Articoli con tag Napolitano

ed ecco l’allarme terrorismo…

Adesso arriva l’allarme.

Dopo “una fase anche se breve di minore attivismo, stanno facendo un salto di qualità” e c’e’ da aspettarsi “una graduale ripresa dell’offensiva delle sigle Fai con attacchi a obiettivi indicati nei recenti documenti” ha dichiarato il generale Giorgio Piccirillo, direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI), in un’audizione in Commissione affari costituzionali alla Camera. “I circuiti di ispirazione brigatista hanno salutato con favore” l’agguato a Adinolfi, ha sottolineato il direttore dell’Aisi: “Velleitari progetti di abbattere il sistema continuano ad animare esigui settori del marxismo leninismo rivoluzionario e le dichiarazioni rese nel corso del processo dai brigatisti arrestati nel 2007 dimostrano quale partecipazione ci sia ancora dal punto di vista ideologico”.

Sempre oggi, a margine delle celebrazioni commemorative di Falcone e Borsellino, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano ha dichiarato: “che la criminalità organizzata possa oggi anche tentare feroci ritorni alla violenza di stampo stragista e terroristico, non possiamo escluderlo. La mafia, Cosa Nostra e le altre espressioni della criminalità organizzata rimangono ancora un problema grave della società italiana, e dunque della democrazia italiana”.

E’ un po’ che lo scrivo sia per il neo-brigatismo del FAI sia per lo strano attentato di Brindisi e dopo le autorevoli conferme giunte oggi, continuo a ripeterlo: in questo contingenza finanziaria che forza il Paese a fare scelte importanti per il proprio futuro, una strategia della tensione può far gioco solo a chi vuol far passare leggi impopolari o “speciali”.

Mi tornano in mente le 10 strategie della manipolazione delle masse esposte da Noam Chomski, specie la 2 (Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare. Ad esempio si possono lasciar dilagar la violenza urbana e i disordini sociali, oppure creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici) e la 4 (Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento): occhi aperti, tutti quanti, please!

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dopo il G8, Napolitano parla con Obama

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il PDL attenta alla Costituzione

“Il parlamento è sovrano, gerarchicamente viene prima degli altri organi costituzionali come magistratura e consulta e presidenza della Repubblica”. Dal Pdl arriva un nuovo attacco contro i giudici, ma anche contro il capo dello stato, attraverso una proposta di legge per riformare l’articolo 1 della Costituzione, presentata dal deputato Remigio Ceroni.

“Visto che al momento non è possibile fare una riforma in senso presidenziale come vorrebbe Berlusconi- spiega il deputato Remigio Ceroni – per ora ribadiamo la centralità del parlamento troppo spesso mortificata, quando fa una legge, o dal presidente della Repubblica che non la firma o dalla Corte costituzionale che la abroga. Occorre ristabilire la gerarchia tra i poteri dello Stato. Se c’è un conflitto, occorre specificare quale potere è superiore”, e aggiunge che quello che e’ da evitare e’ ”il nascere e svilupparsi di un’eversione e soprattutto il sopravvento di poteri non eletti dal popolo e privi di rappresentanza politica”

Attualmente, l’articolo 1 della costituzione recita: “l’italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione” e secondo la proposta di legge del PDL, sarebbe trasformato in “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale“, senza più riferimenti o vincoli alla Costituzione e quindi alla figura degli organi istituzionali di controllo tra cui la Presidenza della Repubblica.

Particolare non secondario è che questo priverebbe il Presidente della Repubblica della facoltà di sciogliere d’autorità le Camere… Insomma, l’escalation eversiva del PDL continua in maniera preoccupante e sottolinea le preoccupazioni già espresse dal Presidente Napolitano nei giorni scorsi, da cui la mia lettera.

Presidente, per cortesi ci pensi seriamente e li fermi prima che si troppo tardi!

