Articoli con tag politica

l’Emilia, Pizzarotti e la buona politica

Anche il Sindaco di Parma, Pizzarotti, si schiera per la creazione di una Provincia Emilia ( di cui ho trattato già qui e qui) , superando ogni steccato imposto dai partiti di appartenenza (la Masini che ha lanciato la proposta e la raccolta di firme è del PD, mentre Pizzarotti è notoriamente un esponente del Movimento 5 stelle).

E’ questa la politica che vogliamo, quella che guarda al bene del Paese e non agli interessi di partito o di poltrona e mi auguro sinceramente che questa iniziativa raccolga sempre maggiori adesioni, uscendo fuori dai confini dell’Emilia perchè ha una valenza concettuale nazionale per il riassetto dell’Amministrazione dello Stato fornendo parametri di sviluppo successivi alla riforma con una visione non solo contabile come quella proposta dal governo Monti (a cui tuttavia rimane il merito di aver sbloccato una riforma che tutti dicevano di volere, ma che non veniva messa in opera). Se è infatti vero che la creazione di un’unica Provincia Emilia invece delle quattro proposte porterebbe ulteriori risparmi per i cittadini, questa darebbe anche al territorio emiliano la possibilità di competere sui mercati internazionali sia in termini di PIL (si tratta non solo della Food Valley italiana con il maggior numero di IGP dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico, ma quella dei motori, delle ceramiche, della meccatronica, della musica, ecc.) che di accesso ai finanziamenti europei (per il numero di abitanti), dando coerenza storica e culturale al territorio, così come potrebbe essere per altri (i Grandi Vini tra Siena, Arezzo e Grosseto, la provincia Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, la Tuscia Sabina di Viterbo e Rieti, la Ciociaria di Latina e Frosinone, la Provincia Adriatica di Teramo, Pescara e Chieti, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente e così via con le Langhe, il Salento, la Costiera Amalfitana, e tutte le altre realtà italiane legate da storia, cultura e tradizioni diverse e straordinariamente interessanti per tutto il mondo… se organizzate nella maniera giusta.

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Hollande e le auto blu

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dall’Emilia una visione politica per il futuro

Il riordino delle Province in Italia ha adesso un nuovo attore. Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia aveva già lanciato l’idea di creare la Provincia Emilia, superando la proposta governativa di ridurre il numero attuale delle Province esistenti sulla base di parametri legati all’estensione del territorio (> 2500 kmq) e alla densità di popolazione (>350,000 abitanti) e adesso lancia una raccolta di firme per sostanziare il progetto in maniera operativa.

Creare non Province allargate (es. Reggio con Modena. Parma con Piacenza, ecc.) ma una sola Provincia Emilia, che assieme alla Provincia Romagna e alla Città Metropolitana di Bologna costituirebbero le tre istituzioni coordinate dalla Regione Emilia Romagna, darebbe l’opportunità a questi territori di numeri importanti, con circa 2 milioni di abitanti, imprese e PIL che le consentirebbero di competere con le Province Europee più importanti, come la Baviera ad esempio e accedere direttamente ai fondi di sviluppo della Comunità Europea.

Mi sembra un ragionamento importante non solo perchè supera ogni barriera storica e culturale e offre una visione di sviluppo contrapponendosi ad un mero riassetto contabile, ma anche perchè la visione che anima non è solo legata al territorio, ma può avere un’applicazione nazionale interessante guardando al futuro del Paese. La proposta della Masini prende infatti in considerazione le potenzialità dell’Emilia, capace di riunire tutte le migliori produzioni con Indicazioni Geografiche Protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto, ma applicazioni simili potrebbero avvenire in Toscana con una Provincia dei Grandi Vini con Siena, Arezzo e Grosseto, accanto a quella Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, sarebbe più facile riunire Viterbo e Rieti in una Provincia della Tuscia Sabina e Latina insieme a Frosinone in quella ciociara. Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica’, escludendo L’Aquila, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente. E così via, con la Provincia della Costiera Amalfitana, quella Alpina, il Salento, le Langhe, ecc.

“Vogliamo che siano prodotti risparmi nell’organizzazione delle nuove aree, che si superino sovrapposizioni e sprechi nell’erogazione dei servizi e nella programmazione delle infrastrutture e che gli amministratori rispondano ai cittadini. EMILIA è un brand fortissimo riconosciuto ed apprezzato da tutto il mondo, fatto di accoglienza e civiltà, lavoro e buon cibo, ottime scuole e servizi. Unita può essere un nuovo traino per l’Italia e per l’Europa, creare nuovo reddito, dare nuove opportunità” ha dichiarato Sonia Masini. Come non essere d’accordo?

Credo sia un esempio di come bisogna fare politica, con una visione, guardando al futuro del Paese e alle generazioni che verranno e non solo alle prossime elezioni. Invito tutti a firmare la proposta della Presidente della Provincia di Reggio Emilia seguendo questo link, dando sostegno popolare a questa iniziativa, ottima nel merito e simbolica nel desolante panorama politico nazionale.

