Articoli con tag mafia

il coraggio di Monti

Le voglio fare solo una domanda, prof. Monti: come è mai che adesso non si parla più di Berlusconi e delle sue mille malefatte, cricche, puttane, minorenni, mafiosi, corrotti e corruttori?

Capisco che l’immagine del Paese non può reggere ulteriori sberleffi, vista la situazione critica che siamo costretti a vivere, che la credibilità si costruisce giorno per giorno, evitando imbarazzanti epiloghi come quello del Bunga Bunga, della nipote di Mubarak, o i baci a Gheddafi (ah… giusto: adesso non può più…), e che quindi è preferibile da un punto di vista di immagine del Paese non esporre ai media (e al pubblico ludibrio) il soggetto. Tuttavia questo non può e non deve fermare la Giustizia; non si debbono permettere scambi di favori tra le parti (cioè noi come Stato italiano e l’imputato), neanche nella penombra dell’Aula parlamentare, tra le votazioni di leggi che segneranno il futuro di tutti noi. Perché così fa la Mafia quando tratta, giusto?

Senta: mi ritengo immune dalle chiacchiere sul suo conto, da quelle allarmistiche sul Club Bildemberg, alle sue passate attività professionali tra i “poteri forti” mondiali. Credo che Lei si sia preso una gatta da pelare a dir poco gigantesca e che lo abbia fatto convinto del dovere morale di provare a raddrizzare la tendenza al massacro, al disfacimento sociale, culturale, politico e civile del Paese. Lo ha fatto perché crede di avere le forze per poterci riuscire e con Lei si è schierata l’Italia tutta, ricorda? Se ci riuscirà, come tutti ci auguriamo, sarà un eroe nazionale, di quelli che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Anche per questo la esorto a non tralasciare la questione interna. Siamo purtroppo costretti dalla democrazia a sopportare una classe di incapaci (per di più presuntuosi e spesso disonesti) che non abbiamo mai eletto se non per interposta persona delle segreterie di partiti, completamente inadeguati a gestire il Paese, in particolare durante la durissima crisi che ci ha investito. Sono persone che non autorizzano neanche la magistratura a compiere il suo dovere nei confronti di “onorevoli” mafiosi, camorristi, corrotti o ladri, che tipo di rispetto possono avere? Salvare Silvio Berlusconi dal far fronte ai suoi doveri di cittadino nei confronti della legge è stata la missione di vita di tanta parte di questo Parlamento e tanti altri hanno contribuito a far fare affari d’oro, sempre a Silvio Berlusconi: lo lasceranno adesso che ha perso molto del suo potere, che il partito si sgretola sotto la guida dell’algido Alfano, che i giudici continuano a chiedere la sua condanna per questo o quel reato? Ad esempio: come reagirebbe il Parlamento se venisse chiesto l’arresto di Silvio Berlusconi?

E’ un’intera classe politica che deve avere una sferzata. Deve essere chiaro a tutti che essere responsabili delle proprie azioni nei confronti della legge dello Stato vale per tutti, in eguale misura, per garantire la convivenza civile e evitare abusi e sopraffazioni.

Continuare a negare questi princìpi cardine della democrazia, da un’ulteriore spinta al Paese verso la rovina e alimenta il fuoco dell’esasperazione sociale che rischia di diventare rivolta. Io che non sono un liberista, come avrà capito, penso che in questo caso è perfetto lo slogan “colpirne 1 per educarne 100”. Capisco anche che lei è un tecnico, ma ha già dimostrato di fare scelte politiche importanti: abbia ancora più coraggio, scardini dalle fondamenta questo sistema bloccato e corrotto.

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ed ecco l’allarme terrorismo…

Adesso arriva l’allarme.

Dopo “una fase anche se breve di minore attivismo, stanno facendo un salto di qualità” e c’e’ da aspettarsi “una graduale ripresa dell’offensiva delle sigle Fai con attacchi a obiettivi indicati nei recenti documenti” ha dichiarato il generale Giorgio Piccirillo, direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI), in un’audizione in Commissione affari costituzionali alla Camera. “I circuiti di ispirazione brigatista hanno salutato con favore” l’agguato a Adinolfi, ha sottolineato il direttore dell’Aisi: “Velleitari progetti di abbattere il sistema continuano ad animare esigui settori del marxismo leninismo rivoluzionario e le dichiarazioni rese nel corso del processo dai brigatisti arrestati nel 2007 dimostrano quale partecipazione ci sia ancora dal punto di vista ideologico”.

