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L’esodo biblico dei migranti in tutto il mondo

1“Beati i monocoli nella terra dei ciechi”. Così, forse, commenteranno in futuro i nostri pronipoti quando parleranno degli esodi biblici che caratterizzano il mondo (eh già, non solo l’Italia, ditelo a Salvini) in questo contingente storico.

Il fenomeno è drammatico: milioni di persone si spostano dal suolo natio alla ricerca di una terra promessa che spesso non trovano, perché, se riescono a sopravvivere, vengono respinti o rinchiusi in lager inaccettabili; solo i più fortunati riescono ad arrivare alla meta, accettando i lavori più umili per sopravvivere, accettando il razzismo che circonda chi è diverso. Una vignetta di qualche tempo fa raffigurava una profuga bambina che, a chi le chiedeva “Come mai accettate di fare questo? Non lo sapete che probabilmente incontrerete la morte?”, rispondeva: “Per quel “probabilmente”, lasciando intendere il livello inumano di disperazione che permea il fenomeno.

In Sud Africa, Paese tra i più colpiti dalle migrazioni, vi sono quasi 2.5 milioni di profughi, e cioè il 4,5% dell’intera popolazione (come se in Italia ci fossero 2.5 milioni di profughi invece dei 900,000 accertati) e scontri violentissimi si sono verificati a più riprese. Negli USA il fenomeno è talmente (e storicamente) evidente da indurre qualche idiota (ndr – Donal Trump) a ipotizzare un muro che isoli il Paese dal Messico e dagli altri Paesi del Centro America, mentre in Iran la popolazione dei rifugiati dall’Afghanistan supera abbondantemente il milione e mezzo di persone.

In termini di popolazione netta di migranti (calcolata dalla World Bank sul numero totale, meno gli emigranti e meno la popolazione anagraficamente accertata) numeri cambiano e il Sud Africa vede un decremento di centomila persone (pensate a quanti se ne vanno…),  gli USA superano i 5 milioni di persone, il Canada raggiunge il milione, mentre dalla Cina se ne vanno oltre un milione e mezzo di persone in più di quante arrivino. In Europa, la Germania ospita più di 500,000 migranti, la Francia 650,000 e la nostra Italia quasi 900,000.

E’ un fenomeno globale impressionante che non potrà che aggravarsi nei prossimi anni. Come il degrado del pianeta che desta (finalmente) la preoccupazione di tutto il mondo, il fenomeno legato all’esodo biblico delle popolazioni che fuggono dalla povertà più assoluta, dalla guerra e dalle repressioni politiche e religiose è un vero pericolo per la stabilità della nostra società e di quelle future.

Per evitarmi i conati di vomito che mi provocano, evito di parlare del bieco e schifoso razzismo che il fenomeno genera dappertutto, quando le popolazioni più ricche si trovano alla porta l’orda inarrestabile, ma non posso che esprimere il ribrezzo che gente come Trump, i nazisti tedeschi e i nostri miserabili padani mi provocano. Visto che mi trovo a parlare di persone spregevoli,  credo che i criminali che se ne approfittano, come gli “scafisti” debbano essere puniti in maniera esemplare per il genocidio che provocano per profitto (visto che Saddam lo abbiamo giustiziato per questo un pensierino alla pena capitale per questa categoria non lo f nessuno?) così come quelli che lo fanno a fini elettorali dovrebbero essere estromessi da qualsiasi ruolo pubblico.

L’unica maniera per affrontare il problema è intervenire sulle disparità che esistono tra il terzo (e quarto) mondo e gli altri, sviluppando le economie più deboli attraverso interventi prospettici mirati e concertati e combattere l’unica guerra giusta: quella alla fame, che ancora oggi, nel pieno della nostra avanzatissima società tecnologica, uccide ogni giorno oltre 40,000 persone, di cui il 75% bambini al di sotto dei cinque anni d’età. In termini assoluti, si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo soffrano per fame e malnutrizione. Spesso, le popolazioni più povere necessitano di minime risorse per riuscire a coltivare sufficienti prodotti commestibili e diventare autosufficienti. Queste risorse possono essere: semi di buona qualità, attrezzi agricoli appropriati e l’accesso all’acqua. Minimi miglioramenti delle tecniche agricole e dei sistemi di conservazione dei cibi apporterebbero ulteriore aiuto, così come l’istruzione, visto che è comprovato che persone istruite riescono più facilmente ad uscire dal ciclo di povertà che causa la fame. Per questo, ad esempio, la distruzione sistematica dei prodotti alimentari occidentali che Putin ha ordinato come rappresaglia contro l’embargo internazionale causato dalla crisi ucraina è uno schiaffo inaccettabile contro la fame nel mondo.

Fino a che ignoreremo questo, non avremo il diritto di parola quando i nostri nipoti studieranno sui libri di storia quanto sta succedendo.

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Lottare per l’emergenza Pompei

bOttimo risultato quello raggiunto da Riparte il Futuro, l’iniziativa di Libera e Gruppo Abele, che ha ottenuto l’audizione del generale Giovanni Nistri, nominato per gestire l’emergenza Pompei, alla commissione Beni Culturali del Senato. E’ un dovere rendere pubblico quanto si sta facendo per salvare Pompei e vigilare passo dopo passo sulla Road Map per il salvataggio.

Mentre Pompei si sta letteralmente sbriciolando, inefficienze, malaffare e corruzione, incapacità di spendere le risorse disponibili sono infatti rischi concreti, visto quanto c’è voluto per semplicemente venire a conoscenza di quanto si stia facendo. Bisogna invece reagire e salvare davvero Pompei, puntando sulla trasparenza, la qualità e la legalità.

Nella relazione del generale Nistri ci sono sia l’analisi puntuale dei problemi da risolvere sia le risposte possibili. Vengono denunciati gli intrecci societari che finiscono per avvantaggiare i “soliti noti” e i rischi d’infiltrazione della criminalità organizzata, ma si propone anche la piena trasparenza e la piena accessibilità dei cittadini a tutti i dati e le informazioni disponibili, attivando così un vero e proprio monitoraggio civico come già previsto dal progetto Open Pompei.

Patrimonio dell’umanità per l’UNESCO sin dal 1997, nei primi dieci anni del nuovo millennio Pompei richiama oltre due milioni di turisti all’anno (dati Soprintendenza della Repubblica) e nel 2013 è il secondo sito italiano per numero di visitatori con un guadagno lordo totale di €20.337.340,30(dati Ministero Beni Culturali).Tutti sappiamo quanto Pompei abbia potenzialità di attrazione di pubblico e di investimenti di molto superiori se gestita in maniera organizzata oltre che onesta, ma bisogna fare in fretta.