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ecco le città più indebitate di Italia

Alla fine del 2011 la classifica delle città più indebitate vedeva al primo posto Milano con 3.931 milioni di euro (avete letto bene, quasi QUATTRO MILIARDI DI EURO), quindi Torino con 3.200, Napoli 1.589, Genova 1.328, Roma 1.149, Catania 522, Firenze 495, Verona 409 e Palermo 338. Un qualunque sindaco sotto il peso di questi debiti, come un buon padre di famiglia, non dovrebbe dormire di notte. Quando il debito di un’amministrazione cresce, aumentano le tasse comunali e le tariffe delle municipalizzate, come i trasporti pubblici a Milano, e diminuiscono i servizi ai cittadini. Un Comune può avvitarsi, finire in bancarotta e commissariato come Parma e recentemente Alessandria. Potrebbe succedere nel 2013 alle città più indebitate. L’unica risorsa prima del crack è vendere i beni del Comune (o meglio dei cittadini) all’asta, come avviene a Torino. Eletto lo sindaco, gabbato lo santo. Se un’azienda va in bancarotta, il titolare finisce in galera. Se un Comune va in bancarotta, il sindaco finisce in Parlamento e, magari, diventa pure ministro.

Questo scrive Beppe Grillo nel suo celeberrimo blog, commentando l’impegno crescente dei Sindaci di città come Milano, Firenze e Napoli per le primarie del PD e la prossima campagna elettorale. Non voglio addentrarmi nella vicenda politica, ma riporto e sottolineo i dati allarmanti (fonte Sole 24 Ore).

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Luca Barbareschi e le Iene

Riprendo da Nonleggerlo:

Aderisco al partito di Fini con lo stesso spirito con cui mio padre ha combattuto tra i Partigiani“, “Berlusconi mi ha offerto di tutto per tornare nel Pdl … ma non esco da Futuro e Libertà“. E dopo poche settimane: “Vado nel gruppo Misto, aiuterò il governo. Berlusconi mi ha già telefonato, ringraziandomi per la coerenza“. Era l’inverno 2011, è passato un anno, e Luca Barbareschi in Parlamento ci va pochissimo. A giugno ad esempio il tabellino segnava un bel 100% di assenze, alla Camera non si è mai presentato: “Io in Cina per un film? Ma saranno affari miei? Se ci sono stato? No! … Beh, forse due giorni, tre giorni, un sacco di avanti e indietro“. In compenso l’attività cinematografica prosegue alla grande, e non potrebbe essere altrimenti, fui lui stesso a dichiarare che i “23 mila euro lordi al mese” che prende da parlamentare non gli bastano, “non sono nato da una famiglia ricca“. E se un giornalista prova a chiedergli conto di queste interessanti dinamiche fiction-istituzionali, lui reagisce così.

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Grillo vola sotto l’ombrellone

L’estate, intorno al 15 agosto è diversa. Sotto gli ombrelloni (chi è riuscito ad andarci) non si seguono i talk show (anche perchè sono in vacanza anche loro) e  quotidiani sportivi sono quelli più diffusi tra gli italiani. Tuttavia la diffusione dei tablet e degli smart phones, fa si che internet sia sempre accanto a noi e ecco che si verifica un fenomeno del tutto nuovo, come riportato oggi da Termometro Politico sulla base dei dati di un sondaggio effettuato dalla IPSOS su le preferenze di voto degli italiani.

Indovinate un po’… il Movimento raccoglierebbe il 21.7% delle preferenze nazionali, secondo solo al PD con il 24.8% e sopra il PDL che raccoglierebbe il 18.9%. Gli altri in ordine sparso: con l’IdV oltre il 7%, l’UDC d(e)i Casini al 6.9%, il SEL al 5.9% e la Lega poco sopra il 4%.

Mi torna quindi in mente un famoso intervento sull’argomento di Marco Travaglio ad Anno Zero che vi ripropongo a seguire

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Monti, le Province e Reggio Emilia

Confesso che il riordino delle istituzioni sul territorio l’ho sempre considerata una necessità assolutamente prioritaria e quindi la scelta di “accorpamento” delle Province italiane l’ho data per un passo del Governo Monti in quella direzione, senza approfondirne troppo i contenuti. Tuttavia ho imparato la lezione dopo che in tutti questi anni lo Stato ha preso decisioni che ci hanno cambiato la vita (vedi riforma delle pensioni) senza che se ne capisse molto prima della loro entrata in vigore e sono andato a cercare informazioni.

Le discriminanti usate sono state le dimensioni del territorio (superiori ai 2500 km quadrati) e la densità di popolazione (sopra i 350,000 abitanti) e delle 107 Province italiane solo 43 hanno i requisiti per restare tali e annettere i territori che invece non rientrano in questi parametri. Saranno soppresse le Province delle città principali che diventeranno Città Metropolitane, governate da Sindaci con poteri speciali. Queste sono Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. In tutto sono 64 le Province che dovranno essere accorpate nelle Regioni a statuto ordinario.

