Articoli con tag ISIS

Quanti favori alla Russia, Mr. President…

Che fallimento il primo viaggio di Trump dopo la sua elezione a Presidente degli USA.

La sua prima tappa è stata l’Arabia Saudita e si era creata una certa attesa, viste le sue posizioni sul mondo musulmano e sulla lotta al terrorismo. A quanto pare, ha viaggiato con tutte le spese pagate dal regime saudita, compresa quelle della numerosa famigliola a seguito, e si è affrettato a firmare un accordo per la vendita di armamenti statunitensi per $110 miliardi. Nell’atteso discorso al mondo musulmano, di fronte a capi di stato di tutta la regione, ha volato bassissimo. Nessuna visione di cooperazione per combattere il terrorismo, nessun discorso visionario, come quelli che ci eravamo abituati a sentire da Obama, ma un attacco all’Iran, accusato di finanziare e alimentare il terrorismo estremista dimenticandosi (ma forse era solo ignoranza) che Isis e tutti gli altri movimenti estremisti sono sunniti e non sciiti come è l’Iran. Ci sono prove inoppugnabili che questi gruppi di pazzi sanguinari sono appoggiati proprio dall’Arabia Saudita, Qatar ed altri tra quelli che ascoltavano il discorso di Trump. L’Iran combatte (forse per motivi diversivi nostri) il  terrorismo islamico oltranzista che tanti morti ha fatto in Europa…

Ha preso schiaffetti (neanche troppo nascosti) sulla mano da parte della First Lady durante la breve visita in Israele e poi ancora a Roma dove ha incontrato papa Francesco, che lo ha accolto sorridente (come sempre) e gli ha regalato una copia della sua enciclica sul clima, oltre a parecchi sguardi con un’espressione inequivocabile sul volto.

Dopo i leader dei Paesi che incarnano alcune tra le religioni più importanti, il Presidente degli Stati Uniti ha partecipato al Summit della NATO dove, invece di affrontare i temi scottanti dell’Alleanza Atalantica a partire dai Paesi Baltici per finire all’Ucraina, ha cominciato a parlare del costo dell’organizzazione militare e della necessità di far pagare di più chi paga poco… senza tuttavia esitare a farsi notare sui social network mentre spinge via il Presidente del Montenegro facendosi largo per conquistare la prima fila ed i flash dei fotografi…   Conclusione a Taormina per il G7 scenografato all’italiana, dove si è consumato lo strappo con la Germania che ha portato alla cancellazione delle conferenze stampa di Trump e della Merkel. In interviste ai media tedeschi, senza mai nominare il neo-Presidente, la cancelliera tedesca ha definito inaffidabile il governo statunitense a guida Trump, invocando un’Unione Europea autosufficiente anche dal punto di vista militare, mentre il nostro Donald continuava ad esigere più soldi dalla Germania per la NATO.

Insomma un vero disastro sotto ogni punto di vista, con il solo Putin a festeggiare per l’indebolimento della NATO che tanto gli dava fastidio alle frontiere e per lo strappo degli USA con i suoi alleati storici. A Parigi subito dopo il G7, Macron ha annunciato, durante una conferenza stampa congiunta con Vladimir Putin (il Grande Escluso dal G7), maggior cooperazione tra Francia e Russia contro il terrorismo.

Non so a cosa porterà l’inchiesta sul Russiagate che tante teste ha già fatto rotolare, ma non posso non notare come Donald Trump stia facendo grandi favori alla Russia, sia in termini di influenza geo-politica che militari.

Annunci

, , , , , , , , , , ,

2 commenti

Riflessioni su ISIS e la sua distruzione

ss“Follow the money trail”, segui la traccia dei soldi: così si è sempre detto in casi come quello della strage di Parigi.

Seguendo l’esercizio mi sono chiesto: “ma quante fabbriche di armi ci sono in Siria?”. Nessuna. Quindi le armi usate dall’ISIS vengono conquistate sul terreno di battaglia (comprese le defezioni di massa dei “ribelli siriani” addestrati ed armati dalle forze occidentali)  oppure vengono acquistate sul mercato nero (come nel caso delle mille guerre lorde di sangue che si sono e si stanno combattendo in Africa, così come in tutti i conflitti armati del pianeta, dall’Ucraina all’Afghanistan, visto che ufficialmente nessuna nazione è in guerra con un’altra. Neanche Israele e Palestina sono ufficialmente in guerra anche se il numero delle vittime non smette di salire.