Sempre oggi, a margine delle celebrazioni commemorative di Falcone e Borsellino, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano ha dichiarato: “che la criminalità organizzata possa oggi anche tentare feroci ritorni alla violenza di stampo stragista e terroristico, non possiamo escluderlo. La mafia, Cosa Nostra e le altre espressioni della criminalità organizzata rimangono ancora un problema grave della società italiana, e dunque della democrazia italiana”.

E’ un po’ che lo scrivo sia per il neo-brigatismo del FAI sia per lo strano attentato di Brindisi e dopo le autorevoli conferme giunte oggi, continuo a ripeterlo: in questo contingenza finanziaria che forza il Paese a fare scelte importanti per il proprio futuro, una strategia della tensione può far gioco solo a chi vuol far passare leggi impopolari o “speciali”.

Mi tornano in mente le 10 strategie della manipolazione delle masse esposte da Noam Chomski, specie la 2 (Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare. Ad esempio si possono lasciar dilagar la violenza urbana e i disordini sociali, oppure creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici) e la 4 (Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento): occhi aperti, tutti quanti, please!

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La strage di Brindisi

E’ stato un attentato vigliacco quello di Brindisi, di quelli che vogliono la strage, che colpiscono nel mucchio per fare rumore sui media, perchè scioccano le coscienze per la brutalità e la crudeltà del fine apparente. Se penso al passato non posso che trovare analogie in due categorie di terrorismo:

In Italia vengono ovviamente alla mente quelli perpetrati a Piazza Fontana, dove gente innocente fu dilaniata dall’esplosione mentre era in banca, il treno Italicus o Piazza della Loggia a Brescia dove stragi si sono compiute da misteriosi esecutori, che rimangono ancora oggi nell’anonimato, impuniti. Anche la mafia fece atti assimilabili, a Via dei Georgofili ad esempio, ma sono poco propenso a credere ad un attentato mafioso perchè non credo che bruciare delle ragazzine sia nello stile degli Uomini d’Onore locali o aiuti in popolarità eventuali frange violente emergenti.

Anche l’ordigno usato è strano: tre bombole di GPL, volgari, ma micidiali esplosivi, facilmente reperibili sul mercato, specialmente al Sud Italia, dove però la mafia usa il tritolo che è più facile e micidiale. E’ stato attivato non da un dispositivo a tempo, ma a distanza, da un telecomando o un cellulare, il che dimostra conoscenze tecniche sofisticate nell’armare la bomba. Il killer era presente al momento dell’esplosione e pare sia stato ripreso anche da telecamere di servizio, ha scelto il momento per scatenare l’inferno, per poi allontanarsi. Si parla di un ex militare dell’Aereonautica (il che spiegherebbe la dimestichezza a trattare gli esplosivi), ma questo è tutto quello che gli investigatori fanno trapelare.

Gli unici altri atti capaci di ricordarmi in ferocia e brutalità quello che è stato commesso a Brindisi sono le azioni di Al Qaeda, in cui il disprezzo per la vita delle vittime ignare ed innocenti è lo stesso. Tuttavia l’ipotesi di un attentato islamico mi pare istintivamente poco percorribile .

Mi auguro che l’infame che ha fatto esplodere la bomba davanti alla scuola, sia un folle e che, dopo averlo catturato ed assicurato alla giustizia, tutta questa vicenda ci porti a riflettere sull’alienazione che questa nostra società può generare, perchè non credo sarebbe tollerabile se dovessimo trovarci di fronte ad un altra strage fascista, mafiosa o di Stato.

L’avevo scritto commentando l’attentato di Genova, che nella sua opposta diversità era il sintomo del pericolo, dell’elettricità che si respira in Italia: occhi aperti, please.