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lettera al Presidente Napolitano

Egregio Signor Presidente,

leggo del Suo sdegno per i manifesti di Milano che equiparano i magistrati alle Brigate Rosse e della Sua preoccupazione per ” il rischio di una pericolosissima degenerazione della situazione”, e colgo anche negli aggettivi superlativi che Lei usa il segno di quanto si sia arrivati a deteriorare il vivere civile della nostra democrazia, costringendo il Paese a camminare sull’orlo di un baratro, a causa delle continue  delegittimazioni a cui sono soggette le istituzioni di cui Lei è il più alto rappresentante.  Mi chiedo tuttavia (e mi creda, è tutto il mondo civile che si pone la stessa domanda parlando dell’Italia) come possa essere tollerabile una classe politica autoreferenziale che lascia il Paese in balìa degli eventi pur di preservare se stessa ed i suoi privilegi, scavalcando le leggi per non essere sottoposta alla giustizia quando commette reati talmente palesi da consentire agli organi giudicanti di avanzare la richiesta di giudizio immediato, poichè non vi è bisogno alcuno di effettuare indagini, tali e tante sono le prove del reato commesso.

Cosa la spinge a non sollevare il Paese da questa melma e sciogliere le Camere, come le da potere la Costituzione repubblicana? Da osservatore esterno ai giochi della politica, La conosco come uomo saggio e con forti radici democratiche, che le consentirono nel passato a  non cedere alle tentazioni autoritarie dell’ideologia, e proprio come tale mi aspetterei un gesto di forte coraggio istituzionale per salvaguardare quantomeno l’onore del Paese.

Quanto pensa che dovremo aspettare prima di assistere al prossimo indegno spettacolo di asservimento del Parlamento ai voleri di privati interessi, del tutto disinteressati ai diritti della gente alla giustizia, al lavoro, alla sanità, all’istruzione, o all’ennesima perdita di dignità nazionale di fronte alle nazioni di tutto il mondo per le dichiarazioni farcite di razzismo di un partito che a stento raggiunge il 10% dei votanti (che si per se sono già la metà della popolazione, visto che l’altra metà è talmente schifata da non recarsi neanche più alle urne)? Cosa racconteremo ai nostri giovani, segnati dalla scelta tra il precariato o la disoccupazione cronica, di fronte ai soldi facili proposti da modelli di vita esaltati da esempi eccellenti, in cui la corruzione, la frode,  e la prostituzione minorile, il razzismo e l’egoismo sociale sono proposti come valori e  non come reati da punire in maniera esemplare?

Non si meravigli, egregio signor Presidente, degli attacchi alle istituzioni, a cui la Sua stessa persona è stata troppe volte soggetta, delle menzogne, ingiurie ed insulti, delle calunnie del dossieraggio e dell’inesistente moralità di questa classe politica, perchè questo credo sia parte di un disegno già svelato a suo tempo dalle carte della loggia massonica Propaganda 2, i cui intenti erano, e credo siano rimasti, di trasformare questa democrazia in un totalitarismo affaristico, in cui la libertà di tutti è vista come un pericolo oltre che un fastidio. Se non scioglie le Camere d’autorità, magari per il timore che con questa legge elettorale infame, che priva gli elettori del potere primordiale di scegliere i propri rappresentanti, si possa tornare in una situazione simile o peggiore, La vorrei spingere a riflettere sulle tragiche conseguenze che la scellerata conduzione del Paese da parte di questo governo e dei suoi servi parlamentari, può portare in termini non più di semplici tensioni, ma, come dice appunto Lei di una “pericolosissima degenerazione della situazione”.

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Un Parlamento vergognoso

Riprendo da Il Salvagente, un riepilogo delle notizie degli ultimi giorni riguardanti i nostri parlamentari

La giornata no di La Russa Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato protagonista di una giornata molto tormentata a Montecitorio. In serata è stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti del popolo Viola e del Pd che si erano radunati davanti a Montecitorio per un sit in contro la legge sul processo breve. Il ministro è uscito dalla Camera e si è avvicinato ai manifestanti che l’hanno raggiunto gridandogli: “Vergogna, mafioso, fascista” e gli hanno tirato delle monetine. La Russa è stato protetto da un cordone di carabinieri che lo hanno fatto rientrare a Montecitorio. Duramente contestato anche il sottosegretario Daniela Santanché apostrofata con “bugiarda”.

