Articoli con tag Marchionne

Pazienza per la FIAT


Una vignetta degli anni ’70 del mitico e rimpianto Andrea Pazienza. Notate qualche somiglianza con la situazione attuale?

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Mirafiori spacca i sindacati

Sono dieci i punti dell’accordo firmato dai sindacati (ad eccezione della Fiom) e dalla Fiat per lo sviluppo dello stabilimento di Mirafiori. L’intesa prevede un investimento da oltre un miliardo di euro attraverso una joint venture tra Fiat e Chrysler. Ma di fatto esclude dalle rappresentanze sindacali la Fiom-Cgil, che non l’ha sottoscritta, lasciando alle rappresentanze sindacali che hanno firmato l’accordo il compito delle relazioni sindacali.

I punti sono questi (Fonte Agi):

– un investimento in joint venture tra Fiat e Chrysler per oltre un miliardo di euro

– la produzione a regime di 280.000 vetture l’anno di Suv Chrysler e Alfa Romeo

– il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi

– il lavoro a turni avvicendati che mantiene l’orario individuale a 40 ore settimanali

– la crescita del reddito annuo individuale di circa €3.700 per la maggiore incidenza delle maggiorazioni di turno

– la possibilità di lavorare il 18mo turno solo con il pagamento dello straordinario

– il mantenimento della pausa per la mensa nel turno fino a che la joint venture non andrà a regime

– la salvaguardia dei malati reali e un intervento volto a colpire gli assenteisti, al fine di tutelare coloro che hanno assiduità e puntualità nella prestazione

– la compensazione di oltre €32 mensili per l’assorbimento della pausa di 10 minuti, resa possibile dal minore affaticamento del lavoro con l’introduzione della nuova ergonomia

– il mantenimento di tutti i diritti individuali oggi esistenti e il loro miglioramento attraverso la prossima stesura di un Contratto Collettivo su molti punti migliorativo del Ccnl Metalmeccanici (scatti di anzianità, paga base, premio di risultato, ecc.).

L’intesa dovrebbe essere votata in un referendum tra i lavoratori dello stabilimento a gennaio.

Marchionne si è detto lieto che alla fine “abbia prevalso il senso di responsabilità, anche se avremmo preferito una condivisione del progetto da parte di tutti i sindacati. Grazie all’accordo di oggi, Mirafiori potrà compiere un salto di qualità e farsi apprezzare a livello internazionale, diventando un esempio unico in Italia di impegno condiviso da un costruttore di automobili estero, come la Chrysler. Adesso occorre lavorare per realizzare il contratto collettivo specifico per la joint venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società Fiat-Chrysler. Questa è una grande opportunità ed è il miglior regalo di Natale che potessimo fare alle nostre persone”.

“Così vengono cancellati 20 anni di relazioni industriali” ha detto la FIOM.

Buon Natale.

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La FIAT scappa

La FIAT ha paura del momento che vive l’Italia. E’ impegnata alla sopravvivenza nello scenario mondiale, dove si combatte la partita dell’auto e vede il Paese dove si trova la sede della multinazionale FIAT che crolla, come Pompei, cadendo letteralmente a pezzi per troppi anni di mancata manutenzione. E  reagisce da azienda, dimostrando il fastidio per le regole sindacali in Italia, frutto di decenni di dure lotte e conquiste per i lavoratori italiani, che inevitabilmente appesantiscono lo sfruttamento economico e finanziario degli stabilimenti, cosa che in altri Paesi meno evoluti e democratici non succede.

Ovviamente questa sarebbe una libera scelta di mercato in un’economia reale che funziona, senza trucchi ed inganni, perchè l’impatto sociale di un’impresa delle dimensioni della FIAT sarebbe compensato da quello di altre imprese, ma in un’economia bloccata per colpa dell’inettitudine della nostra classe politica, nel mezzo di una crisi globale profonda che sta ridisegnando gli equilibri internazionali, l’insofferenza della FIAT è veramente inopportuna e dovrebbe essere mal sopportata ed apertamente rigettata dalla società tutta se non fosse altro per i finanziamenti che la collettività tutta ha fatto nei confronti della società della famiglia Agnelli da sempre, per aiutare l’impresa proprio per il positivo impatto che avrebbe avuto per l’economia del Paese.

Un’azienda ha come logica il profitto e non il bene comune. Purtroppo questa è la realtà di un capitalismo oramai privo di alcun valore morale, che compete ad ogni costo al suo interno, con aziende che fatturano come alcuni Stati. La collettività non deve lasciare questa logica diventare la logica comune, perchè si condanna automaticamente alla schiavitù. Bisogna fare quello che è giusto e non quello che è (e fa) comodo. Per questo la FIAT non può dettare le leggi sindacali, altrimenti minacciando di chiudere gli stabilimenti in Italia ed un governo appena decente dovrebbe chiarire il concetto ai vertici dell’azienda di Torino.

Da questa crisi si esce tutti insieme, non è consentito sganciarsi adesso che la nave rischia di affondare.

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