Dopo numerose denunce dello stato di degrado dell’area nei mesi precedenti, nel 2010 la Casa dei Gladiatori subisce un gravissimo crollo probabilmente a causa di infiltrazioni di acqua e il  Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano dichiara: “Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia. Chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». (articolo su Corriere.it) L’Unione europea stanzia un finanziamento per far fronte al pericolo di crolli, dando formalmente il via al Grande Progetto Pompei che avrebbe dovuto riqualificare tutta l’area a partire dai mesi successivi.

Non succede invece niente se non le dimissioni del tenero Biondi, ma, nel febbraio 2013 alcune persone coinvolte negli appalti della ristrutturazione vengono indagate dalla Guardia di Finanza per corruzione, frode, abuso d’ufficio e truffa nell’affidamento e nella gestione di alcuni contratti sui lavori di messa in sicurezza eseguiti a Pompei. (articolo su La Stampa)

Nel marzo del 2014 si verificano tre crolli in meno di 24 ore. ”Occorre un piano di interventi straordinario che metta in sicurezza l’intera area perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero”, è l’allarme lanciato dal presidente della commissione nazionale italiana per l’Unesco Giovanni Puglisi.(Ansa.it)

Nel giugno 2014 si verificano altri due cedimenti strutturali in una bottega nel Regio VIII.

L’emergenza è ancora in corso, ma almeno adesso, per merito di Libera, non ci sarà più il silenzio.

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Non pensavo di vivere un periodo così

iranelection_protest_mel-lastman_03Giuro che non pensavo di vivere un periodo così.

Che il nostro fosse un Paese strano, disorganizzato, con un’amministrazione pubblica che ostacola la vita dei cittadini invece di agevolarla, l’ho sempre saputo. E’ il retaggio di tanti anni di diverse occupazioni, mi sono sempre detto: gli spagnoli, il Papato, i francesi, gli austriaci e poi i tedeschi, gli americani e adesso l’Europa. Il nostro non è mai stato un vero Paese, tranne (forse) quando la nazionale di calcio gioca i mondiali: siamo pieni di contrasti e diversità, ma io ne ho sempre fatto una ricchezza, tanto grande da farmi accettare di vivere in Italia, nonostante tutto. Per me pesavano l’arte immensa, grandiosa, che pervade la nostra realtà quotidiana, la cucina stellare, diversissima perchè legata ai territori e i propri prodotti locali e proprio per questo di una qualità inimitabile, la visione di una società più umana, più attenta al sociale e meno condizionata dall’egoismo che impera nel mondo globalizzato, gli scenari mozzafiato che la natura della nostra penisola, immersa nel Mare Mediterraneo per tre lati e percorsa dalle montagne fina dalla spina dorsale, riesce a offrire anche a un visitatore frettoloso.

Poi, prima ancora della crisi profondissima, mondiale, che ha colpito la civiltà occidentale e da cui l’Europa e l’Italia più degli altri fatica a uscire da oramai 8 anni, siamo giunti al disastro di oggi.  Non si contano più gli amministratori corrotti a ogni livello istituzionale che hanno rubato alla collettività o commesso indecenti prestazioni morali suscitando lo sdegno internazionale, la criminalità dilaga, affondando le sue radici nel territorio e nelle imprese, alimentando la distruzione o il sovvertimento delle regole di convivenza e di controllo. E il sistema crolla: i servizi offerti dalle istituzioni al pubblico collassano sotto il proprio peso esagerato e sotto quello dei tagli lineari effettuati dal governo. Non solo servizi essenziali che rendono un Paese “civile”  come la giustizia, la sanità, l’istruzione o la ricerca, ma ogni tipo di servizio, dalla raccolta dei rifiuti, ai certificati, i trasporti, le tasse o la salvaguardia dei (preziosissimi) beni artistici e del nostro territorio. Allo sfascio partecipano i privati, ovviamente, con le banche in primissima fila, che hanno bloccato la circolazione dei capitali, compresi quelli elargiti dalle istituzioni per evitarne il crack, in attesa della prossima scoperta di criminali buchi in bilancio. Senza capitali, un Piano Industriale per lo sviluppo (o anche solo di sostegno) e la atavica mancanza di preparazione professionale dei manager, le nostre imprese cedono: le piccole e medie imprese chiudono, le grandi perdono sfide cruciali sui mercati internazionali: entrambe licenziano (anzi mettono in cassa integrazione e quindi sul bilancio pubblico) milioni di lavoratori, in ogni settore, compresa la moda, che registra incrementi di fatturato da record , ma che oramai si è “globalizzata” e produce in pianta stabile nei Paesi in via di sviluppo. La disoccupazione raggiunge livelli insopportabili sia in termini di economia reale con un drammatico calo dei consumi, che in termini di impatto sociale, con il 38% dei giovani senza un lavoro, il drammatico incremento della povertà della popolazione intera.

Non so se ne potremo uscire sani e salvi perchè di ossa rotte se ne vedono a perdita d’occhio, ma sopratutto non riesco a vedere una prospettiva per il futuro.

Dopo un mese e mezzo dalle elezioni, stiamo ancora a discutere, con stucchevoli giochi delle parti tra infiniti e improbabili rifiuti e aperture per la salvaguardia dei rispettivi partiti politici o movimenti che siano. Il mondo ci urla di correre al doppio della velocità perché sente gli scricchiolìi del sistema Italia e se ne preoccupa anche per l’impatto finanziario che avrebbe il crollo della settima economia mondiale, ma noi continuiamo in un minuetto bizantino, assurdo, incomprensibile, irresponsabile.

Ancora stiamo discutendo sugli stipendi della Casta o sui costi della politica? Ci mancherebbe altro che non fossero falcidiati, almeno come esempio di solidarietà per quello che stanno subendo i cittadini: su questo ad esempio tagli lineari andrebbero benissimo, visto anche che il servizio offerto al pubblico è già scarsissimo e adesso del tutto inesistente. Una legge elettorale quantomeno equa (ad esempio come quella a doppio turno con cui eleggiamo le amministrazioni locali), quella anti-corruzione o quella contro il conflitto d’interessi? Ma vi sembrano argomento di trattativa o di semplice discussione?

Non hanno capito che è un loro DOVERE governare il Paese, perchè è proprio per questo che li abbiamo eletti (Dio, come mi pesa anche solo scriverlo!) e si comportano come dei mandarini chiusi nella loro Città Proibita, disturbati solo dal canto di un Grillo isterico e intransigente, che non ha capito che la politica è mediazione, per ottenere risultati concreti. A lui, che ho votato, vorrei far presente che l’integralismo non ha mai giovato all’umanità, che le rivoluzioni si fanno (e su questo nessuno potrai mai togliergli il merito di avere scosso il Paese) con lungimiranza, passo dopo passo, ascoltando la gente e portando i risultati promessi e non certo chiudendosi in splendido isolamento su una barca che affonda.

Non mi aspettavo di vivere un periodo così nella mia vita e sono arrabbiatissimo: è in gioco il futuro della mia famiglia oltre che di quello del Paese in cui sono nato, che ho sempre amato e che comincia a disgustarmi.

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l’antifascismo e la natura del nemico

Senza titoloNon ho nessuna intenzione di addentrarmi nella polemica (strumentalmente) creata sulle digressioni via blog di Roberta Lombardi, la neo-nominata capogruppo (pro-tempore) del Movimento 5 Stelle, sul fascismo.

Capisco e (parzialmente) condivido il senso delle sue parole che non mi paiono un elogio del fascismo (diversamente da quanto dichiarato da Berlusconi, ad esempio…), ma vorrei solo ricordare che queste dichiarazioni  sono pericolose perché oltre a non sentire affatto il bisogno di trattare di questi temi in questo momento, ogni apertura verso una delle pagine più nere (in tutti i sensi) della nostra storia è un insulto verso chi ha dedicato la propria vita a difesa della libertà. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo, come le ultime parole scritte da Steven Vincent, il giornalista del New York Times, rapito e ucciso in Iraq, che riporto nella vignetta qui accanto, ricordano a tutti.

“Lo ripeto: le parole contano. Termini come “paramilitari”, squadre della morte” e “fascisti” chiarificano la natura del nemico”… Altro che folklore, Roberta! Per cortesia evita di trattare di queste cose se non vuoi trovarti nel vespaio di mille polemiche (del tutto inutili e pericolose per la credibilità di quanto state facendo) e concentrati a liberare questo Paese dalla mafia che ne ha corroso le fondamenta liberali, democratiche e antifasciste.

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the Italian revolution

italian-revolution-e1321994482578Dear International friends of Italy,

it is not easy to understand what is happening in this Country after the political elections. I fully appreciate the fact that we are part of a bigger entity like Europe, which is also part of a larger globalised world economy but I would encourage you to watch closely the Italian political laboratory instead of taking the easier highway of irony and blame for what looks like a non governable democracy. Let me try to explain the rationale behind my advice:

  • Italy is tainted by several unsustainable aspects for a modern democracy, amongst which corruption, a gigantic tax evasion, lack of vision for a modern industrial development, no regulation for conflict of interests in business like in politics, the highest cost of politics in the whole world and a central debt that obliges us to pay billions of euros in interests instead of investing in the future of our Country. The reasons for that are tied to port world war II history, but in the new globalised world, any of these issues are not acceptable.
  • Our political class has been preserving power for individual (or party) sake instead of looking at what the Country needed to continue  running the world’s seventh largest economy. For many years we have forced by democracy to witness the disaster of Mr.Berlusconi’s governments, in line with President Bush, Putin, Gaddafi and the global liberist financial philosophy. Funds for schools, universities, research centers and hospitals have been pillaged as well as any other social institution, including courts of justice where Berlusconi was often called to respond to the many claims of illegal practices, from corruption, tax evasion, mafia and illegal sex with minors. Obviously nothing has been done to face the structural problems of our democracy.
  • Since the beginning of the present financial crisis (generated in the USA by the above mentioned liberist mentality in managing finance), the Italians have been depraved of social rights and taxed to the actual unbearable limit (obviously excluding the evading 40%  of the population!), while politicians have been increasing wages for themselves and the political parties they represented, stealing public funds and engaging in many illegal activities without even the trouble of being investigated, taking advantage of a an absurd law that claims that justice have no jurisdiction over politics, unless authorized by the Parliament.
  • Banks and financial institutions have been “saved” (until the next crisis…) with public funds to ensure they were not collapsing under the pressure of their mismanagents, but unemployment has raised dramatically reaching a peak 38% amongst the young people desperately trying to get a job that is not available in a blocked system like ours and are forced to emigrate. Families cannot make it to the end of the months with decreasing buying power and increasing unemployment, small industry strives to survive the globalised economy and are closing (every month we have 1000 companies shutting down) or forced to let employee go. At the same time, tax evasion has been slightly cut but many tax privileges have been extended to political parties, banks, unions and the Church.

What was the choice we really had? Accept the EU financial aid and take the same road where Greece was forced to go or try to change once for good the way we have been ruled. The present political asset of the Parliament may look like instability to a superficial view, but you should consider that the entire process of Movimento 5 Stelle has been done in full compliance with the democratic rules, and no violence has been used to put into practice this historically unprecedented people’s revolution.

We are taking back the power we have delegated for too much time to an inect and embarrassing  political class. It may take some time, but we are now taking the problem by the roots and this has already changed our future. Using Goldman Sachs CEO’s words “we have an historical opportunity to change and innovate the way to rule a country”. Take a deeper look if you want to understand what is going on, as the way we have used may be the future of democracy, not only for Italy.

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Grillo, le piazze e lo tsunami che investe l’Italia

grillo“La nostra generazione voleva cambiare la società e non ci siamo riusciti: fatelo voi per piacere!” Dario Fo, davanti alla piazza Duomo gremita all’inverosimile ha espresso un sentimento che tanti di quelli che hanno vissuto gli anni ’70 avevano dentro.

“Io non sono il leader del Movimento 5 Stelle, sono solo il portavoce, perchè la vera forza è la rete, siamo tutti noi!” così Grillo davanti a ottocentomila persone (!!) a Piazza San Giovanni a Roma qualche giorno dopo, nel bel mezzo di un tripudio che ha sancito il successo inequivocabile di quella rivoluzione civile che nei prossimi due giorni spazzerà via la classe politica infame che abbiamo sopportato in tutti questi anni.

Una classe politica non si auto-riforma (quanto volte lo abbiamo scritto su Nuda Verità…), ha bisogno di uno shock o di un effetto esterno che la costringa (vedi il “rumore dei forconi sotto il Palazzo” che abbiamo sempre invocato), di una rivoluzione che le strappi il comando, ed ecco che il Movimento 5 Stelle si appresta a travolgerli proprio come uno Tsunami. A nulla sono valse le calunnie, le dietrologie, le ricerche per alimentare la macchina del fango che tanto è servita in passato per fare politica perchè nessuno è più solido di chi non ha niente da nascondere e oltre a predicare riesce a mettere in pratica principi “rivoluzionari” per l’Italia degli ultimi anni: Onestà, Trasparenza e Solidarietà.

