Articoli con tag politica

La testa di Marino

2La testa del Sindaco di Roma, è caduta sul degrado che sta facendo marcire la Capitale italiana, e la sua straordinaria eredità storica e artistica. Trovatemi un solo residente a Roma che sia soddisfatto del stato in cui si trova la città, immersa nello sporco, attanagliata dal malaffare e immobilizzata dalla burocrazia. E’ un dolore immenso, ancora più che una rabbia, quello che provoca la situazione, ma non credo che sia possibile darne la colpa a Ignazio Marino.

Oggettivamente questo è il primo Sindaco della storia capitolina a pubblicare il resoconto delle proprie spese, inclusi gli scontrini su cui è montata la polemica che  ha portato alle sue dimissioni, ma questo è un altro discorso.  Ha cercato di far lavorare i dipendenti dell’ATAC e gli altri funzionari della pubblica amministrazione, messo mano alle licenze di balneari e delle bancarelle ambulanti riducendo non poco l’impero economico dei clan locali, ha ridotto al lumicino il business dei ras delle discariche, si è battuto per i diritti civili di tutti, sfidando la magistratura e il governo Renzi, con il suo crescente potere di influenza.

Marino, era partito forte con addirittura il 60% delle preferenze elettorali ed era succeduto al seggio capitolino mettendo fine alla tetra epoca Alemanno che, ironizzando con il nome, aveva portato la barbarie nel cuore della Città Eterna. Il disarmante stato di abbandono della città e della vita della popolazione è un retaggio pericolosissimo per chiunque e non si può negare che Marino abbia cercato di affrontare l’impegno a testa bassa, pestando molti piedi autorevoli nel farlo, compresi quelli oltre il Tevere. Le sue scarse capacità diplomatiche erano mal sopportate e francamente credo che Marino ci abbia messo del suo sacco nel generare gli attacchi personali e professionali oltre che politici che il poveruomo ha subìto dalla “macchina del fango” della destra nostrana.

A questo punto i comici hanno cominciato a sghignazzarci sopra, coprendolo di ridicolo. “Marino deve dimostrare di saper governare” aveva tuonato Matteo Renzi pochi giorni fa, dopo che il Papa, assolutamente indispettito dallo stato in cui versa l’organizzazione del Giubileo a Roma, aveva pubblicamente smentito l’incauto Ignazio sulle ragioni del suo viaggio a Filadelfia, nel mezzo della bufera dello “scontrinopoli”,  l’incidente amministrativo che lo ha finalmente costretto alle dimissioni.

Aveva dichiarato di voler ripagare per intero le spese (€20,000) effettuate nel corso del mandato,  per chiudere la polemica, un gesto che immagino dovesse razionalmente far tornare l’attenzione sui problemi realmente drammatici della città risolvendo una questione ridicola, che riguarda scontrini da “lussuose” cene da €140, ma è stato invece (giustamente) interpretato come un’ammissione di colpa. Francamente credo che per il Sindaco della città di Roma abbia speso poco, ma è un vizio di tanti italiani “fare la cresta” sulle spese e quando è stata pubblicata la lettera dell’Università americana in cui lavorava il prof. Marino, in cui si chiude il rapporto di lavoro per questioni amministrative riguardanti proprio altri scontrini,  il verdetto è stato emesso: vittima della sua stessa opera si è dimesso, cosa assolutamente straordinaria in un’Italia piena di indagati e condannati che restano stretti alla poltrona.

Ricorda che la legge gli da 20 giorni per revocarle e mi domando: perché lo dice? Si aspetta una sollevazione popolare in suo favore? In ogni altra condizione, ritirare le dimissioni sarebbe clamoroso e credo impossibile a questo punto e allora perché lascia intendere che potrebbe farlo nei prossimi 20 giorni? Suona molto male: appare come un gesto disperato perché, caro professore, una volta date di fronte all’opinione pubblica, le dimissioni si ritirano solo se qualcuno glielo chiede. Quindi, scartando tutti i partiti politici, PD in testa, glielo potrebbe chiedere il Vaticano, visto che il Giubileo è veramente alle porte (oltre al fatto che affrontarlo senza Sindaco non è bello per la Città Eterna) o glielo può chiedere l’opinione pubblica a furor di popolo. A quali di questi scenari lega il possibile esercizio dei suoi diritti legali sulle dimissioni?

Condivido invece pienamente una cosa del discorso con cui da le dimissioni: per chiunque sarà il suo successore la strada maestra deve continuare ad essere il risanamento della città e delle condizioni di vita della sua popolazione. Ci vuole molta forza per contrastare i “poteri forti” che attanagliano Roma, ma ad un’azione comune deve essere necessariamente affiancata anche una strategia efficace e grandi capacità diplomatiche e persuasive. Chiunque sarà il nuovo leader, i romani non possono (e non devono!) accettare niente di meno.

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Renzi, la lingua inglese e lo Shish

Mi ha capitato di vedere questo video:

e li per li mi ci sono innervosito nel vedere le continue figure meschine che facciamo ogni volta che un nostro rappresentante istituzionale va all’estero, alimentando gli stereotipi dell’italiano provinciale e ignorante che vuole apparire senza essere. Poi Google mi ha proposto le parodie di questa figuraccia di Renzi, che appaiono sulla rete e non ce la faccio a smettere di ridere.

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Non pensavo di vivere un periodo così

iranelection_protest_mel-lastman_03Giuro che non pensavo di vivere un periodo così.

Che il nostro fosse un Paese strano, disorganizzato, con un’amministrazione pubblica che ostacola la vita dei cittadini invece di agevolarla, l’ho sempre saputo. E’ il retaggio di tanti anni di diverse occupazioni, mi sono sempre detto: gli spagnoli, il Papato, i francesi, gli austriaci e poi i tedeschi, gli americani e adesso l’Europa. Il nostro non è mai stato un vero Paese, tranne (forse) quando la nazionale di calcio gioca i mondiali: siamo pieni di contrasti e diversità, ma io ne ho sempre fatto una ricchezza, tanto grande da farmi accettare di vivere in Italia, nonostante tutto. Per me pesavano l’arte immensa, grandiosa, che pervade la nostra realtà quotidiana, la cucina stellare, diversissima perchè legata ai territori e i propri prodotti locali e proprio per questo di una qualità inimitabile, la visione di una società più umana, più attenta al sociale e meno condizionata dall’egoismo che impera nel mondo globalizzato, gli scenari mozzafiato che la natura della nostra penisola, immersa nel Mare Mediterraneo per tre lati e percorsa dalle montagne fina dalla spina dorsale, riesce a offrire anche a un visitatore frettoloso.

