Articoli con tag PD

PDL e Lega aiutano i pedofili

Un gruppo di senatori di PDL e Lega, stavano facendo passare un emendamento (il numero 1707) nella legge sulle intercettazioni, che aboliva l’arresto in flagranza di reato nei casi di violenza sessuale su minori  se…”di lieve entità”. Scoperti da un deputato del PD, nel centrodestra c’è stato il fuggi fuggi generale tra”non avevo capito”, “non pensavo fosse proprio cosi” ed il classico “mi avete frainteso” di stampo berlusconiano, ma alla fine i nomi dei firmatari di questo infame emendamento sono venuti fuori e sono i seguenti:

  • sen. Maurizio Gasparri – PDL
  • sen. Federico Bricolo – Lega Nord
  • sen. Gaetano Quagliariello – PDL
  • sen. Renato Centaro – PDL
  • sen. Filippo Berselli – PDL
  • sen. Sandro Mazzatorta – Lega Nord
  • sen. Sergio Divina – Lega Nord

Per la cronaca: il sen.Bricolo è quello che proponeva il “carcere per chi rimuove un crocefisso da un edificio pubblico”, il sen.Berselli ha dichiarato di essere stato “iniziato al sesso da una prostituta”, il sen.Mazzatorta ha ripetutamente cercato di impedire i matrimoni misti, mentre il sen.Divina  rimasto famoso per aver dichiarato che “i Trentini sono come i cani ringhiosi che capiscono solo la logica del bastone”, frase attribuita a suo tempo a Benito Mussolini. Gasparri lo conosciamo tutti…

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Fini, Casini, Rutelli e la crisi

Ieri abbiamo assistito alla prima uscita semi pubblica del preannunciato asse tra Casini, Fini e Rutelli. In occasione di un convegno sui 150 anni dell’unità d’Italia i tre si sono trovati assieme sul tavolo dei relatori. Un’occasione perfetta per i cronisti che hanno cominciato a fare domande e si sono trovati di fronte a risposte chiare e dirette: “Lo chiamate terzo polo?  –  ha scherzato Casini  –  direi piuttosto primo polo, non metteteci già in fondo alla classifica!”, mentre Rutelli, il più entusiasta, parla di “un’area che si sta formando, di un incontro tra uomini politici che sono stati parte di schieramenti diversi e adesso hanno sempre più punti importanti in comune”, mentre Fini  ruba lo stile veltroniano, citando Obama con il suo “Yes we can”, ce la possiamo fare: “L’Italia può farcela, qui non siamo declinisti di professione”.

Eccoli i tre leader, accomunati dall’anti-leghismo, convinti che Berlusconi se ne debba andare, promotori di una nuova unità di popolo, di un “Patto per la Nazione” come lo ha chiamato Casini, mentre trattano con il Pd e IdV per far cadere il governo, perchè “serve una crisi vera, poi si discuterà di nomi e di premier” come va ripetendo ai suoi il presidente della Camera. È un count down forzato, nel quale il Premier decide di lanciarsi anche a costo di precipitare in quello stesso “vietnam” di numeri risicati e contrattati a Palazzo Madama nel quale due anni fa si è infine arenato il governo Prodi.

I contatti di Fini con Casini, Rutelli, Bersani sono continui. I quattro hanno ragionato, pallottoliere e calendario alla mano. Martedì il presidente del Senato Schifani dovrà inserire in agenda la mozione di sostegno al governo, l’input del Pdl è che venga fatto il prima possibile. Al voto si potrebbe andare anche giovedì. I dieci senatori di Futuro e libertà non parteciperanno al voto.La mozione di sfiducia di Pd e Idv camminerà con passi più lenti a Montecitorio, dove i lavori la settimana prossima saranno monopolizzati dalla legge di stabilità. Ma anche lì la crisi verrà in qualche modo “parlamentarizzata”: martedì la norma sui conti dello Stato approda in aula e il centrosinistra presenterà migliaia di emendamenti, Tremonti a quel punto porrà la fiducia che già in settimana dovrebbe essere votata. Futuro e libertà si asterrà, pur votando subito dopo a favore sul merito della legge. Bersani e Di Pietro invece chiederanno al presidente della Camera che la loro mozione di sfiducia, depositata ieri, venga discussa nella finestra riservata agli atti dell’opposizione già prevista per il 22-23 novembre. I finiani non la voteranno, ma ne presenteranno una propria. Bersani in privato e Di Pietro in pubblico hanno fatto sapere che la voteranno. Casini farà lo stesso. Con quei numeri, a fine mese la corsa del governo potrebbe essere finita.