Bisogna quindi colpire violentemente il traffico di armi e nello stesso tempo interrompere ogni finanziamento estero, mettendo da parte ogni interesse particolare. Per primo il regime di Hassad, erede al trono del lavoro del padre, che aveva creato uno stato senza debiti (con nessuno, neanche il FMI), in cui le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, e la Sharia è considerata incostituzionale. Pendono come macigni sul suo capo le stragi perpetrate durante la cosiddetta “Primavera Araba”, compreso quella con il gas nervino contro i curdi, se non ricordo male, ma questo dovrà essere accertato dal consesso internazionale, Russia ed Iran compresi, dopo che il cancro chiamato ISIS sarà estirpato.

Colpire le fonti di finanziamento oltre che il reperimento delle armi sarebbe già sferrare un bel colpo, ma restano le capacità di autofinanziamento: essenzialmente per il petrolio di cui la Siria e il nord dell’Iraq sono ricchi. Si Stima che la vendita dei barili (sempre sul mercato nero) varrebbe circa $2 milioni al giorno.  In proporzioni molto inferiori un’altra fonte di ricavi è il mercato (nero) dell’arte di cui la Siria è ricca (ndr – per fortuna, le opere distrutte in diretta televisiva nei musei erano copie in gesso: gli originali sono a Damasco, che è ancora sotto il controllo di Hassad). La zona più importante per la produzione di petrolio è quella di Mosul, la seconda città irachena, caduta sotto il controllo del califfato lo scorso giugno. E’ quindi priorità militare la liberazione di Mosul, a cui le forze curde stanno lavorando con grande sacrificio e successo.

Liberare Mosul e riprendere subito il controllo della principale fonte interna di finanziamento e di ogni altra a seguire deve essere la priorità perché, senza più possibilità di sostenimento il califfato islamico imploderà, sotto gli attacchi militari.

Putin ha sbandierato alle TV di mezzo mondo i nominativi dei finanziatori privati dell’ISIS, inclusi quelli appartenenti a Paesi del G-20 (pensate un po’: le vittime finanziavano i carnefici…). Si ha quindi già una traccia su cui lavorare per reprimere ed interrompere i finanziamenti esteri, facendo presente a Qatar, Arabia Saudita ed Emirati che ogni supporto su questo fronte è oltremodo gradito ed atteso. Credo inoltre che un’esemplare punizione per i traditori che finanziano il nemico sarebbe dovuta quantomeno ai famigliari di tutte le vittime innocenti che questi criminali invasati hanno fatto finora.

Per il mercato nero delle armi, la situazione è (ovviamente) complessa. Armi assemblate in Pakistan o in Afghanistan, perfette copie degli originali possono costare molto meno, ma c’è da scommettere che le grandi multinazionali del settore abbiano fatto e stiano facendo affari d’oro con i loro prodotti per la guerra e la logistica e bisogna essere chiari nel far capire che la loro collaborazione è quantomeno altrettanto attesa e gradita in un momento in cui… si cerca di distruggere un loro cliente.

Tagliare le fonti di finanziamento estero e interrompere il flusso di armamenti sono passi vitali per una vittoria militare.

Gli USA e la Russia però ancora non si parlano in Siria mentre continuano a tirare bombe dall’aria e dal mare sul nord del paese occupato dal califfato (anche se trapela qualche segnale di disgelo), mentre la Francia informa preventivamente entrambi quando va a sganciare le sue. Sembra che adesso non ci si sbagli più a bombardare i ribelli siriani invece dell’ISIS o che si mandino rifornimenti alla fazione sbagliata. Si sta formando una coalizione internazionale, che mi auguro sia globale, per annientare un nemico che ha dimostrato un disprezzo inumano per la vita.

Se questo avverrà, ISIS non avrà scampo, ma ci rimarrà comunque il disgusto per il razzismo ideologico e religioso di quanto sentito in questi giorni, da parte di tutti coloro che spingono ad una guerra di religione, nella loro ottusa follia, diffondendo paura, facendo il gioco dei terroristi.

I “foreign fighters” che tornano in Europa per spargere morte e dolore tra la gente dove sono  nati e vissuti sono “anime morte”, come le ha definite il marito di una delle vittime di Parigi, con cui ci dovremo confrontare, snidandoli con l’aiuto delle comunità islamiche in Europa e non facendo una guerra santa contro i mussulmani come vorrebbe il nemico. Questo lo capisce anche un bambino, ma forse a Belpietro e a tanti razzisti in Italia e nel mondo bisognerebbe spiegarglielo.

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

La poesia anti intolleranza di Charb

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.
Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori.
Lecca il culo agli integralisti, e muori.
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già,
la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.

Grazie, banda di imbecilli.