Poi, prima ancora della crisi profondissima, mondiale, che ha colpito la civiltà occidentale e da cui l’Europa e l’Italia più degli altri fatica a uscire da oramai 8 anni, siamo giunti al disastro di oggi.  Non si contano più gli amministratori corrotti a ogni livello istituzionale che hanno rubato alla collettività o commesso indecenti prestazioni morali suscitando lo sdegno internazionale, la criminalità dilaga, affondando le sue radici nel territorio e nelle imprese, alimentando la distruzione o il sovvertimento delle regole di convivenza e di controllo. E il sistema crolla: i servizi offerti dalle istituzioni al pubblico collassano sotto il proprio peso esagerato e sotto quello dei tagli lineari effettuati dal governo. Non solo servizi essenziali che rendono un Paese “civile”  come la giustizia, la sanità, l’istruzione o la ricerca, ma ogni tipo di servizio, dalla raccolta dei rifiuti, ai certificati, i trasporti, le tasse o la salvaguardia dei (preziosissimi) beni artistici e del nostro territorio. Allo sfascio partecipano i privati, ovviamente, con le banche in primissima fila, che hanno bloccato la circolazione dei capitali, compresi quelli elargiti dalle istituzioni per evitarne il crack, in attesa della prossima scoperta di criminali buchi in bilancio. Senza capitali, un Piano Industriale per lo sviluppo (o anche solo di sostegno) e la atavica mancanza di preparazione professionale dei manager, le nostre imprese cedono: le piccole e medie imprese chiudono, le grandi perdono sfide cruciali sui mercati internazionali: entrambe licenziano (anzi mettono in cassa integrazione e quindi sul bilancio pubblico) milioni di lavoratori, in ogni settore, compresa la moda, che registra incrementi di fatturato da record , ma che oramai si è “globalizzata” e produce in pianta stabile nei Paesi in via di sviluppo. La disoccupazione raggiunge livelli insopportabili sia in termini di economia reale con un drammatico calo dei consumi, che in termini di impatto sociale, con il 38% dei giovani senza un lavoro, il drammatico incremento della povertà della popolazione intera.

Non so se ne potremo uscire sani e salvi perchè di ossa rotte se ne vedono a perdita d’occhio, ma sopratutto non riesco a vedere una prospettiva per il futuro.

Dopo un mese e mezzo dalle elezioni, stiamo ancora a discutere, con stucchevoli giochi delle parti tra infiniti e improbabili rifiuti e aperture per la salvaguardia dei rispettivi partiti politici o movimenti che siano. Il mondo ci urla di correre al doppio della velocità perché sente gli scricchiolìi del sistema Italia e se ne preoccupa anche per l’impatto finanziario che avrebbe il crollo della settima economia mondiale, ma noi continuiamo in un minuetto bizantino, assurdo, incomprensibile, irresponsabile.

Ancora stiamo discutendo sugli stipendi della Casta o sui costi della politica? Ci mancherebbe altro che non fossero falcidiati, almeno come esempio di solidarietà per quello che stanno subendo i cittadini: su questo ad esempio tagli lineari andrebbero benissimo, visto anche che il servizio offerto al pubblico è già scarsissimo e adesso del tutto inesistente. Una legge elettorale quantomeno equa (ad esempio come quella a doppio turno con cui eleggiamo le amministrazioni locali), quella anti-corruzione o quella contro il conflitto d’interessi? Ma vi sembrano argomento di trattativa o di semplice discussione?

Non hanno capito che è un loro DOVERE governare il Paese, perchè è proprio per questo che li abbiamo eletti (Dio, come mi pesa anche solo scriverlo!) e si comportano come dei mandarini chiusi nella loro Città Proibita, disturbati solo dal canto di un Grillo isterico e intransigente, che non ha capito che la politica è mediazione, per ottenere risultati concreti. A lui, che ho votato, vorrei far presente che l’integralismo non ha mai giovato all’umanità, che le rivoluzioni si fanno (e su questo nessuno potrai mai togliergli il merito di avere scosso il Paese) con lungimiranza, passo dopo passo, ascoltando la gente e portando i risultati promessi e non certo chiudendosi in splendido isolamento su una barca che affonda.

Non mi aspettavo di vivere un periodo così nella mia vita e sono arrabbiatissimo: è in gioco il futuro della mia famiglia oltre che di quello del Paese in cui sono nato, che ho sempre amato e che comincia a disgustarmi.

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l’antifascismo e la natura del nemico

Senza titoloNon ho nessuna intenzione di addentrarmi nella polemica (strumentalmente) creata sulle digressioni via blog di Roberta Lombardi, la neo-nominata capogruppo (pro-tempore) del Movimento 5 Stelle, sul fascismo.

Capisco e (parzialmente) condivido il senso delle sue parole che non mi paiono un elogio del fascismo (diversamente da quanto dichiarato da Berlusconi, ad esempio…), ma vorrei solo ricordare che queste dichiarazioni  sono pericolose perché oltre a non sentire affatto il bisogno di trattare di questi temi in questo momento, ogni apertura verso una delle pagine più nere (in tutti i sensi) della nostra storia è un insulto verso chi ha dedicato la propria vita a difesa della libertà. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo, come le ultime parole scritte da Steven Vincent, il giornalista del New York Times, rapito e ucciso in Iraq, che riporto nella vignetta qui accanto, ricordano a tutti.

“Lo ripeto: le parole contano. Termini come “paramilitari”, squadre della morte” e “fascisti” chiarificano la natura del nemico”… Altro che folklore, Roberta! Per cortesia evita di trattare di queste cose se non vuoi trovarti nel vespaio di mille polemiche (del tutto inutili e pericolose per la credibilità di quanto state facendo) e concentrati a liberare questo Paese dalla mafia che ne ha corroso le fondamenta liberali, democratiche e antifasciste.

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Grillo, le piazze e lo tsunami che investe l’Italia

grillo“La nostra generazione voleva cambiare la società e non ci siamo riusciti: fatelo voi per piacere!” Dario Fo, davanti alla piazza Duomo gremita all’inverosimile ha espresso un sentimento che tanti di quelli che hanno vissuto gli anni ’70 avevano dentro.