Stando alla normativa attuale, in Lombardia, oltre a Milano, rimarrebbero solo Brescia, Bergamo e Pavia mentre saranno accorpate Lecco, Lodi, Como, Monza, Mantova, Cremona Sondrio e Varese.  Nel Lazio, oltre a Roma rimarrebbe solo Frosinone, in Toscana rimarrebbe solo la Città Metropolitana di Firenze e tutte le Province attuali dovrebbero trovare accorpamenti. In Basilicata rimarrà solo Potenza e in Sardegna solo Cagliari…

Pensate però al risparmio per la spesa pubblica che si può fare con 64 amministrazioni locali in meno… a cominciare da questo esercizio perché il processo dovrà essere completato entro il 2012. Le nuove Province – che si occuperanno solo di ambiente, trasporto e viabilità – dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Chi non riuscirà a raggiungere questa soglia potrà fare una sorta di ‘campagna aquisti’ cambiando radicalmente la cartina geografica italiana, con accorpamenti che potranno dare vita a nuovi enti territoriali o ricalcare antiche conformazioni dello stato preunitario. Gli accorpamenti, elaborati dai Consigli delle autonomie locali, dovranno essere approvati dalle Regioni entro il primo gennaio 2014

Insomma, si va di corsa e come ho già dichiarato, lo apprezzo, vista la situazione generale e i rischi seri che corriamo se non ci diamo finalmente una smossa: rimettendo le mani su quella macchina gigante e paralizzata che è la Cosa Pubblica in questo Paese il Governo Monti sta mettendo le basi per un risanamento non solo di contingenza, ma strutturale. Tuttavia ho la sensazione che la fretta sia spesso stata una cattiva consigliera, come nella riforma del Lavoro e temo anche in quella della Previdenza Sociale.

Siamo sicuri che i criteri adottati sulla riforma delle Province siano in grado di dare equità e giustizia alla manovra di riordino dello Stato? Sono i criteri giusti per dare servizi ai cittadini e non solo un rapido miglioramento dei conti pubblici dello Stato? C’è da dubitarne se non si prendono in considerazione:

  1. la virtuosità delle amministrazioni attuali, perchè se una giunta provinciale è efficiente, stando alle disposizioni attuali, può venir cancellata a favore di un’altra che invece ha dato prova di incompetenza o peggio ancora di malaffare e questo non solo è un danno alla meritocrazia che deve invece essere alle fondamenta della Pubblica Amministrazione, ma procura un danno ai cittadini di entrambe le Province.
  2. La storia dei territori su cui insistono le Province, le differenze culturali di cui il nostro Paese è ricco. Lucca e Pisa, Siena e Arezzo, la Benevento papalina con l’Irpinia di Avellino, Parma riannetterà Piacenza sulle ceneri del Granducato e Reggio Emilia tornerà sotto Modena. La realtà è che disfare quello che costituisce un filo rosso della storia italiana non sarà facile, rischiando di riesumare le lotte tra guelfi e ghibellini.

Nessuno mette in dubbio la necessità di riorganizzare lo Stato, ma credo sia importante fare scelte sulla base di valutazioni che non prendano esclusivamente in considerazione i vantaggi di cassa, ma anche la funzionalità del nuovo sistema sia in termini di equità e efficienza per i cittadini che di rispetto per le culture e le tradizioni del nostro Paese.

Dalla Provincia di Reggio Emilia viene infatti una proposta concreta: creare non Province allargate (es. Reggio con Modena. Parma con Piacenza, ecc.) ma una sola Provincia Emilia, che assieme alla Provincia Romagna e alla Città Metropolitana di Bologna costituirebbero le tre istituzioni coordinate dalla Regione Emilia Romagna. In questa maniera, ha dichiarato la Presidente Sonia Masini, “(…) la Provincia dell’Emilia avrebbe circa 2 milioni di abitanti, imprese e PIL che le consentirebbero di competere con le Province Europee più importanti”.

Mi sembra un ragionamento importante perchè ha una visione di sviluppo successivo al riassetto, che prende in considerazione le potenzialità di questo territorio capace di riunire tutte le migliori Indicazioni geografiche protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto. Mentre in Toscana potremmo avere una Provincia dei Gran vini con Siena, Arezzo e Grosseto, accanto a quella Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, cercando però di far assopire i tradizionali rancori stracittadini. Più facile sarà riunire Viterbo e Rieti in una Provincia della Tuscia Sabina e Latina insieme a Frosinone in quella ciociara. Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica’, escludendo L’Aquila, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente.

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quelli che vanno e quelli che restano

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i deputati che a giugno non lavorano

D’altronde, fuori è bel tempo, l’estate è appena arrivata e bisogna chiamare gli amici faccendieri per farsi offrire le vacanze… Ecco l’elenco ufficiale del mese di giugno (160 votazioni) dei deputati con più del 90% di assenze. Considerando che anche solo il 10% sarebbe motivo di licenziamento ovunque e che il terribile momento che attraversa il Paese è un’ulteriore aggravante, questa è una dimostrazione in più (se ce n’era bisogno) dell’attenzione che il Paese riceve da questi mascalzoni.

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il coraggio di Monti

Le voglio fare solo una domanda, prof. Monti: come è mai che adesso non si parla più di Berlusconi e delle sue mille malefatte, cricche, puttane, minorenni, mafiosi, corrotti e corruttori?

Capisco che l’immagine del Paese non può reggere ulteriori sberleffi, vista la situazione critica che siamo costretti a vivere, che la credibilità si costruisce giorno per giorno, evitando imbarazzanti epiloghi come quello del Bunga Bunga, della nipote di Mubarak, o i baci a Gheddafi (ah… giusto: adesso non può più…), e che quindi è preferibile da un punto di vista di immagine del Paese non esporre ai media (e al pubblico ludibrio) il soggetto. Tuttavia questo non può e non deve fermare la Giustizia; non si debbono permettere scambi di favori tra le parti (cioè noi come Stato italiano e l’imputato), neanche nella penombra dell’Aula parlamentare, tra le votazioni di leggi che segneranno il futuro di tutti noi. Perché così fa la Mafia quando tratta, giusto?

