Articoli con tag Maroni

vogliamo sapere quale sarà il futuro dell’Italia

Che 2012 ragazzi…

Facevo benzina a un distributore automatico dove un ragazzo dello Sri Lanka aiutava a fare rifornimento in cambio della mancia mentre si è fermato un’altra macchina dall’altro lato e il conducente, un uomo sui 50 anni, gli ha chiesto se poteva anticipargli €5 per fare benzina. Il ragazzo dello Sri Lanka gli ha detto di no e si è girato verso di me dicendo: “Tutti i giorni viene e fa €5 di benzina… ma dove ci va con €5?”. Non molto lontano, questo è sicuro, ma che tristezza… Il Paese è allo sfascio e la gente è ridotta alla fame. Basta girare e guardare quello che succede tutti i giorni: negozi che chiudono, migliaia di persone che chiedono la carità in mezzo alla strada e tanti altri che non la chiedono e vivono tra i cartoni o negli angoli delle stazioni.

La maggioranza della gente regge a fatica, mangiandosi i risparmi di una vita per sopravvivere, sperando che le cose migliorino in questo 2013 che sta arrivando, ma con pochissime speranze.

A gennaio ci martelleranno i timpani con programmi di risanamento del Paese, adesso che sta crollando, pezzo dopo pezzo, dalle scuole, alle aule di Giustizia, agli ospedali. Monti si vanterà di aver evitato la catastrofe, ammonendo che poteva andare peggio, che le banche italiane non sono fallite, e che l’Agenda del Professore è la strada migliore per risanare il Paese partendo dai suoi conti pubblici. Berlusconi starnazzerà oscenità e minacce in preda alla sua follia senile, litigando in diretta con tutti, mentre Maroni cercherà di spremerlo in cambio di un appoggio della Lega del dopo-Trota, che nessuno sa quanti avranno il fegato di votare. Bersani è stato preso alla sprovvista dalla discesa/salita in campo di Monti e, a botta calda, ha provato a protestare: “Ma come fa a guidare il governo in carica e presentarsi alle elezioni?” Poi evidentemente gli hanno spiegato che lo fanno tutti i Capo del Governo uscenti a tutte le elezioni, e Monti ha assicurato la nazione che lui è sobriamente super partes nelle “ridotte funzioni della straordinaria amministrazione”  e faziosamente pro Monti nel tempo libero. Bersani è in vantaggio ma non può farsi prendere alle spalle così! Tutti sanno che le banche italiane non sono fallite grazie ai miliardi che sono stati prelevati dalle tasche di quelli che pagano le tasse e che sono confluiti nelle casse degli Istituti di Credito che li hanno usati per ricomprarsi un po’ di quel debito pubblico che le banche estere non volevano più accollarsi. I mercati si sono tranquillizzati perchè lo spettro di un’insolvibilità del nostro Paese si è dissipato, ma i soldi che sono stati necessari per questo vengono dalla carne viva del popolo italiano oltre che dai tagli ai servizi civili e ai diritti sindacali. E’ questo il futuro che viene prospettato al Paese? Vogliamo parlare di programmi di sviluppo e non di contabilità per una volta? Qual’è il Piano Industriale, quello per i Beni Culturali, per la Scuola, la Sanità e la Giustizia, la lotta all’evasione e alla Mafia? Qual’è la visione del prossimo governo? Sono questi gli argomenti con cui parlare alla gente e non le farsesche beghe tra partiti o leader veri e presunti della politica italiana. Bersani: Monti non ha bisogno di schierarsi, perchè è l’unico con un’agenda chiara di quello che vogliono fare al Paese. Lo ha capito anche Casini che adesso fatica a vedersi sbiadire dietro al Professore che aveva tanto opportunisticamente invocato.

Personalmente ne ho le scatole piene di programmi finanziari e delle liste di provvedimenti, magari individualmente validi, ma che non hanno una visione complessiva, una strategia per uscire da questo stato di intollerabile degrado in cui versano le nostre vite ogni giorno dell’anno, Capodanno compreso.

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Le dimissioni della Polverini travolgono a valanga il sistema

Quando esplose lo scandalo della vicenda di Lusi, il Tesoriere del defunto partito de La Margherita, i partiti gridarono allo scandalo. Ricordo perfettamente l’indignazione che pervadeva le parole dei vari opinionisti e dei politici chiamati all’ingrato compito di parlare agli italiani, provati da una crisi finanziaria terribile. Adesso si cambia! Ora basta! eccetera, ma poi non si fece molto: qualche misura di facciata nelle regole di gestione dei bilanci dei partiti e tutto scivolò lentamente nel silenzio.