“Io non sono il leader del Movimento 5 Stelle, sono solo il portavoce, perchè la vera forza è la rete, siamo tutti noi!” così Grillo davanti a ottocentomila persone (!!) a Piazza San Giovanni a Roma qualche giorno dopo, nel bel mezzo di un tripudio che ha sancito il successo inequivocabile di quella rivoluzione civile che nei prossimi due giorni spazzerà via la classe politica infame che abbiamo sopportato in tutti questi anni.

Una classe politica non si auto-riforma (quanto volte lo abbiamo scritto su Nuda Verità…), ha bisogno di uno shock o di un effetto esterno che la costringa (vedi il “rumore dei forconi sotto il Palazzo” che abbiamo sempre invocato), di una rivoluzione che le strappi il comando, ed ecco che il Movimento 5 Stelle si appresta a travolgerli proprio come uno Tsunami. A nulla sono valse le calunnie, le dietrologie, le ricerche per alimentare la macchina del fango che tanto è servita in passato per fare politica perchè nessuno è più solido di chi non ha niente da nascondere e oltre a predicare riesce a mettere in pratica principi “rivoluzionari” per l’Italia degli ultimi anni: Onestà, Trasparenza e Solidarietà.

Non è Grillo sono i i milioni di Italiani traditi, vilipesi, sfruttati e soggiogati che si stanno rivoltando: è una rivoluzione non violenta ma sentitissima dalla gente quella che si sta per svolgere nelle urne della nostra democrazia, anzi che si è già svolta visti i risultati nelle piazze in cui il Movimento ha tenuto i suoi comizi.

Per carità non associami neanche lontanamente questo fenomeno all’ascesa della Lega di Bossi perché mai questa ha potuto contare sula sollevazione popolare a cui stiamo assistendo in tutto il Paese: rappresentava interessi di parte e era un vero e proprio partito, strutturato e inserito nel sistema, mentre qui stiamo assistendo a la spallata che farà cadere il sistema, portata da un Movimento e non un partito, che usa il mezzo più potente (la rete) per parlarsi, dialogare, scegliere, cambiare l’Italia. Forse il fenomeno delle piazze mi può ricordare l’ascesa di Obama, con i suoi stadi pieni, ma forse neanche lui ha potuto assistere a una piazza con 800.000 persone che hanno scelto di finanziare il cambiamento.

Ci sono alcuni aspetti che non condivido (il contrasto con il dissenso interno, le aperture ai fascisti di CasaPound, il disprezzo dei media), ma sono comunque marginali rispetto all’opportunità storica che si presenta al Paese. Non è un colpo di Stato: si chiama democrazia e riportare il popolo al centro delle decisioni è la vera rivoluzione di Grillo alla quale non posso che applaudire con entusiasmo.

Siamo tutti stufi (io per esempio ho smesso di pubblicarne su Nuda Verità) dei contrasti tra Berlusconi e i giudici, le difese di un Monti che non è riuscito a svincolarsi dall’immagine prona nei confronti della Germania, dei sofismi impalpabili tra candidati liberisti e socialisti del PD, delle gnocche ignoranti del PDL sempre pronte a inneggiare al vecchio satiro, delle opinioni interessate di commentatori iscritti ai partiti, di manager ladri di professione che ripagano i partiti per le poltrone ricevute a suon di milioni sottratti alla comunità. Parafrasando Grillo, preferisco mille volte rischiare il salto nel buio con chi fa dell’onestà e della trasparenza il suo motore che partecipare al suicidio di massa con una classe politica infame e invito il Partito Democratico ad accorgersi del fenomeno (ieri Ambrosoli ha fatto timide, ma illuminate aperture basate non sulle alleanze programmatiche, ma su progetti concreti… finalmente!) per dare una mano invece di contrastare lo Tsunami che si è già abbattuto sull’Italia.

I giochi sono fatti: arrendetevi, siete circondati dal popolo italiano.

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Bersani scrive

bersaniLeggo su Nuovo e Utile, un blog molto interessante, il commento dell’autrice a una mail elettorale di Bersani e non resisto alla tentazione di riportarvene uno stralcio incoraggiandovi a leggervi tutto il post. Condivido pienamente e (qualora qualcuno degli “esperti” di comunicazione del PD volesse prendere qualche lezioncina su come si fanno le cose) invito a guardare come il team di Obama ha raffinato i contenuti della campagna per la raccolta fondi negli USA…

È domenica mattina. Apro la mail e ci trovo un messaggio di Bersani. Beh, mi fa piacere che mi scriva, finalmente. Do una scorsa rapida. Poi, siccome ho un po’ di tempo, comincio a leggere riga per riga. E fra le righe.
Così, mi parte l’embolo della revisione. Qui sotto vedete il risultato.

Cara elettrice, Caro elettore,

(dai, Bers, perché mi chiami “elettrice” in questa maniera così distaccata, come se fossi una sconosciuta-portatrice-di-voto qualsiasi, e non una che ha fatto due volte la fila al gelo per votare   –  e, per inciso, votarti  –  alle primarie, e ha zampettato nella neve per rivotare alle primarie regionali? E poi, benedetto uomo: perché mi metti una maiuscola dopo la virgola? E, qui sotto, di nuovo?)
Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio
(ehi, è il muro del suono quello che si buca. Il muro del silenzio, di solito, si rompe: bucarlo non basta. Ma nelle metafore, si sa, ti capita di inciampare. Tranquillo: ti voglio bene lo stesso.)
che per anni aveva circondato le nostre iniziative.
(… quali anni? Quale muro del silenzio? Quali iniziative? Non capisco: mi stai dicendo che le primarie sono state un’ideona mediatica che ha procurato un sacco di share e non, come credevo, un grande, moderno, entusiasmante, vincente esperimento di democrazia partecipata? E mi stai dicendo che, prima delle primarie, nessuno ti si filava? Tu, il segretario del primo partito del paese? … su, dai, non fare così).