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Le ultime ore

Si contano le ore. Stando a quanto dice Bocchino, lunedì la compagine di governo di FLI darà le dimissioni in blocco dai rispettivi incarichi se il Presidente del Consiglio non si dimette, come richiesto da Fini, per farsi da parte e lasciar governare la destra italiana che concederebbe alla Lega qualche onore… Berlusconi, ferito nell’orgoglio, vuole dar guerra e le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. Bossi, uscito dal cespuglio per confabulare con Fini, prepara le cose per “pilotare la crisi”, cioè salvaguardare al massimo gli interessi della Lega. Il ragionamento insomma sembra che sia facile: o si passa il cerino di guidare il Paese o si cerca una maniera di  continuare a governare e se questo comporta la defenestrazione di Berlusconi… magari ci si può pensare.

Il re è sempre più nudo e solo. Lo avete visto tutti schiumare di rabbia, mentre gira il nome di Tremonti come prossimo Presidente del Consiglio (in verità c’è molta fantasia, gira anche il nome di Maroni… un leghista alla guida dell’Italia…).

Il Senatore Ignazio La Russa, annuncia un atipico voto del Senato sulla fiducia al governo (visto che in Senato i numeri il PdL dovrebbe averli) e costringe quindi PD ed IdV a presentare una mozione di sfiducia, che si svolgerà martedì alla Camera dei Deputati; il giorno dopo che FLI promette di lasciare il governo, diventando quindi strumentale per formalizzare la crisi di governo nel caso Fini decida per la coerenza tra le parole ed i fatti o svelerebbe un patto di governo della destra post-berlusconiana nel caso, a sorpresa, la Camera votasse la fiducia al governo.

Infatti la prossima settimana è in calendario il voto per la Finanziaria o come la si chiama adesso: il Patto di Stabilità. Non si può andare all’esercizio provvisorio in attesa del prossimo governo, il Paese non può permetterselo. Un governo sfiduciato dal Parlamento ha il dovere di dimettersi e se questo sarà il verdetto del voto di fiducia, Berlusconi dovrà dimettersi, ma nessuno lo obbliga a farlo prima di far votare il Parlamento sulla legge che deve stabilizzare i conti del Paese, che traballa e scricchiola da tutte le parti.

E’ sceso in campo anche Napolitano, che ha chiesto una razionalizzazione dei tagli necessari al posto dei tagli orizzontali previsti dal Tremonti, cosa che ha fatto stizzire Gasparri che ha iniziato un’intollerabile polemica con il Quirinale. Gli ha risposto Enrico Letta:

“E’ intollerabile che in un momento di questo genere Gasparri si permetta di strumentalizzare le parole del Capo dello Stato. Ha ragione il presidente Napolitano, prosegue Letta, quando chiede di abbandonare le politiche basate sui tagli lineari e di fare delle scelte con chiare priorità. Piuttosto che abbandonarsi a sterili polemiche, il centrodestra accolga i rilievi del capo dello Stato e si preoccupi di far si che il ddl stabilità contenga le misure per rilanciare la crescita nel nostro paese, perchè al momento non raggiunge i suoi obiettivi ed è un provvedimento insufficiente”.

Sperare nel senso di responsabilità della compagine governativa nella gestione delle necessità del Paese anche in momenti di grave crisi politica è l’ultima spiaggia…

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Il bluff di Fini

Fini strappa con il governo quando chiede un Berlusconi-bis: questa è la lettura che molti danno delle parole del leader di FLI. Ma ci crede davvero quando esce allo scoperto, attacca Berlusconi e chiede che il premier salga al Colle aprire la crisi, condizione perché Fli dica “sì” a un nuovo patto di legislatura con una nuova agenda, aprendo all’Udc e cambiando la legge elettorale? Ovviamente la risposta di Berlusconi è un “no” a tutto tondo: sia lui a votarmi contro sfiduciando il governo. Perchè mai infatti dovrebbe rinnegare l’unico alleato fedele, la Lega, per apparentarsi con i due che lo hanno lasciato in mezzo ad una strada: Fini e Casini? Farlo per il bene del Paese come chiede Fini, sarebbe ammettere il fallimento di un governo che era partito con una maggioranza bulgara e quindi ridimensionare anche il ruolo del Premier stesso nell’eventuale Berlusconi-bis.

