Articoli con tag terrorismo

Riflessioni su ISIS e la sua distruzione

ss“Follow the money trail”, segui la traccia dei soldi: così si è sempre detto in casi come quello della strage di Parigi.

Seguendo l’esercizio mi sono chiesto: “ma quante fabbriche di armi ci sono in Siria?”. Nessuna. Quindi le armi usate dall’ISIS vengono conquistate sul terreno di battaglia (comprese le defezioni di massa dei “ribelli siriani” addestrati ed armati dalle forze occidentali)  oppure vengono acquistate sul mercato nero (come nel caso delle mille guerre lorde di sangue che si sono e si stanno combattendo in Africa, così come in tutti i conflitti armati del pianeta, dall’Ucraina all’Afghanistan, visto che ufficialmente nessuna nazione è in guerra con un’altra. Neanche Israele e Palestina sono ufficialmente in guerra anche se il numero delle vittime non smette di salire.

Bisogna quindi colpire violentemente il traffico di armi e nello stesso tempo interrompere ogni finanziamento estero, mettendo da parte ogni interesse particolare. Per primo il regime di Hassad, erede al trono del lavoro del padre, che aveva creato uno stato senza debiti (con nessuno, neanche il FMI), in cui le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, e la Sharia è considerata incostituzionale. Pendono come macigni sul suo capo le stragi perpetrate durante la cosiddetta “Primavera Araba”, compreso quella con il gas nervino contro i curdi, se non ricordo male, ma questo dovrà essere accertato dal consesso internazionale, Russia ed Iran compresi, dopo che il cancro chiamato ISIS sarà estirpato.

Colpire le fonti di finanziamento oltre che il reperimento delle armi sarebbe già sferrare un bel colpo, ma restano le capacità di autofinanziamento: essenzialmente per il petrolio di cui la Siria e il nord dell’Iraq sono ricchi. Si Stima che la vendita dei barili (sempre sul mercato nero) varrebbe circa $2 milioni al giorno.  In proporzioni molto inferiori un’altra fonte di ricavi è il mercato (nero) dell’arte di cui la Siria è ricca (ndr – per fortuna, le opere distrutte in diretta televisiva nei musei erano copie in gesso: gli originali sono a Damasco, che è ancora sotto il controllo di Hassad). La zona più importante per la produzione di petrolio è quella di Mosul, la seconda città irachena, caduta sotto il controllo del califfato lo scorso giugno. E’ quindi priorità militare la liberazione di Mosul, a cui le forze curde stanno lavorando con grande sacrificio e successo.

Liberare Mosul e riprendere subito il controllo della principale fonte interna di finanziamento e di ogni altra a seguire deve essere la priorità perché, senza più possibilità di sostenimento il califfato islamico imploderà, sotto gli attacchi militari.

Putin ha sbandierato alle TV di mezzo mondo i nominativi dei finanziatori privati dell’ISIS, inclusi quelli appartenenti a Paesi del G-20 (pensate un po’: le vittime finanziavano i carnefici…). Si ha quindi già una traccia su cui lavorare per reprimere ed interrompere i finanziamenti esteri, facendo presente a Qatar, Arabia Saudita ed Emirati che ogni supporto su questo fronte è oltremodo gradito ed atteso. Credo inoltre che un’esemplare punizione per i traditori che finanziano il nemico sarebbe dovuta quantomeno ai famigliari di tutte le vittime innocenti che questi criminali invasati hanno fatto finora.

Per il mercato nero delle armi, la situazione è (ovviamente) complessa. Armi assemblate in Pakistan o in Afghanistan, perfette copie degli originali possono costare molto meno, ma c’è da scommettere che le grandi multinazionali del settore abbiano fatto e stiano facendo affari d’oro con i loro prodotti per la guerra e la logistica e bisogna essere chiari nel far capire che la loro collaborazione è quantomeno altrettanto attesa e gradita in un momento in cui… si cerca di distruggere un loro cliente.

Tagliare le fonti di finanziamento estero e interrompere il flusso di armamenti sono passi vitali per una vittoria militare.