Non è Grillo sono i i milioni di Italiani traditi, vilipesi, sfruttati e soggiogati che si stanno rivoltando: è una rivoluzione non violenta ma sentitissima dalla gente quella che si sta per svolgere nelle urne della nostra democrazia, anzi che si è già svolta visti i risultati nelle piazze in cui il Movimento ha tenuto i suoi comizi.

Per carità non associami neanche lontanamente questo fenomeno all’ascesa della Lega di Bossi perché mai questa ha potuto contare sula sollevazione popolare a cui stiamo assistendo in tutto il Paese: rappresentava interessi di parte e era un vero e proprio partito, strutturato e inserito nel sistema, mentre qui stiamo assistendo a la spallata che farà cadere il sistema, portata da un Movimento e non un partito, che usa il mezzo più potente (la rete) per parlarsi, dialogare, scegliere, cambiare l’Italia. Forse il fenomeno delle piazze mi può ricordare l’ascesa di Obama, con i suoi stadi pieni, ma forse neanche lui ha potuto assistere a una piazza con 800.000 persone che hanno scelto di finanziare il cambiamento.

Ci sono alcuni aspetti che non condivido (il contrasto con il dissenso interno, le aperture ai fascisti di CasaPound, il disprezzo dei media), ma sono comunque marginali rispetto all’opportunità storica che si presenta al Paese. Non è un colpo di Stato: si chiama democrazia e riportare il popolo al centro delle decisioni è la vera rivoluzione di Grillo alla quale non posso che applaudire con entusiasmo.

Siamo tutti stufi (io per esempio ho smesso di pubblicarne su Nuda Verità) dei contrasti tra Berlusconi e i giudici, le difese di un Monti che non è riuscito a svincolarsi dall’immagine prona nei confronti della Germania, dei sofismi impalpabili tra candidati liberisti e socialisti del PD, delle gnocche ignoranti del PDL sempre pronte a inneggiare al vecchio satiro, delle opinioni interessate di commentatori iscritti ai partiti, di manager ladri di professione che ripagano i partiti per le poltrone ricevute a suon di milioni sottratti alla comunità. Parafrasando Grillo, preferisco mille volte rischiare il salto nel buio con chi fa dell’onestà e della trasparenza il suo motore che partecipare al suicidio di massa con una classe politica infame e invito il Partito Democratico ad accorgersi del fenomeno (ieri Ambrosoli ha fatto timide, ma illuminate aperture basate non sulle alleanze programmatiche, ma su progetti concreti… finalmente!) per dare una mano invece di contrastare lo Tsunami che si è già abbattuto sull’Italia.

I giochi sono fatti: arrendetevi, siete circondati dal popolo italiano.

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i Black Block sono nel governo!

Date uno sguardo a questo video…

Mercoledì 14 novembre, via Arenula, Roma. Nel filmato, realizzato con un videofonino da un piano alto, si vedono i ragazzi in corteo correre lungo la strada, dopo aver forzato il blocco della polizia all’altezza del Lungotevere dei Vallati. All’improvviso, dalle finestre del palazzo del ministero della Giustizia piovono lacrimogeni sulla folla in fuga. A giudicare dalla traiettoria, si tratterebbe di lacrimogeni a strappo: due sembrerebbero partire dal secondo piano sopra le stanze occupate dal ministro Paola Severino, il terzo dal tetto dell’edificio.

E’ qualcosa di mostruoso vedere dei lacrimogeni lanciati direttamente dalle finestre di un ministero verso la folla. Cioè: è proprio il governo che spara, fisicamente, nascosto e protetto nei suoi palazzi, contro i suoi cittadini. Insomma, quasi roba da Saddam.

Invece preferisco credere che siano stati un paio di cretini – qualche poliziotto con la zucca fuori posto, incapace di comprendere anche minimamente l’incredibile portata simbolica del suo gesto. Il che ripropone l’eterna questione che ci portiamo dietro da trenta o quarant’anni, cioè la presenza di black bloc – per usare la consueta formuletta – anche nelle istituzioni.

Quando un gruppo di scalmanati si stacca da un corteo per andare a spaccare una vetrina o ad assaltare una camionetta di poliziotti, è l’intero corteo che ne subisce le conseguenze, in termini di credibilità politica, e gli organizzatori sono costretti a prenderne le distanze con imbarazzo e decisione. Che il governo faccia qualcosa contro questo esempio di vigliaccheria e fascismo istituzionale così come le teste spaccate dei nostri ragazzi, disarmati, lo dubito.

In Italia dagli anni ’60 e ’70 e più recentemente con il G8 di Genova, Aldovrandi, Cucchi e mille altri, abbiamo una scuola di arroganza e violenza criminale che permea frange delle Forze dell’Ordine che non solo dobbiamo reprimere, ma dobbiamo impedire che si “esprimano” ancora. Che ne direste del numero identificativo di ogni agente sul proprio casco/giubotto per rendere riconoscibile l’individuo che si nasconde dietro l’uniforme?

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primarie, elezioni e corruzione: i partiti brancolano nel buio

Che confusione! I moti riformatori che animano il Paese (finalmente), stanno generando una confusione biblica, sintomatica dell’incompetenza di questa classe politica decisamente pericolosa per noi tutti, nel presente oltre che nel futuro.

Mentre la Fornero si butta nella mischia populista con battute sulle capacità di scelta del lavoro da parte dei giovani (!!) degne del peggior Berlusconi, Passera lascia trapelare velleità politiche (che non sono mai state nascoste) e il “povero” Monti si auto-brucia dicendosi pronto a accettare candidature per il bene del Paese pur non candidandosi ufficialmente (che bisogno ne ha? E’ già senatore a vita…), di fatto smentendo se stesso, i partiti brancolano nel buio pesto, agitandosi come mai prima per schivare il fango che piove da ogni lato (es. Regioni, istituzioni, Finmeccanica, processi vari, mafia, ecc.).