Senta: mi ritengo immune dalle chiacchiere sul suo conto, da quelle allarmistiche sul Club Bildemberg, alle sue passate attività professionali tra i “poteri forti” mondiali. Credo che Lei si sia preso una gatta da pelare a dir poco gigantesca e che lo abbia fatto convinto del dovere morale di provare a raddrizzare la tendenza al massacro, al disfacimento sociale, culturale, politico e civile del Paese. Lo ha fatto perché crede di avere le forze per poterci riuscire e con Lei si è schierata l’Italia tutta, ricorda? Se ci riuscirà, come tutti ci auguriamo, sarà un eroe nazionale, di quelli che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Anche per questo la esorto a non tralasciare la questione interna. Siamo purtroppo costretti dalla democrazia a sopportare una classe di incapaci (per di più presuntuosi e spesso disonesti) che non abbiamo mai eletto se non per interposta persona delle segreterie di partiti, completamente inadeguati a gestire il Paese, in particolare durante la durissima crisi che ci ha investito. Sono persone che non autorizzano neanche la magistratura a compiere il suo dovere nei confronti di “onorevoli” mafiosi, camorristi, corrotti o ladri, che tipo di rispetto possono avere? Salvare Silvio Berlusconi dal far fronte ai suoi doveri di cittadino nei confronti della legge è stata la missione di vita di tanta parte di questo Parlamento e tanti altri hanno contribuito a far fare affari d’oro, sempre a Silvio Berlusconi: lo lasceranno adesso che ha perso molto del suo potere, che il partito si sgretola sotto la guida dell’algido Alfano, che i giudici continuano a chiedere la sua condanna per questo o quel reato? Ad esempio: come reagirebbe il Parlamento se venisse chiesto l’arresto di Silvio Berlusconi?

E’ un’intera classe politica che deve avere una sferzata. Deve essere chiaro a tutti che essere responsabili delle proprie azioni nei confronti della legge dello Stato vale per tutti, in eguale misura, per garantire la convivenza civile e evitare abusi e sopraffazioni.

Continuare a negare questi princìpi cardine della democrazia, da un’ulteriore spinta al Paese verso la rovina e alimenta il fuoco dell’esasperazione sociale che rischia di diventare rivolta. Io che non sono un liberista, come avrà capito, penso che in questo caso è perfetto lo slogan “colpirne 1 per educarne 100”. Capisco anche che lei è un tecnico, ma ha già dimostrato di fare scelte politiche importanti: abbia ancora più coraggio, scardini dalle fondamenta questo sistema bloccato e corrotto.

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esodo dal Sud Italia

Guardate un momento i dati sulla nuova emigrazione dal Mezzogiorno verso le regioni del Nord Italia. La crisi finanziaria sta riducendo sul lastrico un’economia già duramente provata da quasi 70 anni di incuria politica e amministrativa, sfruttamento sociale  e criminalità organizzata.

Si tratta di un vero e proprio esodo che tuttavia è solo un indice. Pensate a quelli che restano, perché non hanno il coraggio di andarsene o non possono, o non vogliono abbandonare la propria terra, che sono sicuramente molti di più di questo enorme esercito che è già emigrato. Quelli che cercano disperatamente un lavoro al Sud e quelli che invece hanno oramai smesso di cercarlo, quelli che il lavoro lo trovano nella mafia e quelli che si sbattono senza fare poi nulla.

Che sviluppo può promettere a questa gente, Ministro Passera, Presidente Monti, oltre al completamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, di cui sentiamo parlare da più di mezzo secolo? Che si debba intervenire rapidamente e in maniera costruttiva per fermare questa emorragia di risorse e cervelli che non contribuiscono allo sviluppo dell’economia del Sud, mi sembrerebbe un obiettivo strategicamente importante, nel tentativo di dare al Paese tutto e non solo a una parte di esso, una prospettiva concreta di poter costruire il proprio benessere e quello del Paese. Mi domando però se questo sarà sufficiente visto il degrado e l’abbandono in cui versa tanta parte del Mezzogiorno.

Qualunque cosa possano cercare di dire i razzismi, gli individualismi egoisti, e spesso la rozza stupidità di alcuni commenti che vengono fatti sul Meridione, sono fermamente convinto che il risorgimento dell’Italia passi inevitabilmente dal Sud Italia, perché, oltretutto, la rinascita dell’economia del Mezzogiorno genererebbe il contributo finanziario necessario al Paese per risanare il debito nazionale, ridando futuro a tutti, anche al Centro e al Nord Italia.

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il leghista del grande Corrado Guzzanti

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Occupy Wall Street: il manifesto

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il terremoto politico delle amministrative 2012

Erano elezioni amministrative parziali, che coinvolgevano una porzione significativa, ma non estesa della popolazione. Vero, ma gli esiti che hanno avuto sono veramente straordinari. Cerchiamo di ricapitolare:

  • crolla la destra, dal PDL al Terzo Polo, in maniera trasversale. perdendo dappertutto tranne che in 6 comuni
  • la Lega sparisce perdendo 7 ballottaggi su 7, conservando solo la Verona del ribelle Tosi.
  • il PD vince a man bassa, spesso seguendo la stessa logica di coalizione che li ha portati a vincere come a Genova o L’Aquila, mentre perde quando corre da solo o con parte della coalizione, come a Palermo con il ritorno sulla scena di Orlando (IdV), per il quarto mandato, sulle ali di un eclatante 70% dei consensi.
  • Il Movimento conquista Parma, segnando la storia europea, facendo eleggere un candidato che non appartiene a nessun partito, dimostrando che si può fare politica e vincere senza spendere fortune, riportando la democrazia alla gente.

