Articoli con tag La Russa

Un Parlamento vergognoso

Riprendo da Il Salvagente, un riepilogo delle notizie degli ultimi giorni riguardanti i nostri parlamentari

La giornata no di La Russa Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato protagonista di una giornata molto tormentata a Montecitorio. In serata è stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti del popolo Viola e del Pd che si erano radunati davanti a Montecitorio per un sit in contro la legge sul processo breve. Il ministro è uscito dalla Camera e si è avvicinato ai manifestanti che l’hanno raggiunto gridandogli: “Vergogna, mafioso, fascista” e gli hanno tirato delle monetine. La Russa è stato protetto da un cordone di carabinieri che lo hanno fatto rientrare a Montecitorio. Duramente contestato anche il sottosegretario Daniela Santanché apostrofata con “bugiarda”.

La Russa manda fini a quel paese – Ma il ministro della Difesa ha avuto anche un duro scontro con il presidente della camera Gianfranco Fini (vedi il video) che era stato costretto a sospendere la seduta. Questi i fatti: il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, stava contestando l’operato del ministro della Difesa rispetto alla manifestazione davanti a Montecitorio quando La Russa gli ha fatto segno con la mano di stare zitto, avvicinando il dito al naso, e mandandolo platealmente a quel paese.

Fini: “Fatelo curare”Mentre in Aula si scatenava la bagarre, il presidente Fini invita il ministro ad “avere un atteggiamento rispettoso verso l’assemblea”.La Russa gli ha battuto scherzosamente le mani e gli ha fatto il segno di stare zitto.A quel punto Fini ha chiesto rispetto per la presidenza, e La Russa sembra urlargli “ma che fai”.E sembra mandare a quel paese anche lui. Il presidente sospende la seduta, ha un altro scambio di battute con la Russa che, mentre in Aula, dall’opposizione, gli urlano “fascista, fascista”, tira in aria i fogli che ha davanti. Fini esce dall’emiciclo esclamando: “Fatelo curare”.

Giornata di bagarre alla Camera Bagarre alla Camera. Il Pdl e la Lega chiedono e ottengono l’inversione dell’ordine dei lavori dell’Aula per portare già oggi all’esame il provvedimento sul processo breve e il Pd protesta, parlando di “pagina nera per la storia della Repubblica”. Dai banchi dell’opposizione si è sollevato il grido “vergogna, vergogna”. Subito dopo, ha preso la parola il capogruppo Pd Dario Franceschini, lamentando la violazione dell’articolo del regolamento della Camera che riserva all’opposizione uno spazio dei lavori dell’Aula per le proprie proposte di legge. Bersani attacca con un paragone su Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E annuncia un sit in a Montecitorio per le 18.

La protesta a Montecitorio: “Vergogna”La protesta si sposta dunque nel pomeriggio dall’Aula della Camera al suo ingresso,  dove si riuniscono i manifestanti del Popolo Viola e simpatizzanti del Pd, per il presidio organizzato dai Democratici. La folla urla: “Vergogna, vergogna”, “Ladri, ladri”, “Mafiosi, mafiosi”.I manifestanti sono anche riusciti a superare il transennamento che abitualmente tiene a distanza dall’ingresso del Parlamentto.

Monetine contro La RussaIl ministro della Difesa, La Russa, è stato accolto con fischi e insulti ed è stato anche oggetto di un lancio di monetine. La Russa è stato costretto a rientrare nel palazzo e lasciarlo da un’altra uscita (“Sono dei violenti”: ha poi dichiarato). I dimostranti hanno poi duramente contestato anche Daniela Santanchè.

Bersani chiede la mobilitazione di tuttiBersani è intervenuto al sit in parlando da una scaletta messa a disposizione, chiedendo la mobilitazione di tutti “contro il colpo di mano sul processo breve” che porterà – ha detto – in libertà i truffatori. Il leader del Pd ha stigmatizzato il fatto che di fronte alla crisi internazionale – politica, economica e militare – l’intero governo era presente stamattina in aula con il solo scopo “di far passare la modifica dell’ordine del giorno per avere subito una votazione sul processo breve”.