(…)

Per il bene del Paese abbiamo sostenuto un governo di transizione. Lo abbiamo fatto lealmente e con trasparenza, anche se non tutto ciò che è stato fatto ci è piaciuto.
(ecco. Se tagliavi tutto il primo paragrafo e cominciavi da qui era meglio. Magari, guadagnando un paio di righe potevi perfino  spiegare che cosa intendi  dire scrivendo “non tutto ciò”.)
Sappiamo bene, perché noi democratici viviamo in mezzo alla realtà comune dei nostri concittadini, quale sia oggi la sofferenza, il disagio, la sfiducia.
(… “quali siano”: sono tre cose, il verbo va al plurale. E che vuol dire “viviamo in mezzo alla realtà comune”? Esiste una “realtà non comune”? E, accidenti, perché non usi verbi forti invece che blandi nomi, una volta tanto? Non un generico “c’è sofferenza”, ma: i cittadini soffrono. Temono il futuro. Sono sfiduciati. E – non dimentichiamolo – infuriati).
Conosciamo la realtà e non la nascondiamo dietro rappresentazioni di comodo. Ma conosciamo anche le energie positive che l’Italia può mobilitare per una riscossa.
(Bers, Bers, sempre a prendere le distanze e a mandare avanti i concetti astratti: l’eco di Bandiera rossami intenerisce, ma ammetterai che non è un gran guadagno passare da “avanti popolo” a “energie positive” che l’Italia può mobilitare per la “riscossa”: di nuovo, dalla concretezza sanguigna del popolo all’astrattezza delle energie.  E no, accidenti, non “l’Italia”! Sei tu che le mobiliti. Forse, magari. Se ti concentri un po’.)

(…)

Il 24 e 25 febbraio ci sarà la sfida alla quale ci stiamo preparando da tempo. La tua iniziativa personale
(Ma che iniziativa “personale”? Una campagna elettorale è un grande, entusiasmante sforzo collettivo a cui ciascuno contribuisce. E proprio a te devo ricordarlo? Insomma: prima ci voleva un “tu”. Qui invece ci vuole un grande, ecumenico, emozionante “noi”)
sarà il valore aggiunto
(che cosa c’entra questa gelida terminologia economicistica, “valore aggiunto” – sinonimo: plusvalore?)
che potremo portare nei giorni finali
(ah, vabbe’, nei giorni finali. Posso starmene a dormire ancora per un paio di settimane.)
della campagna elettorale.

Vediamo se riusciamo a perdere anche in queste cruciali elezioni, vista la “gioiosa macchina da guerra” del PD….

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vogliamo sapere quale sarà il futuro dell’Italia

Che 2012 ragazzi…

Facevo benzina a un distributore automatico dove un ragazzo dello Sri Lanka aiutava a fare rifornimento in cambio della mancia mentre si è fermato un’altra macchina dall’altro lato e il conducente, un uomo sui 50 anni, gli ha chiesto se poteva anticipargli €5 per fare benzina. Il ragazzo dello Sri Lanka gli ha detto di no e si è girato verso di me dicendo: “Tutti i giorni viene e fa €5 di benzina… ma dove ci va con €5?”. Non molto lontano, questo è sicuro, ma che tristezza… Il Paese è allo sfascio e la gente è ridotta alla fame. Basta girare e guardare quello che succede tutti i giorni: negozi che chiudono, migliaia di persone che chiedono la carità in mezzo alla strada e tanti altri che non la chiedono e vivono tra i cartoni o negli angoli delle stazioni.

La maggioranza della gente regge a fatica, mangiandosi i risparmi di una vita per sopravvivere, sperando che le cose migliorino in questo 2013 che sta arrivando, ma con pochissime speranze.

A gennaio ci martelleranno i timpani con programmi di risanamento del Paese, adesso che sta crollando, pezzo dopo pezzo, dalle scuole, alle aule di Giustizia, agli ospedali. Monti si vanterà di aver evitato la catastrofe, ammonendo che poteva andare peggio, che le banche italiane non sono fallite, e che l’Agenda del Professore è la strada migliore per risanare il Paese partendo dai suoi conti pubblici. Berlusconi starnazzerà oscenità e minacce in preda alla sua follia senile, litigando in diretta con tutti, mentre Maroni cercherà di spremerlo in cambio di un appoggio della Lega del dopo-Trota, che nessuno sa quanti avranno il fegato di votare. Bersani è stato preso alla sprovvista dalla discesa/salita in campo di Monti e, a botta calda, ha provato a protestare: “Ma come fa a guidare il governo in carica e presentarsi alle elezioni?” Poi evidentemente gli hanno spiegato che lo fanno tutti i Capo del Governo uscenti a tutte le elezioni, e Monti ha assicurato la nazione che lui è sobriamente super partes nelle “ridotte funzioni della straordinaria amministrazione”  e faziosamente pro Monti nel tempo libero. Bersani è in vantaggio ma non può farsi prendere alle spalle così! Tutti sanno che le banche italiane non sono fallite grazie ai miliardi che sono stati prelevati dalle tasche di quelli che pagano le tasse e che sono confluiti nelle casse degli Istituti di Credito che li hanno usati per ricomprarsi un po’ di quel debito pubblico che le banche estere non volevano più accollarsi. I mercati si sono tranquillizzati perchè lo spettro di un’insolvibilità del nostro Paese si è dissipato, ma i soldi che sono stati necessari per questo vengono dalla carne viva del popolo italiano oltre che dai tagli ai servizi civili e ai diritti sindacali. E’ questo il futuro che viene prospettato al Paese? Vogliamo parlare di programmi di sviluppo e non di contabilità per una volta? Qual’è il Piano Industriale, quello per i Beni Culturali, per la Scuola, la Sanità e la Giustizia, la lotta all’evasione e alla Mafia? Qual’è la visione del prossimo governo? Sono questi gli argomenti con cui parlare alla gente e non le farsesche beghe tra partiti o leader veri e presunti della politica italiana. Bersani: Monti non ha bisogno di schierarsi, perchè è l’unico con un’agenda chiara di quello che vogliono fare al Paese. Lo ha capito anche Casini che adesso fatica a vedersi sbiadire dietro al Professore che aveva tanto opportunisticamente invocato.

Personalmente ne ho le scatole piene di programmi finanziari e delle liste di provvedimenti, magari individualmente validi, ma che non hanno una visione complessiva, una strategia per uscire da questo stato di intollerabile degrado in cui versano le nostre vite ogni giorno dell’anno, Capodanno compreso.

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Crozza, le primarie e gli ospedali

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i Black Block sono nel governo!

