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Le dimissioni della Polverini travolgono a valanga il sistema

Quando esplose lo scandalo della vicenda di Lusi, il Tesoriere del defunto partito de La Margherita, i partiti gridarono allo scandalo. Ricordo perfettamente l’indignazione che pervadeva le parole dei vari opinionisti e dei politici chiamati all’ingrato compito di parlare agli italiani, provati da una crisi finanziaria terribile. Adesso si cambia! Ora basta! eccetera, ma poi non si fece molto: qualche misura di facciata nelle regole di gestione dei bilanci dei partiti e tutto scivolò lentamente nel silenzio.

Poi fu il turno di Belsito, il tesoriere della non (ancora) defunta Lega, quello che pagava l’istruzione dei figli di Bossi e altre odiose amenità con i soldi del finanziamento pubblico del popolo italiano (che tuttavia non reggono il confronto con gli altri esempi di saccheggio vigliacco e arrogante che abbiamo vissuto) e tutti tornarono a gridare chi la propria rabbia di fronte all’ennesimo esempio di comportamento ignobile e chi a difesa del sistema politico, che si doveva riformare allontanando le mele marce. Maroni guidò la fronda e Bossi perse la poltrona, ma… niente fu fatto per impedire che questa pratica si diffondesse ancora o per controllare che non fosse pratica in altre realtà politiche.

Adesso lo scandalo dei maiali, dei contributi decuplicati e spesi in feste decadenti e fascistelle, cene faraoniche, finanziamenti a squadre e società fantasma o semplicemente rubati, con milioni di euro trasferiti in maniera tracotante nei conti personali. Una vicenda insopportabile da basso impero che travolge la Polverini, costringendo il Governatore del Lazio alle dimissioni, tardive e dovute non solo alla dignità della carica che ha ricoperto, ma anche alla gente di Roma. Adesso tutti si sbracciano, urlando che non se ne può più, che da oggi in poi cambiano le cose, che i partiti devono ritrovare credibilità con la gente. Lo urlano tutti: dal PDL di Alemanno che vuole azzerare la destra per costruirne una nuova assieme alla Santanchè, al UDC i cui consiglieri della Regione Lazio si sono dimessi solo qualche minuto prima che la Polverini annunciasse di lasciare, a quelli del PD e dell’opposizione tutta a cui mi piacerebbe chiedere dove erano quando è stato decuplicato il contributo ai partiti.

Sono urla forti, che danno la misura di quanto scricchioli il sistema politico sotto i colpi di scandali decadenti, saccheggi selvaggi della Cosa Pubblica e una crisi morale pari solo alla violenza della crisi finanziaria che affligge ancora l’economia e la socialità del Paese. Grillo può gridare a ragione che questa classe politica non si auto-riforma e che bisogna scrollarcela di dosso per cercare di salvarci. Renzi potrà vincere la candidatura del Centrosinistra, ma se lo farà dovrà confrontarsi con lo sgretolarsi del sistema Paese, anche perchè ho la speranza che dopo la Polverini, anche Formigoni dia conto di quanto succede alla Regione Lomabrdia e poi sia il turno della Calabria, della Campania, la Sicilia e poi tutte le altre.

Che succederà adesso con la discarica a Roma? La pagherà la Polverini o Fiorito? Oppure quelli che fallirono anche a presentare le liste del PDL alle elezioni che portarono la Polverini a Via della Pisana? Riusciranno i nostri “amministratori” a portare Roma a fare la fine di Napoli, travolta dall’immondizia? E i Romani staranno a guardare mentre sono chiamati a pagare più tasse di qualsiasi altro cittadino italiano, per cercare di mettere un freno al gigantesco buco finanziario della Regione, abbandonati a se stessi, senza più servizi che si possano chiamare tali.

Si può fare di tutto agli italiani, ma non tentare ancora di prenderli per il culo con promesse di riforme (neanche la legge anti-corruzione vogliono fare!), cambiamenti radicali nei partiti. Non c’è dubbio: dobbiamo trovare nuove strade. Questo classe politica non vuole (e forse non può) auto-riformarsi e va sostituita in fretta. Vanno scritte regole importanti che tutelino il vivere comune in questo Paese. Forse è la prima volta dal dopoguerra che si cerca di farlo, ma lo dobbiamo ai nostri ragazzi anche perchè la situazione di oggi è inaccettabilmente fuori controllo.

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oggi De Gregorio e Formigoni, domani Lusi e Belsito

La votazione segreta che ha negato l’autorizzazione all’arresto del Sen.De Gregorio con un’eclatante maggioranza (169 no, 109 sì e 16 astenuti) che svela gli accordi sottobanco tra i partiti che, una volta salvato il rappresentante del PDL coinvolto nelle losche vicende del faccendiere Lavitola, salveranno anche Lusi, il tesoriere della Margherita che, una volta colto con le mani nel sacco, ha tirato in ballo Francesco Rutelli, Rosy Bindi, Matteo Renzi, Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci (“Se finisce dentro – sostiene Beppe Grillo- potrebbe cantare come un usignolo o fare la fine di Pisciotta e Sindona. Entrambe le ipotesi non sono però ‘politicamente corrette’. Gli scommettitori danno per certo il niet all’arresto del tesoriere di sinistra. De Gregorio val bene un Lusi, forse anche due”).

Nel frattempo a Milano, l’aula del Consiglio regionale della Lombardia respingeva la mozione di sfiducia nei confronti del governatore Roberto Formigoni presentata da tutti i gruppi del centrosinistra e appoggiata anche dall’Udc. La mozione di sfiducia era motivata dai regali milionari del faccendiere D’Accò e dalle bugie addotte dal Presidente per giustificarsi. Pdl e Lega (già c’è anche Belsito da salvare…) hanno fatto muro e la Presidenza della Regione Lombardia resta nelle mani di Formigoni.

Non è finita qui. Lo stesso giorno nel pomeriggio, la Camera e il Senato hanno infatti eletto quattro nuovi membri dell’Agcom e quattro nuovi membri alla Privacy seguendo i criteri di spartizione tra partiti del vecchio Manuale Cencelli tra le polemiche infuocate perchè è un’evidente abuso far dirigere delle autorità di controllo dai rappresentanti di quelli che dovrebbero essere i controllati.

Quelli della mia generazione si ricordano il voto della Camera che negò l’autorizzazione a procedere contro Craxi. Erano altri tempi, ma la Prima Repubblica stava crollando e “le monetine del Raphael” che fecero temere il linciaggio del leader socialista da parte della folla erano dietro l’angolo. I nostri politici della (oramai defunta) Seconda Repubblica stanno scherzando con il fuoco incuranti delle condizioni del Paese e delle sofferenze della popolazione. Fanno di tutto per impiccarsi da soli, forse in un karmico tentativo di auto-annientamento una volta giunti sull’orlo del baratro, oppure sono talmente astratti dalla realtà da non percepire neanche quanto questi fatti alimentino la rabbia della gente contro di loro.

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