Gli USA e la Russia però ancora non si parlano in Siria mentre continuano a tirare bombe dall’aria e dal mare sul nord del paese occupato dal califfato (anche se trapela qualche segnale di disgelo), mentre la Francia informa preventivamente entrambi quando va a sganciare le sue. Sembra che adesso non ci si sbagli più a bombardare i ribelli siriani invece dell’ISIS o che si mandino rifornimenti alla fazione sbagliata. Si sta formando una coalizione internazionale, che mi auguro sia globale, per annientare un nemico che ha dimostrato un disprezzo inumano per la vita.

Se questo avverrà, ISIS non avrà scampo, ma ci rimarrà comunque il disgusto per il razzismo ideologico e religioso di quanto sentito in questi giorni, da parte di tutti coloro che spingono ad una guerra di religione, nella loro ottusa follia, diffondendo paura, facendo il gioco dei terroristi.

I “foreign fighters” che tornano in Europa per spargere morte e dolore tra la gente dove sono  nati e vissuti sono “anime morte”, come le ha definite il marito di una delle vittime di Parigi, con cui ci dovremo confrontare, snidandoli con l’aiuto delle comunità islamiche in Europa e non facendo una guerra santa contro i mussulmani come vorrebbe il nemico. Questo lo capisce anche un bambino, ma forse a Belpietro e a tanti razzisti in Italia e nel mondo bisognerebbe spiegarglielo.

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QUANTO PUZZA PARIGI…

1La strage di Parigi è di per se una tragedia e lo è ancora di più perché vi sono rimasti assassinati dei disegnatori satirici, proseliti di un’arte antichissima per commentare la società, che attraverso lo sberleffo stigmatizza la storia, racconta la vita di noi tutti, attribuendo potenza al ridicolo.

Il Re è nudo!

Voilà.

Lo facevano a 360 gradi, senza guardare un faccia a nessuno, neanche a Dio, ma non voglio entrare in questo spigoloso aspetto della libertà. Che valga la frase attribuita a Voltaire: “non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte per il tuo diritto a dirlo”.

E’ stata una strage: 12 persone trucidate con ancora la matita fumante in mano, mentre erano in riunione di redazione per stabilire le cose da fare, gli argomenti da trattare. Erano tutti li e non è stato un caso che gli esecutori della strage abbiano scelto proprio quel momento. E’ così che hanno potuto uccidere non solo il Direttore, ma anche tutti i suoi collaboratori, chiamandoli per nome, facendo l’appello, dividendo gli uomini dalle donne, eseguendo una sentenza folle, che fa raggelare il sangue per la brutalità delle azioni e del pensiero di chiaro stampo fascista che le sottendono: quello che non segue la linea, il pensiero dominante, deve essere eliminato.

Non è un caso che anche la rete di hacker che si cela dietro lo pseudonimo di Anonymous abbia promesso guerra agli autori di questo crimine che è un chiaro attentato contro la libertà di espressione, che è alla base della cultura della nostra civiltà.

C’è una gran puzza di fascismo, ma non è il solo odore nauseante che arriva da Parigi. C’è una gran puzza di merda che ti assale ascoltando i commenti sulle televisioni e su internet. L’abbiamo sentita tutti: dagli integralisti di ogni stampo che condannano ufficialmente, ma… “in fondo, però, se la sono cercata” “avevano offeso i principi religiosi”, dai “complottisti” che analizzano i dettagli della foto in cui il poliziotto viene finito sul marciapiede, per provare che è stata una messa in scena, dagli xenofobi che vogliono restringere i limiti dell’immigrazione per fermare i terroristi, e ovviamente, dai fanatici fautori della Guerra Santa.

Ma c’è anche tanta puzza di bruciato in tutto questo.

Cominciamo dal “cui prodest”: a chi giova? Sicuramente alla causa dell’ISIS che ha dimostrato di poter eliminare i suoi nemici e Charbonnier era nella lista degli obiettivi primari. Conferisce credibilità alla minaccia.

Inoltre favorisce un clima di tensione e di irrigidimento delle misure di sicurezza, mettendo in allerta tutto il sistema e quindi può essere utilizzato come esca da chi rema in quella direzione. La scuola liberista di Friedman predicava che creare una condizione di precarietà favorisce l’adozione di misure straordinarie, che in nessun’altra situazione sarebbero accettate dalla popolazione. Lo abbiamo già visto in passato, dall’11 settembre in poi in maniera particolare.