Date uno sguardo a questo video…

Mercoledì 14 novembre, via Arenula, Roma. Nel filmato, realizzato con un videofonino da un piano alto, si vedono i ragazzi in corteo correre lungo la strada, dopo aver forzato il blocco della polizia all’altezza del Lungotevere dei Vallati. All’improvviso, dalle finestre del palazzo del ministero della Giustizia piovono lacrimogeni sulla folla in fuga. A giudicare dalla traiettoria, si tratterebbe di lacrimogeni a strappo: due sembrerebbero partire dal secondo piano sopra le stanze occupate dal ministro Paola Severino, il terzo dal tetto dell’edificio.

E’ qualcosa di mostruoso vedere dei lacrimogeni lanciati direttamente dalle finestre di un ministero verso la folla. Cioè: è proprio il governo che spara, fisicamente, nascosto e protetto nei suoi palazzi, contro i suoi cittadini. Insomma, quasi roba da Saddam.

Invece preferisco credere che siano stati un paio di cretini – qualche poliziotto con la zucca fuori posto, incapace di comprendere anche minimamente l’incredibile portata simbolica del suo gesto. Il che ripropone l’eterna questione che ci portiamo dietro da trenta o quarant’anni, cioè la presenza di black bloc – per usare la consueta formuletta – anche nelle istituzioni.

Quando un gruppo di scalmanati si stacca da un corteo per andare a spaccare una vetrina o ad assaltare una camionetta di poliziotti, è l’intero corteo che ne subisce le conseguenze, in termini di credibilità politica, e gli organizzatori sono costretti a prenderne le distanze con imbarazzo e decisione. Che il governo faccia qualcosa contro questo esempio di vigliaccheria e fascismo istituzionale così come le teste spaccate dei nostri ragazzi, disarmati, lo dubito.

In Italia dagli anni ’60 e ’70 e più recentemente con il G8 di Genova, Aldovrandi, Cucchi e mille altri, abbiamo una scuola di arroganza e violenza criminale che permea frange delle Forze dell’Ordine che non solo dobbiamo reprimere, ma dobbiamo impedire che si “esprimano” ancora. Che ne direste del numero identificativo di ogni agente sul proprio casco/giubotto per rendere riconoscibile l’individuo che si nasconde dietro l’uniforme?

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primarie, elezioni e corruzione: i partiti brancolano nel buio

Che confusione! I moti riformatori che animano il Paese (finalmente), stanno generando una confusione biblica, sintomatica dell’incompetenza di questa classe politica decisamente pericolosa per noi tutti, nel presente oltre che nel futuro.

Mentre la Fornero si butta nella mischia populista con battute sulle capacità di scelta del lavoro da parte dei giovani (!!) degne del peggior Berlusconi, Passera lascia trapelare velleità politiche (che non sono mai state nascoste) e il “povero” Monti si auto-brucia dicendosi pronto a accettare candidature per il bene del Paese pur non candidandosi ufficialmente (che bisogno ne ha? E’ già senatore a vita…), di fatto smentendo se stesso, i partiti brancolano nel buio pesto, agitandosi come mai prima per schivare il fango che piove da ogni lato (es. Regioni, istituzioni, Finmeccanica, processi vari, mafia, ecc.).

Sul fronte del PD Bersani rifiuta di invitare Dalema a correre per la candidatura democratica e sfida Renzi sulle amicizie pericolose con probabili finanzieri evasori, mentre Vendola sembra essersi avviato sulla strada già battuta dal desapareicido Bertinotti, tra cachemire e orecchini d’oro, mentre nel PDL è il collasso vero, con Berlusconi costretto a lasciare il fronte della politica (anche se il vero addio è stato quando gli subentrò il “povero” Monti), subissato dalla carestia finanziaria delle sue imprese, con Mediaset in prima fila, processi in dirittura d’arrivo senza la copertura del legittimo impedimento e una cerchia di colleghi di partito indaffarati a spolpare sino all’ultima risorsa pubblica, che definire indecenti o squallidi sarebbe un complimento. I sondaggi parlano chiaro e il “buon” Silvio deve mollare uno dei fronti per potersi dedicare ai suoi affari (questa volta per salvarsi e non per continuare a arricchirsi alle nostre spalle).

Alle primarie del PDL (udite, udite!) si candidano Galan, la Santanchè e il “fido” Alfano, un altro democristiano, come Renzi dall’altra parte (ironico non trovate che due rampolli della DC siano candidati a rinnovare gli schieramenti politici post DC…?), mentre Maroni si candida a sostituire il “casto” Formigoni, cercando di formare almeno una Padania amministrativa visto che la Lega già guida Veneto e Piemonte.

Tra i “non partiti”, Grillo continua imperterrito a mietere consensi, i suoi comizi sono adunate spettacolari come ben si addice a chi con il pubblico ha speso una vita. Gi intellettuali non lo accreditano a un ruolo nazionale, prevedendo una vittoria del PD alle elezioni di primavera, un po’ come successe con il crollo della DC quando si parlava della facile vittoria del partito di Occhetto; poi scese in campo il “buon” Silvio con la “fida” Lega al fianco…

Attenzione quindi a Grillo, ma non solo. Si muovono industriali decotti (Montezemolo, che si appresta a essere fatto fuori anche dalla Ferrari per il noto antagonismo con Marchionne e che ha già annunciato le dimissioni da NTC – quella di Italo – o giustappunto Della Valle) ingolositi dall’opportunità di riempire il vuoto pneumatico che regna nella politica, e vecchi tromboni che si ergono a salvatori della Patria, pronti a fare del “povero” Monti un santo e cavalcare la ripresa economica che tutti prevedono proprio dalla prossima primavera.

Che confusione! Non si sa neanche quali saranno le regole del gioco (vedi nuova legge elettorale o semplicemente quelle delle primarie…) e tutti si azzannano tra di loro, dimenticandosi di guidare il Paese.

Gli italiani, schifati e stretti nella difficoltà di vivere, li manderebbero tutti al rogo, ma non si può perché i giudici dicono che sarebbe un crimine e non legittima difesa come pensano in molti.

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emergenza maltempo a Roma

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la piazza di Miccichè

Questo è uno dei comizi che dovrebbero far pensare… Guardate che folla….