Questo scenario credo sia la materializzazione di un incubo per tanti che fino a qualche mese fa partecipavano allegramente al saccheggio istituzionale dagli scranni della maggioranza di Berlusconi e Bossi e per tutti coloro che li spalleggiavano e un osgno che diventa realtà per le centinaia di migliaia che si sono impegnati nel Movimento, che oltre alla storica elezione a Parma, raccolgono altri tre sindaci in comuni minori del Nord Italia e molti consensi in tutta Italia.

Trovo patetici i tentativi di screditare l’importante affermazione del Movimento, che rappresenta oltretutto una novità nella secolare politica italiana, parlando di voti della destra piuttosto che della sinistra, perchè, come ha ben detto il neo-sindaco di Parma: i voti sono dei cittadini, parlare di destra o sinistra oggi ha veramente poco o nessun senso.

In realtà queste elezioni segnano anche il presentarsi di un’opportunità storica per il Partito Democratico, approfittando del vuoto lasciato dal PDL e dalla Lega per rafforzare la propria coalizione, avvicinandosi alle richieste del Movimento, cosa che non sfugge a Letta quando chiede la “rinuncia ai contributi elettorali, una dura legge contro la corruzione e nuova legge elettorale subito, entro l’estate”. Questo darebbe un segnale forte nella giusta direzione, dando inizio ad un processo di  pulizia e rinnovamento della società civile che suonerebbe come il complemento essenziale al processo di risanamento finanziario iniziato con Monti.

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siamo in guerra

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Il simbolico attentato di Genova

L’attentato all’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare ha un valore simbolico perché colpisce un ingranaggio della macchina dello Stato, che simboleggia sia nel campo di attività che nella maniera in cui è gestita, lo stile del potere che governa il Paese dal dopoguerra. Tuttavia il simbolismo dell’attentato è rafforzato anche del momento di rara tensione e tragica intensità in cui versano le cose, a causa del precipitare dei catastrofici eventi finanziari internazionali.

Temo tuttavia che la gente non si soffermi più di tanto sulla motivazioni che sono invece alle origini della crisi, per poterne individuare le cause e porre un rimedio efficace per il futuro: la gente credo sia molto più concentrata sull’improvvisa povertà, instabilità e precarietà della propria esistenza e molto più arrabbiata “con chi ci ha portato fino a questo punto”, vale a dire la classe politica, con l’ex Premier Berlusconi e Bossi in testa (perché nessuno parla di che rivincita si sia preso Fini con i recenti fatti che hanno dilaniato il PDL?), il sistema finanziario che è indifferente alla sofferenza della popolazione, l’organizzazione dello Stato che priva i cittadini del benché minimo sostegno nell’adempimento dei doveri a cui sono chiamati, con Equitalia in testa, con i suoi modi arroganti, sprezzanti e senza neanche un’ombra di quel rispetto che dovrebbero ai contribuenti.

In questo clima, l’attentato di Genova rappresenta un simbolo ancora più pesante di una rivolta contro lo Stato tiranno.

Mentre sparano all’ingegner Adinolfi, cresce l’odio verso la classe politica che non ha saputo arginare la crisi, che ci teneva all’oscuro sbeffeggiandoci con dati rassicuranti (di tante frasi che rimarranno storiche ricordo solo: “Vediamo la luce alla fine del tunnel” – Tremonti – “Ma quale crisi, i ristoranti son pieni” – Berlusconi), e si arricchiva rubando a piene mani, in tutte le maniere, anche le più sfacciate e volgari. Cresce la rabbia verso una Chiesa cattolica che non sente il dovere di contribuire a risolvere i problemi finanziari del Paese in cui ha le proprie radici, semplicemente pagando le tasse sui beni di cui è proprietaria, come sono stati chiamati a fare tutti gli italiani, tranne le banche, perché anche questa categoria “a rischio” è stata esentata dall’IMU, come i sindacati… Crescono i suicidi di quelli che non ce la fanno più e sentono la terra mancargli sotto i piedi, e gli atti inconsulti come l’occupazione armata di uffici di Equitalia (per una richiesta di €40,000 di cui invece oggi si è scoperto che solo €2,000 era o dovuti), le bottiglie molotov, gli impiegati asserragliati negli uffici o malmenati per strada, (come credo possa succedere oggi per un evasore, smascherato pubblicamente).

La gente si sente sfruttata, privata della propria dignità e di quel futuro che ha costruito per tutta la vita, truffata da uno Stato che non ha saputo riformarsi perché i dirigenti che si sono avvicendati (mica tanto poi…) al potere erano troppo presi dal fare affari tra di loro… con i soldi della gente, perché adesso il domani mette paura e la rabbia popolare può finire per dare sostegno, anche se non esplicito, ad azioni di lotta aperta al sistema. Che succederebbe se venisse ferito, rapito o ucciso un politico legato alla catastrofe dell’economia italiana?

Attenzione anche alle manipolazioni di tutto questo. Ho vissuto gli anni ’70 e ricordo bene quanto tutto il Movimento di allora fu strumentalizzato, usato e distrutto

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Chi ha paura del Movimento?