Sul fronte del PD Bersani rifiuta di invitare Dalema a correre per la candidatura democratica e sfida Renzi sulle amicizie pericolose con probabili finanzieri evasori, mentre Vendola sembra essersi avviato sulla strada già battuta dal desapareicido Bertinotti, tra cachemire e orecchini d’oro, mentre nel PDL è il collasso vero, con Berlusconi costretto a lasciare il fronte della politica (anche se il vero addio è stato quando gli subentrò il “povero” Monti), subissato dalla carestia finanziaria delle sue imprese, con Mediaset in prima fila, processi in dirittura d’arrivo senza la copertura del legittimo impedimento e una cerchia di colleghi di partito indaffarati a spolpare sino all’ultima risorsa pubblica, che definire indecenti o squallidi sarebbe un complimento. I sondaggi parlano chiaro e il “buon” Silvio deve mollare uno dei fronti per potersi dedicare ai suoi affari (questa volta per salvarsi e non per continuare a arricchirsi alle nostre spalle).

Alle primarie del PDL (udite, udite!) si candidano Galan, la Santanchè e il “fido” Alfano, un altro democristiano, come Renzi dall’altra parte (ironico non trovate che due rampolli della DC siano candidati a rinnovare gli schieramenti politici post DC…?), mentre Maroni si candida a sostituire il “casto” Formigoni, cercando di formare almeno una Padania amministrativa visto che la Lega già guida Veneto e Piemonte.

Tra i “non partiti”, Grillo continua imperterrito a mietere consensi, i suoi comizi sono adunate spettacolari come ben si addice a chi con il pubblico ha speso una vita. Gi intellettuali non lo accreditano a un ruolo nazionale, prevedendo una vittoria del PD alle elezioni di primavera, un po’ come successe con il crollo della DC quando si parlava della facile vittoria del partito di Occhetto; poi scese in campo il “buon” Silvio con la “fida” Lega al fianco…

Attenzione quindi a Grillo, ma non solo. Si muovono industriali decotti (Montezemolo, che si appresta a essere fatto fuori anche dalla Ferrari per il noto antagonismo con Marchionne e che ha già annunciato le dimissioni da NTC – quella di Italo – o giustappunto Della Valle) ingolositi dall’opportunità di riempire il vuoto pneumatico che regna nella politica, e vecchi tromboni che si ergono a salvatori della Patria, pronti a fare del “povero” Monti un santo e cavalcare la ripresa economica che tutti prevedono proprio dalla prossima primavera.

Che confusione! Non si sa neanche quali saranno le regole del gioco (vedi nuova legge elettorale o semplicemente quelle delle primarie…) e tutti si azzannano tra di loro, dimenticandosi di guidare il Paese.

Gli italiani, schifati e stretti nella difficoltà di vivere, li manderebbero tutti al rogo, ma non si può perché i giudici dicono che sarebbe un crimine e non legittima difesa come pensano in molti.

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la piazza di Miccichè

Questo è uno dei comizi che dovrebbero far pensare… Guardate che folla….

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ecco i Comuni “falliti”

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Renzi, le primarie del PD e il futuro dell’Italia

Ricevo da Elena, una mia carissima amica, la segnalazione di un post sulle primarie del PD, un argomento che non ho voluto affrontare, forse sull’onda della delusione cocente che mi ha provocato il silenzio/assenso di questo partito nei confronti del sacco della Repubblica che è stato perpetrato in tutti questi anni e di posizioni impalpabili assunte su alcuni provvedimenti adottati dal governo Monti, non tanto sul risanamento economico del Paese, ma sulle esenzioni (vedi IMU alla Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni bancarie ecc.) garantite ai poteri forti e sulla cancellazione di diritti acquisiti con anni di lotte civili e democratiche.

Spinto dalla presentazione della mia amica, ho letto il post, molto ben scritto dalla blogger che si schiera decisamente con Renzi, argomentando in maniera lucida le sue scelte, che sono quelle di una militante di partito anche se oneste e spesso condivisibili, sopratutto quando affronta il capitolo del necessario rinnovamento.  Tuttavia è proprio li che mi areno e fatico a seguire il suo pensiero.

Premetto che non ho assolutamente nulla contro Renzi, che al contrario mi sembra un ottimo “pontiere” (che in gergo militare veniva usato per quelli che gettavano i ponti per far passare gli eserciti sopra gli ostacoli), con tanta grinta nell’affrontare le resistenze di un mastodonte confuso, aggrappato alle rigide burocrazie interne, distratto dalle proprie vicende piuttosto che guidare il fronte della resistenza popolare durante una trasformazione epocale della nostra società in senso liberista, che cancella uno dopo l’altro i diritti della gente, compreso quello a una vita onesta in un Paese civile, fatta di lavoro e progresso, dove i ragazzi possono innovare e non cercare di sopravvivere senza certezze sul futuro o un minimo di credito (in tutti i sensi, sia quello finanziario che in termini di credibilità). La sensibilità del Paese non mai stata così alta da quando la crisi non è più solo sugli schermi televisivi, ma davanti alla porta di casa di ognuno di noi: Grillo ne interpreta egregiamente i presupposti essenziali, agitando i forconi della rivolta (chi di voi ha saputo quello che è successo in Spagna, in Grecia e Portogallo la scorsa settimana?) e quindi spaventando tanti che hanno paura di quello che potrebbe succedere se il Sistema crollasse, la destra legata la capitale storico (vedi Fini, Casini e Montezemolo & Co) scende in campo per riproporre un Monti bis, che è già un “rottamatore” della classe politica per definizione, ma incarna l’establishment, ha la credibilità necessaria in Italie e all’estero per guidare il Paese nella direzione del capitalismo “illuminato”, dopo i disastri del bieco liberismo di tutti questo anni bui per la democrazia.

Renzi lotta all’interni del PD e mi auguro che vinca le primarie, ma non ha dato segnali di aver capito cosa sta succedendo davvero. Le sue sono posizioni illuminate per chi guarda dentro al Partito Democratico, che gli prepara un’onorevole sconfitta, apprestandosi a cambiare le regole delle primarie per conservare il diritto a un centralismo democratico in cui la Segreteria ha potere di veto su qualsiasi novità venga pretesa dalla base. Non è ancora chiaro dopo gli schiaffi al popolo della sinistra di tutti questi anni (conflitto di interessi in testa)? O sono forse io a essere troppo disilluso dal non credere alla capacità di auto-rinnovamento che accomuna il PD a tutti gli altri partiti italiani? Renzi non sta solcando lo stesso percorso di Veltroni (ricordate il discorso del Lingotto?) invocando un rinnovamento effimero, guardando alle vicende del potere piuttosto che unire le forze con tutti coloro che lottano per un cambiamento vero, che passa inequivocabilmente attraverso la resistenza al liberismo globale dominante, che non vuole allinearsi ai dettami del “mercato”, perchè una società più giusta non si giudica dal PIL, ma dalla qualità delle scuola, della giustizia e dei servizi offerti ai cittadini?