Poi fu il turno di Belsito, il tesoriere della non (ancora) defunta Lega, quello che pagava l’istruzione dei figli di Bossi e altre odiose amenità con i soldi del finanziamento pubblico del popolo italiano (che tuttavia non reggono il confronto con gli altri esempi di saccheggio vigliacco e arrogante che abbiamo vissuto) e tutti tornarono a gridare chi la propria rabbia di fronte all’ennesimo esempio di comportamento ignobile e chi a difesa del sistema politico, che si doveva riformare allontanando le mele marce. Maroni guidò la fronda e Bossi perse la poltrona, ma… niente fu fatto per impedire che questa pratica si diffondesse ancora o per controllare che non fosse pratica in altre realtà politiche.

Adesso lo scandalo dei maiali, dei contributi decuplicati e spesi in feste decadenti e fascistelle, cene faraoniche, finanziamenti a squadre e società fantasma o semplicemente rubati, con milioni di euro trasferiti in maniera tracotante nei conti personali. Una vicenda insopportabile da basso impero che travolge la Polverini, costringendo il Governatore del Lazio alle dimissioni, tardive e dovute non solo alla dignità della carica che ha ricoperto, ma anche alla gente di Roma. Adesso tutti si sbracciano, urlando che non se ne può più, che da oggi in poi cambiano le cose, che i partiti devono ritrovare credibilità con la gente. Lo urlano tutti: dal PDL di Alemanno che vuole azzerare la destra per costruirne una nuova assieme alla Santanchè, al UDC i cui consiglieri della Regione Lazio si sono dimessi solo qualche minuto prima che la Polverini annunciasse di lasciare, a quelli del PD e dell’opposizione tutta a cui mi piacerebbe chiedere dove erano quando è stato decuplicato il contributo ai partiti.

Sono urla forti, che danno la misura di quanto scricchioli il sistema politico sotto i colpi di scandali decadenti, saccheggi selvaggi della Cosa Pubblica e una crisi morale pari solo alla violenza della crisi finanziaria che affligge ancora l’economia e la socialità del Paese. Grillo può gridare a ragione che questa classe politica non si auto-riforma e che bisogna scrollarcela di dosso per cercare di salvarci. Renzi potrà vincere la candidatura del Centrosinistra, ma se lo farà dovrà confrontarsi con lo sgretolarsi del sistema Paese, anche perchè ho la speranza che dopo la Polverini, anche Formigoni dia conto di quanto succede alla Regione Lomabrdia e poi sia il turno della Calabria, della Campania, la Sicilia e poi tutte le altre.

Che succederà adesso con la discarica a Roma? La pagherà la Polverini o Fiorito? Oppure quelli che fallirono anche a presentare le liste del PDL alle elezioni che portarono la Polverini a Via della Pisana? Riusciranno i nostri “amministratori” a portare Roma a fare la fine di Napoli, travolta dall’immondizia? E i Romani staranno a guardare mentre sono chiamati a pagare più tasse di qualsiasi altro cittadino italiano, per cercare di mettere un freno al gigantesco buco finanziario della Regione, abbandonati a se stessi, senza più servizi che si possano chiamare tali.

Si può fare di tutto agli italiani, ma non tentare ancora di prenderli per il culo con promesse di riforme (neanche la legge anti-corruzione vogliono fare!), cambiamenti radicali nei partiti. Non c’è dubbio: dobbiamo trovare nuove strade. Questo classe politica non vuole (e forse non può) auto-riformarsi e va sostituita in fretta. Vanno scritte regole importanti che tutelino il vivere comune in questo Paese. Forse è la prima volta dal dopoguerra che si cerca di farlo, ma lo dobbiamo ai nostri ragazzi anche perchè la situazione di oggi è inaccettabilmente fuori controllo.

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Chi ha paura del Movimento?

Il Movimento Cinque Stelle cresce, a Parma raggiunge il ballottaggio, a Genova lo sfiora e si attesta dappertutto come una realtà della politica nazionale in questa tornata parziale di elezioni amministrative. Eppure ascoltando i commenti  a caldo, il ritornello è sempre lo stesso: antipolitica, voto di protesta, populismo. E’ mai possibile che nessuno si fremi a riflettere su quanto sta accadendo? C’è chi ha colto un parallelismo con la nascita della Lega, ricordando il 1992 e quell’aula piena di  cittadini prestati (allora) alla politica: Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni, Rosy Mauro erano tutti li, sconosciuti alla ribalta come lo era quel Castelli che dichiarò che avrebbe fatto politica per massimo 5 anni perchè lui era un ingegnere e voleva continuare a fare il suo lavoro (magari poi lo avesse fatto…). Il radicamento sul territorio era in effetti simile a quello che si riscontra adesso con il Movimento, si usciva da una crisi istituzionale (Mani Pulite) che aveva distrutto il sistema dei partiti della Guerra Fredda e anche allora si gridò al voto di protesta. Allora però votava il Paese e non la metà degli elettori come accade adesso e le argomentazioni xenofobe dei leghisti erano un elemento di rottura che riportava a una visione particolarista della società, agli interessi di un Nord destabilizzato dall’improvvisa mancanza di supporto politico per le sue commesse industriali. Poi, infatti, con la restaurazione berlusconiana del sistema, abbiamo visto tutti come è andata  a finire ed il marcio che la Lega ha nascosto per anni (e credo si sia solo all’inizio delle scoperte…).

