Articoli con tag proposte

l’Emilia, Pizzarotti e la buona politica

Anche il Sindaco di Parma, Pizzarotti, si schiera per la creazione di una Provincia Emilia ( di cui ho trattato già qui e qui) , superando ogni steccato imposto dai partiti di appartenenza (la Masini che ha lanciato la proposta e la raccolta di firme è del PD, mentre Pizzarotti è notoriamente un esponente del Movimento 5 stelle).

E’ questa la politica che vogliamo, quella che guarda al bene del Paese e non agli interessi di partito o di poltrona e mi auguro sinceramente che questa iniziativa raccolga sempre maggiori adesioni, uscendo fuori dai confini dell’Emilia perchè ha una valenza concettuale nazionale per il riassetto dell’Amministrazione dello Stato fornendo parametri di sviluppo successivi alla riforma con una visione non solo contabile come quella proposta dal governo Monti (a cui tuttavia rimane il merito di aver sbloccato una riforma che tutti dicevano di volere, ma che non veniva messa in opera). Se è infatti vero che la creazione di un’unica Provincia Emilia invece delle quattro proposte porterebbe ulteriori risparmi per i cittadini, questa darebbe anche al territorio emiliano la possibilità di competere sui mercati internazionali sia in termini di PIL (si tratta non solo della Food Valley italiana con il maggior numero di IGP dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico, ma quella dei motori, delle ceramiche, della meccatronica, della musica, ecc.) che di accesso ai finanziamenti europei (per il numero di abitanti), dando coerenza storica e culturale al territorio, così come potrebbe essere per altri (i Grandi Vini tra Siena, Arezzo e Grosseto, la provincia Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, la Tuscia Sabina di Viterbo e Rieti, la Ciociaria di Latina e Frosinone, la Provincia Adriatica di Teramo, Pescara e Chieti, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente e così via con le Langhe, il Salento, la Costiera Amalfitana, e tutte le altre realtà italiane legate da storia, cultura e tradizioni diverse e straordinariamente interessanti per tutto il mondo… se organizzate nella maniera giusta.

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Monti, le Province e Reggio Emilia

Confesso che il riordino delle istituzioni sul territorio l’ho sempre considerata una necessità assolutamente prioritaria e quindi la scelta di “accorpamento” delle Province italiane l’ho data per un passo del Governo Monti in quella direzione, senza approfondirne troppo i contenuti. Tuttavia ho imparato la lezione dopo che in tutti questi anni lo Stato ha preso decisioni che ci hanno cambiato la vita (vedi riforma delle pensioni) senza che se ne capisse molto prima della loro entrata in vigore e sono andato a cercare informazioni.

Le discriminanti usate sono state le dimensioni del territorio (superiori ai 2500 km quadrati) e la densità di popolazione (sopra i 350,000 abitanti) e delle 107 Province italiane solo 43 hanno i requisiti per restare tali e annettere i territori che invece non rientrano in questi parametri. Saranno soppresse le Province delle città principali che diventeranno Città Metropolitane, governate da Sindaci con poteri speciali. Queste sono Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. In tutto sono 64 le Province che dovranno essere accorpate nelle Regioni a statuto ordinario.

Stando alla normativa attuale, in Lombardia, oltre a Milano, rimarrebbero solo Brescia, Bergamo e Pavia mentre saranno accorpate Lecco, Lodi, Como, Monza, Mantova, Cremona Sondrio e Varese.  Nel Lazio, oltre a Roma rimarrebbe solo Frosinone, in Toscana rimarrebbe solo la Città Metropolitana di Firenze e tutte le Province attuali dovrebbero trovare accorpamenti. In Basilicata rimarrà solo Potenza e in Sardegna solo Cagliari…

Pensate però al risparmio per la spesa pubblica che si può fare con 64 amministrazioni locali in meno… a cominciare da questo esercizio perché il processo dovrà essere completato entro il 2012. Le nuove Province – che si occuperanno solo di ambiente, trasporto e viabilità – dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Chi non riuscirà a raggiungere questa soglia potrà fare una sorta di ‘campagna aquisti’ cambiando radicalmente la cartina geografica italiana, con accorpamenti che potranno dare vita a nuovi enti territoriali o ricalcare antiche conformazioni dello stato preunitario. Gli accorpamenti, elaborati dai Consigli delle autonomie locali, dovranno essere approvati dalle Regioni entro il primo gennaio 2014

Insomma, si va di corsa e come ho già dichiarato, lo apprezzo, vista la situazione generale e i rischi seri che corriamo se non ci diamo finalmente una smossa: rimettendo le mani su quella macchina gigante e paralizzata che è la Cosa Pubblica in questo Paese il Governo Monti sta mettendo le basi per un risanamento non solo di contingenza, ma strutturale. Tuttavia ho la sensazione che la fretta sia spesso stata una cattiva consigliera, come nella riforma del Lavoro e temo anche in quella della Previdenza Sociale.