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ecco i Comuni “falliti”

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Renzi, le primarie del PD e il futuro dell’Italia

Ricevo da Elena, una mia carissima amica, la segnalazione di un post sulle primarie del PD, un argomento che non ho voluto affrontare, forse sull’onda della delusione cocente che mi ha provocato il silenzio/assenso di questo partito nei confronti del sacco della Repubblica che è stato perpetrato in tutti questi anni e di posizioni impalpabili assunte su alcuni provvedimenti adottati dal governo Monti, non tanto sul risanamento economico del Paese, ma sulle esenzioni (vedi IMU alla Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni bancarie ecc.) garantite ai poteri forti e sulla cancellazione di diritti acquisiti con anni di lotte civili e democratiche.

Spinto dalla presentazione della mia amica, ho letto il post, molto ben scritto dalla blogger che si schiera decisamente con Renzi, argomentando in maniera lucida le sue scelte, che sono quelle di una militante di partito anche se oneste e spesso condivisibili, sopratutto quando affronta il capitolo del necessario rinnovamento.  Tuttavia è proprio li che mi areno e fatico a seguire il suo pensiero.

Premetto che non ho assolutamente nulla contro Renzi, che al contrario mi sembra un ottimo “pontiere” (che in gergo militare veniva usato per quelli che gettavano i ponti per far passare gli eserciti sopra gli ostacoli), con tanta grinta nell’affrontare le resistenze di un mastodonte confuso, aggrappato alle rigide burocrazie interne, distratto dalle proprie vicende piuttosto che guidare il fronte della resistenza popolare durante una trasformazione epocale della nostra società in senso liberista, che cancella uno dopo l’altro i diritti della gente, compreso quello a una vita onesta in un Paese civile, fatta di lavoro e progresso, dove i ragazzi possono innovare e non cercare di sopravvivere senza certezze sul futuro o un minimo di credito (in tutti i sensi, sia quello finanziario che in termini di credibilità). La sensibilità del Paese non mai stata così alta da quando la crisi non è più solo sugli schermi televisivi, ma davanti alla porta di casa di ognuno di noi: Grillo ne interpreta egregiamente i presupposti essenziali, agitando i forconi della rivolta (chi di voi ha saputo quello che è successo in Spagna, in Grecia e Portogallo la scorsa settimana?) e quindi spaventando tanti che hanno paura di quello che potrebbe succedere se il Sistema crollasse, la destra legata la capitale storico (vedi Fini, Casini e Montezemolo & Co) scende in campo per riproporre un Monti bis, che è già un “rottamatore” della classe politica per definizione, ma incarna l’establishment, ha la credibilità necessaria in Italie e all’estero per guidare il Paese nella direzione del capitalismo “illuminato”, dopo i disastri del bieco liberismo di tutti questo anni bui per la democrazia.

Renzi lotta all’interni del PD e mi auguro che vinca le primarie, ma non ha dato segnali di aver capito cosa sta succedendo davvero. Le sue sono posizioni illuminate per chi guarda dentro al Partito Democratico, che gli prepara un’onorevole sconfitta, apprestandosi a cambiare le regole delle primarie per conservare il diritto a un centralismo democratico in cui la Segreteria ha potere di veto su qualsiasi novità venga pretesa dalla base. Non è ancora chiaro dopo gli schiaffi al popolo della sinistra di tutti questi anni (conflitto di interessi in testa)? O sono forse io a essere troppo disilluso dal non credere alla capacità di auto-rinnovamento che accomuna il PD a tutti gli altri partiti italiani? Renzi non sta solcando lo stesso percorso di Veltroni (ricordate il discorso del Lingotto?) invocando un rinnovamento effimero, guardando alle vicende del potere piuttosto che unire le forze con tutti coloro che lottano per un cambiamento vero, che passa inequivocabilmente attraverso la resistenza al liberismo globale dominante, che non vuole allinearsi ai dettami del “mercato”, perchè una società più giusta non si giudica dal PIL, ma dalla qualità delle scuola, della giustizia e dei servizi offerti ai cittadini?

Forza Renzi, allora; non ci parlare più di rottamazione, smetti di parlare di questioni interne al PD, ma di cose che danno alla gente la visione di un futuro migliore, fai il passo necessario per portare dalla tua parte tutti quelli che si sbattono per un Italia migliore, che sappia davvero essere un faro culturale per l’Europa, che faccia fronte ai propri obblighi attraverso provvedimenti equi e socialmente progressisti, che faccia partecipare tutti al risanamento del Paese, punendo i furbi che ci affossano e premiando chi ha sempre giocato stando alle regole.

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gli “onorevoli” corrotti voteranno la legge anticorruzione?

Guardate il video trasmesso da PiazzaPulita, il programma de La7 sugli “onorevoli” nei guai con la giustizia per corruzione (51) che saranno chiamati a votare la legge anticorruzione in Parlamento… sentiteli parlare e immaginate come voteranno.

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si avvicina il governo Monti bis

Al termine della legislatura il prof. Monti non esclude di potersi ricandidare, se la richiesta viene dai partiti. “Prenderei in considerazione un secondo mandato solo in circostanze particolari e se richiesto dalle forze politiche in campo”, ha detto infatti il Presidente del Consiglio da New York, smettendo di giocare una partita a cui nessuno credeva più.

La sua dichiarazione è infatti in perfetta coerenza con la più volte ribadita volontà di non ricandidarsi, come dichiarato solo qualche giorno fa ai microfoni della Cnn dove aveva ribadito di non volere correre alle prossime elezioni  perchè non ne ha bisogno visto che il Presidente della Repubblica lo ha nominato senatore a vita, aggiungendo: “Penso che in Italia sia importante che riprenda la vita politica con maggiore senso di responsabilità e maturità”.

Tuttavia questa sua nuova posizione risulta opposta rispetto a quando aveva detto lo scorso 8 settembre, quando aveva assicurato che nel 2013 avrebbe terminato la sua esperienza politica: “Nessun dubbio”, aveva detto…

Certo che a  vedere lo stato di decomposizione in cui si trova la nostra classe politica, gli saranno venuti degli scrupoli a lasciare senza aver compiuto interamente la sua opera finanziariamente risanatrice, ma mi domando se questo non avrà effetti sulle riforme non finanziarie che dovrebbero essere portate a termine, vedi legge elettorale che dovrebbe in teoria essere in grado di produrre una maggioranza chiara che rispetti il voto degli elettori, con coalizioni politiche in grado di vincere e governare. La posizione di Monti non favorirà il varo di una legge che dando vita ad un pareggio di fatto, farà vincere l’attuale Premier a danno della democrazia?