Il Movimento è un’altra cosa: ha un programma chiaro (basta andare sul sito per visionarlo integralmente) senza argomentazioni xenofobe o particolariste sia in senso geografico che di interessi, non propone rivendicazioni basate su mitologie storiche per darsi un corpo. Al contrario si basa sulla gente che grazie al potere straordinario della rete ed alla popolarità del personaggio Beppe Grillo ha trovato la maniera di aggregarsi e di esprimersi, organizzandosi per cambiare le cose nel Paese partendo dalla restituzione della democrazia alla popolazione.

Antipolitica? Ma facciamola finita… questa è la politica, quella che non passa attraverso le segreterie dei partiti, ma il consenso popolare, che non usa il finanziamento pubblico o rimborso elettorale che si voglia chiamare per finanziare le proprie attività, che si batte senza guardare in faccia i potentati, che non ha paura di urlare la propria rabbia per le condizioni in cui versa il Paese, che non accetta di far pagare l’enorme debito contratto dal sistema a quella gente che invece non ha accumulato una lira (o un euro, fate voi…) di debito personale per tutta la vita. L’Articolo 49 della Costituzione da ai cittadini la facoltà di riunirsi costituendo movimenti e partiti (la differenza è sottile) per gestire la cosa pubblica e per poter far questo ci sono tutta una serie di condizioni e vincoli che il Movimento ha rispettato alla lettera, contro tutto e tutti, ma con la forza propulsiva inarrestabile dei movimenti popolari. C’è un esempio eccellente che ha cambiato la storia che ha seguito lo stesso percorso: Obama, altro che la Lega.

Vi ricorderete tutti come fosse dato come agnello sacrificale dello strapotere del clan di Clinton e poi perdente contro un Partito Repubblicano perchè di colore e senza una grande storia personale. Eppure lui parlava alla Rete, raccoglieva consensi perchè parlava ed ascoltava la gente, riavvicinava i giovani alla politica rendendoli partecipi del programma e alla fine ha stravinto. Era antipolitica quella di Obama? O quella del Movimento lo è perchè predica lo scioglimento dei partiti (cosa che succede spontaneamente sotto il peso della corruzione e dell’indegno sistema che hanno creato (o lasciato creare nel caso della sinistra) a causa dell’imbarazzante incapacità di governare della loro classe dirigente, chiusa ed oggi  asserragliata nei loro palazzi e nei loro privilegi medievali? Il Movimento è un fenomeno importante perchè segna una svolta nella maniera di fare politica in Italia, altro che antipolitica. I risultati li vedremo, adesso che conquisteranno posizioni di amministrazione (statene certi), ma vi prego smettetela di dar retta ai media asserviti alla politica della casta, ai La Russa, Gasparri, Berlusconi e compagnia varia, e guardate con attenzione quello che sta succedendo, perchè forse per la prima volta in Italia sta succedendo qualcosa di veramente nuovo.

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la tragicomica vicenda dei migranti e della Romania

Ieri il presidente romeno Traian Basescu ha detto che il suo paese è pronto ad accogliere 200 migranti tunisini, in risposta all’appello alla solidarietà rivolto dall’Italia ai membri dell’Unione europea. Vista l’aria che tira ed i treni da e per la Francia che partono a singhiozzo, bisognerebbe suggerire a Frattini e Maroni di ringraziare la tanto bistrattata Romania e ricordare che ad oggi la ricca Lombardia non ne ospita nessuno e neanche il Veneto (i pochi Sindaci che avevano accettato la richiesta di Maroni di ospitare una quota di migranti sono stati spernacchiati dagli stessi leghisti…). Adesso mi resta da vedere la Tunisia che accoglie 200 rumeni di etnia Rom, che sono scacciati da tutti, e poi ho visto tutto in questa commedia tragica sui migranti africani…

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sparare sui migranti

Caro Castelli,

vista la necessità che ha sentito di confermare le oscene dichiarazioni rese ai media sulla necessità di respingere i migranti per non arrivare a sparargli, visto che sporcano e distruggono, vorrei farle presente che aver (purtroppo) vinto le elezioni non le da diritti di proprietà sulle istituzioni del Paese. Nella sua attuale veste di rappresentante del governo ha il diritto di esprimere le sue opinioni, qualunque esse siano, e di cercare di influenzare le azioni di direzione dell’amministrazione al potere, ma non di dare per scontate le azioni che il Paese adotterà, perchè queste sono soggette al dibattito parlamentare e al vaglio istituzionale. Queste sono le regole democratiche della Repubblica Italiana, quindi si aspetti sorprese rispetto alle sue certezze.