Infine ci sono cose strane: la carta d’identità di uno dei 2 presunti fratelli latitanti lasciata in bella vista nella macchina usata per la fuga e poi abbandonata per strada è quantomeno comica, degna di quel fantozziano brigatista infiltrato che dimenticò il borsello con i documenti e le chiavi del covo. Ricorda anche le carte d’identità degli attentatori di Al Qaeda, che sopravvissero all’esplosione ed al rogo degli aerei delle Torri Gemelle.

E cosa è successo con il complice di 18 anni che si è presentato in Questura spontaneamente, dimostrando di essere stato a scuola, alla periferia di Parigi, nel momento in cui i fatti avvenivano al centro? I media hanno indubbiamente contribuito a gonfiare la storia, sfruttando la giovane età del sospetto, ma resta comunque un clamoroso abbaglio. Chi era quindi il terzo del commando? Non ci sono notizie a riguardo…

Sembra infine che siano passati 25-30 minuti per compiere la strage e fuggire. Un eternità se si considera che la strada è al centro di Parigi, dove la polizia può sopraggiungere in pochi minuti. Anche perché, immagino che la gente del quartiere avrà chiamato subito la polizia sentendo gli spari. In molti hanno filmato dalle finestre, riprendendo due uomini totalmente in nero, incappucciati e con i guanti, che sparavano per strada con dei kalashnikov urlando chiaramente che “Allah è grande”.

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una punizione esemplare per il video blasfemo anti-islam

Spero sinceramente che venga contestato quantomeno l’omicidio colposo al produttore del video pubblicato sulla rete che ha dato il pretesto all’ala violenta del movimento islamico per scatenare tanta rabbia contro gli USA e l’Occidente tutto. Non solo per la morte dell’Ambasciatore USA e di tre soldati nell’attacco dell’Ambasciata USA a Bengasi, ma anche per i morti che la protesta violenta ha causato in Tunisia, in Egitto, Yemen, Sudan, Somalia, Pakistan, Iraq, Afghanistan e in molti latri Paesi musulmani in tutto il mondo.

E’ il minimo che ci si può attendere da un gesto così idiota e allo stesso tempo pericolosamente crimimoso. Non ci si può nascondere dietro la libertà di parola, quando si ledono i diritti alla libertà religiosa di tanti altri, non solo per il vilipendio al credo musulmano su cui è centrato quel video “disgustoso” (per usare le parole di Obama), ma anche perchè l’incitazione all’odio è un’assunzione implicita delle conseguenze che questo può portare.

Farebbero quindi bene Google e Youtube a togliere il video dalla visione del mondo e non solo dei Paesi cosiddetti “sensibili”, perchè di fede musulmana, come ha fatto, su pressione del governo statunitense.

Tuttavia, nel giudicare gli autori del video, sarebbe importante considerare anche il danno che questa propaganda anti-islam porta alla pace in quelle fragilissime democrazie che si sino formate dalla Primavera Araba, che vivono un equilibrio instabile tra movimenti popolari favorevoli all’islamizzazione dello Stato e quelli che si impegnano a difendere il laicismo politico. Per non parlare dell’opportunità, quantomeno propagandistica, che viene offerta al terrorismo internazionale,contro il quale vengono investiti tanti soldi e tante vite vengono immolate, aumentando il livello di pericolo della convivenza planetaria.

Spero vivamente che la Giustizia americana impartisca una lezione esemplare, che serva di monito per il futuro, facendo capire a certi idioti affascinati dal potere della libertà di cui godono non  gli conferisce il diritto di mettere a repentaglio quella altrui.

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ed ecco l’allarme terrorismo…

Adesso arriva l’allarme.

Dopo “una fase anche se breve di minore attivismo, stanno facendo un salto di qualità” e c’e’ da aspettarsi “una graduale ripresa dell’offensiva delle sigle Fai con attacchi a obiettivi indicati nei recenti documenti” ha dichiarato il generale Giorgio Piccirillo, direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI), in un’audizione in Commissione affari costituzionali alla Camera. “I circuiti di ispirazione brigatista hanno salutato con favore” l’agguato a Adinolfi, ha sottolineato il direttore dell’Aisi: “Velleitari progetti di abbattere il sistema continuano ad animare esigui settori del marxismo leninismo rivoluzionario e le dichiarazioni rese nel corso del processo dai brigatisti arrestati nel 2007 dimostrano quale partecipazione ci sia ancora dal punto di vista ideologico”.

