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Renzi, le primarie del PD e il futuro dell’Italia

Ricevo da Elena, una mia carissima amica, la segnalazione di un post sulle primarie del PD, un argomento che non ho voluto affrontare, forse sull’onda della delusione cocente che mi ha provocato il silenzio/assenso di questo partito nei confronti del sacco della Repubblica che è stato perpetrato in tutti questi anni e di posizioni impalpabili assunte su alcuni provvedimenti adottati dal governo Monti, non tanto sul risanamento economico del Paese, ma sulle esenzioni (vedi IMU alla Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni bancarie ecc.) garantite ai poteri forti e sulla cancellazione di diritti acquisiti con anni di lotte civili e democratiche.

Spinto dalla presentazione della mia amica, ho letto il post, molto ben scritto dalla blogger che si schiera decisamente con Renzi, argomentando in maniera lucida le sue scelte, che sono quelle di una militante di partito anche se oneste e spesso condivisibili, sopratutto quando affronta il capitolo del necessario rinnovamento.  Tuttavia è proprio li che mi areno e fatico a seguire il suo pensiero.

Premetto che non ho assolutamente nulla contro Renzi, che al contrario mi sembra un ottimo “pontiere” (che in gergo militare veniva usato per quelli che gettavano i ponti per far passare gli eserciti sopra gli ostacoli), con tanta grinta nell’affrontare le resistenze di un mastodonte confuso, aggrappato alle rigide burocrazie interne, distratto dalle proprie vicende piuttosto che guidare il fronte della resistenza popolare durante una trasformazione epocale della nostra società in senso liberista, che cancella uno dopo l’altro i diritti della gente, compreso quello a una vita onesta in un Paese civile, fatta di lavoro e progresso, dove i ragazzi possono innovare e non cercare di sopravvivere senza certezze sul futuro o un minimo di credito (in tutti i sensi, sia quello finanziario che in termini di credibilità). La sensibilità del Paese non mai stata così alta da quando la crisi non è più solo sugli schermi televisivi, ma davanti alla porta di casa di ognuno di noi: Grillo ne interpreta egregiamente i presupposti essenziali, agitando i forconi della rivolta (chi di voi ha saputo quello che è successo in Spagna, in Grecia e Portogallo la scorsa settimana?) e quindi spaventando tanti che hanno paura di quello che potrebbe succedere se il Sistema crollasse, la destra legata la capitale storico (vedi Fini, Casini e Montezemolo & Co) scende in campo per riproporre un Monti bis, che è già un “rottamatore” della classe politica per definizione, ma incarna l’establishment, ha la credibilità necessaria in Italie e all’estero per guidare il Paese nella direzione del capitalismo “illuminato”, dopo i disastri del bieco liberismo di tutti questo anni bui per la democrazia.

Renzi lotta all’interni del PD e mi auguro che vinca le primarie, ma non ha dato segnali di aver capito cosa sta succedendo davvero. Le sue sono posizioni illuminate per chi guarda dentro al Partito Democratico, che gli prepara un’onorevole sconfitta, apprestandosi a cambiare le regole delle primarie per conservare il diritto a un centralismo democratico in cui la Segreteria ha potere di veto su qualsiasi novità venga pretesa dalla base. Non è ancora chiaro dopo gli schiaffi al popolo della sinistra di tutti questi anni (conflitto di interessi in testa)? O sono forse io a essere troppo disilluso dal non credere alla capacità di auto-rinnovamento che accomuna il PD a tutti gli altri partiti italiani? Renzi non sta solcando lo stesso percorso di Veltroni (ricordate il discorso del Lingotto?) invocando un rinnovamento effimero, guardando alle vicende del potere piuttosto che unire le forze con tutti coloro che lottano per un cambiamento vero, che passa inequivocabilmente attraverso la resistenza al liberismo globale dominante, che non vuole allinearsi ai dettami del “mercato”, perchè una società più giusta non si giudica dal PIL, ma dalla qualità delle scuola, della giustizia e dei servizi offerti ai cittadini?

Forza Renzi, allora; non ci parlare più di rottamazione, smetti di parlare di questioni interne al PD, ma di cose che danno alla gente la visione di un futuro migliore, fai il passo necessario per portare dalla tua parte tutti quelli che si sbattono per un Italia migliore, che sappia davvero essere un faro culturale per l’Europa, che faccia fronte ai propri obblighi attraverso provvedimenti equi e socialmente progressisti, che faccia partecipare tutti al risanamento del Paese, punendo i furbi che ci affossano e premiando chi ha sempre giocato stando alle regole.

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il valore della festa della Liberazione

Riporto il discorso fatto da Piero Calamandrei sulla Costituzione in occasione della Festa della Liberazione, il 25 aprile di tanti anni fa. Era il 1950, ma i contenuti di quel discorso sono oggi più che mai attuali, alla luce degli attacchi alla Costituzione, alla Resistenza ed alle istituzioni tutte a cui abbiamo assistito in questi giorni.

Ha perfettamente ragione Calamandrei quando dice che la Costiuzione è solo carta se non la si difende tutti i giorni nei suoi valori, in quei contenuti per cui tanti ragazzi sono morti, sulle montagne così come nelle strade di Milano, di Firenze e di tutte le nostre città. “Bisogna vigilare sulla libertà” avvertiva Calamandrei nel 1950, “perchè non si debba più assistere a quello che la mia generazione ha vissuto per un ventennio. Perchè la libertà è come l’aria e lo si capisce quando comincia a mancare!”

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25 aprile

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