“A Lampedusa compra casa, qui il salvacondotto”Stamattina Bersani aveva attaccato Berlusconi parlando di Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E poi: “Berlusconi è andato a fare i fuochi d’artificio a Lampedusa ma abbiamo capito qui il motivo. Ha acceso i riflettori lì ma il miracolo è qui col processo breve”. E allora applausi scroscianti dai banchi dell’opposizione.

Napolitano: “Basta tensioni”Il livello dello scontro è tale che anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena rientrato dagli Stati Uniti, è stato costretto a fare un appello alla moderazione: “Bisogna rimuovere tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare nell’opinione pubblica e specialmente tra i giovani motivi di disorientamento e sfiducia che è indispensabile scongiurare”.

Franceschini: “Migliaia di malviventi saranno liberi”“Questa è l’ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. Poi l’ex segretario del Pd si è rivolto a Umberto Bossi e alla Lega: “Cosa andate a dire ai popoli padani – ha chiesto retoricamente il capogruppo del Pd –  a cui avete promesso la sicurezza? Andrete a dire che volete liberare i criminali? Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. Ma di fronte al presidente del Consiglio le rapine e le violenze non contano e vi comportate da servitori fedeli”.

Casini: “È una vergogna”E di vergogna ha parlato in Aula anche il presidente dell’Udc Pierferdinando Casini: “È un provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. È una vergogna”.

L’opposizione abbandona la commissione Giustiza La discussione generale sul provvedimento è già iniziata, ma era scontato che il voto degli emendamenti sarebbe slittato alla prossima settimana. Così la maggioranza ha  deciso di anticipare il voto sul testo che accorcia i tempi di prescrizione. Intanto i deputati dell’opposizione hanno abbandonato la riunione del Comitato dei Nove della Commissione Giustizia per protesta contro la decisione della maggioranza di “strozzare i tempi del dibattito sul testo per la prescrizione breve”.

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Dopo l’ennesimo show di La Russa

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Da Santoro…

Makkox

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Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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Le bombe di La Russa

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Le Guardie Padane e la banda armata

Se non fosse stato per un solerte avvocato non ci saremo accorti che le Camice Verdi della Guardia Padana l’hanno probabilmente fatta franca nel silenzio di tutti, ma andiamo con ordine: il 12 marzo scorso il governo aveva approvato il nuovo Codice dell’ordinamento Militare del Ministro La Russa ed il Presidente della Repubblica lo aveva promulgato tre giorni dopo. Nel testo, che è andato in vigore l’8 ottobre scorso, l’articolo 2268 abroga 1.085 norme, tra le quali il decreto legislativo 43/48, che recita: “Chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici, è punito con la reclusione da uno a dieci anni. Chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a diciotto mesi”.

Nascosta tra le norme abrogate c’è quindi il divieto di costituzione di associazioni di carattere militare, che mette in forse il processo in corso da 14 anni a Verona a carico di 36 politici e attivisti della Lega Nord sparsi fra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e il Veneto, accusati di aver organizzato nel 1996 una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, i guardiani della secessione. Processo che fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni e altri cinque alti dirigenti che erano parlamentari all’epoca dei fatti, fra i quali naturalmente Calderoli ed il sindaco di Treviso, Gobbo. In origine, i capi di imputazione formulati dal procuratore Guido Papalia sulla scorta di indagini della Digos e di copiose intercettazioni telefoniche, in cui molti protagonisti parlavano di fucili e armi varie, erano tre: attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due, con un’altra legge, furono di fatto depenalizzati (restano soltanto in caso di effettivo uso della violenza) nel 2005 dal centrodestra ai tempi del secondo governo Berlusconi. Restava in piedi il terzo, quello cancellato dal decreto di La Russa. Da notare è ce oggi la Guardia Nazionale Padana si è trasformata da corpo paramilitare in onlus che fa parte… della Protezione Civile (come si adeguano ai tempi….)