Se un solo rappresentante dell’Italia osasse sparare a dei migranti, la avverto sin d’ora che le sue responsabilità sarebbero gravissime, vista l’odiosa istigazione insite nelle sue dichiarazioni razziste ed incivili. Tralascio ogni ulteriore commento sulla vergogna che pensieri come il suo portano all’immagine del Paese (intendo l’Italia e non la fantasiosa Padania che quando vi fa comodo tirate in ballo come il paese del Signore degli Anelli), ma le vorrei far notare che in altre democrazie, dichiarazioni di pari gravità, rese da esponenti di governo, sarebbero immediatamente portate all’indice come causa di immediato allontanamento da funzioni pubbliche, mentre si vaglierebbe quanto queste possono costituire reato per istigazione a delinquere.

Il peso di questa emergenza, causata dalla crisi dei Paesi a noi confinanti nel Mediterraneo, è chiamata umanitaria anche da altri esponenti governativi del suo stesso partito, come il Ministro degli Interni, che invoca la solidarietà dall’Europa (senza però offrire esempi di solidarietà dalle regioni del Nord italiano e dichiarando terminata l’emergenza dopo sole 48 ore dal rifiuto europeo di affiancarsi alla politica seguita dal governo italiano) e non munizioni per sparare su quei disperati, disarmati. Come nota personale, mi permetta di farle giungere (se mai si degnerà di leggere commenti dai blog) il mio totale disprezzo per simili, reiterate dichiarazioni, indegne non solo di un rappresentante di governo, ma anche di un qualsiasi cittadino italiano.

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il finto attentato a Belpietro

Non ci fu nessun attentato contro il direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Queste sono le conclusioni dell’inchiesta di cui è stata ufficialmente chiesta l’archiviazione. Che la cosa fosse una bufala era stato palese sin dai primi momenti (vedi articolo di allora), ma oggi bisogna ricordare le dichiarazioni sempre appropriate di Maroni (“attenti al clima d’odio”), quelle dello stesso Belpietro (“pago per le mie idee”, “non capisco quale reato ho commesso per meritare addirittura una condanna a morte”), e del comitato di Redazione di Libero (“Quanto successo sembra il frutto maturo di una ideologia di violenza e di odio che mette nel mirino chiunque provi a distaccarsi da un’idea dominante e precostituita di verità e giustizia”). Lapidario Berlusconi, reduce dal vile lancio del souvenir del Duomo di Milano, subito seguito dai principali esponenti del suo partito che dichiararono di essere vittime del clima d’odio alimentato da Santoro e Di Pietro. La richiesta di archiviazione rimette tutto a posto, evidenziando di quali cialtroni si tratti…

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…e Bossi sbugiarda Maroni

L’Italia deve uscire dalla Ue? “No, no. Maroni era arrabbiato”. Così Umberto Bossi risponde ai giornalisti a Montecitorio e aggiunge: “Sono cose che passano in una notte”. Che cosa dovrebbe fare l’Europa? “L’Europa – risponde il leader della Lega – dovrebbe fare un sacco di cose e invece non fa niente. Dovrebbe fare quello che stiamo facendo noi, mandare le navi a pattugliare”. E sull’ondata migratoria in arrivo dal Nord Africa il leader del Carroccio è perentorio: “Dobbiamo mandarli a casa tutti. “Sì”, l’Ue è un problema – ammette il ministro delle Riforme – ma “noi andiamo avanti per la nostra strada, come abbiamo sempre fatto”. Questo è quanto riporta Il Giornale, pensate un po’…

Bossi quindi sbugiarda clamorosamente il Ministro degli Interni, che in piena crisi isterica non era riuscito a frenare i nervi dopo lo schiaffo ricevuto dall’Unione Europea. Anche Frattini, cambia rotta, dichiarando che “per l’Italia l’Unione europea è una straordinaria opportunità”.