La Russa manda fini a quel paese – Ma il ministro della Difesa ha avuto anche un duro scontro con il presidente della camera Gianfranco Fini (vedi il video) che era stato costretto a sospendere la seduta. Questi i fatti: il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, stava contestando l’operato del ministro della Difesa rispetto alla manifestazione davanti a Montecitorio quando La Russa gli ha fatto segno con la mano di stare zitto, avvicinando il dito al naso, e mandandolo platealmente a quel paese.

Fini: “Fatelo curare”Mentre in Aula si scatenava la bagarre, il presidente Fini invita il ministro ad “avere un atteggiamento rispettoso verso l’assemblea”.La Russa gli ha battuto scherzosamente le mani e gli ha fatto il segno di stare zitto.A quel punto Fini ha chiesto rispetto per la presidenza, e La Russa sembra urlargli “ma che fai”.E sembra mandare a quel paese anche lui. Il presidente sospende la seduta, ha un altro scambio di battute con la Russa che, mentre in Aula, dall’opposizione, gli urlano “fascista, fascista”, tira in aria i fogli che ha davanti. Fini esce dall’emiciclo esclamando: “Fatelo curare”.

Giornata di bagarre alla Camera Bagarre alla Camera. Il Pdl e la Lega chiedono e ottengono l’inversione dell’ordine dei lavori dell’Aula per portare già oggi all’esame il provvedimento sul processo breve e il Pd protesta, parlando di “pagina nera per la storia della Repubblica”. Dai banchi dell’opposizione si è sollevato il grido “vergogna, vergogna”. Subito dopo, ha preso la parola il capogruppo Pd Dario Franceschini, lamentando la violazione dell’articolo del regolamento della Camera che riserva all’opposizione uno spazio dei lavori dell’Aula per le proprie proposte di legge. Bersani attacca con un paragone su Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E annuncia un sit in a Montecitorio per le 18.

La protesta a Montecitorio: “Vergogna”La protesta si sposta dunque nel pomeriggio dall’Aula della Camera al suo ingresso,  dove si riuniscono i manifestanti del Popolo Viola e simpatizzanti del Pd, per il presidio organizzato dai Democratici. La folla urla: “Vergogna, vergogna”, “Ladri, ladri”, “Mafiosi, mafiosi”.I manifestanti sono anche riusciti a superare il transennamento che abitualmente tiene a distanza dall’ingresso del Parlamentto.

Monetine contro La RussaIl ministro della Difesa, La Russa, è stato accolto con fischi e insulti ed è stato anche oggetto di un lancio di monetine. La Russa è stato costretto a rientrare nel palazzo e lasciarlo da un’altra uscita (“Sono dei violenti”: ha poi dichiarato). I dimostranti hanno poi duramente contestato anche Daniela Santanchè.

Bersani chiede la mobilitazione di tuttiBersani è intervenuto al sit in parlando da una scaletta messa a disposizione, chiedendo la mobilitazione di tutti “contro il colpo di mano sul processo breve” che porterà – ha detto – in libertà i truffatori. Il leader del Pd ha stigmatizzato il fatto che di fronte alla crisi internazionale – politica, economica e militare – l’intero governo era presente stamattina in aula con il solo scopo “di far passare la modifica dell’ordine del giorno per avere subito una votazione sul processo breve”.

“A Lampedusa compra casa, qui il salvacondotto”Stamattina Bersani aveva attaccato Berlusconi parlando di Lampedusa: “Lì compra la casa, qui compra il salvacondotto”. E poi: “Berlusconi è andato a fare i fuochi d’artificio a Lampedusa ma abbiamo capito qui il motivo. Ha acceso i riflettori lì ma il miracolo è qui col processo breve”. E allora applausi scroscianti dai banchi dell’opposizione.