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l’arroganza del tiranno

Ieri è stata una giornata simbolo, in cui l’arroganza del tiranno nostrano ha avuto libero sfogo davanti ad una folla reclutata dalla fida Brambilla.

“Bisogna accertare se c’è un’associazione a delinquere nella magistratura. Molti magistrati perseguono un progetto eversivo, come fecero nel ’93 quando fecero fuori un leader come Craxi e adesso vogliono fare lo stesso con me”. Nessun commento sul fatto che il rappresentante del governo del Paese voglia far passare la magistratura come una banda di delinquenti, mentre un ladro conclamato come il suo amato Bettino, mentore e protettore, passa per santo… applausi ovviamente quando parla di arrivare a 120 anni o della sua componente omosessuale lesbica (mio Dio quanto è malato… Veronica ci avevi avvertito, ma mai avremo pensato che fosse così malato di sesso a 75 anni…).

Un premier non può essere distratto con delle bazzecole per 15 anni (ndr – si riferisce ais uoi processi ovviamente), ma qui ci potrebbe essere una norma che forse, forse accorcerebbe un mio processo (ndr – ratifica della nuova legge ad personam, sfacciatamente…). Di fronte all’attacco della magistratura devo essere tutelato: per questo difendo il processo breve, perchè il legittimo impedimento di Alfano e Schifani è stato bocciato dalla Consulta, l’organo politico sottoposto al volere dei PM di sinistra”. Capito? L’arroganza di questo tiranno oramai non ha più limiti. Chissenefrega di quelli che non avranno giustizia, tanto io mi salvo e continuo a governare questo disgraziato Paese…

Il processo Mills? “Eversione”. L’avvocato Mills condannato? “Uno sfigato”. Il processo Mediatrade? “Risibile”. Ride il tiranno ed irride, gettando fango sui giudici: E’ giusto che voi sappiate, perchè sui giornali queste cose non si sanno, che nella storia del PM De Pasquale (ndr – quello del processo Mediatrade) ci sono cose negative…”. Cosa non è dato saperlo e francamente non ci interessa affatto, visto che il dossieraggio del fango che questo signore adotta per cercare di screditare i propri antagonisti è frutto del tipico atteggiamento difensivo della mafia.

Quando chiude lamentandosi che lo chiamino “nano”, non capisce: non è la statura fisica, Presidente, ma quella morale che fa di lei un nano.

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La ‘ndrangheta a Desio

(ANSA) – DESIO (MONZA), 26 NOV – L’amministrazione comunale di Desio e’ caduta per il coinvolgimento di alcuni politici del Pdl nell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Tra i politici coinvolti, il presidente del consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere Natale Marrone e l’ex assessore provinciale Rosario Perri (tutti del Pdl). La maggioranza dei consiglieri, stamani, ha firmato le dimissioni determinando cosi’ la caduta della giunta di centrodestra, guidata da Gianpiero Mariani. Insieme all’opposizione hanno firmato anche i consiglieri della Lega, fino a ieri in maggioranza.(ANSA).

La notizia è di oggi…. e adesso che dirà Maroni?

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La mafia entra nella politica

Avete notato come la mafia sia diventata improvvisamente centrale nel dibattito politico? Da quando Saviano che ne ha cominciato a parlare, abbiamo assistito in rapida successione ad eventi, fatti legati alla mafia, che stanno ancora riempiendo le cronache e le prime pagine dei quotidiani: la rabbia di Maroni, l’arresto del boss Iovine, capo dei Casalesi ed oggi l’infamante condanna del Senatore Marcello Dell’Utri e la notizia che il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, raccogliendo il testimone del collegamento tra mafia e Cosa Nostra, proprio da Dell’Utri.

Tuttavia la deposizione delle motivazioni con cui i giudici di Palermo hanno condannato a 7 anni il senatore PDL per concorso esterno in associazione mafiosa è eclatante, anche perchè non lascia più ombra di dubbio: “Marcello Dell’Utri era uno specifico canale di collegamento tra Cosa Nostra e Berlusconi” è la sentenza della Giustizia italiana, dopo tutti i gradi di appello che il giudizio comporta in questo Paese. Nelle 641 pagine depositate in cancelleria i giudici di Palermo sostengono che Dell’Utri nel periodo fino al 1992 “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. In particolare, l’imputato avrebbe inoltre consentito ai boss di “agganciare” per molti anni Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”

Un “aggancio” di molti anni quello tra Berlusconi e Cosa Nostra che coincide con gli albori di Forza Italia che quantomeno nella sua fase iniziale, ricevette i favori e forse anche fondi mafiosi.

Il mafioso Vittorio Mangano – si legge ancora nelle motivazioni della sentenza – fu assunto, su intervento di Marcello Dell’Utri, come “stalliere” nella villa di Arcore non tanto per accudire i cavalli ma per garantire l’incolumità di Silvio Berlusconi. I giudici ritengono credibile il collaboratore Francesco Di Carlo, che ha ricostruito il sistema di “relazioni” di Dell’Utri con ambienti di Cosa nostra. Credono fondato soprattutto il suo racconto su una riunione svoltasi a Milano nel 1975 “negli uffici di Berlusconi” alla quale parteciparono, oltre a Dell’Utri, anche i boss Gaetano Cinà, Girolamo Teresi e Stefano Bontade che all’epoca era “uno dei più importanti capimafia”.

In un Paese civile il senatore in questione avrebbe quantomeno perso seduta stante ogni onore, benefit o posizione, scontando la sua condanna con il marchio dell’infamia e l’interdizione imperitura da ogni pubblico ufficio, ma la stessa sorte sarebbe riservata ad un Presidente del Consiglio i cui contatti con la mafia sono stati provati e condannati da un aula di Tribunale.

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Frenesia e nervosismi di una crisi di governo

Berlusconi è improvvisamente silenzioso. Fissata la data di discussione parlamentare sulla fiducia/sfiducia per il 14 dicembre (curiosamente il giorno prima del pronunciamento della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del “legittimo impedimento”), si discute del Patto di Stabilità, come adesso si chiama la Finanziaria, ma non credo che il Presidente del Consiglio sia impegnato per dare supporto a Tremonti in questi giorni. A questo pensano Ministri e Sottosegretari che tramano e lottano per aumentare i fondi per la lotta contro la distrofia muscolare, ripristinare il bonus promesso alle nuove costruzioni che adottano un qualche criterio di eco-compatibilità o restituire i finanziamenti alla scuola parificata che erano stati inopinatamente tagliati in prima stesura.

Silvio è sotto pressione per ottenere la fiducia nell’unica maniera che conosce: comprando “onorevoli” rappresentanti alla Camera ed al Senato, come Giuseppe Angeli, nato ad Orsigna il 5 aprile 1931, residente in Argentina ed eletto alla Camera nella circoscrizione dell’America Latina nella lista “Per l’Italia nel mondo”, che ha lasciato Fini, ed è tornato nel Pdl da dove proveniva.

E Bossi? Improvvisamente sotto attacco da parte dell’opinione pubblica, dopo il coraggioso affondo di Roberto Saviano ha lasciato reagire in maniera scomposta il Ministro Maroni che si è indignato, aggredendo e minacciando per poi accorgersi del boomerang e chiedere allo scrittore di “deporre le armi”. Resta comunque la domanda: come mai un Ministro degli Interni fa finta di non sapere delle infiltrazioni della mafia in Lombardia? I dati sono nelle carte dei giudici, non sono opinioni: ne parlava anche Borsellino in uno delle sue ultime interviste in televisione e ci sono le registrazioni. Lui non ne sapeva niente? La Lega, che presidia il territorio, non se ne era mai accorta? Le dichiarazioni di Gianfranco Miglio sulla necessità di “costituzionalizzare” la mafia non sono anche queste scritte nero su bianco? o forse vogliono affermare che la mafia non esiste in Lombardia? Una brutta faccenda in cui Bossi è rimasto “nel cespuglio”, come suo costume ultimamente mentre i suoi alleati si auto-distruggono: prima Berlusconi e adesso Maroni…

Un ultima considerazione: riescono ad imbrigliare l’antimateria al Cern (!!), facendo ricordare a tutti il libro Angeli e Demoni di Dan Brown e Maria Stella Gelmini cerca i riflettori quasi fosse una sua vittoria, ma purtroppo per lei non se la fila nessuno (giustamente); arrestano Iovine, il pericoloso boss della Clan dei Casalesi di cui parla Saviano in Gomorra e Maroni ed Alfano si pavoneggiano cercando gloria ed onori sulle spalle dei magistrati e delle forze dell’ordine. Saviano, condannato a morte dai Casalesi, dichiara seccamente: “erano 14 anni che aspettavo questo momento“.

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Saviano & Maroni

non è uno scherzo: è il titolo originale di Libero

Solo una considerazione: ma perchè invece di cercare di individuare le persone colluse che risultano dalle inchieste della magistratura la Lega si scaglia contro chi denuncia le collusioni? e se Saviano ha detto il falso perchè non lo denunciano? No: Maroni, che può replicare ovunque vista la sua posizione, DEVE andare in onda… francamente: lo facciano parlare a suo rischio e pericolo, tanto gli ascolti della trasmissione sono garantiti. Piuttosto: perchè Bossi tace?

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Berlusconi e Ciancimino si incontrarono

Dopo il 1972 l’allora sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, incontrò l’imprenditore Silvio Berlusconi in tre occasioni a Milano. A due dei colloqui, avvenuti in un ristorante del capoluogo lombardo, partecipò anche Epifania Scardino, moglie del politico corleonese, che lo ha raccontato ai giudici che indagano sulle dichiarazioni del figlio Massimo. Alla presenza del suo legale, la donna ha anche ricordato che Berlusconi e Ciancimino parlarono di affari. Nell’interrogatorio – che è stato secretato – secondo indiscrezioni la vedova Ciancimino sarebbe scesa nei particolari riferendo che don Vito avrebbe chiesto conto a Berlusconi dei tempi di rientro di alcuni investimenti fatti e degli sviluppi del progetto edilizio Milano 2.

Questo combacerebbe con le dichiarazioni dello stesso Vito Ciancimino, i documenti manoscritti ritrovati e le dichiarazioni di Massimo Ciancimino che sostiene che vi furono investimento da parte del padre, che era il tesoriere della Mafia, nello sviluppo di Milano 2, circostanza mai commentata dal Cavaliere e smentita dai suoi legali.

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La Brambilla batte la mafia

Il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, vive nel suo mondo, oramai è chiaro. Ieri ha inneggiato alla sua vittoria sulla mafia (!!) per essere riuscita a far togliere la parola (“mafia” appunto) da un’applicazione per iPhone, ed ha trionfalmente annunciato a Cernobbio la nascita di una politica italiana per il turismo (si tratta invece di un codice dei diritti del turista e non di un documento di strategia a supporto del settore), che le imprese aspettano da sempre e che viene promesso dal 2008 senza che invece venga fatto assolutamente nulla.

Mentre la Brambilla batte la mafia sui cellulari, Federturismo dichiara che “le imprese del settore, alle prese con gli impatti devastanti della crisi, si sono allontanate dal governo, dal Ministro del Turismo ed alle Regioni per mancanza di risultati”. Un fallimento drammaticamente certificato dagli stessi operatori a cui la rossa pasionaria del PDL sembra non guardare, presa com’è dalla sua lotta alla mafia.

“L’Italia è un faro nel mondo per la sua storia, la sua cultura ed il suo stile. Come cittadina e come ministro non posso permettere che si getti discredito sul nostro Paese utilizzando un’organizzazione criminale come nostro testimonial” ha dichiarato la Brambilla. Parole sante, ma già che ci siamo, oltre alle applicazioni su iPhone, non si potrebbe rimuovere pure quel Senatore condannato in 2° grando per Concorso Esterno in Associazione Mafiosa – legato com’era alle mafie di Bontade, Riina e Provenzano – che è tanto amico del Presidente del Consiglio e considera un eroe Mangano, il killer della mafia che lavorava da Berlusconi come stalliere?

Un Paese che dovrebbe avere come obiettivo centrale della propria politica economica il rilancio del turismo e del suo indotto, non può affidare il compito a tali personaggi, leggeri, superficiali e credo del tutto incompetenti.

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