Charb (direttore di Charlie Hebdo) 

, , , , , , , ,

Lascia un commento

QUANTO PUZZA PARIGI…

1La strage di Parigi è di per se una tragedia e lo è ancora di più perché vi sono rimasti assassinati dei disegnatori satirici, proseliti di un’arte antichissima per commentare la società, che attraverso lo sberleffo stigmatizza la storia, racconta la vita di noi tutti, attribuendo potenza al ridicolo.

Il Re è nudo!

Voilà.

Lo facevano a 360 gradi, senza guardare un faccia a nessuno, neanche a Dio, ma non voglio entrare in questo spigoloso aspetto della libertà. Che valga la frase attribuita a Voltaire: “non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte per il tuo diritto a dirlo”.

E’ stata una strage: 12 persone trucidate con ancora la matita fumante in mano, mentre erano in riunione di redazione per stabilire le cose da fare, gli argomenti da trattare. Erano tutti li e non è stato un caso che gli esecutori della strage abbiano scelto proprio quel momento. E’ così che hanno potuto uccidere non solo il Direttore, ma anche tutti i suoi collaboratori, chiamandoli per nome, facendo l’appello, dividendo gli uomini dalle donne, eseguendo una sentenza folle, che fa raggelare il sangue per la brutalità delle azioni e del pensiero di chiaro stampo fascista che le sottendono: quello che non segue la linea, il pensiero dominante, deve essere eliminato.

Non è un caso che anche la rete di hacker che si cela dietro lo pseudonimo di Anonymous abbia promesso guerra agli autori di questo crimine che è un chiaro attentato contro la libertà di espressione, che è alla base della cultura della nostra civiltà.

C’è una gran puzza di fascismo, ma non è il solo odore nauseante che arriva da Parigi. C’è una gran puzza di merda che ti assale ascoltando i commenti sulle televisioni e su internet. L’abbiamo sentita tutti: dagli integralisti di ogni stampo che condannano ufficialmente, ma… “in fondo, però, se la sono cercata” “avevano offeso i principi religiosi”, dai “complottisti” che analizzano i dettagli della foto in cui il poliziotto viene finito sul marciapiede, per provare che è stata una messa in scena, dagli xenofobi che vogliono restringere i limiti dell’immigrazione per fermare i terroristi, e ovviamente, dai fanatici fautori della Guerra Santa.

Ma c’è anche tanta puzza di bruciato in tutto questo.

Cominciamo dal “cui prodest”: a chi giova? Sicuramente alla causa dell’ISIS che ha dimostrato di poter eliminare i suoi nemici e Charbonnier era nella lista degli obiettivi primari. Conferisce credibilità alla minaccia.

Inoltre favorisce un clima di tensione e di irrigidimento delle misure di sicurezza, mettendo in allerta tutto il sistema e quindi può essere utilizzato come esca da chi rema in quella direzione. La scuola liberista di Friedman predicava che creare una condizione di precarietà favorisce l’adozione di misure straordinarie, che in nessun’altra situazione sarebbero accettate dalla popolazione. Lo abbiamo già visto in passato, dall’11 settembre in poi in maniera particolare.

Infine ci sono cose strane: la carta d’identità di uno dei 2 presunti fratelli latitanti lasciata in bella vista nella macchina usata per la fuga e poi abbandonata per strada è quantomeno comica, degna di quel fantozziano brigatista infiltrato che dimenticò il borsello con i documenti e le chiavi del covo. Ricorda anche le carte d’identità degli attentatori di Al Qaeda, che sopravvissero all’esplosione ed al rogo degli aerei delle Torri Gemelle.

E cosa è successo con il complice di 18 anni che si è presentato in Questura spontaneamente, dimostrando di essere stato a scuola, alla periferia di Parigi, nel momento in cui i fatti avvenivano al centro? I media hanno indubbiamente contribuito a gonfiare la storia, sfruttando la giovane età del sospetto, ma resta comunque un clamoroso abbaglio. Chi era quindi il terzo del commando? Non ci sono notizie a riguardo…

Sembra infine che siano passati 25-30 minuti per compiere la strage e fuggire. Un eternità se si considera che la strada è al centro di Parigi, dove la polizia può sopraggiungere in pochi minuti. Anche perché, immagino che la gente del quartiere avrà chiamato subito la polizia sentendo gli spari. In molti hanno filmato dalle finestre, riprendendo due uomini totalmente in nero, incappucciati e con i guanti, che sparavano per strada con dei kalashnikov urlando chiaramente che “Allah è grande”.

, , , , , , , , ,

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: