Articoli con tag referendum

La triste storia di Jo Cox dopo il Brexit

BrexitChe tristezza ripensare a Jo Cox e il suo inutile sacrificio in nome di un’anacronistico isolazionismo. A leggere i fatti dopo il Brexit, non si può che notare come lo psicopatico ultra-nazionalista che le ha sparato in mezzo alla strada, in un Paese in cui nemmeno i poliziotti sono armati, fosse un drammatico campanello d’allarme di quanto si stava compiendo. I tabloid e i media spazzatura (televisioni incluse) che proliferano così bene nel Regno Unito davano da troppo tempo spazio e sostegno agli istinti razzisti e xenofobi della popolazione più povera dei territori del Nord dell’Inghilterra, forti del sostegno reale e dei Lord. Il potere diretto ed occulto di condizionamento della svolta populista ha alimentato odio ed esclusione  fino al punto si segnare il destino stesso del Regno.

I giovani, abituati alla prepotenza dei mezzi di comunicazione tanto da eleggere internet come mezzo principale (e spesso unico) di informazione hanno votato in stragrande maggioranza (75%) di restare in Europa, rifiutando la propaganda populista e conservatrice, ma le generazioni successive li hanno obbligati ad uscire dall’Europa dopo 40 anni di lavori di integrazione comunitaria. Un ragazzo, apparentemente sui 30 anni, intervistato dal Guardian ha sintetizzato così: ” Com’è mai possibile che un 90enne  abbia maggior peso di un giovane sulle scelte che decideranno il futuro? Noi siamo Europei, cittadini di un mondo senza più frontiere e non ci riconosciamo nell’isolamento in cui ci hanno relegato”.

Così la pensa anche la Scozia e anche l’Irlanda del Nord, che minacciano un referendum per staccarsi dal Regno Unito, chiedendo a Bruxelles di restare nella comunità europea, visto che così ha votato la stragrande maggioranza dei loro cittadini.

Che tristezza anche il sempre crescente numero (oltre i 3 milioni secondo gli ultimi rilevamenti) di firme che chiedono di ripetere il referendum, sulla base del ristretto margine  con cui è stato scelto il Brexit in base ai dati di affluenza alle urne per una decisione tanto importante. “E’ la democrazia, baby”, si potrebbe rispondere. Oramai è troppo tardi (credo) a meno di clamorose sconfessioni di quello che si vanta di essere il sistema democratico migliore al mondo. La volontà di una seconda opportunità di votare fa indubbiamente tenerezza, ma suscita anche parecchia apprensione per il pericolosissimo precedente che costituirebbe, colpendo al cuore la credibilità stessa delle consultazioni popolari future.

Tuttavia, se la metà dei cittadini di Sua Maestà piange sul latte versato e si dilania per capire come è stato possibile quanto è successo, c’è anche un’altra metà della popolazione che invece celebra il giorno dell’indipendenza (curioso il parallelo con quello degli USA che fu, appunto, indipendenza dal Regno Unito) e spocchiosamente se la prende comoda nel togliere il disturbo, interessata, come sempre,  a trarre il massimo vantaggio a scapito di tutto e di tutti i cittadini dell’Unione Europea e delle conseguenze che il Brexit avrà su di loro. C’è chi fa notare, credo a ragione alla luce dei risultati, che gli inglesi non sino mai stati europeisti convinti, non sono mai entrati nella moneta unica ed hanno sempre visto (quantomeno dalla signora Thatcher in poi) l’Unione come un’opportunità per fare affari, piazzando prodotti e servizi.

Non sarà un divorzio consensuale ha tuonato la presidenza europea, echeggiando i commenti tedeschi, facendo scattare tutti i meccanismi per contrastare i piani britannici, consci degli effetti recessivi che il Brexit porterà in eredità alla stitica economia comunitaria, ma anche colpiti dal tradimento del governo Cameron, che aveva incassato parecchi favori nel piano concordato con i leader europei proprio per scongiurare l’uscita del Regno Unito. Per noi europei sarà duro sostenere la fragilissima ripresa economica dopo tanti anni di crisi e dovremo lottare per tornare in recessione. Gli inglesi la pagheranno duramente su tanti fronti, compresa la coscienza ed il relativo consenso popolare e i confini interni, oltre all’effetto deprimente sull’economia reale e sulla credibilità finanziaria a livello globale.

I media cancellano Jo Cox dopo aver contribuito ad ucciderla e gli esperti di comunicazione cominciano ad analizzare il potere di condizionamento che hanno dimostrato di avere sulla popolazione britannica, specialmente quella più povera e meno educata. I giovani inglesi che non avevano scelto di entrare in Europa e non hanno neanche scelto di uscirne, urlano la loro rabbia e la loro frustrazione e raccolgono forme ex-post, la Scozia batte i pugni sul tavolo buono e i banchieri chiudono i forzieri.

Sarà pure la democrazia, ma è anche il sintomo pericolosissimo della decadenza in cui versa la nostra società post-industriale, che sempre più somiglia a quella del Big Brother della letteratura inglese.

Annunci

, , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

dalle strade di Catania un motivo per votare SI

, ,

1 Commento

passaparola, ragazzi… passaparola

, , ,

Lascia un commento

la RAI oscura i referendum

Mi arriva dalla rete questo messaggio da parte di una ricercatrice (ho controllato sulla rete… ) che pubblico molto volentieri:

Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!
Mariachiara Alberton

E’ oramai chiaro che il referendum lo dobbiamo pubblicizzare noi tutti perchè il Governo non farà passare gli spot ne’ in Rai ne’ a Mediaset.
Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani. Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV, così i cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno e non andranno a votare il referendum, mentre è necessario che si rechino alle urne almeno 25 milioni di persone perchè si raggiunga il quorum.
Passaparola!

, , ,

2 commenti

Grillo, i referendum e la guerra

, , ,

Lascia un commento

perchè non vogliono i referendum

A quanto pare, dopo il vergognoso ricorso a provvedimenti legislativi esclusivamente destinati a far saltare il referendum sul nucleare e non ad abbandonarne l’adozione (le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare), adesso si mette in discussione anche il referendum che chiede il mantenimento dell’acqua come bene comune, calpestando così il diritto di oltre 2 milioni di cittadini che hanno firmato per impedirne la privatizzazione.

In attesa del parere dei tecnici incaricati dal Ministro Romani di effettuare “un approfondimento legislativo” anche su questo tema di grande rilevanza, mi sembra estremamente importante fare alcune considerazioni, prima fra tutte quella che, a causa dell'”effetto Fukushima”, il referendum sul nucleare rischiava di attirare alle urne un numero sufficiente di persone da garantire il raggiungimento del quorum, spingendo anche gli altri quesiti referendari verso il successo: quello sull’acqua e quello… sul legittimo impedimento. Si, perchè non bisogna dimenticare che tra i referendum previsti per giugno c’è anche quello che vuole abrogare la “legge ad personam” studiata per il Premier e quindi appare chiaro ancora una volta il disegno che sta dietro alla repentina manovra per impedire lo svolgimento lo svolgimento referendario.

Come dice Stefano Rodotà in uno splendido editoriale(…) evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia”. Insomma, una volta di più si usa disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

L’aggressione ai referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno,  altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti. Come diceva Leonardo da Vinci: “chi non impedisce il Male, sappia che ne è la causa!

, , , , , ,

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: