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Lula da l’esempio

Inacio Lula, il Presidente del Brasile, ha dichiarato pubblicamente al sua solidarietà a Julian Assange attraverso il blog della Presidenza della Repubblica (straordinario esempio è anche il fatto che esista un blog di un’istituzione così alta…). Il testo è ovviamente in portoghese, ma ne riporto uno stralcio tradotto:

Il presidente Lula ha dichiarato oggi la sua solidarietá al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, arrestato questa settimana […] ed ha criticato la stampa brasiliana per non aver difeso l’attivista australiano e la libertá d’espressione. “Il ragazzo [Assange, ndt] è stato arrestato eppure non vedo nessuna protesta contro la restrizione della libertá di parola” ha detto Lula, prima di esprimere la sua protesta in questi termini:

“Ehi, Stuckert [Ricardo Stuckert, fotografo ufficiale della Presidenza], allora fai cosí, la prima protesta contro la restrizione alla libera espressione, allora, mettila sul blog della Presidenza a nome mio, perché il ragazzo [sempre Assange, ndt] sta solo divulgando cose che ha letto. E se l’ha letto è perché qualcuno l’ha scritto, e allora il colpevole non è chi l’ha divulgato, ma chi l’ha scritto. Quindi, invece di accusare che divulga, accusate chi ha scritto quelle fesserie, perché se non le avessero scritte non avremmo nessuno scandalo. Quindi, a Wikileaks va la mia solidarietá per la divulgazione dei testi e la mia protesta contro la restrizione alla libertá d’espressione.”

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Terzo grado in carcere

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Juian Assange è l’uomo dell’anno

Ha ragione Time Magazine che, come sembra, dedicherà a Julian Assange la copertina di inizio anno che, dal 1927, tradizionalmente elegge l’Uomo dell’Anno per il prestigioso news magazine americano (unica eccezione fu nel 1999 quando la copertina fu dedicata ad Albert Einstein, eletto Uomo del Secolo) . Infatti Julian Assange è certamente una di quelle persone che cambiano le cose nel mondo: il suo Wikileaks ha fatto tremare la società internazionale, convinta dell’inviolabilità del proprio sistema di comunicazione interna e della maniera decadente di intessere relazioni tra le nazioni. Wikileaks ha dimostrato invece la capacità di penetrazione, che arriva a sconsacrare altari mai violati come quello della diplomazia, grazie ad internet e alle tecnologie informatiche.

Per la prima volta l’umanità ha a disposizione una coscienza collettiva, a cui possiamo partecipare o meno, a seconda della nostra volontà, senza obblighi, ma che offre opportunità di accesso alle informazioni, qualsiasi, di ogni genere e di ogni tempo, dando al mondo un accesso mai sperimentato prima alla conoscenza collettiva. Partiamo da questo: Julian Assange ha dato quanto meno la prova di come il web 2.0 sia libero e (non ancora ) soggetto a censure, ed abbia la possibilità di usare la collettività per accedere ad informazioni, anche quelle più riservate.

Non è un caso che, quando si è volontariamente consegnato a Scotland Yard, ieri, dopo essere diventato l’uomo più ricercato del mondo, abbia dichiarato: “E’ un messa in scena politica. Io difendo la libertà, perchè voglio la verità e combatto le falsità dei governi”. I suoi sostenitori, intanto, non si fermano: l’arresto di Assange è un “attacco contro la libertà di stampa e non modificherà i piani per la diffusioni di nuovi documenti”, ha immediatamente commentato il portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson. E mentre un network di hacker ha organizzato un attacco informatico contro PayPal e Postfinance, che hanno bloccato i finanziamenti al sito, prolificano i “manifesti” dei vari gruppi, e alcuni hanno messo online un programma pirata per poter lanciare DDos attack condivisi in ogni luogo del mondo. Dopo Paypal, anche Mastercard e il Il gruppo bancario Visa hanno smesso di accettare transazioni con Wikileaks ed uno dei suoi più importanti donatori, la fondazione Wau Holland, che ha raccolto e trasferito al sito di Julian Assange 750mila euro, ha ricevuto un secondo avviso dal fisco tedesco a presentare la denuncia dei redditi del 2009.

La storia della violenza carnale poi fa acqua da tutte le parti: le due accusatrici avrebbero parlato di “un incidente non consensuale in cui Assange avrebbe fatto sesso con loro senza usare il preservativo”. Da qui l’accusa di stupro. Non ci sono infatti, per ora, altri capi di accusa nei confronti di Julian Assange. In America, Dianne Feinstein, senatrice democratica e presidente del Senate Intelligence Committee statunitense, incalza, sostenendo che quello che Assange ha violato è l'”Espionage Act” del 1917, che definisce delitto grave per un soggetto non autorizzato il possedere o trasmettere “informazioni correlate alla difesa nazionale che il possessore abbia ragione di credere potrebbero essere usate contro gli Stati Uniti o a vantaggio di nazioni straniere”. Per questo: è meglio essere processati in Svezia… mentre il mondo assiste alla dura reazione del sistema all’oltraggio subìto.

Alla prossima puntata, ma io faccio il tifo…

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