo alla classifica!”, mentre Rutelli, il più entusiasta, parla di “un’area che si sta formando, di un incontro tra uomini politici che sono stati parte di schieramenti diversi e adesso hanno sempre più punti importanti in comune”, mentre Fini  ruba lo stile veltroniano, citando Obama con il suo “Yes we can”, ce la possiamo fare: “L’Italia può farcela, qui non siamo declinisti di professione”.

Eccoli i tre leader, accomunati dall’anti-leghismo, convinti che Berlusconi se ne debba andare, promotori di una nuova unità di popolo, di un “Patto per la Nazione” come lo ha chiamato Casini, mentre trattano con il Pd e IdV per far cadere il governo, perchè “serve una crisi vera, poi si discuterà di nomi e di premier” come va ripetendo ai suoi il presidente della Camera. È un count down forzato, nel quale il Premier decide di lanciarsi anche a costo di precipitare in quello stesso “vietnam” di numeri risicati e contrattati a Palazzo Madama nel quale due anni fa si è infine arenato il governo Prodi.

I contatti di Fini con Casini, Rutelli, Bersani sono continui. I quattro hanno ragionato, pallottoliere e calendario alla mano. Martedì il presidente del Senato Schifani dovrà inserire in agenda la mozione di sostegno al governo, l’input del Pdl è che venga fatto il prima possibile. Al voto si potrebbe andare anche giovedì. I dieci senatori di Futuro e libertà non parteciperanno al voto.La mozione di sfiducia di Pd e Idv camminerà con passi più lenti a Montecitorio, dove i lavori la settimana prossima saranno monopolizzati dalla legge di stabilità. Ma anche lì la crisi verrà in qualche modo “parlamentarizzata”: martedì la norma sui conti dello Stato approda in aula e il centrosinistra presenterà migliaia di emendamenti, Tremonti a quel punto porrà la fiducia che già in settimana dovrebbe essere votata. Futuro e libertà si asterrà, pur votando subito dopo a favore sul merito della legge. Bersani e Di Pietro invece chiederanno al presidente della Camera che la loro mozione di sfiducia, depositata ieri, venga discussa nella finestra riservata agli atti dell’opposizione già prevista per il 22-23 novembre. I finiani non la voteranno, ma ne presenteranno una propria. Bersani in privato e Di Pietro in pubblico hanno fatto sapere che la voteranno. Casini farà lo stesso. Con quei numeri, a fine mese la corsa del governo potrebbe essere finita.

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Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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La Casta difende i suoi privilegi

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :

“Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.”

Volete sapere come è andata a finire?

  • Presenti: 525
  • Votanti: 520
  • Astenuti: 5
  • Maggioranza: 261
  • Favorevoli: 22
  • Contrari 498

La Camera non ha approvato, i giornali ed i media non ne hanno parlato….

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