In meno di 24 ore, un completo cambiamento di rotta a dimostrazione del livello di sbando totale in cui versa il governo. A Bossi qualcuno spieghi che andare avanti per la “loro” strada si è dimostrato un fallimento a 360 gradi (oltre a ripugnare per il razzismo della politica del “fuori dalle palle”), a Maroni, si chiarisca che strillare in maniera isterica non serve mai, soprattutto quando si hanno posizioni sbagliate (ricordate anche il trambusto dopo le dichiarazioni di Saviano sulla ‘ndrangheta al Nord?), e visto che un Ministro deve evitare di creare danni all’immagine del Paese, si inviti lui e Frattini a dare le dimissioni (in dialetto padano: fora de ball).

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lo schiaffo europeo e l’isteria leghista

Mamma mia che schiaffo! Solo a guardare la faccia di Maroni all’uscita della riunione di Bruxelles si poteva intuire il dolore che provava dopo il manrovescio che l’Unione Europea a decretato negando all’Italia gli aiuti per fronteggiare la declamata emergenza immigrazione. Per carità non voglio certo affermare che l’Europa debba voltarci le spalle nel caso di un’emergenza o gongolare dell’ennesimo fiasco del nostro Paese, ma voglio solo registrare la clamorosa sberla che la comunità europea ci ha rifilato mandandoci a casa a rifare i compiti.

Ma di quale emergenza state parlando? La solidarietà europea non sarebbe negata in caso di emergenza, ma non ci risulta che l’Italia stia subendo un’emergenza in questo momento. Ecco in sintesi la motivazione che ha spinto al gran rifiuto. Di fatti i numeri non parlano di esodi biblici, al netto dei rimpatri per cui comunque riceviamo contributi economici a fronte dei costi di gestione. I “richiedenti asilo” sarebbero in numeri gestibili se distribuiti equamente nelle regioni italiane e comunque non sarebbero neanche un sesto dei numeri ospitati dalla Germania. ad esempio. Il fatto è che non sono affatto distribuiti in tutta Italia: la sola Sardegna ne ha ospitati 1500, la Puglia oltre 2000, e poi la Campania, Lazio, la Toscana e molte altre, ma più ci si avvicina alle regioni della Padana mitologica della follia leghista e più ci si accorge che i numeri sono uno zero spaccato. Eppure in Sardegna non ci sono state rivolte popolari, anzi si sono viste azioni spontanee di vera solidarietà con distribuzione di cibo ed accoglienza, nessuna tendopoli è stata allestita così come da nessuna altra parte del Paese. E allora mi sorge un dubbio: non sarà che si sta gridando al lupo al lupo per spaventare la gente a scopi elettorali? La paura di un’invasione biblica (urlata dal Maroni ancora prima che sbarcasse un solo migrante e poi velocemente ridimensionata per non scadere troppo in fretta nel ridicolo) porta indubbiamente acqua al mulino del razzismo padano ed i media servili del nostro Paese non si sono certo fatti scappare l’occasione per alimentare il fuoco. Adesso però siamo stai sbugiardati dall’Europa… alla faccia delle grandi relazioni vantate da Berlusconi & Co.

E dopo lo schiaffo le urla isteriche: “Fuori dall’Europa!”, “meglio soli che male accompagnati!” ha dichiarato fuori un Maroni evidentemente fuori di testa ed ancora sofferente dai postumi dell’atterraggio con i piedi per terra fuori dai confini servili del nostro povero Paese. “Ritiriamo le truppe in Libano e mettiamole a pattugliare i confini!” ha detto Calderoli, oramai in un’insopportabile avvitamento tra la pazzia conclamata e l’idiozia più imbarazzante. Gli ha fatto eco il Ministro degli Esteri Frattini da Londra, con toni lievemente meno accesi, ma altrettanto fuori luogo, tanto che lo stesso Presidente della Repubblica si è affrettato a richiamarlo personalmente, invitando lui e tutti gli esponenti del governo ad evitare  di sparare al alzo zero frasi inaccettabilmente ingiuriose di cui ci troveremo a pagare le conseguenze. Uscire dall’Europa? Solo un pazzo può dire simili castronerie. Per fare cosa? Chiedere l’annessione all’Unione Africana o correre da soli contro il mondo? Invece di riflettere sulle proprie politiche scellerate, cercando di ricucire dopo strappi interminabili e propaganda insulsa la nostra reputazione, ci stiamo attirando ancora una volta l’ostilità dei nostri compatrioti europei con insulti e minacce perchè l’Unione Europea non si è piegata al volere leghista e del governo? Già sentir parlare i leghisti di solidarietà è sospetto, se non ridicolo, visto l’elenco infinito di razzismo ed egoismo che no cosparge la storia (non ultimo il “fuori dalle palle” in dialetto, grugnito da Bossi qualche giorno fa), ma chiedere solo quando fa comodo per fini elettorali, mentre fino al giorno prima si è girata la testa dall’altra parte non è accettabile da nessuno.