Forse Fini voleva fare appello all’istinto di sopravvivenza del Premier, visto che un nuove esecutivo che finisse la legislatura con Berlusconi a capo, salverebbe il Cavaliere dai processi che si stanno per celebrare grazie al legittimo impedimento, ma la risposta negativa che ha ricevuto è sicuramente anche figlia dell’orgoglio ferito di un uomo che si sente ancora il più potente in Italia. Anche in questa lettura il risultato era ampiamente prevedibile.

Non ci resta che pensare al bluff, per dare un’ennesima spallata e continuare a far rosolare a fuoco lento la situazione fino alla prossima occasione politicamente rilevante (vedi il voto sulla riforma della Giustizia) sulla quale far valere i principi morali tanto pre-annunciati. Di fatto seguendo questa strada, Fini non si aspettava affatto che Berlusconi abboccasse, ma le sue dichiarazioni di oggi sono da vedere come una rassicurazione ai possibili futuri alleati del programma prossimo venturo.

Provi adesso il PD chiamare il bluff, muovendo una mozione di sfiducia al Premier in Parlamento, per scoprire le carte di tutti quanti: nel bene e nell’interesse del Paese.

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Appello al PD, Vendola, Di Pietro e Renzi compresi

Premetto che non mi sono ancora formato un’opinione sull’iniziativa di Matteo Renzi per “rottamare” la vecchia dirigenza del Partito Democratico. La carica dei 2500 “rottamatori” che convergono a Firenze su iniziativa del Sindaco Renzi per mettere in evidenza le proprie idee sul rinnovamento generazionale all’interno dei quadri dirigenti del PD, mi sembra quasi inopportuna, anche se ne riconosco il valore simbolico. Non è infatti in discussione la giusta spinta verso una maggior accessibilità dei giovani ai vertici del partito, per ovvi motivi di coerenza con l’evoluzione della società democratica se non per altro, ma la scelta dei tempi ed i metodi usati.

Si cerca di condizionare le scelte della giovane segreteria Bersani, eletta tramite il sistema delle primarie oppure è la nascita di un’ennesima scissione, se non nei fatti almeno nella percezione dell’opinione pubblica, che già stenta a riconoscere la leadership di quella che oggi è l’opposizione? Vendola incalza a sinistra, raccogliendo successo ad ogni cosa che dice e fa (e proprio perchè fa), perchè riesce ad attrarre l’opinione pubblica e dimostra una visione del Paese che non è rivoluzionaria, ma semplicemente progressista. Anche gli avversari lo rispettano più di altri nelle file dell’opposizione tutta. La sua lotta è la giusta aspirazione della sinistra, la sfida politica lanciata alla segreteria del PD, a cui Bersani non si nega, pressato anche dall’Italia dei Valori, che raccoglie la rabbia di chi non si riconosce nell’attuale amministrazione del Governo e dello Stato.

Il Partito Democratico, deve raccogliere queste sfide e misurarsi con gli altri nel più totale rispetto per vedere a quello che il popolo progressista italiano crede sia l’indirizzo da dare alla lotta al liberismo ed alle sue aberrazioni, come nel caso di Berlusconi. Qualunque sia il risultato delle primarie dovrà essere accettato dagli altri, per primi i candidati sconfitti, che dovranno aiutare il vincitore della candidatura a vincere le elezioni per governare il Paese. Solo così si può costruire una candidatura forte, che coalizzi il centro sinistra. Renzi è la riforma amministrativa (necessaria), Vendola l’anima di sinistra del PD e Di Pietro è il collante con la gente, che è delusa ed arrabbiata per mille motivi e Bersani è il Partito Democratico, la storia, la tradizione democratica, la credibilità istituzionale ed ha soprattutto l’organizzazione necessaria per governare.

Alla manifestazione del Partito Democratico con il governo ci dovranno essere tutti, per dare un segnale importante alla destra che si ri-organizza in vista del crollo del Cavaliere.