Sempre oggi, a margine delle celebrazioni commemorative di Falcone e Borsellino, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano ha dichiarato: “che la criminalità organizzata possa oggi anche tentare feroci ritorni alla violenza di stampo stragista e terroristico, non possiamo escluderlo. La mafia, Cosa Nostra e le altre espressioni della criminalità organizzata rimangono ancora un problema grave della società italiana, e dunque della democrazia italiana”.

E’ un po’ che lo scrivo sia per il neo-brigatismo del FAI sia per lo strano attentato di Brindisi e dopo le autorevoli conferme giunte oggi, continuo a ripeterlo: in questo contingenza finanziaria che forza il Paese a fare scelte importanti per il proprio futuro, una strategia della tensione può far gioco solo a chi vuol far passare leggi impopolari o “speciali”.

Mi tornano in mente le 10 strategie della manipolazione delle masse esposte da Noam Chomski, specie la 2 (Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare. Ad esempio si possono lasciar dilagar la violenza urbana e i disordini sociali, oppure creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici) e la 4 (Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento): occhi aperti, tutti quanti, please!

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La strage di Brindisi

E’ stato un attentato vigliacco quello di Brindisi, di quelli che vogliono la strage, che colpiscono nel mucchio per fare rumore sui media, perchè scioccano le coscienze per la brutalità e la crudeltà del fine apparente. Se penso al passato non posso che trovare analogie in due categorie di terrorismo:

In Italia vengono ovviamente alla mente quelli perpetrati a Piazza Fontana, dove gente innocente fu dilaniata dall’esplosione mentre era in banca, il treno Italicus o Piazza della Loggia a Brescia dove stragi si sono compiute da misteriosi esecutori, che rimangono ancora oggi nell’anonimato, impuniti. Anche la mafia fece atti assimilabili, a Via dei Georgofili ad esempio, ma sono poco propenso a credere ad un attentato mafioso perchè non credo che bruciare delle ragazzine sia nello stile degli Uomini d’Onore locali o aiuti in popolarità eventuali frange violente emergenti.

Anche l’ordigno usato è strano: tre bombole di GPL, volgari, ma micidiali esplosivi, facilmente reperibili sul mercato, specialmente al Sud Italia, dove però la mafia usa il tritolo che è più facile e micidiale. E’ stato attivato non da un dispositivo a tempo, ma a distanza, da un telecomando o un cellulare, il che dimostra conoscenze tecniche sofisticate nell’armare la bomba. Il killer era presente al momento dell’esplosione e pare sia stato ripreso anche da telecamere di servizio, ha scelto il momento per scatenare l’inferno, per poi allontanarsi. Si parla di un ex militare dell’Aereonautica (il che spiegherebbe la dimestichezza a trattare gli esplosivi), ma questo è tutto quello che gli investigatori fanno trapelare.

Gli unici altri atti capaci di ricordarmi in ferocia e brutalità quello che è stato commesso a Brindisi sono le azioni di Al Qaeda, in cui il disprezzo per la vita delle vittime ignare ed innocenti è lo stesso. Tuttavia l’ipotesi di un attentato islamico mi pare istintivamente poco percorribile .

Mi auguro che l’infame che ha fatto esplodere la bomba davanti alla scuola, sia un folle e che, dopo averlo catturato ed assicurato alla giustizia, tutta questa vicenda ci porti a riflettere sull’alienazione che questa nostra società può generare, perchè non credo sarebbe tollerabile se dovessimo trovarci di fronte ad un altra strage fascista, mafiosa o di Stato.

L’avevo scritto commentando l’attentato di Genova, che nella sua opposta diversità era il sintomo del pericolo, dell’elettricità che si respira in Italia: occhi aperti, please.

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Il simbolico attentato di Genova

L’attentato all’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare ha un valore simbolico perché colpisce un ingranaggio della macchina dello Stato, che simboleggia sia nel campo di attività che nella maniera in cui è gestita, lo stile del potere che governa il Paese dal dopoguerra. Tuttavia il simbolismo dell’attentato è rafforzato anche del momento di rara tensione e tragica intensità in cui versano le cose, a causa del precipitare dei catastrofici eventi finanziari internazionali.