Forza Renzi, allora; non ci parlare più di rottamazione, smetti di parlare di questioni interne al PD, ma di cose che danno alla gente la visione di un futuro migliore, fai il passo necessario per portare dalla tua parte tutti quelli che si sbattono per un Italia migliore, che sappia davvero essere un faro culturale per l’Europa, che faccia fronte ai propri obblighi attraverso provvedimenti equi e socialmente progressisti, che faccia partecipare tutti al risanamento del Paese, punendo i furbi che ci affossano e premiando chi ha sempre giocato stando alle regole.

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Apple, il mercato e la rivolta popolare globale

Prendete il valore di tutte le società quotate sul listino di Madrid (599 miliardi di dollari), sommatele a tutte le società quotate nella Borsa di Atene (36 miliardi di dollari). Scoprirete che il totale non è sufficiente per raggiungere la capitalizzazione di Apple.

Quello in cui viviamo è il mondo dove un’azione della società cofondata da Steve Jobs adesso vale 701 dollari. Valore che moltiplicato per il totale del numero di azioni emesse dalla società di Cupertino porta la capitalizzazione di Borsa della Mela a 657,9 miliardi di dollari (circa €503 miliardi al cambio a 1,3 dollari). Molto più dei 580 miliardi di dollari di Piazza Affari. E circa sei volte i 115 miliardi della Borsa di Dublino, oltre 10 volte il listino del Portogallo (62).

Questi dati (fonte Sole24 Ore) sono inquietanti perchè dimostrano quanto la globalizzazione abbia creato aziende globali dalle dimensioni gigantesche, con fatturati e capitalizzazioni superiori alla maggior parte degli Stati del pianeta. Queste aziende (per carità nulla contro Apple – anzi… – la cito solo come esempio) hanno i capitali necessari per costringere gli Stati a adottare  misure a loro favorevoli, indirizzandone le economie attraverso “il mercato”. Non ci sono prove che lo facciano, individualmente o come lobby, ma i recenti esempi dettati dalla crisi finanziaria fanno pensare che il cosiddetto “mercato lo faccia eccome, prendendo in ostaggio le democrazie, asservendole alla logica del profitto.

Quello stesso mercato che poi penalizza l’azione della Apple (visto che li abbiamo usati come esempio con loro dobbiamo continuare per arrivare al punto, ma potremo fare lo stesso discorso per mille altri brand) perché ha venduto “solo” 5 milioni di iPhone 5, mentre gli analisti avevano previsto arrivassero a 6… Capite la logica di tutto questo? Il “mercato” domina il mondo, scommettendo sul futuro di aziende e interi Paesi, dando i “voti” a come si comportano le popolazioni del pianeta, punendole se non sia adattano ai criteri scelti (vedi Grecia…), totalmente disinteressate dai risvolti sociali delle loro scelte, dalla distruzione culturale che stanno provocando e della miseria che portano con loro.

Ma chi è “il mercato? Sono proprio le aziende di cui sopra: organizzazioni megalitiche con disponibilità economiche straordinarie e interessi globali. Le organizzazioni internazionali non hanno il potere o la giurisdizione per contrastarne i voleri, ma abbiamo per fortuna uno strumento che li può contrastare e, se necessario, colpire (come dimostra il tentativo di controllo attraverso la regolamentazione che cercano di attuare in tutti i modi): internet.

Così mentre la gente fa la fila per compare nuovi iPhone 5, ci sono altri che organizzano in rete la protesta, nel tentativo di riportare gli esseri umani, con i loro bisogni e i loro diritti inalienabili al centro della nostra civiltà, liberando la democrazia dalla schiavitù in cui è costretta. Nonostante il blackout totale che è stato deciso dai media  ufficiali che trattano delle tette della prossima Regina inglese o del povero calunniatore professionista che viene condannato dai giudici cattivi, nel patetico tentativo di distrarre l’opinione pubblica, la gente si organizza e lotta contro la tirannia in tutto il mondo: dal Cile alla Grecia, alla Spagna, il Portogallo, il Canada e gli USA. Teniamo le orecchie dritte: la rivoluzione non sarà trasmessa in televisione.

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gli “onorevoli” corrotti voteranno la legge anticorruzione?

Guardate il video trasmesso da PiazzaPulita, il programma de La7 sugli “onorevoli” nei guai con la giustizia per corruzione (51) che saranno chiamati a votare la legge anticorruzione in Parlamento… sentiteli parlare e immaginate come voteranno.

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si avvicina il governo Monti bis

Al termine della legislatura il prof. Monti non esclude di potersi ricandidare, se la richiesta viene dai partiti. “Prenderei in considerazione un secondo mandato solo in circostanze particolari e se richiesto dalle forze politiche in campo”, ha detto infatti il Presidente del Consiglio da New York, smettendo di giocare una partita a cui nessuno credeva più.

La sua dichiarazione è infatti in perfetta coerenza con la più volte ribadita volontà di non ricandidarsi, come dichiarato solo qualche giorno fa ai microfoni della Cnn dove aveva ribadito di non volere correre alle prossime elezioni  perchè non ne ha bisogno visto che il Presidente della Repubblica lo ha nominato senatore a vita, aggiungendo: “Penso che in Italia sia importante che riprenda la vita politica con maggiore senso di responsabilità e maturità”.

Tuttavia questa sua nuova posizione risulta opposta rispetto a quando aveva detto lo scorso 8 settembre, quando aveva assicurato che nel 2013 avrebbe terminato la sua esperienza politica: “Nessun dubbio”, aveva detto…

Certo che a  vedere lo stato di decomposizione in cui si trova la nostra classe politica, gli saranno venuti degli scrupoli a lasciare senza aver compiuto interamente la sua opera finanziariamente risanatrice, ma mi domando se questo non avrà effetti sulle riforme non finanziarie che dovrebbero essere portate a termine, vedi legge elettorale che dovrebbe in teoria essere in grado di produrre una maggioranza chiara che rispetti il voto degli elettori, con coalizioni politiche in grado di vincere e governare. La posizione di Monti non favorirà il varo di una legge che dando vita ad un pareggio di fatto, farà vincere l’attuale Premier a danno della democrazia?

Certo, il Presidente del Consiglio può contare sul sostegno dell’area veltroniana del Pd il cui drappello di parlamentari sostengono che “gli obiettivi e i principi ispiratori di questo governo possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura. I processi virtuosi avviati dall’azione del governo Monti daranno i loro frutti solo attraverso una pluriennale azione di governo: noi intendiamo promuovere nel Pd una trasparente discussione sulle strade che vanno intraprese perché obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del governo Monti possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di sé la prossima”.

Staremo a vedere. perchè nel frattempo il MOvimento 5 Stelle non sta con le mani in mano e (ri)lancia un programma esteso e aggressivo e la gente, sull’onda di Occupy Wall Street e di quanto sta accadendo in Grecia, Spagna e Portogallo, si prepara anche da noi a circondare il Parlamento, sabato prossimo, il 29 settembre.

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Le dimissioni della Polverini travolgono a valanga il sistema

Quando esplose lo scandalo della vicenda di Lusi, il Tesoriere del defunto partito de La Margherita, i partiti gridarono allo scandalo. Ricordo perfettamente l’indignazione che pervadeva le parole dei vari opinionisti e dei politici chiamati all’ingrato compito di parlare agli italiani, provati da una crisi finanziaria terribile. Adesso si cambia! Ora basta! eccetera, ma poi non si fece molto: qualche misura di facciata nelle regole di gestione dei bilanci dei partiti e tutto scivolò lentamente nel silenzio.

Poi fu il turno di Belsito, il tesoriere della non (ancora) defunta Lega, quello che pagava l’istruzione dei figli di Bossi e altre odiose amenità con i soldi del finanziamento pubblico del popolo italiano (che tuttavia non reggono il confronto con gli altri esempi di saccheggio vigliacco e arrogante che abbiamo vissuto) e tutti tornarono a gridare chi la propria rabbia di fronte all’ennesimo esempio di comportamento ignobile e chi a difesa del sistema politico, che si doveva riformare allontanando le mele marce. Maroni guidò la fronda e Bossi perse la poltrona, ma… niente fu fatto per impedire che questa pratica si diffondesse ancora o per controllare che non fosse pratica in altre realtà politiche.

Adesso lo scandalo dei maiali, dei contributi decuplicati e spesi in feste decadenti e fascistelle, cene faraoniche, finanziamenti a squadre e società fantasma o semplicemente rubati, con milioni di euro trasferiti in maniera tracotante nei conti personali. Una vicenda insopportabile da basso impero che travolge la Polverini, costringendo il Governatore del Lazio alle dimissioni, tardive e dovute non solo alla dignità della carica che ha ricoperto, ma anche alla gente di Roma. Adesso tutti si sbracciano, urlando che non se ne può più, che da oggi in poi cambiano le cose, che i partiti devono ritrovare credibilità con la gente. Lo urlano tutti: dal PDL di Alemanno che vuole azzerare la destra per costruirne una nuova assieme alla Santanchè, al UDC i cui consiglieri della Regione Lazio si sono dimessi solo qualche minuto prima che la Polverini annunciasse di lasciare, a quelli del PD e dell’opposizione tutta a cui mi piacerebbe chiedere dove erano quando è stato decuplicato il contributo ai partiti.

Sono urla forti, che danno la misura di quanto scricchioli il sistema politico sotto i colpi di scandali decadenti, saccheggi selvaggi della Cosa Pubblica e una crisi morale pari solo alla violenza della crisi finanziaria che affligge ancora l’economia e la socialità del Paese. Grillo può gridare a ragione che questa classe politica non si auto-riforma e che bisogna scrollarcela di dosso per cercare di salvarci. Renzi potrà vincere la candidatura del Centrosinistra, ma se lo farà dovrà confrontarsi con lo sgretolarsi del sistema Paese, anche perchè ho la speranza che dopo la Polverini, anche Formigoni dia conto di quanto succede alla Regione Lomabrdia e poi sia il turno della Calabria, della Campania, la Sicilia e poi tutte le altre.

Che succederà adesso con la discarica a Roma? La pagherà la Polverini o Fiorito? Oppure quelli che fallirono anche a presentare le liste del PDL alle elezioni che portarono la Polverini a Via della Pisana? Riusciranno i nostri “amministratori” a portare Roma a fare la fine di Napoli, travolta dall’immondizia? E i Romani staranno a guardare mentre sono chiamati a pagare più tasse di qualsiasi altro cittadino italiano, per cercare di mettere un freno al gigantesco buco finanziario della Regione, abbandonati a se stessi, senza più servizi che si possano chiamare tali.

Si può fare di tutto agli italiani, ma non tentare ancora di prenderli per il culo con promesse di riforme (neanche la legge anti-corruzione vogliono fare!), cambiamenti radicali nei partiti. Non c’è dubbio: dobbiamo trovare nuove strade. Questo classe politica non vuole (e forse non può) auto-riformarsi e va sostituita in fretta. Vanno scritte regole importanti che tutelino il vivere comune in questo Paese. Forse è la prima volta dal dopoguerra che si cerca di farlo, ma lo dobbiamo ai nostri ragazzi anche perchè la situazione di oggi è inaccettabilmente fuori controllo.

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l’Emilia, Pizzarotti e la buona politica

Anche il Sindaco di Parma, Pizzarotti, si schiera per la creazione di una Provincia Emilia ( di cui ho trattato già qui e qui) , superando ogni steccato imposto dai partiti di appartenenza (la Masini che ha lanciato la proposta e la raccolta di firme è del PD, mentre Pizzarotti è notoriamente un esponente del Movimento 5 stelle).

E’ questa la politica che vogliamo, quella che guarda al bene del Paese e non agli interessi di partito o di poltrona e mi auguro sinceramente che questa iniziativa raccolga sempre maggiori adesioni, uscendo fuori dai confini dell’Emilia perchè ha una valenza concettuale nazionale per il riassetto dell’Amministrazione dello Stato fornendo parametri di sviluppo successivi alla riforma con una visione non solo contabile come quella proposta dal governo Monti (a cui tuttavia rimane il merito di aver sbloccato una riforma che tutti dicevano di volere, ma che non veniva messa in opera). Se è infatti vero che la creazione di un’unica Provincia Emilia invece delle quattro proposte porterebbe ulteriori risparmi per i cittadini, questa darebbe anche al territorio emiliano la possibilità di competere sui mercati internazionali sia in termini di PIL (si tratta non solo della Food Valley italiana con il maggior numero di IGP dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico, ma quella dei motori, delle ceramiche, della meccatronica, della musica, ecc.) che di accesso ai finanziamenti europei (per il numero di abitanti), dando coerenza storica e culturale al territorio, così come potrebbe essere per altri (i Grandi Vini tra Siena, Arezzo e Grosseto, la provincia Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, la Tuscia Sabina di Viterbo e Rieti, la Ciociaria di Latina e Frosinone, la Provincia Adriatica di Teramo, Pescara e Chieti, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente e così via con le Langhe, il Salento, la Costiera Amalfitana, e tutte le altre realtà italiane legate da storia, cultura e tradizioni diverse e straordinariamente interessanti per tutto il mondo… se organizzate nella maniera giusta.