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Il PD e le elezioni

triste ed emblematica…

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Il re è nudo

Tra richieste di dimissioni e mozioni di sfiducia a 360 gradi, si sgretola il potere dell’oligarchia berlusconiana, travolto dalle menzogne, dagli scandali e dall’impotenza dimostrata di fronte allo sfacelo del Paese.

“Se il caso di Ruby è vero, Berlusconi si dimetta”: Gianfranco Fini – dopo averci riflettuto per diversi giorni – trae le sue conseguenze dalla vicenda della ragazza marocchina. “Berlusconi ha sbagliato a chiamare direttamente la polizia, poteva chiamare a me o a Maroni” ha detto Bossi, facendo capire, al di la della perfetta interpretazione del boss mafioso da film, che è pronto a scaricare il Premier. Il PD e le opposizioni tutte fremono e preannunciano mozioni di sfiducia, mentre i vescovi danno del malato al Primo ministro italiano, gli industriali ne denunciano l’incompetenza da affrontare i problemi delle imprese e gli operai urlano la loro rabbia nelle strade del Paese.

“Gianfranco Fini vuole le mie dimissioni? Si assuma le sue responsabilità davanti agli elettori e stacchi la spina del governo”: chi ha avuto modo ieri di parlare con Silvio Berlusconi ad Arcore lo descrive di pessimo umore. Il premier non avrebbe per niente gradito le ultime dichiarazioni di Gianfranco Fini e non solo quelle relative al “caso Ruby”, ma anche su quello che il leader di Fli ha detto sulla possibile “interdizione” parlamentare sulle “leggi che servono unicamente per Berlusconi”.
Nel frattempo le indagini svelano sempre di più le menzogne di un Berlusconi alle corde (emblematico il pezzo del Corriere della Sera di oggi sui punti oscuri della vicenda Ruby, ma se qualcuno avesse perso qualche pezzettino la cronistoria la trova su Il Salvagente), ed il mondo ride ancora una volta delle miserie di un oligarca malato, incapace questa volta anche di battere i piedi di fronte all’evidenza. Il re è nudo.

 

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Emma, Gianfranco e lo strappo finale

L’Italia per Fini “è un paese fermo e dilaniato da mille polemiche, Emma Marcegaglia, ha drammaticamente ragione”. Così il Presidente della Camera in un’intervista a Il Messaggero di oggi si mette al fianco di Emma Marcegaglia che ieri aveva lanciato un altro affondo sull’immobilità del governo di fronte alla drammatica realtà del Paese e delle sue imprese. “Se l’Italia non esce dalla propaganda affonda in una palude” continua Fini, aggiungendo che il PDL deve “smetterla di dire che la colpa di tutti i problemi è dei giornali, della sinistra o della magistratura” evitando così di affrontare i problemi del Paese.

L’insanabile frattura tra Fini e Berlusconi sembra proprio essere giunta al momento della verità anche alla luce dei commenti:

  • sulla giustizia (“la legge deve essere uguale per tutti e chi sbaglia deve pagare. Questo è esattamente il contrario dell’impunità e dell’immunità”);
  • sull’economia del Paese (“Anziché risparmiare cento con tagli da dieci dobbiamo indicare settori in cui investire e non solo quelli in cui tagliare. La nostra economia non sarà mai competitiva in termini di quantità. Possiamo essere competitivi solo in termini di qualità. Possibile che l’Italia non riesca a trovare risorse che al contrario saltano fuori quando la Lega batte i pugni sul tavolo per difendere 200 ultrà delle quote latte?“).
  • sugli scandali (“il caso Ruby sta facendo il giro del mondo e mette l’Italia in una condizione imbarazzante. Sono amareggiato dalle ultime vicende politiche di cui sarebbe meglio non parlare. L’Italia merita un biglietto da visita migliore di quello che viene presentato, e questa ennesima polemica rappresenta una brutta pagina per il nostro Paese”)

L’asse tra Futuro e Libertà e Confindustria ed il capitale storico italiano rappresentato da Montezemolo, sembra essere ulteriormente rinsaldato dalla comunanza di vedute pubblicamente espresse, accelerando lo strappo con il PDL. D’altronde anche Bossi, nel bel mezzo dell’uragano Ruby, parlando ai suoi leghisti aveva premonizzato: “è in arrivo un governo tecnico con noi all’opposizione: preparatevi”. Gli unici a non crederci sono lo stesso Berlusconi (“un governo tecnico sarebbe un rovesciamento della democrazia” ha  dichiarato all’ANSA, dimostrando ancora una volta di intendere la legge costituzionale in una maniera tutta sua, visto che il Presidente della Repubblica è obbligato a valutare se esistono altre maggioranze in Parlamento in caso di crisi) e Maroni che, nel lento, ma costante, tentativo di proporsi come alternativa alla guida del Carroccio, insite per elezioni anticipate in caso di crisi dell’attuale governo.