Il Movimento Cinque Stelle cresce, a Parma raggiunge il ballottaggio, a Genova lo sfiora e si attesta dappertutto come una realtà della politica nazionale in questa tornata parziale di elezioni amministrative. Eppure ascoltando i commenti  a caldo, il ritornello è sempre lo stesso: antipolitica, voto di protesta, populismo. E’ mai possibile che nessuno si fremi a riflettere su quanto sta accadendo? C’è chi ha colto un parallelismo con la nascita della Lega, ricordando il 1992 e quell’aula piena di  cittadini prestati (allora) alla politica: Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni, Rosy Mauro erano tutti li, sconosciuti alla ribalta come lo era quel Castelli che dichiarò che avrebbe fatto politica per massimo 5 anni perchè lui era un ingegnere e voleva continuare a fare il suo lavoro (magari poi lo avesse fatto…). Il radicamento sul territorio era in effetti simile a quello che si riscontra adesso con il Movimento, si usciva da una crisi istituzionale (Mani Pulite) che aveva distrutto il sistema dei partiti della Guerra Fredda e anche allora si gridò al voto di protesta. Allora però votava il Paese e non la metà degli elettori come accade adesso e le argomentazioni xenofobe dei leghisti erano un elemento di rottura che riportava a una visione particolarista della società, agli interessi di un Nord destabilizzato dall’improvvisa mancanza di supporto politico per le sue commesse industriali. Poi, infatti, con la restaurazione berlusconiana del sistema, abbiamo visto tutti come è andata  a finire ed il marcio che la Lega ha nascosto per anni (e credo si sia solo all’inizio delle scoperte…).

Il Movimento è un’altra cosa: ha un programma chiaro (basta andare sul sito per visionarlo integralmente) senza argomentazioni xenofobe o particolariste sia in senso geografico che di interessi, non propone rivendicazioni basate su mitologie storiche per darsi un corpo. Al contrario si basa sulla gente che grazie al potere straordinario della rete ed alla popolarità del personaggio Beppe Grillo ha trovato la maniera di aggregarsi e di esprimersi, organizzandosi per cambiare le cose nel Paese partendo dalla restituzione della democrazia alla popolazione.

Antipolitica? Ma facciamola finita… questa è la politica, quella che non passa attraverso le segreterie dei partiti, ma il consenso popolare, che non usa il finanziamento pubblico o rimborso elettorale che si voglia chiamare per finanziare le proprie attività, che si batte senza guardare in faccia i potentati, che non ha paura di urlare la propria rabbia per le condizioni in cui versa il Paese, che non accetta di far pagare l’enorme debito contratto dal sistema a quella gente che invece non ha accumulato una lira (o un euro, fate voi…) di debito personale per tutta la vita. L’Articolo 49 della Costituzione da ai cittadini la facoltà di riunirsi costituendo movimenti e partiti (la differenza è sottile) per gestire la cosa pubblica e per poter far questo ci sono tutta una serie di condizioni e vincoli che il Movimento ha rispettato alla lettera, contro tutto e tutti, ma con la forza propulsiva inarrestabile dei movimenti popolari. C’è un esempio eccellente che ha cambiato la storia che ha seguito lo stesso percorso: Obama, altro che la Lega.

Vi ricorderete tutti come fosse dato come agnello sacrificale dello strapotere del clan di Clinton e poi perdente contro un Partito Repubblicano perchè di colore e senza una grande storia personale. Eppure lui parlava alla Rete, raccoglieva consensi perchè parlava ed ascoltava la gente, riavvicinava i giovani alla politica rendendoli partecipi del programma e alla fine ha stravinto. Era antipolitica quella di Obama? O quella del Movimento lo è perchè predica lo scioglimento dei partiti (cosa che succede spontaneamente sotto il peso della corruzione e dell’indegno sistema che hanno creato (o lasciato creare nel caso della sinistra) a causa dell’imbarazzante incapacità di governare della loro classe dirigente, chiusa ed oggi  asserragliata nei loro palazzi e nei loro privilegi medievali? Il Movimento è un fenomeno importante perchè segna una svolta nella maniera di fare politica in Italia, altro che antipolitica. I risultati li vedremo, adesso che conquisteranno posizioni di amministrazione (statene certi), ma vi prego smettetela di dar retta ai media asserviti alla politica della casta, ai La Russa, Gasparri, Berlusconi e compagnia varia, e guardate con attenzione quello che sta succedendo, perchè forse per la prima volta in Italia sta succedendo qualcosa di veramente nuovo.

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Una richiesta al Presidente Monti

I numeri che seguono listano parlamentari che  a 40 anni si sono assicurati una pensione di 7-8mila euro al mese e banchieri coetanei che ne prendono 18mila, manager della finanza e della telefonia con mensilità lorde sui 90mila euro erogate dall’INPS (una prova concreta sull’urgenza di un tetto alle pensioni erogate dallo Stato) e parlamentari che prendono 3mila euro al mese per 1 solo giorno di lavoro…

Caro Presidente Monti, capisco che sia necessaria una revisione a tutto tondo del sistema corrotto in cui opera il Paese, ma credo che la sua capacità di interpretazione del popolo italiano non le farà sfuggire quanto sono urgenti misure immediate, retroattive e definitive contro questo abuso clamoroso che viene perpetrato nei confronti di ognuno di noi.

