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Formigoni non ha capito

Caro Presidente Formigoni, come è mai possibile che si ostini a non capire?

Le sue parole affannate, sbugiardate e confuse non cambiano proprio niente per quanto riguarda le vacanze extra-lusso a scrocco che ha deciso di fare per anni. Il Presidente di una Regione importante come la Lombardia non si può permettere un comportamento neanche assimilabile a quello che ha tenuto.

Alle confessioni del suo amico Daccò, responsabile del crack dell’Ospedale San Carlo, tra i più importanti di Milano, lei si è dapprima indignato, poi ha cercato di minimizzare adducendo che erano vacanze di gruppo e che tutti pagavano una quota, che il suo amico aveva solo anticipato i denari, ma si era sempre rifiutato di fornire la prove che la sua quota fosse stata rimborsata. Poi, l’evidenza che i suoi rimborsi non erano di fatto mai stati effettuati e che quindi aveva ricevuto beni materiali ed immateriali per centinaia di migliaia di euro da un’imprenditore (e anche chiamarlo così ripugna un po’…) come Daccò, pesantemente coinvolto nella Sanità, che è di competenza del suo ufficio, come Presidente della Regione Lombardia. Alle inevitabili, sacrosante richieste di dimissioni davanti alla menzogna, più ancora che per il sospetto di gravi interferenze ed interessi personali nella gestione della Sanità lombarda, la sua difesa è richiedere la prova dei favori che Daccò si sarebbe comprato.

Se torno indietro con la memoria di qualche tempo, ricordo che i sospetti attorno alla sua figura ci sono sempre stati, non ultimo quello delle firme false che le hanno consentito la candidatura al presente mandato come Presidente, che è poi il quarto nella sua storia, se non vado errato, al termine di una stagione elettorale tra le più travagliate, corrotte e sporche della nostra Repubblica.

Non è un luogo comune, ma un urlo di disperazione ricordare che in nessun Paese al mondo è tollerabile un amministratore pubblico che mente, cercando di nascondere di aver tratto profitto personale dal proprio operato, a prescindere dai favori che avrà o non avrà fatto al suo amico, in cambio delle centinaia di migliaia di euro che le ha regalato. Il fatto che lei abbia mentito è un grave indizio  a suo carico perché rivela che ha qualcosa da nascondere.

E’ l’amministrazione pubblica di gente come lei che ha portato il Paese alla rovina finanziaria, culturale e civile. Lei è libero di faraoneggiare, ostentando uno stile di vita che farebbe invidia a Briatore, mentre la gente vive momenti drammatici a causa del diktat finanziario che è stato fatto, ma le consiglio di non sottovalutare il disgusto e la rabbia che questo suo comportamento genera.

Evitiamo ulteriori scene melodrammatiche: dia le dimissioni, ci faccia il piacere.

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il vero risultato di Milano

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il tempo è scaduto, Silvio

La furia con cui Silvio Berlusconi si è imposto al pubblico in televisione, occupando in ognuna delle emittenti il doppio dello spazio consentito dalla legge in campagna elettorale  è un importantissimo indicatore dell’ansia di cui è preda, dopo le elezioni amministrative. in vista di un declino personale e politico che, oramai immerso nella sua follia tirannica, non può accettare. Violare la legge (non solo quella della “par conditio”, ma anche quella sul conflitto d’interessi, visto che il nostro amico ha dato l’ennesima prova di quanto se infischi) non è un problema nella sua visione della realtà e gli è sempre andata bene, ma adesso non sia accorge che la gente, presa da problemi stringenti e di fronte allo sfacelo in cui versa il Paese, non accetta più che lui continui a combattere una battaglia personale mettendo i suoi problemi davanti a  quelli degli altri, lavorando solo per i suoi interessi.  Dopo i catastrofici (per lui, si intende, perchè per il Paese sono stati francamente straordinari) risultati della tornata delle elezioni amministrative, i tipo cominciano a scappare dalla nave che affonda e lui sente il tintinnio delle manette di quella giustizia che tanto si è affannato a combattere e che la gente invece invoca come ultimo baluardo di questa nostra povera democrazia.

Insultare gli avversari era per lui una normalità, quindi non c’è da stupirsi che la strategia adottata per cercare di ribaltare  l’esito del primo turno a Milano sia di agitare il fantasma di una città trasformata in baraccopoli, in preda a zingari, islamici e terroristi, devastata dai centri sociali. Così il povero Pisapia, reo di lesa maestà prima ancora di aver vinto democraticamente il primo turno delle elezioni, si trova ancora coperto da insulti con Bossi che gli da del matto (che splendido esempio del “bue che da del cornuto all’asino”) dopo essersi sentito trattare da ladro, estremista e terrorista dalla Moratti e dalla Santanchè, subito allineate alla visione del loro Padrone (o meglio Padrino) politico.

Volete scommettere che non servirà a niente? Oramai il “dado è tratto” ed il ridicolo ritornello ascoltato così tante volte dagli italiani servirà solo a consolidare l’opinione pubblica contro questo sultano che ha solo i suoi soldi, ma neanche un briciolo di interesse al bene pubblico.

Attento Silvio Berlusconi da Arcore, ascolta bene il tintinnìo di forconi che sale dalle piazze. Il vento è cambiato davvero e continuando a comportarsi al di sopra della legge il rischio comincia ad essere reale… rifletti su quello che ti conviene fare, che questo lo sai fare bene, ma non sfidare il popolo che quelli come te in queste situazioni rischiano: guarda a che fine hanno fatto i tuoi amici in Egitto, Tunisia e Libia e non credere che l’Italia sia la Bielorussia, chè basta leggere i libri di storia per capire come va a finire se non la smetti.

Il tempo è scaduto.

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