In tutto questo movimento non è escluso che il PD partecipi dietro le quinte, ma sicuramente, non ha ancora una volta una precisa strategia di comunicazione, rischiando di risultare agli occhi dell’elettorato come uno spettatore passivo…

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Il programma del PD

Ho trovato in rete i documenti di programma del PD approvati dal congresso di Busto Arsizio del 8-9 ottobre. I temi su cui si è giunti ad una posizione comune sono i seguenti:

Trovate l’elenco completo qui, sulla pagina del PD su Tumblr. Mi accingo a leggere, ma intanto lasciatemi dire: era ora.

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Dal dire al fare

Ho seguito su Sky il discorso di Bersani alla Scuola di Politica del PD: un discorso valido, colto (e… senza barzellette!), centrato sul tema del lavoro, come valore e come risorsa per uscire dalla crisi, con citazioni e paralleli storici ed una visione del Paese immersa negli scenari internazionali, da cui non può prescindere. Tra tutte le cose che ho ascoltato c’è stato anche l’annuncio di proposte concrete, di un programma politico del Partito Democratico che tutti aspettano con ansia: la politica fiscale (“chi ha di più deve dare di più…”), il diritto del lavoro (“per questo esiste il codice, per difendere i più deboli”) ed al lavoro (“il lavoro non è tutto, ma questo lo può dire solo chi ha un lavoro”, “un’ora di lavoro di un precario vale quanto un’ora di lavoro degli altri, sennò siamo tutti precari”), la politica industriale (Marchionne ci dice che la cultura del non far niente non funziona per uscire dalla crisi… se ce lo diceva due anni fa, magari ci dava anche una mano!”), la scuola, la sanità… insomma un bel discorso.

Non è mancata anche una ventata di orgoglio (“La Lega ci fa un baffo!” sperando che non si riferisse a Dalema…), ma nessun accenno alla distanza che separa il Partito Democratico dalla gente e oramai da buona parte di quell’elettorato che suoleva definirsi “di sinistra”. Basta guardare in rete. Termometro Politico è un sito che visito spesso e che riporta in maniera precisa i sondaggi (tutti) sulle preferenze elettorali degli italiani: a metà settembre, nel bel mezzo della bufera che investiva  il governo,  la coalizione del Centro-Sinistra… perdeva consensi (dal 43,5% delle ultime regionali al 39.8%) come il Centro-Destra privo dei finiani (dal 47,5% al 43,5%), mentre il Centro-Centro (UDC, FL e MpA) cresceva fino a raggiungere il 13,6%. L’unica nota positiva era la crescita del Movimento Cinque Stelle di Grillo che raggiungeva il 2,2%.

Lo deve capire, Bersani ed il PD tutto che la comunicazione dei contenuti è oggi altrettanto importante dei contenuti stessi, che recuperare consenso nell’elettorato significa avere coraggio di prendere iniziative, oltre a stilare un programma di governo, perchè al governo, se ci vogliono andare (e lo speriamo tutti che si crei un’alternativa progressista a Berlusconi) devono farsi votare dalla gente, che non ci crede più ai discorsi ed ai salotti.

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Svegliati Italia!

Si sta svolgendo in queste ore a Roma il NoBDay2, la manifestazione del Popolo Viola contro il governo Berlusconi. Non so quanti saranno i partecipanti (scommetto sin da ora sul tradizionale balletto di cifre tra questura, telegiornali e organi più o meno ufficiali dell’informazione politica), ma sono sicuro che non sono quanti dovrebbero essere: manca infatti la dirigenza del PD.