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Economia, politica, finanza e…

Ricevo dal mio amico Franco, da Milano e pubblico molto volentieri:

Cominciamo col dire che non vorrei vivere in un mondo di merda. Soprattutto per le mie figlie e i miei futuri nipoti vorrei che cambiasse un po’ l’aria.  Un bel po’.

Mi è sempre sembrato un mondo male organizzato ma più passa il tempo e più mi sembra peggiori.

E’ ingiusto, profondamente ingiusto e vorrei tanto che i giovani trovassero la forza per rivoltarlo come un calzino.  Spero nei giovani perché la mia generazioni non ha solo fallito, di più, ha fatto cagare. Eravamo partiti alla grande, con il ’68.  Un momento magico, di grande formazione, di grandissima partecipazione, l’entusiasmo era palpabile, la voglia di fare irrefrenabile, si ragionava su tutto, ci si nutriva di nuove idee, cambiare il mondo sembrava a portata di mano… e poi, puff, pian pianino è svanito tutto.  O quasi.

E oggi ancora ci ritroviamo con guerre da tutte le parti, bambini che muoiono di fame o che vengono costretti a fare i soldati, popolazioni sotto sviluppate che vivono con 1-2 dollari al giorno,  i pochi stati ricchi che consumano l’80 per cento delle risorse del pianeta, la finanza che crea una crisi economica che poi fa pagare ad altri, e razzismo, egoismo, avidità, terrorismo e, forse anche peggio del terrorismo, la lotta la terrorismo… Insomma, una gran brutta roba. Un minestrone con ingredienti indigeribili.

Se il tutto è scoraggiante, l’economia mondiale sta diventando sempre più assurda.

“Ehi, ma tu che titoli hai per parlare di economia? E per di più di economia internazionale? Sei forse un economista di fama?”

“Innanzitutto possiedo un loden e di questi tempi non è poco, e il caso ha voluto che mi laureassi pure alla Bocconi….”

No, non mi sento minimamente un economista anche perché gli economisti ragionano in maniera del tutto diversa dalla mia.  Quindi o sono io che sono fuori di cucuzza, il che è molto probabile, o lo sono loro.

Sta di fatto che quando sentenziano “dobbiamo consumare sempre di più se vogliamo avere una costante crescita” pur capendo perfettamente cosa vogliano dire, sento che le budella mi si contorcono.  Possiamo, in un mondo dalle risorse limitate, dire una stronzata simile?

La sfida del futuro sarà creare lavoro risparmiando sulle risorse, o addirittura creare risorse. O lavorare meno per lavorare tutti. Il lavoro green… Ma non potrà essere un semplice diamoci dentro finché ci sono risorse, poi si vedrà.

“Dobbiamo far crescere il PIL”.  Altra cosa che mi fa impazzire. Che razza di indice è il PIL. Il PIL comprende il valore dei beni e servizi prodotti all’interno di un paese.  Se noi consumiamo un prodotto, qualcun altro dovrà produrlo, quindi consumando quel prodotto stiamo creando ricchezza. Quindi pensate a quanta più ricchezza in più state creando quando siete in coda e consumate un sacco di benzina rispetto a quando la strada è libera. E quando fate un incidente stradale…. fate lavorare soccorritori, poliziotti, medici, carrozzieri, meccanici… ci pensate a quanto PIL state creando? Quanta ricchezza…

“Siamo fieri di comunicare all’assemblea degli azionisti che la nostra azienda ha chiuso l’anno con un +75% di profitto,  siamo orgogliosi di presentarvi questa cartina che mostra tutti i mercati sui quali il nostro prodotto è consumato. La nostra quota di mercato è schizzata alle stelle, soprattutto in Africa, e il rating delle agenzie è passato da AA+ a AAA.

Le nostre mine anti uomo sono sempre più ricercate e apprezzate…soprattutto quelle a forma di uccellino che piacciono tanto ai bambini…”

Che si produca merda, armi o acqua santa è lo stesso. L’importante è avere un incremento di profitto rispetto all’anno prima.  Non so a voi, ma a me viene un tale giramento di palle… Il rating dovrebbe essere assegnato tenendo conto di cosa si produce, quante risorse si consumano, quanto si inquina, il benessere dei dipendenti, il benessere sociale prodotto.

Se uno produce uova con galline che passano la vita legate in uno spazio grande quanto un foglio A4 e sottoponendole a variazioni artificiali di luce e buio cosicché producano più uova,  per me può fare quanto profitto vuole ma  a me non dispiacerebbe abbattere l’aziendina con un bel bazooka.  Altro che tripla A.

Allo stesso modo agli stati non dovrebbe essere attribuito un giudizio solo in base alla capacità di ripianare il proprio debito ma si dovrebbe tener conto anche del livello di benessere dei cittadini, di quanto il paese inquina, di quante risorse consuma, di quanta evasione e corruzione ci sono in quel paese, ecc…

E visto che siamo arrivati sull’argomento cosa fareste voi a dei politici che, fieri, sottolineano i grandi risultati raggiunti nel combattere l’evasione con 12 miliardi recuperati nel 2011 su una stima di evasione di 150 miliardi dimenticando quindi che significa che si è recuperato l’8% dell’evaso ma il 92% evasione era e evasione è rimasta? Io li caccerei tutti a calci nel culo.