Napolitano: “Basta tensioni”Il livello dello scontro è tale che anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena rientrato dagli Stati Uniti, è stato costretto a fare un appello alla moderazione: “Bisogna rimuovere tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare nell’opinione pubblica e specialmente tra i giovani motivi di disorientamento e sfiducia che è indispensabile scongiurare”.

Franceschini: “Migliaia di malviventi saranno liberi”“Questa è l’ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. Poi l’ex segretario del Pd si è rivolto a Umberto Bossi e alla Lega: “Cosa andate a dire ai popoli padani – ha chiesto retoricamente il capogruppo del Pd –  a cui avete promesso la sicurezza? Andrete a dire che volete liberare i criminali? Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. Ma di fronte al presidente del Consiglio le rapine e le violenze non contano e vi comportate da servitori fedeli”.

Casini: “È una vergogna”E di vergogna ha parlato in Aula anche il presidente dell’Udc Pierferdinando Casini: “È un provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. È una vergogna”.

L’opposizione abbandona la commissione Giustiza La discussione generale sul provvedimento è già iniziata, ma era scontato che il voto degli emendamenti sarebbe slittato alla prossima settimana. Così la maggioranza ha  deciso di anticipare il voto sul testo che accorcia i tempi di prescrizione. Intanto i deputati dell’opposizione hanno abbandonato la riunione del Comitato dei Nove della Commissione Giustizia per protesta contro la decisione della maggioranza di “strozzare i tempi del dibattito sul testo per la prescrizione breve”.

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La lettera a Napolitano

Ecco il testo della lettera con cui gli studenti chiedono udienza da Capo dello Stato, che li riceverà nel pomeriggio:

“Caro Presidente,

ancora una volta in tutta Italia gli studenti universitari e medi stanno manifestando contro l’approvazione del ddl Gelmini al Senato.Da anni chiediamo che l’universita’ cambi, siamo i primi che denunciamo che l’universita’ che viviamo non funziona. La riforma proposta dal Ministro Gelmini a nostro avviso non risolve nessuno dei problemi che noi poniamo , anzi li aumenta con tagli indiscriminati e la cancellazione del diritto allo studio.

Da due anni chiediamo al Governo di fermare l’iter della riforma ed ascoltare le nostre richieste aprendo una grande discussione con il mondo accademico per costruire una riforma che metta l’universita’ e la ricerca al centro della agenda politica economica e sociale nostro paese. L’unica risposta che abbiamo avuto e’ il silenzio da parte del Governo, se non addirittura insulti.

Chiediamo a Lei, Presidente, massima carica della nostra Repubblica di riceverci per ascoltare le nostre ragioni. Ci dimostri signor Presidente che la piu’ alta carica dello stato vuole mantenere un dialogo aperto con una generazione che ha un futuro incerto”.

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Gasparri soffia sul fuoco

Maurizio Gasparri, capogruppo del PDL, continua a soffiare sul fuoco in maniera irresponsabile ed ottusa, come da sua tradizione, in attesa delle manifestazioni degli studenti dei prossimi giorni, quando il decreto Gelmini verrà portato all’approvazione del Parlamento. Ieri chiedeva arresti preventivi, in puro stile fascista e oggi chiama potenziali assassini i ragazzi che partecipano alle manifestazioni…

Alla faccia del dialogo invocato dal Presidente Napolitano che aveva appena dichiarato che “il crescente malessere dei giovani non va disconosciuto. Guai a sottovalutarlo  è malessere concreto, per la disoccupazione e per la precarietà e scarsa qualità dell’occupazione, per l’inadeguata formazione, e più in generale per l’incertezza del futuro, per il vacillare delle speranze e degli slanci che dovrebbero accompagnare l’ingresso nell’età adulta”.

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Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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