Stiamo assistendo al declino tragicomico di una coalizione imbarazzante, che continua a coprire di ridicolo il Paese, protegge mafiosi e camorristi eleggendoli nelle proprie liste, insulta e aggredisce i cittadini in puro stile razzista degno del Sudafrica dell’apartheid, svilisce la scuola pubblica trasformandola in sedi di propaganda politica come ha già fatto con i giornali e le televisioni, ignora e deride chi soffre sulla propria pelle la crisi più profonda che si ricordi nella storia recente e continua a rubare ed evadere nel disprezzo della cosa pubblica che rappresenta, per di più pretendendo di non essere giudicabile per i reati commessi.

Anche la destra storica, quella che rappresenta il capitale tradizionale, l’aristocrazia italiana, finisce per perdere la pazienza (vedi le recenti dichiarazioni di Montezemolo e della Marcegaglia o le esternazioni di Marchionne che candida la FIAT a guidare il rinnovamento dell’industria e del Paese…) perchè toccati nel vivo oltre che nei propri interessi dall’imbarazzante qualità della rappresentanza politica.

Il Partito Democratico fa la voce grossa con Bersani e la sua pacata dirigenza che si indigna giustamente nei salotti e nei talk show televisivi, ma… non fa altro, lasciando al Movimento Cinque Stelle, all’IdV e ad altri di rappresentare chi non solo non si sente rappresentato dal nostro Presidente del Consiglio e dalla sua cricca, ma è stufo di farsi prendere in giro.

C’è una forza straordinaria nella gente italiana, capace di rivoltarsi all’arroganza come quel padre che ha minacciato di togliere da solo i simboli padani dalla scuola di Adro, di lottare per riportare il Paese a funzionare, a dare equità e giustizia ed un futuro ai propri figli, ma il PD non se ne accorge e continua ad elaborare piani strategici, indignandosi.

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La pazienza di Luca di Montezemolo

Guarda, guarda: Italia Futura, la fondazione vicina a Luca Cordero di Montezemolo attacca violentemente Umberto Bossi e la Lega entrando a gamba tesa nel diabttito politico già rovente di questi giorni.

“Ha ragione Bossi a dire che è più facile parlare che fare” dice l’articolo, “ma negli ultimi sedici anni di fatti invece se ne sono visti ben pochi. Se non la corresponsabilità della Lega in questi sedici anni di non scelte che hanno portato il paese ad impoverirsi materialmente e civilmente. Anche sul fronte delle rivendicazioni specifiche del suo elettorato Bossi ha combinato ben poco (guardare alle promesse sul federalismo per credere). Dubitiamo infatti che i suoi elettori l’abbiano mandato in Parlamento per difendere Cosentino o Brancher”.

Insomma: dopo la pazienza della Marcegaglia (vedi articolo precedente) sembra proprio che sia finita anche la pazienza di Montezemolo.

Ovviamente stizzite le repliche della Lega in uno scrosciare di applausi da tutti gli altri. Osvaldo Napoli del PDL spiega che: “gli attacchi di Italiafutura alla Lega Nord ma estesi a tutto il ceto politico fanno sorridere (…) per un rifiuto aprioristico della realta’ italiana. Mai una volta che questi signori con l’indice perennemente alzato abbiano scelto di “sporcarsi” le mani confrontandosi con gli elettori. Sfido Montezemolo a raccogliere la meta’ dei consensi della Lega”. Personalmente credo che non ci sia bisogno di sfide e che il gesto di Montezemolo, dopo quello della Marcegaglia, sia proprio da leggere in quest’ottica, con il supporto interno di Fini e Casini e quello esterno di altri rappresentanti della destra storica italiana che mal digeriscono di essere rappresentati dalla banda di affaristi che è al governo da troppo tempo.

All’erta Bersani: mentre nel PD si continua a spaccare in quattro il capello (discutendo per carità, senza espulsioni, per non confondersi con il PDL), c’è chi sta preparando la successione a Berlusconi.

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Balla con Grillo

“Ma che stiamo facendo?” ha detto Beppe Grillo dal palco della sua Woodstock di fronte a decine di migliaia di persone. Immagino che il tono fosse retorico, compiaciuto per il successo popolare della manifestazione e del movimento che ha creato, ma mi piacerebbe andare in profondità su quella domanda pleonastica.