Temo tuttavia che la gente non si soffermi più di tanto sulla motivazioni che sono invece alle origini della crisi, per poterne individuare le cause e porre un rimedio efficace per il futuro: la gente credo sia molto più concentrata sull’improvvisa povertà, instabilità e precarietà della propria esistenza e molto più arrabbiata “con chi ci ha portato fino a questo punto”, vale a dire la classe politica, con l’ex Premier Berlusconi e Bossi in testa (perché nessuno parla di che rivincita si sia preso Fini con i recenti fatti che hanno dilaniato il PDL?), il sistema finanziario che è indifferente alla sofferenza della popolazione, l’organizzazione dello Stato che priva i cittadini del benché minimo sostegno nell’adempimento dei doveri a cui sono chiamati, con Equitalia in testa, con i suoi modi arroganti, sprezzanti e senza neanche un’ombra di quel rispetto che dovrebbero ai contribuenti.

In questo clima, l’attentato di Genova rappresenta un simbolo ancora più pesante di una rivolta contro lo Stato tiranno.

Mentre sparano all’ingegner Adinolfi, cresce l’odio verso la classe politica che non ha saputo arginare la crisi, che ci teneva all’oscuro sbeffeggiandoci con dati rassicuranti (di tante frasi che rimarranno storiche ricordo solo: “Vediamo la luce alla fine del tunnel” – Tremonti – “Ma quale crisi, i ristoranti son pieni” – Berlusconi), e si arricchiva rubando a piene mani, in tutte le maniere, anche le più sfacciate e volgari. Cresce la rabbia verso una Chiesa cattolica che non sente il dovere di contribuire a risolvere i problemi finanziari del Paese in cui ha le proprie radici, semplicemente pagando le tasse sui beni di cui è proprietaria, come sono stati chiamati a fare tutti gli italiani, tranne le banche, perché anche questa categoria “a rischio” è stata esentata dall’IMU, come i sindacati… Crescono i suicidi di quelli che non ce la fanno più e sentono la terra mancargli sotto i piedi, e gli atti inconsulti come l’occupazione armata di uffici di Equitalia (per una richiesta di €40,000 di cui invece oggi si è scoperto che solo €2,000 era o dovuti), le bottiglie molotov, gli impiegati asserragliati negli uffici o malmenati per strada, (come credo possa succedere oggi per un evasore, smascherato pubblicamente).

La gente si sente sfruttata, privata della propria dignità e di quel futuro che ha costruito per tutta la vita, truffata da uno Stato che non ha saputo riformarsi perché i dirigenti che si sono avvicendati (mica tanto poi…) al potere erano troppo presi dal fare affari tra di loro… con i soldi della gente, perché adesso il domani mette paura e la rabbia popolare può finire per dare sostegno, anche se non esplicito, ad azioni di lotta aperta al sistema. Che succederebbe se venisse ferito, rapito o ucciso un politico legato alla catastrofe dell’economia italiana?

Attenzione anche alle manipolazioni di tutto questo. Ho vissuto gli anni ’70 e ricordo bene quanto tutto il Movimento di allora fu strumentalizzato, usato e distrutto

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I timori di Sacconi

Il Ministro Sacconi teme che torni la violenza politica ed annuncia questi suoi timori in concomitanza con la manovra che vuole portare più facilità di licenziamento e l’innalzamento dell’età pensionabile per far fronte alle pressanti richieste di risanamento che giungono dall’Unione Europea. Ovviamente l’onda lunga degli scontri a Roma dei giorni scorsi consente anche di associare in maniera quasi subliminale quei fatti con i timori di una resurrezione delle Brigate Rosse, di Prima Linea, Ordine nuovo e tutti gli altri movimenti armati che sconvolsero il Paese negli anni ’60, ’70 e ’80 e questo è ovviamente scorretto; se non sul piano della lotta poltica, almeno su quello della comunicazione istituzionale perchè a parlare è un Ministro della nostra povera Repubblica.

Io che ero un adolescente negli anni ’70 e come (quasi) tutta la mia generazione credevo profondamente negli ideali del tempo, ricordo che la strategia usata dal potere fu esattamente la stessa: instillare la paura per far passare misure restrittive che in nessun altra maniera sarebbero state accettate. D’altronde questa strategia è scritta sui libri del liberismo ed ha avuto le più variegate applicazioni dal Cile, alla Polonia, all’Italia nel passato, e perfino agli Stati Uniti d’America (e con loro a tutto il mondo) in occasione dell’11 settembre 2001. Se non ci fosse stata la paura del terrorismo, avremo mai accettato le restrizioni alla libertà individuale che continuiamo a sopportare ancora oggi, oltre dieci anni dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York.

Oggi, nel nostro piccolo (nel senso anche morale del termine) il Ministro Sacconi, teme per il risorgere del terrorismo proprio mentre vuole liberalizzare i licenziamenti invece di difendere i posti di lavoro, che sono sempre più precari a causa della crisi finanziaria (che sancisce il crollo del sistema capitalista), difendendo così il potere di spesa della popolazione e quindi del mercato italiano. Certo c’è la pressante richiesta dell’Unione Europea di riportare sotto controllo i conti di un Paese allo sbando, che non ha una politica di sviluppo e che ha affrontato la crisi senza fare proprio niente, confidando nella natura anomala del credito delle imprese (meno esposte che in altri Paesi con il sistema bancario, perchè ottenere dalle banche italiane è un vero e proprio problema e questo limita lo sviluppo, ma difende da un’esposizione debitoria eccessiva) e della gente italiana, di cui è proverbiale la propensione al risparmio (perchè è secolare la sfiducia popolare nelle capacità dei nostri governanti di creare le condizioni per un futuro sereno).

Il governo si assuma le sue responsabilità allora, senza evocare fantasmi (a proposito, ma perchè certi timori non li esterna il Ministro degli Interni, invece che quello dello Sviluppo Economico?). Se toccheranno il futuro della gente rendendo incerto il posto di lavoro e restringendo l’accesso alla pensione a chi ha versato contributi tutta la vita, non saranno le Brigate Rosse a reagire, ma la gente stessa, stufa di un precariato assurdo ed una distribuzione sempre più oligarchica della ricchezza prodotta dal Paese (che è sempre la terza economia dell’Unione Europa, ma ha un’evasione fiscale da nazione sottosviluppata ed una raccolta fiscale iniqua ed ingiustamente distribuita) a rivoltarsi.

Non faccia confusione Signor Ministro, i suoi timori sono forse giustificati, ma il terrorismo non c’entra proprio niente.

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la morte di Bin Laden

Dopo cinque giorni dall’annuncio ufficiale da parte del Presidente degli Stati Uniti, Al Qaida ha diffuso un messaggio, ripreso prima da Al Jazeera e poi da tutti i media mondiali, che conferma la morte di Osama Bin Laden, spazzando via i dubbi, le illazioni e le menzogne a cui abbiamo assistito in questi giorni. Eccone il testo integrale:

“Se gli americani sono stati in grado di uccidere Osama, non c’è nulla di cui vergognarsi, ma gli americani sapranno con i loro media, i loro agenti, il loro equipaggiamento, uccidere ciò a cui lo sceicco Osama ha dedicato la sua vita? Confermiamo che il sangue dello sceicco combattente Osama bin Laden non è stato versato invano e che sarà una maledizione che perseguiterà gli americani ed i loro agenti, all’interno e e fuori dal loro paese. Continueremo sulla strada della jihad, tracciata dal nostro leader, lo sceicco Osama, senza esitazioni e riluttanza. Non ci discosteremo da questo obiettivo fino alla vittoria o alla morte. Come previsto dal giuramento di bin Laden, l’America e coloro che vivono in America non potranno mai essere sicuri, finché non lo sarà il nostro popolo in Palestina. I soldati dell’Islam continueranno, in gruppo e individualmente, senza tregua la pianificazione della loro lotta. Il popolo musulmano del Pakistan, sul cui suolo è stato ucciso lo sceicco Osama, alla rivolta per lavare l’onta che gli è stata inflitta da una banda di traditori e ladri, che hanno venduto tutto al nemico. I pakistani reagiscano con la forza per pulire il loro paese dagli americani che hanno diffuso la corruzione. Lo sceicco ha rifiutato di lasciare questo mondo prima di condividere con la nazione islamica la gioia suscitata dalle rivolte di fronte all’ingiustizia. Per questo una settimana prima della sua morte ha registrato un messaggio che contiene complimenti e consigli e noi lo trasmetteremo presto”.

Mentre comincia quindi l’attesa per il messaggio “postumo” di Osama Bin Laden, il messaggio diffuso dai suoi fedeli ha l’evidente scopo di aizzare le popolazioni musulmane dal Pakistan al Mediterraneo, ma tradisce una debolezza che forse mai prima si era avvertita.

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