In un Paese minimamente civile  il Ministro degli Interni e quello degli Esteri si sarebbero dovuti dimettere per l’incapacità dimostrata, la figuraccia a cui hanno esposto il Paese e per le reazioni inconsulte che sono seguite alla decisione della comunità di cui facciamo parte (per fortuna!). Invece di continuare a sbraitare idiozie, aizzando gli animi, che Calderoli e Bossi dimostrino la solidarietà leghista, ospitando i richiedenti asilo nelle province del Nord, come fanno le altre Regioni, più povere, ma sicuramente più civili e solidali. E poi un appello alla nazione: per favore smettiamo di discutere e mandiamo a casa questi incapaci una volta per tutte e per sempre, prima che sia troppo tardi!

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Infiltrati provocatori

Abbiamo assistito oggi ad un Ministro Maroni piccato per i sospetti sull’esistenza di infiltrati delle forze dell’ordine nei disordini che hanno sconvolto Roma il 14 dicembre scorso. “Sono metodi archiviati” ha sostenuto a margine della sua esposizione in Parlamento. Strano… eppure le foto che sono state pubblicate in questi giorni parrebbero dire altro, proviamo a vederne qualcuna:

Guardate il tizio in beige, con il manganello e le spalle al muro davanti alla vetrina: ha anche un paio di manette aperte in mano… La stessa persona sembra essere quella ritroviamo nelle foto che seguono (quantomeno è vestita nella stessa identica maniera, scarpe comprese):

Un ragazzo a volto coperto che colpisce finanzieri e attacca blindati della polizia e poi soccorre un militare mostrando manette e manganello? Ce ne sono altre di foto con questo strano personaggio: mentre attacca con una vanga un blindato della polizia, solo e temerario, mentre sfida lo sbarramento della zona rossa nel cuore degli scontri a pochi metri da Senato, il volto coperto da una sciarpa, mentre colpisce il vetro del furgone della Celere, subito seguito da un altro ragazzo. Ancora dopo è presente alla scena del finanziere aggredito che impugna la pistola, come vedete nella prima immagine in alto: è sempre lui, in un angolo accanto alla vetrina: ma questa volta ha in una mano il manganello e nell’altra le manette. Ed è dalla parte delle forze dell’ordine.

Poi in un’altra immagine infine si mostra a volto scoperto, dietro il muro dei militari, accanto a due poliziotti. Il ragazzo con il giubbotto beige è inconfondibile. Ha scarpe bianche Nike, che spiccano su quelle scure della massa. Jeans scoloriti, cadenti, che cerca di tirare su quando è con i poliziotti. E indossa un unico guanto destro, a righe bianche e rosse. Sia negli attacchi, sia quando impugna le manette, si copre il volto con una sciarpa chiara. Negli scatti si notano diversi “tutori della legge” travisati come dimostranti. La sequenza dell’aggressione al finanziere mostra alcuni agenti con il viso coperto. Uno di loro soccorre il sottufficiale nella mischia: ha un vistoso parka con un disegno geometrico a varie tonalità di grigio e occhiali da sci. E subito dopo è accanto al presunto provocatore. La scena dello scontro per liberare il militare delle Fiamme Gialle evidenzia altri due “infiltrati”. Uno è quello che poi abbraccia il sottufficiale, come a calmarlo. L’altro è quello vestito con una giacca a vento nera che si getta contro gli aggressori, impugnando una ricetrasmittente. E poi nella confusione viene colpito dal manganello di un basco verde sopraggiunto di corsa.

L’uso di personale infiltrato nelle manifestazioni di piazza è prassi antica e legittima. Serve per controllare i movimenti della folla, identificare i soggetti che guidano gli assalti, intervenire “dall’interno” nei momenti più delicati. Un impiego frequente anche negli stadi ma soprattutto in occasione di cortei politici. Anche durante il G8 di Genova molte foto hanno documentato la presenza di agenti in borghese, mescolati alle marce nei momenti pacifici e nelle giornate della battaglia. Ma nonostante i sospetti non è mai stata documentata l’opera di provocatori: uomini delle forze dell’ordine “in incognito” che aggredissero loro colleghi o partecipassero alla devastazione dei negozi.  Le immagini del “ragazzo con il giubbotto beige” invece sembrano confermare le ipotesi più inquietanti.

A tutela della legalità democratica e dei tanti uomini delle forze dell’ordine che si sono fatti picchiare rispettando le regole dell’ordine pubblico, chiediamo a Maroni di smetterla di raccontarci frottole:  quanti erano gli agenti mescolati ai black bloc nella giornata che ha fatto ripiombare la capitale nel clima degli anni di piombo? E quale è stato il loro ruolo nella guerriglia metropolitana con decine di feriti e danni gravissimi?