Personalmente sono in quasi totale accordo sui contenuti del movimento Cinque Stelle. La necessità di organizzare quella maggioranza dell’Italia che non vota, che non si riconosce più nella capacità innovatrice o semplicemente di gestione della cosa pubblica da parte dei partiti tradizionali (che cambino o no veste non conta…) è essenziale per cercare di dare una svolta al nostro Paese. Le riforme che sono elencate nel programma (visibile a tutti nel sito di Grillo) sono nella stragrande maggioranza ovvie, giuste ed auspicabili ed anche la decisione di non schierarsi a destra o a sinistra (nonostante il tentativo di Grillo di iscriversi al PD e concorrere alle primarie) è condivisibile stando alle premesse “super partes” di cercare di riportare l’Italia sulla via di uno sviluppo equo, sostenibile per tutti.

Non sono tuttavia affatto in accordo sui metodi che Grillo usa. La sua immagine di comico (anzi direi di giullare di corte, inteso nella versione nobile che Dario Fo ha dato alla parola) deve essere offuscata se vuole raggiungere la gente in numeri necessari per poter effettivamente cambiare le cose. Chi non arriva alla fine del mese ha bisogno di fidarsi nella leadership di un movimento che vuole cambiare le cose, per non affidarsi ancora una volta a che usa le parole per affabulare il prossimo. La kermesse che ha organizzato, tra canti, balli ed estemporaneità attrae inevitabilmente i ragazzi e parte di quelli che hanno vissuto il sogno di cambiare il mondo negli anni ’60-’70, ma non credo riesca a toccare chi vive la violenza di questa “fine-crisi”, quelli che hanno perso il lavoro, quelli che sopravvivono a stento ogni mese e tanto meno gli imprenditori che lottano per non chiudere l’impresa, gli anziani e tutta quella classe media che ha votato Berlusconi perchè potesse cambiare l’Italia e oggi si trova sgomenta ad assistere alla caduta del Re Sole. E’ proprio questa la posta che Grillo deve considerare.

“Non siamo più il popolo del Vaffa Day” ha detto dal palco “Adesso esistiamo davvero”; e allora mi auguro che cominci a pensare in termini strategici per cambiare davvero le cose senza scadere nel bieco populismo (di cui io francamente non mi fido affatto) peronista. Come quando inneggia alla distruzione di tutti i partiti: cosa propone come alternativa? Chi può credere nello smantellamento di un sistema senza la proposizione di alternative solide e condivise dalla maggioranza del Paese? Non è questo il cardine di una la democrazia di cui si dice innamorato? “Non la penso come te, ma lotterò fino alla morte perchè tu abbia il diritto di dire quello che pensi” dissero i padri del sistema democratico e personalmente credo che questa sia la strada maestra su cui muoversi ancora oggi, sfidando, smascherando, umiliando il potere attuale con la forza delle idee e dei fatti e non impedendogli di parlare, come hanno fatto i suoi con Schifani qualche giorno fa.

I partiti non vanno distrutti, vanno sfidati dall’interno, seguendoli nella stessa radice della loro natura: la gente. Questo Grillo lo può fare, visto il seguito che ha e quello che potenzialmente può ancora raccogliere in questa melma che avvolge la Seconda Repubblica, ma deve accettare di giocare la stessa partita, senza cadere nella tentazione di sbeffeggiare tipica del giullare di corte o insultare gli avversari come fanno i populisti alla Bossi.

Un’ultima considerazione: è vero che in Italia sembra che piaccia la persona forte e che la politica ricalchi la società in cui opera. Ne abbiamo esempi storici come il Partito Fascista di Mussolini, il PSI di Craxi ed oggi Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, Di Pietro che creano movimenti a loro immagine e somiglianza, che non prendono linfa ed esistono solo perchè esiste il loro leader, a prescindere da ideologie (che forse non esistono più) o da obiettivi che trascendono la personalità che li guida al momento. Si può pensare ad un PDL senza Berlusconi, o una Lega senza Bossi? Forse, ma molto probabilmente no. Secondo me, Grillo farebbe molto bene ad evitare di fare altrettanto e dare al movimento un’identità duratura che non sia centrata sulla sua personalità e sulle sue geniali intuizioni.

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La pazienza di Emma

“La pazienza sta finendo”, dichiara la Marcegaglia accorgendosi improvvisamente (meglio tardi che mai) delle difficoltà in cui versano le imprese. “La pazienza è finità” scrive Bersani sui manifesti accorgendosi (meglio tardi che mai) che la disoccupazione è aumentata.