Certo, il Presidente del Consiglio può contare sul sostegno dell’area veltroniana del Pd il cui drappello di parlamentari sostengono che “gli obiettivi e i principi ispiratori di questo governo possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura. I processi virtuosi avviati dall’azione del governo Monti daranno i loro frutti solo attraverso una pluriennale azione di governo: noi intendiamo promuovere nel Pd una trasparente discussione sulle strade che vanno intraprese perché obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del governo Monti possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di sé la prossima”.

Staremo a vedere. perchè nel frattempo il MOvimento 5 Stelle non sta con le mani in mano e (ri)lancia un programma esteso e aggressivo e la gente, sull’onda di Occupy Wall Street e di quanto sta accadendo in Grecia, Spagna e Portogallo, si prepara anche da noi a circondare il Parlamento, sabato prossimo, il 29 settembre.

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grande Crozza sulla vicenda Polverini

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Le dimissioni della Polverini travolgono a valanga il sistema

Quando esplose lo scandalo della vicenda di Lusi, il Tesoriere del defunto partito de La Margherita, i partiti gridarono allo scandalo. Ricordo perfettamente l’indignazione che pervadeva le parole dei vari opinionisti e dei politici chiamati all’ingrato compito di parlare agli italiani, provati da una crisi finanziaria terribile. Adesso si cambia! Ora basta! eccetera, ma poi non si fece molto: qualche misura di facciata nelle regole di gestione dei bilanci dei partiti e tutto scivolò lentamente nel silenzio.

Poi fu il turno di Belsito, il tesoriere della non (ancora) defunta Lega, quello che pagava l’istruzione dei figli di Bossi e altre odiose amenità con i soldi del finanziamento pubblico del popolo italiano (che tuttavia non reggono il confronto con gli altri esempi di saccheggio vigliacco e arrogante che abbiamo vissuto) e tutti tornarono a gridare chi la propria rabbia di fronte all’ennesimo esempio di comportamento ignobile e chi a difesa del sistema politico, che si doveva riformare allontanando le mele marce. Maroni guidò la fronda e Bossi perse la poltrona, ma… niente fu fatto per impedire che questa pratica si diffondesse ancora o per controllare che non fosse pratica in altre realtà politiche.

Adesso lo scandalo dei maiali, dei contributi decuplicati e spesi in feste decadenti e fascistelle, cene faraoniche, finanziamenti a squadre e società fantasma o semplicemente rubati, con milioni di euro trasferiti in maniera tracotante nei conti personali. Una vicenda insopportabile da basso impero che travolge la Polverini, costringendo il Governatore del Lazio alle dimissioni, tardive e dovute non solo alla dignità della carica che ha ricoperto, ma anche alla gente di Roma. Adesso tutti si sbracciano, urlando che non se ne può più, che da oggi in poi cambiano le cose, che i partiti devono ritrovare credibilità con la gente. Lo urlano tutti: dal PDL di Alemanno che vuole azzerare la destra per costruirne una nuova assieme alla Santanchè, al UDC i cui consiglieri della Regione Lazio si sono dimessi solo qualche minuto prima che la Polverini annunciasse di lasciare, a quelli del PD e dell’opposizione tutta a cui mi piacerebbe chiedere dove erano quando è stato decuplicato il contributo ai partiti.

Sono urla forti, che danno la misura di quanto scricchioli il sistema politico sotto i colpi di scandali decadenti, saccheggi selvaggi della Cosa Pubblica e una crisi morale pari solo alla violenza della crisi finanziaria che affligge ancora l’economia e la socialità del Paese. Grillo può gridare a ragione che questa classe politica non si auto-riforma e che bisogna scrollarcela di dosso per cercare di salvarci. Renzi potrà vincere la candidatura del Centrosinistra, ma se lo farà dovrà confrontarsi con lo sgretolarsi del sistema Paese, anche perchè ho la speranza che dopo la Polverini, anche Formigoni dia conto di quanto succede alla Regione Lomabrdia e poi sia il turno della Calabria, della Campania, la Sicilia e poi tutte le altre.

Che succederà adesso con la discarica a Roma? La pagherà la Polverini o Fiorito? Oppure quelli che fallirono anche a presentare le liste del PDL alle elezioni che portarono la Polverini a Via della Pisana? Riusciranno i nostri “amministratori” a portare Roma a fare la fine di Napoli, travolta dall’immondizia? E i Romani staranno a guardare mentre sono chiamati a pagare più tasse di qualsiasi altro cittadino italiano, per cercare di mettere un freno al gigantesco buco finanziario della Regione, abbandonati a se stessi, senza più servizi che si possano chiamare tali.

Si può fare di tutto agli italiani, ma non tentare ancora di prenderli per il culo con promesse di riforme (neanche la legge anti-corruzione vogliono fare!), cambiamenti radicali nei partiti. Non c’è dubbio: dobbiamo trovare nuove strade. Questo classe politica non vuole (e forse non può) auto-riformarsi e va sostituita in fretta. Vanno scritte regole importanti che tutelino il vivere comune in questo Paese. Forse è la prima volta dal dopoguerra che si cerca di farlo, ma lo dobbiamo ai nostri ragazzi anche perchè la situazione di oggi è inaccettabilmente fuori controllo.

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Monti, Berlusconi e i maiali della Polverini

La diga è rotta. Tutti i giorni escono allo scoperto nuovi episodi di malaffare e malcostume che investono la già fragilissima reputazione della classe politica che (ahimè) governa questo nostro povero Paese: maiali e burini laziali imperversano, lombardi vacanzieri che incassano beni milionari dagli amici, tesorieri che considerano i fondi pubblici come appannaggio personale e dei propri amici, alte cariche dello Stato che fermano i lavori del Parlamento per non perdere un fottutissimo aereo.

Tutto questo durante una crisi dagli esiti incertissimi, che vede gli italiani arrancare dietro un debito pubblico di proporzioni inaccettabili, togliendosi il pane dalla bocca per far fronte alle gabelle, guardando i propri figli perdere la propria giovinezza alla disperata ricerca di un lavoro che non trovano, testimoni di un mercato del lavoro malato, asservito a interessi finanziari e non produttivi, indegnamente incurante dell’ambiente o delle famiglie che dipendono da quei posti di lavoro, spesso miseri e senza speranza di futuro.