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La ‘ndrangheta a Desio

(ANSA) – DESIO (MONZA), 26 NOV – L’amministrazione comunale di Desio e’ caduta per il coinvolgimento di alcuni politici del Pdl nell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Tra i politici coinvolti, il presidente del consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere Natale Marrone e l’ex assessore provinciale Rosario Perri (tutti del Pdl). La maggioranza dei consiglieri, stamani, ha firmato le dimissioni determinando cosi’ la caduta della giunta di centrodestra, guidata da Gianpiero Mariani. Insieme all’opposizione hanno firmato anche i consiglieri della Lega, fino a ieri in maggioranza.(ANSA).

La notizia è di oggi…. e adesso che dirà Maroni?

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Un elenco sulla Lega

Riprendo da Metilparaben, un elenco delle frasi rilasciate da esponenti della Lega nel corso deli anni. Chissà se nel prossimo intervento forzato in qualche trasmissione televisiva il Ministro (per poco ancora) Maroni vorrà spiegarci il senso di questi esempi di razzismo ed ottusità mentale:

  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

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Frenesia e nervosismi di una crisi di governo

Berlusconi è improvvisamente silenzioso. Fissata la data di discussione parlamentare sulla fiducia/sfiducia per il 14 dicembre (curiosamente il giorno prima del pronunciamento della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del “legittimo impedimento”), si discute del Patto di Stabilità, come adesso si chiama la Finanziaria, ma non credo che il Presidente del Consiglio sia impegnato per dare supporto a Tremonti in questi giorni. A questo pensano Ministri e Sottosegretari che tramano e lottano per aumentare i fondi per la lotta contro la distrofia muscolare, ripristinare il bonus promesso alle nuove costruzioni che adottano un qualche criterio di eco-compatibilità o restituire i finanziamenti alla scuola parificata che erano stati inopinatamente tagliati in prima stesura.

Silvio è sotto pressione per ottenere la fiducia nell’unica maniera che conosce: comprando “onorevoli” rappresentanti alla Camera ed al Senato, come Giuseppe Angeli, nato ad Orsigna il 5 aprile 1931, residente in Argentina ed eletto alla Camera nella circoscrizione dell’America Latina nella lista “Per l’Italia nel mondo”, che ha lasciato Fini, ed è tornato nel Pdl da dove proveniva.

E Bossi? Improvvisamente sotto attacco da parte dell’opinione pubblica, dopo il coraggioso affondo di Roberto Saviano ha lasciato reagire in maniera scomposta il Ministro Maroni che si è indignato, aggredendo e minacciando per poi accorgersi del boomerang e chiedere allo scrittore di “deporre le armi”. Resta comunque la domanda: come mai un Ministro degli Interni fa finta di non sapere delle infiltrazioni della mafia in Lombardia? I dati sono nelle carte dei giudici, non sono opinioni: ne parlava anche Borsellino in uno delle sue ultime interviste in televisione e ci sono le registrazioni. Lui non ne sapeva niente? La Lega, che presidia il territorio, non se ne era mai accorta? Le dichiarazioni di Gianfranco Miglio sulla necessità di “costituzionalizzare” la mafia non sono anche queste scritte nero su bianco? o forse vogliono affermare che la mafia non esiste in Lombardia? Una brutta faccenda in cui Bossi è rimasto “nel cespuglio”, come suo costume ultimamente mentre i suoi alleati si auto-distruggono: prima Berlusconi e adesso Maroni…

Un ultima considerazione: riescono ad imbrigliare l’antimateria al Cern (!!), facendo ricordare a tutti il libro Angeli e Demoni di Dan Brown e Maria Stella Gelmini cerca i riflettori quasi fosse una sua vittoria, ma purtroppo per lei non se la fila nessuno (giustamente); arrestano Iovine, il pericoloso boss della Clan dei Casalesi di cui parla Saviano in Gomorra e Maroni ed Alfano si pavoneggiano cercando gloria ed onori sulle spalle dei magistrati e delle forze dell’ordine. Saviano, condannato a morte dai Casalesi, dichiara seccamente: “erano 14 anni che aspettavo questo momento“.

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La trappola

Le parole del Ministro degli Interni Maroni giungono puntuali per alimentare la tensione nell’opinione pubblica dopo i fatti di Genova, con i fascisti serbi lasciati liberi di sconquassare lo stadio e la città in occasione del nazional-popolare appuntamento della partita di qualificazione per gli europei di calcio.