Sì, perché sono gli stessi politici che dicono ai giovani che devono puntare all’eccellenza se vogliono trovare un lavoro, avere un futuro… A parte che mi verrebbe da chiedere a questi politici:” E dei giovani non eccellenti che ne facciamo? Li buttiamo?”

Ma, a parte questo, non so a casa vostra, ma a casa mia sarebbe eccellente recuperare il 92% dell’evasione e darsi da fare per recuperare il restante 8 %. Non considerare eccellente l’aver recuperato l’8%.  Punto.

Io so solo che se fossi un evasore sentendo questi bei ragionamenti continuerei ad evadere.

E la corruzione.

Si dice che la corruzione ci costi 60 miliardi l’anno.  E normalmente quando si parla di corruzione si intende politica corrotta.

Ora, si dice anche che in politica in Italia sia occupato circa 1 milione di persone.

Se fossero corrotti “solo” 1.000 politici incasserebbero di media 60 milioni ciascuno! In lire poco meno di 120 miliardi di lire ciascuno.  Le lire sono morte e defunte, lo so bene, ma forse rendono ancora oggi meglio l’idea della valanga di denaro che finisce nella corruzione.

Non so a voi, ma a me queste cifre fanno venire i brividi lungo la schiena…

Del resto, solo le dimensioni enormi del problema rendono capibile come sia possibile che un cazzutissimo Lusi possa rubare 25 milioni senza che nessuno se ne accorga.

E la finanza internazionale! Che crea sto po’ po’ di casino, si fa finanziare dagli stati, fa pagare a tutti noi i casini che ha combinato e poi continua a darsi i bonus. Bella performance, No?

Potrei continuare a lungo…

Rileggendo queste righe dove si parla di politica, economia e finanza cito spesso la merda.

Chi sa come mai? Mah!

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la neve, Roma e i lamenti di Alemanno

L0 so che tutti parlano della neve e che un altro post su questo può sembrare inutile e noioso, ma proprio non ce la faccio a stare zitto vedendo il disastro che paralizza Roma.

“La protezione civile non mi ha informato adeguatamente” ha detto il Sindaco di Roma, sommerso dalle inevitabili crisi di nervi di cittadini paralizzati dall’abbondante nevicata di ieri e stanotte. “Prevedevano 35 mm e non 35 cm”, ha aggiunto, immemore della sua ordinanza preventiva di chiudere le scuole (anzi no, sospendere le lezioni perché gli istituti dovevano restare aperti, vuoti, con i bambini nelle mani dei bidelli, ma aperti…), cosa di cui si era pure vantato al TG1 ai primi fiocchi, lamentandosi di essere stata o lasciato solo, lui, coraggioso duce di questa città allo sbando.

Adesso piange, lamentandosi (ancora!) e incitando le folle a prendere la pala e spazzare le strade, affiancando i potenti mezzi dell’ATAC, dell’AMA, dei VVFF, della polizia municipale (rivoglio vedere con le pale in mano!!!) e dell’esercito (udite, udite!!), per liberare le stare entro stasera, prima che ghiacci. Allora, vi anticipo la mia opinione: un incompetente del genere è da cacciare via immediatamente, ma andiamo con ordine:

  • E’ vero che il problema è il ghiaccio, ma questo si risolve buttando il sale sulle strade PRIMA della nevicata, perché poi spalando via la neve viene via anche il ghiaccio che si forma sotto, attaccato al manto stradale. Ovviamente poi bisogna cospargere nuovamente le strade di sale per evitare che le basse temperature facciamo il loro effetto naturale sull’acqua della neve.
  • Dove sono i 140 mezzi che dichiarava schierati con verve militare ieri durante l’intervista la TG1? Sono rimasti schierati o sono entrati in funzione?. Si faccia un  giro a Monte Mario o, se ha freddo, guardi le foto che a migliaia sono pubblicate in rete. Non si è visto nessuno e nessuno fa niente. Nessun agente municipale con la pala, soldati in uniforme da guerra o agenti di quella protezione civile a dir suo bugiarda. Non è che si stanno rimpallando le responsabilità impegnandosi in dibattiti surreali mentre la gente non  può circolare, fare la spesa, andare all’ospedale e via dicendo?
  • Sono caduti oltre 100 alberi sotto il peso della neve e migliaia di rami si sono spezzati cadendo sulle macchine parcheggiate, impedendo il transito anche dei pedoni che saltellano vestiti da sci per le strade facendo a palate di neve. E quelli che si sono spezzati e sono ancora attaccati agli alberi? Cadranno sulla testa di qualcuno? Vedremo nelle prossime ore perché ovviamente nessuno fa assolutamente niente.
  • Il Sindaco promette strade libere per domani alle 12:00. Lo vedremo domani, ma assistendo al disastro che imperversa credo che questo pasticcio porterà conseguenze per parecchi giorni.
  • In alcune zone di Roma nord manca l’acqua ed in altre l’elettricità, che con questo freddo sono essenziali per non incorrere in problemi ancora più gravi: un perfetto esempio di gestione moderna della capitale del Paese.

Insomma, godetevi pure lo scenario inusuale del Colosseo imbiancato, scendete in mezzo alla strada ghiacciata a fare a palle di neve con i bambini o semplicemente a sfoggiare il completino da sci ultimo grido che tanto piace, ma non vi meravigliate se qualcuno urla la propria rabbia per questo ennesimo esempio di incivile incompetenza, condita dalla superbia codarda e lamentosa degli incapaci che ci governano.

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