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dall’Emilia una visione politica per il futuro

Il riordino delle Province in Italia ha adesso un nuovo attore. Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia aveva già lanciato l’idea di creare la Provincia Emilia, superando la proposta governativa di ridurre il numero attuale delle Province esistenti sulla base di parametri legati all’estensione del territorio (> 2500 kmq) e alla densità di popolazione (>350,000 abitanti) e adesso lancia una raccolta di firme per sostanziare il progetto in maniera operativa.

Creare non Province allargate (es. Reggio con Modena. Parma con Piacenza, ecc.) ma una sola Provincia Emilia, che assieme alla Provincia Romagna e alla Città Metropolitana di Bologna costituirebbero le tre istituzioni coordinate dalla Regione Emilia Romagna, darebbe l’opportunità a questi territori di numeri importanti, con circa 2 milioni di abitanti, imprese e PIL che le consentirebbero di competere con le Province Europee più importanti, come la Baviera ad esempio e accedere direttamente ai fondi di sviluppo della Comunità Europea.

Mi sembra un ragionamento importante non solo perchè supera ogni barriera storica e culturale e offre una visione di sviluppo contrapponendosi ad un mero riassetto contabile, ma anche perchè la visione che anima non è solo legata al territorio, ma può avere un’applicazione nazionale interessante guardando al futuro del Paese. La proposta della Masini prende infatti in considerazione le potenzialità dell’Emilia, capace di riunire tutte le migliori produzioni con Indicazioni Geografiche Protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto, ma applicazioni simili potrebbero avvenire in Toscana con una Provincia dei Grandi Vini con Siena, Arezzo e Grosseto, accanto a quella Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, sarebbe più facile riunire Viterbo e Rieti in una Provincia della Tuscia Sabina e Latina insieme a Frosinone in quella ciociara. Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica’, escludendo L’Aquila, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente. E così via, con la Provincia della Costiera Amalfitana, quella Alpina, il Salento, le Langhe, ecc.

“Vogliamo che siano prodotti risparmi nell’organizzazione delle nuove aree, che si superino sovrapposizioni e sprechi nell’erogazione dei servizi e nella programmazione delle infrastrutture e che gli amministratori rispondano ai cittadini. EMILIA è un brand fortissimo riconosciuto ed apprezzato da tutto il mondo, fatto di accoglienza e civiltà, lavoro e buon cibo, ottime scuole e servizi. Unita può essere un nuovo traino per l’Italia e per l’Europa, creare nuovo reddito, dare nuove opportunità” ha dichiarato Sonia Masini. Come non essere d’accordo?

Credo sia un esempio di come bisogna fare politica, con una visione, guardando al futuro del Paese e alle generazioni che verranno e non solo alle prossime elezioni. Invito tutti a firmare la proposta della Presidente della Provincia di Reggio Emilia seguendo questo link, dando sostegno popolare a questa iniziativa, ottima nel merito e simbolica nel desolante panorama politico nazionale.

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Vogliamo la legge anti-corruzione

Questi dati sono noti a tutti, ma sottolineano la necessità di una legge che punisca severamente ogni tentativo di corruzione, in maniera verticale, dai massimi dirigenti agli impiegati, dall’industriale che paga per ottenere al funzionario che si presta (e spesso pretende…).

Che il PDL si opponga la varo di una legge, richiesta a gran voce anche dal Parlamento Europeo da anni, è scandaloso.

La rinascita del Paese passa dalla credibilità che abbiamo e dalla capacità di attrarre investimenti (che la corruzione scoraggia vivamente…). Se non passiamo urgentemente questo esame rischiamo di vanificare tutti i sacrifici che stiamo (giustamente o ingiustamente) facendo

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la mappa degli evasori

Il Centro Studi Sintesi come ogni anno ha confrontato il reddito disponibile con il tenore di vita delle famiglie italiane. Sette gli indicatori di benessere, dalle auto di lusso alle case di pregio, condensati in un numero che esprime il rapporto tra ricavi e spese: fatta 100 la media nazionale, dove il punteggio è più alto vuol dire che i consumi sono in qualche modo “giustificati” dai redditi; dove il punteggio è basso si spende in media più di quanto si dichiara al fisco.
Al vertice della classifica, quest’anno, c’è l’Emilia Romagna (147), nonostante i 3 punti persi rispetto al 2006. Seguono Friuli Venezia Giulia (140, più 23 punti) e Piemonte (132, più 3 punti).
Per quanto riguarda le singole province, sul podio troviamo Trieste (154, più 16), Milano (153, meno 1) e Bologna (149, meno 1). Sorprendenti in maniera negativa i dati di alcune province lombarde, tra le quali Como (85esima posizione, 82, meno 49), Lecco (74esima posizione, 87, meno 52) Varese (64esima pozione, 90, meno 46) e Mantova (64esima posizione, 90, meno 56).

Leggi ancora: http://opendatablog.ilsole24ore.com/2012/08/il-paese-che-non-paga-la-stima-del-rischio-evasione-per-regione/#ixzz252FdNVif

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Luca Barbareschi e le Iene

Riprendo da Nonleggerlo:

Aderisco al partito di Fini con lo stesso spirito con cui mio padre ha combattuto tra i Partigiani“, “Berlusconi mi ha offerto di tutto per tornare nel Pdl … ma non esco da Futuro e Libertà“. E dopo poche settimane: “Vado nel gruppo Misto, aiuterò il governo. Berlusconi mi ha già telefonato, ringraziandomi per la coerenza“. Era l’inverno 2011, è passato un anno, e Luca Barbareschi in Parlamento ci va pochissimo. A giugno ad esempio il tabellino segnava un bel 100% di assenze, alla Camera non si è mai presentato: “Io in Cina per un film? Ma saranno affari miei? Se ci sono stato? No! … Beh, forse due giorni, tre giorni, un sacco di avanti e indietro“. In compenso l’attività cinematografica prosegue alla grande, e non potrebbe essere altrimenti, fui lui stesso a dichiarare che i “23 mila euro lordi al mese” che prende da parlamentare non gli bastano, “non sono nato da una famiglia ricca“. E se un giornalista prova a chiedergli conto di queste interessanti dinamiche fiction-istituzionali, lui reagisce così.

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