Siamo sicuri che i criteri adottati sulla riforma delle Province siano in grado di dare equità e giustizia alla manovra di riordino dello Stato? Sono i criteri giusti per dare servizi ai cittadini e non solo un rapido miglioramento dei conti pubblici dello Stato? C’è da dubitarne se non si prendono in considerazione:

  1. la virtuosità delle amministrazioni attuali, perchè se una giunta provinciale è efficiente, stando alle disposizioni attuali, può venir cancellata a favore di un’altra che invece ha dato prova di incompetenza o peggio ancora di malaffare e questo non solo è un danno alla meritocrazia che deve invece essere alle fondamenta della Pubblica Amministrazione, ma procura un danno ai cittadini di entrambe le Province.
  2. La storia dei territori su cui insistono le Province, le differenze culturali di cui il nostro Paese è ricco. Lucca e Pisa, Siena e Arezzo, la Benevento papalina con l’Irpinia di Avellino, Parma riannetterà Piacenza sulle ceneri del Granducato e Reggio Emilia tornerà sotto Modena. La realtà è che disfare quello che costituisce un filo rosso della storia italiana non sarà facile, rischiando di riesumare le lotte tra guelfi e ghibellini.

Nessuno mette in dubbio la necessità di riorganizzare lo Stato, ma credo sia importante fare scelte sulla base di valutazioni che non prendano esclusivamente in considerazione i vantaggi di cassa, ma anche la funzionalità del nuovo sistema sia in termini di equità e efficienza per i cittadini che di rispetto per le culture e le tradizioni del nostro Paese.

Dalla Provincia di Reggio Emilia viene infatti una proposta concreta: creare non Province allargate (es. Reggio con Modena. Parma con Piacenza, ecc.) ma una sola Provincia Emilia, che assieme alla Provincia Romagna e alla Città Metropolitana di Bologna costituirebbero le tre istituzioni coordinate dalla Regione Emilia Romagna. In questa maniera, ha dichiarato la Presidente Sonia Masini, “(…) la Provincia dell’Emilia avrebbe circa 2 milioni di abitanti, imprese e PIL che le consentirebbero di competere con le Province Europee più importanti”.

Mi sembra un ragionamento importante perchè ha una visione di sviluppo successivo al riassetto, che prende in considerazione le potenzialità di questo territorio capace di riunire tutte le migliori Indicazioni geografiche protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto. Mentre in Toscana potremmo avere una Provincia dei Gran vini con Siena, Arezzo e Grosseto, accanto a quella Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, cercando però di far assopire i tradizionali rancori stracittadini. Più facile sarà riunire Viterbo e Rieti in una Provincia della Tuscia Sabina e Latina insieme a Frosinone in quella ciociara. Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica’, escludendo L’Aquila, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente.

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Proposte: fisco e funzione pubblica

In questo clima di veleni e scheletri negli armadi, si rischia di dimenticare che è nel comune agire di una comunità che si misura la civiltà della stessa, tanto più quando è più alto il rischio di compromettere la qualità di vita della comunità o di parte di essa. Di fatto il blocco istituzionale causato dalla crisi del governo sta dando un duro colpo alle capacità di ripresa di larghe fasce dell’economia italiana dalla crisi economico/finanziaria/strutturale che abbiamo attraversato a livello planetario. Gli equilibri sono cambiati, il mercato è cambiato, i consumatori stessi sono cambiati gioco forza, sotto la pressione della ristrettezza, della mancanza di certezze e di fronte alle più bieche speculazioni di veri e propri potenti avvoltoi, determinati a guadagnare sulla pelle degli altri. Le cose non torneranno mai più ad essere quelle che erano ed in questo scenario, chi si adatta per primo, capendo il cambiamento prima degli altri, vince; gli altri rimarranno inevitabilmente indietro e molti vivranno lunghe agonie.

Noi non possiamo correre questo rischio e lasciare l’Italia agonizzare per molto ancora.

Chi non è cosciente dello sfacelo in cui versa ogni cosa amministrata da uno Stato corrotto, inefficace e diretto da una classe politica imbarazzante ed autoreferenziale? E’ mai possibile che non il popolo italiano non riesca a ribellarsi, vista la minaccia che questo stato di cose porta a tutti?  Credo sia urgente ricominciare a fare politica, che poi vuol dire fare scelte, cambiare o conservare le cose per il bene di tutti, per migliorare il presente ed il futuro, per lasciare una traccia alle generazioni future. E’ un obbligo civile che dovrebbe essere di noi tutti, ognuno nelle sue possibilità, quantomeno per discutere proposte per rimettere in piedi il Paese, perchè condividere scelte significa offrire a noi tutti l’opportunità di progredire, di rimetterci in marcia.

Per questo pubblico alcune proposte su due argomenti che hanno, credo, un urgente bisogno di essere discussi: il fisco e la funzione pubblica. Non sono la soluzione di niente, ma semplici idee che sono tuttavia realizzabili a costo zero e sono state già pubblicate nella sezione Proposte Politiche assieme a molte altre su molti altri settori con l’obiettivo di individuare proposte politicamente rilevanti ed attuabili per:

  • ridare stimoli all’economia per aiutare le imprese a competere sul mercato interno ed internazionale;
  • aiutare a far funzionare la macchina pubblica per offrire servizi efficiente e garantire equità sociale;
  • cercare di offrire un futuro migliore ai nostri figli stimolandone la qualità negli studi e l’ingresso nel mondo del lavoro;
  • riacquistare dignità per il Paese dopo anni di corruzione, razzismo ed egoismo, per contribuire in maniera credibile allo sviluppo internazionale grazie alla nostra cultura millenaria.

Chiunque volesse collaborare, può mandarmi una mail o lasciare un commento per discutere le proposte esistenti o pubblicarne di nuove.

FISCO

  • Rendere obbligatoria la pubblicazione dei redditi e delle imposte pagate, in maniera da rendere evidenti eventuali discrasie con lo stile di vita praticato.
  • Penalizzare anche fiscalmente chi commette reati contro l’ambiente, il patrimonio e la collettività per combattere il mancato rispetto delle regole di convivenza tra imprese e comunità e la libera concorrenza tra imprese.
  • Minimizzare il prelievo fiscale sull’acquisto di beni e macchinari a basso consumo energetico, per stimolare il mercato, ridurre i consumi di energia e combustibili, favorire la compatibilità ambientale e lo sviluppo di una sempre maggiore sensibilità popolare verso un sistema economico e di consumo ecosostenibile.
  • Detraibilità totale dei contributi finanziari effettuati da privati per il miglioramento di strutture o servizi pubblici nell’istruzione, sanità e beni culturali.

FUNZIONE PUBBLICA

  • Raddoppio della pena accertata per chi esercita una funzione pubblica, perchè questo aggrava il contesto in cui è stato commesso il reato, per ridare fiducia e credibilità al rapporto tra le parti e contribuire ad una drastica diminuzione della corruzione dilagante a tutti i livelli e che raggiunge livelli di odiosità quando si svolge in ambito politico.
  • Impedire l’accesso alla vita pubblica a coloro che non hanno una fedina penale “pulita, per garantire l’onestà di chi si occupa della cosa pubblica e contribuire alla lotta contro la “commercializzazione” della stessa, per rivalutare la qualità della classe politica e dell’amministrazione pubblica.
  • Sancire il principio di incompatibilità tra incarichi pubblici e privati, per impedire ogni conflitto di interesse nella gestione della cosa pubblica
  • Sancire il principio di non cumulabilità tra incarichi pubblici, per ribadire il diritto della comunità all’efficienza della cosa pubblica.
  • Riforma della legge elettorale estendendo alle elezioni politiche le stesse regole usate per le elezioni amministrative, ribadendo il diritto al voto diretto ai candidati, favorendo l’assunzione di patti diretti tra elettorato e candidato, ad ogni livello.
  • Ristabilire la funzione di Alto Commissario contro la corruzione, con ampi poteri investigativi, compreso l’uso delle intercettazioni telefoniche, per debellare il fenomeno a tutti i livelli, con particolare attenzione agli incarichi di maggior potere.
  • Eliminazione del diritto alla pensione dopo due anni e mezzo per i parlamentari e riduzione dei privilegi economici a quelli legati alla funzione esercitata.
  • Eliminazione delle Province con delega ai Comuni ed alle Regioni dei compiti attualmente svolti.
  • Sancire il principio della compensazione nelle transazioni tra pubblico e privato, autorizzando la deduzione dal prelievo fiscale delle somme dovute dallo Stato, per accelerare i pagamenti dovuti dall’amministrazione pubblica, collegare il prelievo fiscale alle transazioni dei fornitori, per favorire il controllo della spesa pubblica e quello fiscale e ristabilire un equo rapporto tra Stato e imprese nella comune applicazione della legge.

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Proposte concrete

Tra le pagine di Nuda Verità ho aperto la sezione “Proposte” per tentare di mettere assieme una bozza di programma di innovazione da condividere, espandere, migliorare insieme a chi vorrà contribuire.

Io, come credo molti altri, sento la necessità di impegnarmi per cercare di fare qualcosa di concreto, mettendoci la professionalità e l’esperienza acquisita nel tempo e tentando di aggregare chiunque fosse sinceramente interessato a fare altrettanto, sulla base di un unico principio: portare dalla società civile un contributo concreto per migliorare la società in cui viviamo, facendo funzionare il sistema e cercando di costruire un futuro migliore.

Chi vuole dare una mano è benvenuto.

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