Non ci si aspetta certo un annuncio di questo genere da un Ministro della Repubblica, che deve garantire l’ordine e non sobillare gli animi: se ha notizia di infiltrazioni di violenti o di piani tesi a far degenerare una manifestazione sindacale, non è certo spiattellando i suoi timori alla stampa che riuscirà ad impedirli. Cercare attenzione mediatica preventiva suona invece come un sinistro avvertimento, quasi a voler mettere in guardia la popolazione romana contro i manifestanti della FIOM, in piazza per difendere il loro sacrosanto diritto a discutere assieme ai sindacati ed agli imprenditori le modifiche contrattuali che vengono loro calate dall’alto, a scapito dei salari e dell’occupazione e nonostante anni di lotte costate loro ore ed ore di sciopero non retribuite: il Ministro Maroni, sta costruendo un clima di tensione attorno ad una grande giornata per la democrazia sindacale.

“Non ci vuole grande immaginazione che eventuali incidenti sarebbero una manna per chi vive sulla paura, per chi conquista i voti soffiando sulle tensioni e poi presentandosi come l’incarnazione del vecchio blocco d’ordine, l’alfiere della nuova maggioranza silenziosa, anche se in questo caso è più fragorosa che mai” dice Giuseppe Giulietti. “Le parole del ministro Maroni lasciano allibiti, perché vengano dal ministro che non ha saputo prevedere e prevenire l’arrivo, a tutti noto, di 400 estremisti di destra dalla Serbia, eppure alcuni di loro erano ricercati da tempo, passeggiavano per Genova, erano ospiti nelle case di conosciutissimi neofascisti liguri. Come hanno fatto ad entrare prima in Italia, poi a Genova, poi allo stadio?”

Ci auguriamo che la manifestazione della FIOM di domani possa essere grande, pacifica, e che, almeno per una volta, la realtà possa farsi beffa delle parole del leghista Maroni.

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Lega lADROna

Miracolo a Roma. Il ministro Gelmini ha chiesto alla direzione scolastica di Adro di far rimuovere i simboli “padani” dalla locale scuola pubblica (ci vorrà tempo, perché ci vorranno gli scalpelli…). Meglio tardi che mai: ci sono voluti dieci giorni perché una lesione così smaccata della convivenza repubblicana ricevesse un “alt” doveroso, ma non scontato in questo clima politico e con questo assetto di potere.

Fini chiede che il Sindaco paghi i danni procurati (e sarebbe il minimo), Bersani dice che ogni tre giorni militanti del PD andranno a vigilare davanti alla scuola (bene…), ma ai bambini che frequentano quell’istituto e che sono al centro di questa schifezza non ci pensa nessuno?

Bossi invece dichiara che il problema è stato che ce ne erano troppi di simboli (come se anche uno solo non fosse stato un oltraggio!), con una faccia tosta che meriterebbe risposte che mai gli arrivano. Come in occasione de (limitandomi solo alle ultimissime notizie, chè altrimenti ci vorrebbe un libro per elencare le “uscite” di questa gente…):

  • lla rivendicazione di Bossi per una capitale del nord dopo il decreto su Roma capitale,
  • le dichiarazioni di Maroni sul mitragliamento del peschereccio siciliano da parte dei libici hanno sparato sul peschereccio (“forse credevano trasportasse clandestini” come se fosse lecito sparare sui clandestini),
  • la decisione diZaia di rimuovere il tricolore dal simbolo della Protezione civile nella sua regione per sostituirlo con il leone di Venezia.
  • le intemperanze contro chi fa esibisce il tricolore in territori governati dalla Lega
  • la raccolta di firme ad Udine per impedire al costruzione di un cimitero islamico (“non lasciamo che riposino accanto ai nostri”!!) o l’odiosa interpellanza del deputato leghista emiliano che voleva impedire ad una coppia mussulmana di chiamare il proprio figlio Jihad (in arabo vuol dire Leone…)
  • per non parlare dello scandalo della protezione estesa agli evasori padani delle multe sule quote latte a scapito della stragrande maggioranza degli allevatori che hanno pagato regolarmente come prevede la legge comunitaria (adesso quelle multe saranno pagate dal governo, con i soldi di tutti gli italiani, compresi quelli che hanno già pagato!)

Insomma: basta! Non credo più neanche che sia il profumo di elezioni a scatenarli, ma il razzismo odioso che è insito in ogni loro atto, politico e di governo. Questi signori della Lega devono stare attenti: Lega Ladrona, l’Italia non perdona.

P.S. – aggiungo una nota, sulla cresta dell’ultimo sviluppo, come riporta il Corriere della Sera: Adro, il sindaco: “Rimuovo i simboli solo se me lo chiede Bossi”. Adesso mi aspetto un intervento delle forze dell’ordine per ricordare a questo “signore” che la secessione non è avvenuta e che, come sindaco e come cittadino, è tenuto al rispetto delle autorità statali. Bossi o non Bossi.

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