Nel frattempo i giornali continuano a dare ampio risalto alle vicende dell’appartamento di Fini a Montecarlo in attesa delle rivelazioni promesse oggi pomeriggio, la camorra in Campania sottolinea che il “miracolo della monnezza”di Berlusconi e Bertolaso era in realtà una “monnezza di miracolo”, la Lega continua a tappezzare quelli che considera i suoi possedimenti nel Nord Italia di simboli nazi-padani (… anche in Jugoslavia iniziò tutto così e nessuno ci credeva che potesse finire come a Sarajevo… attenti…) e si adopera per far sloggiare chi aveva fatto della Unicredit la prima banca italiana perchè tenta (con successo) di competere sui mercati mondiali invece di investire nelle regioni del Nord (dimenticandosi, anzi fregandosene del fatto che i correntisti della banca sono anche del Sud…) e Beppe Grillo organizza la sua Woodstock, mandando a fare in culo tutto e tutti tra canti e balli.

La pazienza, Signora Marcegaglia è finita da un pezzo e credo di interpretare il sentimento di tanti nel darle pienamente ragione quando afferma “(…) che il governo ascolti l’Italia fatta di tanta gente che con grande senso di responsabilità fra mille problemi continua a fare il proprio mestiere con determinazione“, anche se le confesso che le sue parole suonano tardive e, come spesso capita a Confindustria, mirate solo agli interessi della categoria che rappresenta. E’ infatti urgente e necessario che si ascolti anche chi il proprio mestiere non può più farlo perché licenziato proprio dal sistema che lei rappresenta, e quei giovani che non riescono a trovare lavoro anche per l’inutile avarizia di un sistema industriale bloccato ed arrugginito.

Guardi: non le dico neanche niente sulla FIAT, perchè la politica di Marchionne oramai va letta in chiave di competizione globale, ma vedo con piacere il suo gesto di apertura alla CGIL, l’unico solo sindacato oramai rimasto in Italia a tentare di essere un contraltare degli interessi industriali, piuttosto le chiederei una posizione netta sulla situazione del nostro sistema finanziario che non solo strozza i suoi industriali ma nega l’accesso al credito a tutta quella gente che è costretta a sopravvivere, rivolgendosi allo “strozzo” per poter tirare avanti.

Bravo Bersani: da quello che leggo sui manifesti, tu la pazienza l’hai persa, come tutti noi. E adesso? Qual’è la linea per combattere la disoccupazione? Ci farai sapere, immagino…

Sappiate entrambi che la gente (tutta) è stufa di continuare a pagare le colpe di una classe politica inetta, ingorda ed inefficiente, che la crisi non è affatto finita (basta guardare fuori dal Palazzo, perchè delle crisi all’interno non siamo affatto interessati) e che non credo manchi molto prima di cominciare a sentire il tintinnìo dei forconi in piazza… ricordate cosa successe a Maria Antonietta ed alle sue brioches?

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Vendola for President

Guardate l’intervista di Nichi Vendola ieri sera a Le Iene….

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Veltroni

dal blog di Mauro Biani

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IL PD ALZA I TONI?

Dalema inaugura una nuova stagione del PD o ha semplicemente perso le staffe di fronte all’ennesima provocazione portata dai guastatori de Il Giornale, di Vittorio Feltri e Paolo Berlusconi?

Dalema non è un politico di primo pelo, dovrebbe aver imparato a trattare con i provocatori di professione, anche in ambiti di maggior peso specifico rispetto alla trasmissione televisiva e con interlocutori di spessore diverso rispetto al buon Sallusti. Eppure…

Noto tuttavia una coincidenza con la reazione di Bersani in un’altra trasmissione televisiva, Annozero, di fronte all’ironia velenosa di Travaglio:

Gli episodi forse non sono collegabili, ma non si può non vedere che anche se non ci sono gli insulti, i toni usati da Bersani sono decisamente più duri di quelli a cui eravamo abituati. Forse è una mia inconscia speranza che il cambiamento sia dettato da una strategia di comunicazione, dettata dalla necessità di reagire alla perdita di “radicamento” del PD con il popolo che non si identifica con Berlusconi. Alzare i toni in televisione per reagire alla marginalizzazione può essere una scelta interessante nella strategia comunicativa, anche in considerazione del fallimento ottenuto fino ad oggi da quelle precedenti.

Time will tell…

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