Questa è l’aggravante che non dovrebbe lasciare scampo a questa pletora di corrotti che si celano dietro la maschera della politica nostrana, animati solo dalla decadenza morale i cui massimi esempi sono stati forniti all’Italia e alla comunità internazionale dell’ex-Premier Berlusconi, che oggi “tentenna” sulla scelta di tornare a candidarsi alle prossime elezioni, travolto dagli scandali generati dal proprio sistema da basso impero. Teme la perdita di consensi che la giunta romanesca e fascistella del Lazio provocherà nell’elettorato di destra, ma soprattutto la reazione a catena che i “fatti gravissimi”  (parole del Presidente della Corte dei Conti) di Via della Pisana porteranno sulla traballante amministrazione Formigoni in Lombardia, e poi (scommettiamo?) in Campania, Calabria, Sicilia e via discorrendo, ovunque il governo sia nelle mani degli emuli del padrone del Bunga Bunga.

Se Mario Monti vuole veramente provare a risanare il Paese deve far avere una risposta forte a tutto questo, cercando di far giungere alla popolazione italiana il messaggio che lo Stato non tollera più gli sprechi vergognosi, punisce non solo i responsabili dei fatti una volta accertati, ma inibisce il sistema dal ripetersi di simili atti di spregio per il Paese, soprattutto nelle condizioni miserabili in cui si trova. Così alla gente rimarrà forse solo il senso di schifo per questi comportamenti ignobili perpetrati da traditori dell’impegno assunto con l’elezione a rappresentare il bene comune.

Probabilmente ha ragione Grillo quando afferma che tutto questo è “solo la punta dell’iceberg”, che vengono fuori le minuzie per distrarre dal marciume profondo che pervade le istituzioni italiane, che questa classe politica va spazzata via per poter ricostruire una rappresentanza solidamente ancorata a principi etici e morali, in grado di guidare il Paese in maniera degna, ribadendo il diritto dei giovani (e di tutti) a potersi impegnare per costruire il futuro.

Le fotografie della festa decadente tra ancelle parioline con il rolex e maiali in mutande (sia nel senso delle maschere indossate che di persone) hanno fatto il giro del mondo, come fecero un tempo il Bunga Bunga e le nipoti minorenni di Mubarak, minando nuovamente la credibilità nazionale che a fatica e a suon di tasse e balzelli stiamo cercando di ricostruire. Non possiamo lasciar vanificare ogni sforzo (giusto o meno che sia) perchè questi miserabili continuino nelle loro pratiche decadenti, rubando a man bassa quello che versiamo per far funzionare la cosa pubblica, costruendosi ville o imperi a seconda del livello di potere raggiunto, considerando la propria non un mandato a nome della collettività, ma un affare, una mammella da cui succhiare il più possibile, incuranti del nostro futuro.

Caro Presidente Monti, capisco che tra la FIAT e l’Alcoa, l’ILVA, lo spread e gli affari finanziari, Lei abbia le mani piene, ma il Suo onorevole tentativo di portare questo Paese lontano dal baratro passa inevitabilmente attraverso la riforma della politica che è stato ed è il cancro che affligge questa nostra Povera Italia. Una riforma elettorale equa (che da soli non riusciranno mai a fare in maniera dignitosa, perchè troppo presi dagli interessi particolari per guardare alla democrazia e al bene della nazione) che restituisca alla gente il potere di scegliere (e mandare via) i propri rappresentanti è il minimo accettabile, perchè è fondamentale intanto spazzare via tutto il marcio di questa classe politica e amministrativa. Il rischio, mi creda, è che se non saranno puniti in maniera esemplare, se non saranno imposte regole ferree perchè non si ripeta mai più tutto questo, sarà la gente stessa, esasperata ridotta a una vita miserabile, a fare giustizia: basta leggere un libro di storia per capirlo. Non lo sente il tintinnìo di forconi che sale dalla piazza?

P.S. – Cominciamo dalla Polverini? Oggi è emerso che agli atti dei magistrati che indagano sull’allegra gestione dei fondi regionali ci sarebbe una lettera scritta da Fiorito il 18 luglio indirizzata a ogni singolo consigliere regionale del Pdl, al presidente dell’Assemblea regionale Abbruzzese, al vice-capo gruppo Carlo De Romanis e, per conoscenza a Renata Polverini, in cui si legge:

“Sollecitato da alcuni zelanti colleghi ho proceduto ad una serie di controlli su documenti giustificativi delle spese effettuate per il mantenimento del rapporto con gli elettori. Trovando una situazione assolutamente insostenibile, con assenza totale di documenti in alcuni casi e con giustificazioni, diciamo così, da approfondire, eccessivamente generiche e prive di riscontri effettivi (…) Come certo concorderà, è impossibile tollerare. E per questo, per i casi più evidenti, attendo risposta, in assenza della quale agirò, ove necessario, a mia e nostra tutela, secondo quanto previsto dalla legge”.

Alla lettera nessuno rispose mai, ma 4 giorni dopo Fiorito venne destituito.

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Fiorito, Rosi Mauro e il malcostume dei politici

il malcostume di questa classe politica è pieno di esempi clamorosi, ma quanto successo al Senato è il colmo: il Presidente di turno, Domenico Nania (PDL) era in ritardo e la Vicepresidente, Rosy Mauro (ex Lega Nord) presiede la discussione sulla violenza sulle donne, ma a un certo punto sospende la discussione… perché deve prendere un aereo. Non era MAI successa un’indecenza simile in tutta la storia repubblicana.

Per questa “signora” è evidente che il Popolo italiano, così come i lavori del Senato che indegnamente rappresenta, vengono dopo i suoi interessi personali e trovo che sia uno scandalo che ricopra la carica di Vicepresidente del Senato.

Poi però mi ricordo che ultimamente sono emersi altri fatti vergognosi, come i finanziamenti illecitamente utilizzati per feste barocche in costume da antichi romani con ancelle e maiali o semplicemente sottratti al pubblico scopo a cui erano destinati dal finanziamento pubblico dei partiti per scopi del tutto personali come nel caso dell’ex-tesoriere del PDL del Lazio (vedi tabella che segue) e prima di lui dell’ex-Margherita, Lega e via discorrendo. Non è un caso isolato il malcostume dimostrato dalla ex-badante di Umberto Bossi, è l’intera classe politica che va rimossa con urgenza. Per il bene del Paese.

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