“La decisione finale deve ancora essere assunta, ma stiamo seriamente valutando di rivolgerci ai giudici della Consulta”, annuncia il procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia. “E’ l’unico strumento a nostra disposizione, stiamo studiando con attenzione se ne sussistano gli estremi”. Ma è mai possibile che in 5 mesi nessun esponente del centro-sinistra si sia preso la briga di leggere la legge e denunciare questo abuso?

Intanto il 7 ottobre, nella prima udienza del processo al Tribunale di Verona, si è alzata l’avvocatessa Patrizia Esposito segnalando ai giudici che anche il reato superstite stava per evaporare: bastava aspettare il 9 ottobre e tutti gli imputati sarebbero stati assolti per legge.

Oltre ai leghisti, ringraziano il Ministro la Russa le Brigate Rosse e tutte le bande armate che potranno formarsi senza timore di infrangere la legge.

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Am-missione di pace

La notizia è entrata in tutte le case: altri quattro ragazzi, alpini questa volta sono rimasti uccisi in Afghanistan, in questo orribile 2010 di “missione di pace” in cui 34 quattro dei nostri soldati sono morti per difendere l’occidente dalla minaccia terrorista. Il cordoglio unanime è subentrato alle case di Montecarlo, i dossier, gli insulti, le inchieste ed i razzismi nostrani, facendoci sentire tutti veramente stupidi.

Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, chiama sciacalli tutti quelli che insistono a chiedere il ritiro delle truppe dalla missione, visto che è già previsto per la fine del 2011, senza accorgersi che il suo è un ragionamento da avvoltoio: d’altronde, da qui alla fine del prossimo anno quanti vuoi che ne muoiano? Eppure che senso ha combattere senza neanche la (ridicola) motivazione di portare la pace? Alla fine del 2011 non ci ritireremo perchè abbiamo portato a termine al missione, ma perchè abbiamo miseramente fallito (chiedetelo a Karzai, messo alla guida del Paese dall’Amministrazione Bush per… meriti aziendali ed oggi uno dei più critici con la gestione della campagna militare afgana).

In questi anni i soldati delle forze internazionali hanno ucciso e sono rimasti uccisi senza stroncare Al Qaeda, pacificare i signori della guerra che comandano tutte le regioni del Paese ad esclusione (forse) della capitale, alimentando il senso di rivalsa anti-occidentale della popolazione per i continui errori di mira che hanno distrutto scuole, ospedali e villaggi inermi alla ricerca dei capi talebani capeggiati dall’ineffabile Mullah Omar, prima al potere ed ancora oggi a capo della resistenza. E Osama Bin Laden? La leggenda lo avvolge e non si è riuscito neanche a sapere se è davvero mai stato in Afghanistan, in Pakistan o chissà dove si trovi o si trovasse.

Paghiamo ancora oggi gli errori di Bush e della sua cricca criminale, cercando di fuggire di fronte alla realtà, chiamando la guerra “missione di pace” per sentirci a posto con la nostra coscienza (e con la costituzione per cui “l’Italia ripudia la guerra”) e cercando una via d’uscita (il 2011 appunto, quando le truppe lasceranno il Paese, come annunciato da Obama) per non rimanere invischiati in un altro Vietnam.

Capisco che il governo voglia rispettare gli impegni presi da Berlusconi (con il suo caro amico Bush prima e con Obama poi) per rinsaldare le alleanze internazionali e l’alleanza con gli USA, ma da cittadino, mi aspetterei un atto di ammissione degli errori compiuti, un mea culpa che faccia capire agli italiani come anche noi, oltre agli americani, sappiamo che tutta questa vicenda è stato un tragico errore da cui vogliamo uscire al più presto. Invece l’avvoltoio La Russa chiede di armare gli aerei con le bombe, di combattere come gli Sturmtruppen dei fumetti, senza neanche la dignità di rispondere, se non con gli insulti, a chi gli chiede se non sia il caso di accelerare l’inevitabile ritirata.

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